Ex Novo: scatoloni e nuove chiavi

Settembre, andiamo, è tempo di migrare. Non solo dalla terra d’Abruzzo, ma da ogni parte si verificano grandi spostamenti. Liceali freschi e maturi che abbandonano le case natie per nuovi lidi; universitari che lasciano vecchie stanze; neo laureati che scelgono altre dimore.

Per alcuni è la prima volta fuori casa, per altri è l’ennesima sistemazione, ma ogni volta è un po’ la prima volta. Ci sono scatoloni da preparare, oggetti da selezionare, capire cosa tenere e cosa buttare nella nuova vita. Perché uno spazio abitativo nuovo (che ancora non ha l’appellativo di “casa”) è pieno di possibilità, di ricordi da costruire, di progetti da svolgere al meglio. Sto traslocando proprio ora mentre scrivo l’Ex Novo del rientro e queste sensazioni sono ben vive e presenti in me. Mi fanno ripensare al mio primo trasloco, quello per andare in Collegio Nuovo: la macchina dei miei genitori carica, anche se avevo solo una stanza da occupare. Un letto al quale abituarsi, spazi e nuove convivenze. Perché il Collegio è stata una soluzione abitativa perfetta per chi, come me, non aveva mai vissuto fuori casa. La propria stanza e il proprio bagno privati, ma sale relax in comune. La possibilità di usare i cucinini, ma con la mensa a disposizione. Un assaggio di indipendenza, ma con confortevoli aiuti.

Eppure era ed è la prima volta in cui una ragazza vive da sola. E quindi, sia per chi si sta trasferendo per la prima volta, sia per chi affronta nuovi cambi, si consiglia la lettura di “Ricette per ragazze che vivono da sole” di Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati, edito da Zandegù.

Un pezzetto di Collegio Nuovo con il portachiavi per il nuovo mazzo di chiavi

Questo è un libro di ricette. Una raccolta di consigli, qualche volta semiseri, qualche volta serissimi, che nascono dalla nostra esperienza diretta. Esperienza di qualcosa che le nostre nonne nemmeno immaginavano fosse possibile e che le nostre mamme non si sognavano neppure, o forse sì ma i tempi non erano maturi. Qualcosa che per noi è diventato molto reale: vivere da sole.

Questo volumetto del 2015 ha come protagoniste Camilla e Rebecca, due ragazze con stili e interessi diversi che vivono da sole e si trovano ad affrontare tutti gli inconvenienti e le difficoltà che la gestione di una casa prevede. Quando l’ho letto per la prima volta (avevo appena iniziato a lavorare e vivevo da sola in un piccolo open space, cioè un monolocale) mi ci sono lanciata con il duplice sentimento di aspettativa e sospetto.
Sospetto perché le librerie traboccano di volumi sul tipo “Come vivere da sola”, “Come esorcizzare il tuo lavandino posseduto”, “Forno a microonde: il miglior amico della donna sola” e via di questo passo. Temevo quindi una lettura sul genere, sempre evitata come la peste. Con aspettativa perché vuoi mai che, tra tanti e tanti titoli sempre sulla stessa variante, questo non ti insegni veramente qualcosa di nuovo?
Il sospetto si è dileguato dopo le prime cinque pagine. Tutti i volumi sopra citati hanno come scopo quello di renderci un robottino multitasking. Ti si rompe il lavandino? Ecco in poche mosse come riparalo. Devi organizzare una cena per venti persone e non sai come fare? Ecco 100 ricette veloci ed economiche da fare in microonde. “Ricette per ragazze che vivono da sole” porta invece l’attenzione su situazioni che, a prima vista, possono sembrare banali, ma che in realtà hanno un valore importantissimo nella vita di tutti i giorni. Cosa fare in caso di insonnia quando Facebook mostra solo foto di gattini e tutti i vostri contatti dormono già beati da un paio d’ore? La risposta, ovviamente, è leggere un autore contemporaneo! La casa non vi sembrerà più vuota.

Come agire se internet salta improvvisamente e senza motivo apparente? Restate calme, fatevi una buona tisana al bergamotto, e spegnete e riaccendete il pc. Se questo collaudatissimo sistema non vi riporta nel mondo digitale semplicemente dedicatevi ad un hobby come sferruzzare sciarpe e cappelli (o qualunque cosa vi piaccia fare). 

