I luoghi dello shopping: Vilnius e le chiavi cavatappi

La storia è iniziata a marzo: tardi per i miei standard di prenotazione delle vacanze. Per ragioni varie, legate a impegni, incertezze, mi sono ritrovata al 18 di marzo senza un’idea precisa su dove trascorrere le ferie. Faroe e Shetland erano ormai fuori portata perché i costi erano lievitati e quindi ho fatto una cosa che non faccio mai: ho lasciato decidere al Fato che, in questa storia, ha assunto il volto di Ryanair. Ho aperto l’applicazione e ho deciso, in accordo con il Grande Nerd, di cliccare “prenota” sulla prima destinazione che la compagnia ci avrebbe offerto.

«Vola a Vilnius a partire da 20 €»

«Prenoto?»

«Prenota!»

«Ok, fatto.»

«Fantastico. Esattamente dov’è che andiamo?»

«Estonialettonialituania?»

Perché per me, le tre repubbliche baltiche sono sempre state un ammasso confuso. Sin dai tempi delle elementari non ho mai saputo ben distinguerle, posizionarle e associare la giusta capitale alla giusta nazione: il mio Sapientino e le carte geografiche della scuola erano ante caduta URSS.

«Oh, guarda, è il Lituania.»

«Oh, guarda, Forbes la indica come meta imperdibile.»

E io nutro una grande fiducia nei consigli della bibbia del capitalismo. Finito il simpatico siparietto, vi faccio fare un mini giro di Vilnius. Perché è una chicca di città e mi ha sorpreso. Siamo partiti molto all’avventura e senza programmazione e siamo tornati più che mai decisi a recuperare anche Riga e Tallin (che ancora faccio fatica ad associare alle restanti repubbliche).

ARRIVO

Visto che non conoscevo la città, mi sono affidata a un’ottima mappa: una teiera sul muro.

Il volo è abbastanza breve, dura un paio d’ore. All’arrivo, in un aeroporto che sembra un normale palazzo governativo, il collegamento con il centro città è tra i più comodi ed economici che abbia mai visto. L’aeroporto è a pochi chilometri dalla città quindi basta prendere l’autobus n.1 che ferma in stazione dei treni o il n.88 che ferma in pieno centro a pochi passi dalla piazza con la cattedrale. Il biglietto costa 1 € e si può acquistare a bordo. Ah, ricordatevi di spostare l’orologio avanti di un’ora quando arrivate.

CIBO

Quando siamo arrivati, la nostra host di Airbnb ci ha consegnato le chiavi di casa con un utilissimo portachiavi: un cavatappi perché la birra sarà vostra fedele compagna per tutta la vacanza. Ovvietà a parte consiglio caldamente di assaggiare la Šaltibarščiai, una zuppa fredda di cetrioli e barbabietole che, a parte l’inquietante colore rosa bigbubble, è davvero deliziosa. La trovate un po’ ovunque, ma consiglio di andare a Forto Dvaras, un pub pieno di studenti dai prezzi davvero concorrenziali. Il raggiungimento della sazietà e del nirvana alimentare si può ottenere con un piatto di cepelinai, gnocchi grossi come patate ripieni di carne di maiale e conditi con panna acida e pancetta fritta.

Šaltibarščiai

Non ci siamo poi fatti mancare un dolce nel cat cafe di Vilnius. A nostra discolpa possiamo dire di aver sofferto la separazione dalla malvagia Madame Mim che ha approfittato delle nostre vacanze per andare in pensione a bullizzare gli altri gatti e a rubare loro le crocchette. I dolci sono molto buoni, i gatti educati e più che disposti a farsi adorare in maniera incondizionata.

Vietato tirare le code!

GENTE

Bastano davvero poche interazioni per rendersi conto che i lituani non sono molto gioviali. Non sono scortesi, ma ti lasciano intendere che qualunque cosa tu chieda, qualunque cosa tu faccia, in qualche modo li stai disturbando. Che sia d’esempio:

«Quale birra ci consiglia da abbinare a questo piatto?»

«Una qualunque.»