Non siete riuscite a fare la spesa dopo essere rientrare da un viaggio? Basta “pucciare” del pane nel latte, farvi un ovetto alla coque e il problema è risolto con un certo stile.
Deliziosa la garbata autoironia che le due autrici spolverano su alcune situazioni. Perfette per il tocco d’insieme e come legante, un po’ come fanno le tende in ogni appartamento femminile, le illustrazioni di Ilaria Urbinati che rimandano con la mente alle pagine di Pinterest.

Ora la mia prospettiva è leggermente cambiata. Non vivo più da sola, c’è chi compensa alle mie mancanze tecnico/organizzative, ma rileggere queste pagine mi rimanda indietro con un po’ di nostalgia. E come consigli finale per tutte le nuove ragazze che vivono da sole

Vivere da sole è difficile. Vivere da sole è bello. Vivere da sole è un’avventura. Che voi siate single, fidanzate a distanza, facoltose, squattrinate, freelance, lavoratrici dipendenti, atlete, pigrone, chef provette, imbranate, solerti, nate stanche, iperattive, coraggiosissime o fragilissime non importa: vivere da sole è un’esperienza importante. Un’esperienza che in qualche modo cambierà la vita a tutte voi. E
vi regalerà nuovi occhi per osservare il mondo. Imparerete a cavarvela in ogni situazione, ma anche a saper chiedere aiuto quando è il caso.

E sappiate che “la soluzione abitativa” diventerà “casa” nel giro di pochissimo tempo. Buon inizio e buoni traslochi a tutti.

Jules

Oggi si consiglia a…chi vuole rimettersi in forma

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Ottava consapevolezza: di pedalare e imparare non si finisce mai. In una settimana ho visto paesaggi che non immaginavo: polvere, boschi, erba, nuvole e pioggia, nebbia e rugiada, asfalto e strade bianche. Ho scoperto un fiume che scorre a 50 metri da casa mia e che non conoscevo (e non pretendo di aver conosciuto del tutto, neanche lontanamente). Ho imparato che la colazione è il pasto più importante per il corpo. (…) Ho visto gente che pedalava, e quanto pedalava.

Lo so, è presto. O quanto meno lo sembra. Però la primavera è nell’aria. Già immaginiamo i primi tepori, i fiori, i vestiti più leggeri che vogliono significare una sola cosa: bisogna rimettersi in forma! Non sto sfruttando un logoro clichè, ma è un dato di fatto che il boom delle iscrizioni in palestra si abbia proprio in questo periodo, quando si è fermamente determinati a perdere il confortante strato invernale e affrontare leggeri e fiduciosi la rinnovata bella stagione. Non tutti sono sportivi di natura. Se tra questi refrattari allo sport c’è anche qualche lettore, ecco un consiglio per far venire voglia di darsi alla bicicletta.

Pedalando nel vento. In bici da Torino a Venezia, di Pino Pace ed edito per Zandegù è un reportage di viaggio. Vento prende il nome dalla fusione delle città di Torino e Venezia, punto di partenza e arrivo di una pista ciclabile nata da un progetto del Politecnico di Milano. 3 documentaristi, 5 ciclisti, 679 chilometri, 4 animali e 9 consapevolezze forniscono un breve ed emozionale resoconto di una delle prime traversate di questo novello cammino di Santiago. Passando per paesaggi guareschiani attraverso realtà che, sebbene vicine a noi, non si conoscono appieno, ci si rende conto che questo viaggio nulla ha da invidiare ad un più classico on the road su contrade lontane. Trasporta l’attività fisica nel mondo della letteratura e della poesia e fa venire voglia di abbandonare, solo un per un po’, le pagine dei libri e vedere questa grande strada. In modo da poter poi tornare sulla carta e confrontarsi con le esperienze vissute.

Da abbinare ad occhiali Ray-Ban che fanno tanto on the road. Il volume è disponibile in versione ebook, in modo da poterlo portare comodamente con sè anche durante le lunghe biciclettate che ora sarete invogliatissimi a fare. Magari a partire da domani, dai!

Jules

Per chi fosse interessato al progetto, può trovare maggiori informazioni sulla ciclovia Vento proprio qui.