Non fa una piega perché le loro birre sono tutte effettivamente buone. Ah, e se provate a ordinare una birra piccola, vi porteranno sempre e comunque una media. Non c’è posto per i deboli in zona baltica.

LIBRI

A Vilnius i libri crescono sugli alberi, si trovano bene attaccati ai soffitti e gradiscono la compagnia delle birre. Si consiglia Knygynas Keistoteka nella repubblica di Uzupis (guardate più avanti per scoprire cos’è): ci sono libri sul soffitto, libri usati alle pareti anche in inglese e qualche rara chicca in italiano, e oggettistica varia. Un bazar artistico presidiato dalla cordialità lituana di cui sopra.

La Alaus Biblioteka è difficile da collocare. Se la guardi da un lato è biblioteca

se la guardi dall’altro è un birreria con una varietà infinita.

Su Instagram hanno suggerito il termine “birroteca” e “bibliobirra”. Riunire due delle mie più grandi passioni (e se si aggiunge il tagliere di salumi siamo a tre) nello stesso posto mi ha fatto innamorare. Le lampade verdi da lettura hanno dato il colpo di grazia.

MUSEI

Sono molto atletica o è un’illusione?

Non sono una grande amante dei musei. Lavorandoci tutto l’anno, non ci entro a meno di un interesse specifico per l’argomento o la mostra in questione. Questa volta ho però scoperto un museo molto divertente: Il museo dell’illusione . Giochi ottici, specchi, luci che impegnano per parecchio e personale molto disponibile (in contrasto alla legge di cui sopra) pronti ad aiutarti se non capisci cosa ti sta succedendo. Ed è molto probabile che non si scopra il “trucco” dietro l’illusione.

UZUPIS

Articolo 18: Tutti hanno il diritto di stare in silenzio

Lascio uno spazio apposta per la repubblica di Uzupis, una piccola comunità al centro di Vilnius. Un po’ Montmartre, un po’ Christiania, è una repubblica di artisti con tanto di festa nazionale (il 1 aprile), presidente, esercito e costituzione in 38 articoli tradotti nelle varie lingue e affissa in pubblica via. Lungo la Vilnia che scorre dolce lì a fianco ci sono installazioni artistiche con libri che crescono sugli alberi e vinili che fanno da scaletta per i gatti mascotte del quartiere.

La metterò all’ingresso della nuova casa

Vilnius non te la aspetti. O meglio, ti aspetti una città severa e un po’ grigia in memoria della storia recente. Invece scopri palazzi barocchi, tanti parchi, tetti rossi e una visione dall’alto che ti ricorda i plastici dei trenini, punteggiati di alberi e casette ordinate e luminose. E sei molto contenta di essere riuscita a darle un volto e una collocazione e averla fatta uscire dalla litania “estonialettonialituania” che ti perseguita fin dall’infanzia.

Se avete qualche curiosità, domanda o siete stati anche voi a Vilnius, fatemi sapere nei commenti.

Jules

I luoghi dello shopping: un breve week end lungo a Lione

Per una volta non mi faccio riprendere di spalle

C’è un pezzo del mio libro preferito dell’infanzia, “Vacanze all’isola dei gabbiani”, che mi ha sempre colpito l’immaginazione. Una delle ragazzine dell’isola, Fredrika detta Fred, legge talmente tanto da avere i pensieri stipati come sardine e ha quasi l’impressione che possano sprizzarle fuori dalle orecchie. Arrivata e Lione ho avuto l’impressione che la città sperimentasse la stessa sensazione di Fred e che avesse così tanti libri e tante parole da non sapere più dove metterli. Così, per risolvere il problema, Lione si è risolta a sistemare libri ovunque ci fosse spazio: lungo il fiume, fuori dalle librerie, sulle pareti.

Va fatta una premessa: Lione è una città ricchissima. È piena di scorci interessanti, di locali e ristoranti, di negozi e di librerie. Non farete fatica a trovare queste cose, ci inciamperete anche senza camminare 15 chilometri al giorno come ho fatto io. Quindi mi limito a suggerire alcuni luoghi che sono riuscita a visitare in questo breve week end lungo. La domenica è tutto chiuso (beati loro!) e le mie incursioni librarie si sono limitate alla giornata del sabato.

LIBRI

Il famoso ingresso de “Le bal des ardents”: spero non siate interessati proprio al titolo alla base dell’arco

Le bal des ardents: l’ingresso di questa libreria è giustamente famoso. Nelle varie pagine di appassionati bibliofili va spesso in coppia con la libreria Acqua Alta di Venezia in quanto a originalità. Quando si entra da questo piccolo ingresso non si è quasi preparati allo spazio che si sviluppa all’interno. Ambienti enormi con scaffali ordinatissimi e ogni sezione segnalata da una targa a mosaico. Le pubblicazioni sono in larghissima parte in francese.

La Bourse: poco distante c’è la libreria la Bourse, paradiso dell’usato garantito. Non solo libri, manga e fumetti (e una ricchissima e pervasiva presenza di Corto Maltese che è quasi più affascinante quando parla francese), ma anche cd e vinili. Il Grande Nerd ha trovato dei classici di musica metal che cercava da lustri mentre io e l’amica cicerone prendevamo in giro le copertine degli album.

La tradizione di bouquiniste

Il lungo Rodano: Lione è attraversata da due grandi fiumi, il Rodano e la Saona. Come nella migliore tradizione francese dei bouquiniste, sul lungo Rodano il sabato c’è il mercatino dei libri. Se volete un Asterix che parla gallico usato e in buone condizioni, dovete proprio passeggiare sul lungo fiume.

CIBO

Anche per i non amanti della cucina francese sappiate che a Lione si mangia davvero bene. I ristoranti tipici della città, detti bouchon, sono ovunque, sono buoni e affrontabili a livello di prezzo. Consiglio però due posti (che non sono bouchon) uno per la cena e uno per la colazione.

Le fromagivores: per amanti del formaggio, un ristorante che serve e vende solo formaggio. Al tavolo trovate la piastra, la cameriera vi porta circa tre etti di raclette (con vari sapori tra i quali scegliere. Quella al tartufo mi attirava così tanto, ma essendo sprovvista di primogenito da vendere per pagare il conto ho dovuto “accontentarmi” di quella al naturale) e ve la incastra sulla piastra. La raclette si scioglierà morbidamente sulle patate e voi finirete la cena desiderando di aprire un ristorante simile anche in Italia.

Anti cafè: si sta che il tempo è prezioso. Perché allora, in un caffè, non far pagare né cibo né bevande, ma chiedere una tariffa oraria? All’Anticafè si può mangiare e bere quanto si vuole: c’è un frigo ben rifornito di cibo, pane fresco, acque aromatizzate, tè e caffé. Si può lavorare, giocare a Scarabeo, studiare. Il prezzo è di 5 € all’ora, le marmellate sono molto buone e lo spazio non manca. Ottima soluzione per lavorare fuori da casa e lontano dalla confusione di Starbuks. È una catena quindi si trova anche in altre città europee.

Brioche con praline rosa: queste si trovano ovunque, in qualunque panetteria e pasticceria. Sono brioche costellate di praline di zucchero rosa Barbie. Buone senza essere stucchevoli e ti fanno sentire nel mondo della Mattel. Come non portarsi a casa qualche pralina per poi provare a replicare la ricetta?

ALTRI PUNTI DI VISTA

Per chi non lo sapesse, Lione è fatta di salite e discese. Non metaforiche, è una città piena di ripidi pendii e di scale vertiginose che consentono però una visuale stupenda sulla città. A parte un paio di grattacieli che sembrano piovuti lì per caso, la città dall’alto è molto ordinata, bianca e con tanti graziosi balconcini. Se non vi va di scarpinare, vicino al duomo si può prendere la funicolare (3€ biglietto a/r) e arrivare fino alla chiesa di, vicino alla zona romana della città. La vista è spettacolare.

La Confluence, coloratissima, divertentissima

Lione ha anche un’anima meno francese almeno all’apparenza. Alla confluenza di Rodano e Saona sorge il quartire della Confluence, un tempo zona industriale e negli ultimi quindici anni riqualificata con edifici di design. Passeggiate e vi trovate circondati da edifici moderni e cubi colorati sui quali spiccano il cubo arancione a firma Jacob e Mcfarlane architects e la sede verde di Euronews. I due fori sulla facciata sono gli occhi dell’emittente puntati sul mondo. Oppure sembra un gigantesco gufo.

Sembrano scene reali

Infine, ma li ho tenuti per ultimi perché mi hanno incantata, i murales. Lione è città ingannevole: si contano oltre un centinaio di muri dipinti a trompe l’oeil dove si possono ammirare scene di vita quotidiana cristallizzate dalla pittura. Non sono semplici da trovare perché sono così realistici da ingannare al primo sguardo distratto. Il famoso Mur des camus riproduce scale, macchine gente che osserva gli annunci immobiliari con così tanta cura da sorprendere che si tratti di un dipinto. La prima versione è stata fatta nel 1987 e guardando le foto si vede come, invecchiando, il dipinto migliori. Essendo nato in un anno simile non c’era da aspettarsi altro.

Da bibliofila non potevo perdere il murales de la biblioteque de la cité dove il dipinto arriva fino al cielo con citazioni che incombono e accolgono. È uno dei luoghi più fotografati e imperdibile per gli amanti dei libri e di tutti i loro corollari. Le citazioni, ovviamente, sono solo di scrittori francesi: si sa quanto ci tengono alla loro lingua e alla loro superiorità morale. D’altra parte, sono forti di una millenaria democrazia 😉

Jules

Oggi si consiglia…per i viaggi on the road

Copia di meals

Sono reduce da un viaggio in cui ho guidato molto. Tra cunicoli nelle montagne (stile Moria), a distese in campi verdi punteggiati da ruscelli (stile Rohan), a tunnel subacquei (ehm, stile non saprei. Porti Grigi?) ho coraggiosamente percorso un quasi bravo migliaio di chilometri su e giù per le isole Faroe (se vi siete persi la prima parte del resonconto di viaggio andate qui). Sono stati chilometri lenti, dove ogni spiazzo era buono per una sosta foto, dove bisognava anche adattarsi alla velocità di crociera delle pecore in mezzo alla carreggiata, dove le nuvole colavano giù dalle montagne mettendo un velo caliginoso tra te e i tornanti. Fermarsi spesso serviva per respirare l’aria pulita e per avere le orecchie ovattate dal silenzio che solo le capre osavano rompere con i loro irrispettosi belati.

Dopo mare e montagna, parliamo di una lettura che ben si sposa ai viaggi in macchina, vagabondi: Gli autonauti della cosmostrada di Julio Cortázar e Carol Dunlop.

(…) le zone di riposo diventano infinitamente più importanti del nastro bianco teso su uno spazio che divora l’automobilista che lo sta divorando.

Nel maggio del 1982 il creatore di Cronopios e Famas e la moglie (teneramente chiamata “l’Orsetta”) a cavallo dell’implacabile furgone Volkswagen Fafner si imbarcano in un viaggio: Parigi- Marsiglia. Bella forza, viene da dire: il percorso si copre comodamente in circa sette ore, stando a Maps. Loro però si pongono due regole: la prima, è quella di viaggiare solo in autostrada, la seconda, di fermarsi a ogni area di servizio e documentare tutto quello che trovano, viaggiando quasi a ritmo di una diligenza. Facendo quindi una manciata di chilometri ogni giorno, questi due cavalieri erranti scoprono e rendono magico ogni area di sosta che da non-luoghi si trasformano in posti fatati, esuli dal tempo e dallo spazio.

Chi viaggia in autostrada lo sa: le aree di servizio, raramente sono posti piacevoli. Se poi non si è amanti del Camogli, il pit stop può diventare una specie di tortura. Cortázar e la Dunlop rendono favolistico il più anonimo dei percorsi: le zone verdi dietro le aree di servizio sono quasi boschi incantanti, si intrecciano incontri con gente di ogni nazionalità, e gli autori realizzano così un portolano dell’autostrada a futuro utilizzo di tutti gli Odisseo dell’asfalto. C’è una struggente tenerezza di fondo visto che Carol Dunlop morì pochi mesi dopo la conclusione di questa avventura, l’ultimo viaggio che la coppia fece insieme. Non so come sia la tratta di autostrada attualmente e se le aree di servizio esistano ancora, ma la lettura di questa avventura on the road fa solo venire voglia di prendere il primo casello disponibile.

Compagno instancabile del viaggio alle Faroe (insieme al Vecchio Nerd) è stato il navigatore che si è divertito moltissimo nel ricalcolo dei percorsi e che, per dispetto, a un certo punto ha iniziato a darmi indicazioni in piedi.

“Tra circa 1000 piedi, svolta a destra”.

Prendete con voi le mappe stradali cartacee, vestitevi con mappe stradali: avranno anche il vantaggio di non coprire la musica con le loro indicazioni fantasiose.

Jules

P.S. Venerdì non perdete la seconda parte del viaggio faroese!

 

I luoghi dello shopping: il nascosto mondo norvegese

 

follow me!

Scrutando le vie delle cittadine dei fiordi norvegesi, iniziavo a disperare.

Dopo aver girato a pettine Bergen e non essere incappata in nessuna libreria sono rimasta sorpresa. Non che disponga di un radar infallibile per la ricerca, però in genere il mio peripatetismo mi porta, volente o meno, a scoprire negozi e scaffali polverosi. A Bergen, invece, nulla. Graziosa cittadina turistica all’imbocco dei fiordi norvegesi, vanta innumerevoli negozi di lana, gioielli e articoli natalizi. Ma, a parte due Norli (una grossa catena di librerie che potete trovare qui) che si fronteggiano ai lati della piazza, mi sono trovata in un deserto di piccole librerie e negozietti.

Mi sono imbarcata con un leggero senso di incompiuto e ho navigato fino a Trondheim. Non mi metto a commentare la bellezza dei fiordi o a dare consigli di viaggio perché non è il mio campo. Basta solo dire che ho lasciato lì un pezzetto di cuore.

Lo sbarco a Trondheim è stato bellicoso: dovevo trovare una piccola libreria, capire dove i norvegesi si rifornissero di letture.

Norli. Anche qui. Norli che si fronteggiano.

E poi, svoltando dietro una torre particolarmente storta in Var Frues Strete, compare questa insegna

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Il mio norvegese è un po’ arrugginito, ma i libri in vetrina non lasciano dubbi. L’interno assomiglia alla libreria del paese di Belle ne La bella e la bestia. Libri stipati fino al soffitto, ma tutti secondo un ordine ferreo e tutti in norvegese, a parte qualche catalogo d’arte. Porta riviste piene di Donald Duck a partire dagli anni Ottanta: sono riuscita solo a capire che Paperina, in Norvegia, si chiama Dolly. file-4

Vinili di gruppi metal di tutti i generi. Ringalluzzita dalla scoperta, chiedo al proprietario se ci sono altri negozietti come il suo. Seduto vicino al suo gufo impagliato (no, davvero!) scuote la testa un po’ mesto. Eeeeh no, altri negozio di usato come il suo, no. Eeeeh i norvegesi usano tantissimo l’ereader. Eeeeh ci sono persone che vendono libri usati, ma si fa tutto on line. Eeeeh la libreria indipendente in Norvegia sta morendo: solo grandi catene.

Esco un po’ triste e un po’ soddisfatta. Triste, perché dispiace non vedere negozietti con volumi dai titoli incomprensibili. Soddisfatta perché non ho perso il mio fiuto: è la Norvegia che ha perso il gusto per la carta polverosa. O forse il proprietario non voleva svelarmi la presenza di eventuali concorrenti.

Ma se i negozi veri e propri mancano, i libri hanno trovato il modo di infiltrarsi. Sulla via principale lungo la Nidelva, proprio dietro le tipiche casette, sbuca lei, follow me! (1)

una little free library, una cassetta delle lettere con dentro alcuni titoli da prendere, leggere e riportare: un punto di bookcrossing, il cui progetto si può trovare qui e che spero di poter trattare un po’ più ampiamente in futuro.

Non mancano scaffali nemmeno nelle birrerie. Perché se anche le piccole librerie non sono ad ogni angolo, i libri hanno comunque il loro modo di parlare: addirittura con il microfono.

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Jules

 

P.S. Se qualcuno ha invece notizie di librerie che mi sono sfuggite (e sono sicura che è stato così!) fatemi sapere. Devo trovare in fretta una nuova scusa per tornare lassù.

I luoghi dello shopping: qualche indirizzo olandese

Tre giorni liberi al lavoro significano una sola cosa: guardare di corsa il volo più conveniente, fare una piccola ricerca delle librerie presenti nella meta predestinata e scaricare una app di navigazione off line per permetterti di girare suddetta città andando da uno scaffale all’altro. L’algoritmo combinato tra Ryanair e il limite della carta di credito, mi ha fatto scegliere Eindhoven, cittadina del Brabante settentrionale ad un’ora e mezza di distanza da Amsterdam, posti da me non ancora esplorati.

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Avendo organizzato questa veloce gita in maniera “champagne” (slang per dire “un po’ alla carlona”) confido che questo sistema di punti librari sulla mappa mi aiuti a scoprire la città in maniera più disinvolta. La prima tappa si trova in Overtoom 135, dove sorge la libreria Pied à Terre, specializzata in viaggi. Dopo una mezz’ora di marcia tra vento e pioggia che sembro notare solo io visto che girano tutti senza ombrello, arrivo davanti alla vetrina. Ho effettivamente attraversato il centro città, perdendomi a sorridere davanti alle loro case che sembrano tante scatole di cioccolatini.

La libreria sembra contenere tutto il mondo: innumerevoli scaffali pieni di mappamodi dalle dimensioni più svariate, plastici e planimetrie che mi ricordano quelle che avevo appese in classe alle elementari, e libri, guide, reportage su ogni angolo conosciuto del pianeta. La selezione è principalmente in olandese e in inglese, ma con un po’ di attenzione si trovano pubblicazioni in quasi tutte le lingue europee (italiano incluso). Mi trovo dentro ad un microcosmo interamente in legno, su due piani, stipato di volumi. In un angolo, perfettamente mimetizzata tra gli scaffali, una piccola caffetteria dove bere qualcosa di caldo e sfogliare i volumi prima dell’acquisto. img_2692

C’è moltissimo silenzio nonostante i numerosi lettori, quasi un silenzio rispettoso. Visto che mi trovo in un mondo attraverso lo specchio, avverto qualsivoglia futuro visitatore che lì i contanti non sono accettati, solo carta o bancomat. Lo dico perché sono protagonista di un’imbarazzante situazione con la Visa che non funziona: il proprietario mobilita tutto il negozio per capire come farmi pagare un caffè. Sono così in imbarazzo da non chiedere nemmeno la password per il wi-fi.

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La pioggia è sottile e persistente, ma ho un altro punto sulla mappa da visitare: l’unica e ultima libreria italiana in città. Faccio una deviazione in un bookshop in lingua inglese, una catena, dove recupero una “nocciolina” tascabile nel cestone delle offerte e poi, passando per il mercato dei fiori, marcio per alcuni chilometri. Sono davvero curiosa di vedere questo scampolo librario d’Italia nei Paesi Bassi anche perché ho sentito dire che presto chiuderà. La libreria Bonardi ha effettivamente l’aria di dismissione in corso. C’è una triste ghirlanda in cartapesta con i colori dell’Italia sbiaditi e cartelli con sconti sostanziosi un po’ ovunque.

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Mi presento alla proprietaria e le chiedo come mai questa chiusura prevista per marzo. “Non si vende più” commenta ironica “D’altra parte, voi italiani non leggete”. Ignoro la stoccata “Qui ho sempre avuto pochissimi clienti italiani. Principalmente venivano gli olandesi per prendere i romanzi e imparare così la vostra lingua”. Trovo infatti avventure di Corto Maltese e Dylan Dog fatti per imparare l’italiano attraverso i fumetti. Trovo Sciascia ed Elena Ferrante tradotti in olandese, corsi di lingua in cd accastati e tantissime parole crociate con qualche lustro di vita. Se avete in programma un giro da quello parti, trovate la libreria aperta ancora fino al 31 di marzo e se acquisterete un volume farete in modo di far sorridere un po’ la signora che ha così poca stima dei lettori italiani.img_2720

Eindhoven, per come la vediamo oggi, è una cittadina nata dall’accorpamento di piccoli villaggi intorno alle aree industriali, prima tra tutte la Phillips. Se si chiede ad un abitante di Amsterdam cosa ne pensi, vi risponderà che non è una bella città dal punto di vista architettonico, ma girando per le sue vie piene di negozi, sono incappata in moltissime librerie. Dalla grande libreria Van Piere con i suoi tre piani di libri e quattro vetrine di dolci della caffetteria a piccole botteghe specifiche come Boekhandel Spijkerman in Kleine Berg 5, la sua vicina di vetrina Landschap (specializzata in viaggi), a librerie per bambini con aree laboratori. Pur essendo una cittadina rispetto ad Amsterdam, ci sono molte più opzioni per i luoghi della lettura, quasi tutti disponibili anche di un (buon) caffè.

Probabilmente le vostre possibilità di acquisto saranno limitate, ma trovo sempre divertente andare in giro per librerie. Un modo come un altro se si desidera visita in maniera “champagne” un posto nuovo. Magari qualcuno di voi c’è già stato e ha anche voglia di scrivermi qualche commento o suggerimento per la prossima visita.

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Jules

Shopping: per un week end fuori porta

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Twentynine Palms, dice. Avete presente il parco, Joshua Tree? È tutto quello che sa.

Ha idea di cosa ci faccia lì?, domando alla donna. Sono in contatto?

Negativo, risponde la donna. È storia antica. Altre collezioni, forse, la sua arte, chissà. Andate fino in California solo per dare un saluto ad un vecchio compagno di scuola?

Sì, forse, dico. Perché no? sorrido.

Non eravamo più abituati, ma si fanno vedere le prime giornate di sole. Con l’arrivo del week end, per chi può, questo dimenticato tepore può solo suggerire gite fuoriporta e i primi week end di minifughe. Prima di partire però, dopo essersi dotati di indumenti per ogni possibile clima, beautycase ben fornito e aver prenotato quel grazioso b&b che da tempo si guardava, è necessario scegliere la lettura più adatta ad una breve gita.

In fuga con la zia, ultimo lavoro della scrittrice canadese Miram Toews, sembra un volume fatto apposta per i mini viaggi. Hattie Troutman, improvvisamente zia a tempo pieno visto il ricovero della sorella in un ospedale psichiatrico, è costretta a lasciare Parigi e a prendersi cura dei due nipoti. Il modo migliore per farlo è quello di intraprendere una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca del padre dei ragazzi, perso da qualche parte in California oppure ai confini con il Messico. Un viaggio che è un on the road della parola, una storia che si dipana praticamente solo attraverso dialogo diretto, non appesantito dalle virgolette e dove il “parlare” è uno dei personaggi a tutti gli effetti.

Questo volumetto, sia per formato che per la storia narrata, vuole essere portato in giro! Vuole salire su auto, treni e aeroplani, vuole essere lasciato sui sedili e non ha paura di sporcarsi. Non ha bisogno di segnalibri raffinati, ma gli basta un’orecchia ad una pagina o, al massimo, un biglietto dell’autobus. Non perchè sia un libro che non ha valore, ma perché ne acquista tanto più risulta vissuto. Indossatelo con delle scarpe comode, da ginnastica e che vi sostengano bene perché sicuramente dovrete macinare moltissimi passi. Nulla esclude che vogliate regalare questo libro, alla fine del vostro viaggio, ad un altro lettore e In fuga con la zia non se la prenderà: sarà contento di sperimentare altri sedili e altri mezzi di trasporto.

Jules

I luoghi dello shopping: la tradizione delle librerie su ruote

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Fonte foto http://www.boredpanda.com/bookmobile-library-on-wheels/

«Ciao, buongiorno! Cosa ci fai da queste parti?»

«Ciao, come stai? Sono un po’ in anticipo, sto aspettando che arrivi una libreria. Ti va un caffè?»

L’altra mattina ero al ponte in fondo a via Porciglia, a Padova, e ho incontrato un’amica con la quale si è svolto il breve scambio di battute qui sopra. Lei si è messa a ridere e mi ha chiesto cosa intendessi con “aspettare una libreria”.

Da novembre 2016, un’Ape Piaggio si aggira per la provincia di Padova. Ha le fiancate decorate con delle strisce, quasi a ricordare i vecchi gelatai ambulanti, però è ripiena di libri. Al volante, Anna Paccagnella, la libraia e autista di questo piccolo mezzo però così apelibripotente. Anna è di Selvazzano, in provincia di Padova, e inserisce la sua attività su due tradizioni: una, meno piacevole e piuttosto attuale, ovvero quella del mercato del lavoro che “offre” la possibilità, spesso forzata, di reinventarsi quando le strade tradizionali non pagano più. L’altra, invece, è quella molto più romantica ed intrigante delle librerie su ruote che ha le sue origini in terreno anglosassone a metà dell’Ottocento. Anna, la Sarah Byrd Askew del Veneto, ha pregressi lavorativi nel campo dei libri e la necessità di rimettersi in gioco. Dopo due anni da mamma a tempo pieno e senza che, come spesso accade, il mondo del lavoro le permetta di rientrare, compra un’Ape, la farcisce di libri e decide di fare la libraia itinerante. Con coraggio, competenza, entusiasmo e gentilezza.

Dopo il caffè con la mia amica, sono comunqe arrivata troppo presto e sono stata tra i piedi di Anna mentre sistemava. Volevo quasi chiederle se potevo darle una mano, ma le avrei sicuramente scombinato tutto, quindi mi sono messa a ficcanasare. Mentre curiosavo e avevo la possibilità di vedere la vestizione dell’Ape, è passata una scolaresca. Bambini delle elementari che si sono messi a scattare foto a questo piccolo mezzo così curioso. Anna ha sorriso e mi ha detto che è sempre così: i bambini, soprattutto, vanno matti per la sua apelibreria. Infatti la sezione di libri per i giovani occupa un’intera fiancata dell’ape ed è molto ben fornita, sia con narrativa che con volumi di illustrazione.file-5 Inutile dire che non aveva nemmeno finito di allestire e già avevo selezionato il libro da portarmi a casa. Proprio per i ragazzi e a cura di AniMatte, organizza pomeriggi di lettura animate che hanno sempre un grandissimo successo. Certo, sono i primi mesi, fa ancora freddo ed aprire un’attività simile è sicuramente tante cose, ma non semplice. Eppure le soddisfazioni già iniziano a vedersi: aggiornando la sua selezione di titoli in base al periodo (fino a ieri il tema era San Valentino, da oggi si parte con il Carnevale), riceve anche prenotazioni, creando il primo nucleo di pubblico affezionato. L’Apelibri non ha problemi a raggiungere i posti più svariati: fa salite e discese con grande coraggio, macina chilometri e si sta facendo ben conoscere in tutta la provincia. Chissà, forse con la bella stagione amplierà ancora di più i suoi giri e magari andrà ad abbronzarsi in qualche zona balneare. Per il momento, seguite la sua pagina Facebook: Anna confessa di non aver mai avuto FB prima di questa avventura e ci siamo trovate d’accordo sulla difficoltà del mondo social.

Fate un salto a trovarla nel suoi due posti fissi settimanali: il lunedì mattina, al ponte di Via Porciglia, Padova e il venerdì mattina, a Tencarola, fronte chiesa. Se qualcuno vi chiederà cosa state aspettando, rispondere pure che deve arrivare una libreria, a strisce, come i vecchi gelatai di una volta, e colma di sorprese e magia come il castello errante di Howl.

Jules