I libri del lunedì: concisi, precisi, dritti al punto

Copia di meals (1)

Oggi è il Blue Monday. Lontani dalle feste e dalle vacanze c’è chi opta per un travestimento con un bikini rosso da Babbo Natale. Richiesto TSO, o, in mancanza, il piano ferie.

Finiti gli avanzi dei cenoni, orde vagano senza meta tra le corsie dei supermercati e cercano di ricordarsi se la mostarda si possa mangiare con le fette biscottate. A pranzo.

La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. La fiala di vetriolo non è un’arma di precisione.

Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. È entrato in una drogheria di Saint Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l’è bevuto.

A 80 anni la signora Saout, di Lambézellec, nel Finistére, cominciava a pensare che la morte si fosse dimenticata di lei. Così ha aspettato che sua figlia uscisse, e si è impiccata.

«E va bene, tolgo il disturbo!» ha detto il signor Sormet, di Vincennes, alla moglie e al di lei amante. Quindi si è fatto saltare le cervella.

I primi due sono un mio maldestro tentativo di imitare Félix Fénéon, autore di 1500 romanzi in tre righe, pubblicati anonimamente sul quotidiano “Matin” a inizio Novecento ed editi da Adelphi nel volumetto Romanzi in tre righe. Una chicca letteraria che è la massima espressione dell’eleganza e della precisione del linguaggio. Partendo da fatti di cronaca, veri o verosimili, l’autore in 30 parole o poco più sviluppa un micro romanzo, il più delle volte condito da nera ironia.

Oggi è il Blue Monday, ovvero il giorno più deprimente dell’anno: appena finite le feste natalizie, troppo lontani da ferie e vacanze, oggi si tende alla tristezza. Prendete quante più cose allegre e divertenti e di colore azzurro che avete e indossatele. Leggete queste fulminanti cronache per capire che c’è di peggio del rientro al lavoro. E sappiate che, così facendo, avete già letto ben quattro romanzi. Così potete già iniziate a far girare il vostro counter del libri letti del 2018.

Jules

P.S. ah e domani io maturo, invecchio, mi affino in barrique. Non ho ancora deciso se questo fatto peggiora o alleggerisce il mio Blue Monday

Ex Novo: due secoli di Jane Austen e campagna inglese

Copia di Ex Novo set
Un libro da leggere nel primi giorni d’autunno, magari immaginando di essere nella campagna inglese. Anche il parco del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei inizia a tingersi

Agosto, oltre ad avermi impegnato nel battere la mia media di lettura mensile, mi ha fatto sviluppare una relazione piuttosto stretta con Netflix. Erano mesi che dovevo finire diverse serie e tra queste stazionava Downton Abbey. Questa splendida, splendida, splendida produzione mi ha lasciato due cose ovvero un vuoto incolmabile nel cuore e la curiosità di vedere le storie dal punto di vista della servitù. Vista la ricorrenza del bicentenario della morte di Jane Austen mi sono cimentata con la rilettura di Orgoglio e pregiudizio narrato dagli occhi degli abitanti della cucina e degli appartamenti del sottotetto in Longbourn House di Jo Baker.

Al servizio dei Bennet nella tenuta di Longbourn nell’Hertfordshire, lavorano diverse persone. Anche se la famiglia non naviga nell’oro e non ha un erede maschio serve del personale che lavori a pieno ritmo per mantenere decoro e prestigio: un maggiordomo, la cuoca e governante e due cameriere dedite ai lavori pesanti e alla cura delle cinque signorine Bennet.

China sull’asse da lavare, Sarah strofinava un orlo macchiato. La sottogonna che aveva raccolto su al piano delle ragazze era affondata dieci centimetri nel fango ed era già stata a bagno nella liscivia per una notte; il sapone non stava rimuovendo la macchia, ma in compenso le stava mordendo le mani, già piene di tagli, screpolatur e geloni, facendogliele bruciare. Se Elizabeth dovesse lavare da sé le proprie sottogonne, pensava spesso Sarah, probabilmente le tratterebbe con un pizzico di cautela in più.

Così la pensa Sarah, cameriera, aiuto cuoca, sguattera all’occorrenza e soprattutto giovane e impaziente. Davvero tutto quello che potrà avere sarà la soddisfazione di aver sbiancato per bene il colletto delle camicie delle signorine o la possibilità di indossare un loro abito smesso? Sente dire però che una nuova famiglia è arrivata nei dintorni, a Netherfield, e si parla di un valletto scuro di pelle e terribilmente interessante. Sente anche dire che, se bisogna far maritare le signorine, serve un valletto, un uomo che faccia capire che la famiglia ha le possibilità per fare una vita di società decorosa. Chissà cosa potrebbe pensare il signor Bingley altrimenti! Forse questo nuovo arrivo porterà novità anche per lei, per Sarah, occhio e orecchio umile, ma acuto sulle vicende della famiglia Bennet.

Ogni elemento noto nell’Orgoglio e pregiudizio originale viene qui rovesciato e rivisto. L’amore per le camminate di Elizabeth è una seccatura per chi deve fare il bucato; i nervi della signora Bennet sono una scusa per bere cordiale fino ad essere ubriaca; l’arguzia di mister Bennet nasconde vigliaccheria e cecità; la frivolezza di Lydia, una mancanza di educazione e guida materna. L’umanizzazione dei protagonisti di un mostro sacro della letteratura, già avviata dalle trasposizioni cinematografiche, qui si approfondisce, diventa succosa, ma soprattutto diventa sfondo per le vicende della servitù. Perché Sarah, anche se semplice servetta, prende il posto di Elizabeth nel cuore della narrazione e dei lettori, mostrando più coraggio ed indipendenza di quanto l’eroina della Austen non avrebbe mai pensato di fare.

È un romanzo che si può leggere camminando nella natura, come era solita fare Lizzie, pensando magari di essere immersi nella campagna inglese (anche se il fango e le sottogonne si possono evitare). Visto che le spille erano all’epoca complemento classico di abbigliamento, possiamo riprendere questo dettaglio da abbinare al volume.

Così come Sarah svecchia e cambia l’angolazione della storia rengency più famosa di sempre, facciamolo anche noi con un accessorio ormai poco usato: un classico, in ogni variante, che fa sempre fine e non impegna.

Jules

Le spille in foto sono dell’artista Ester Grossi

 

Libri del lunedì: sognando di viaggi lontani

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Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti: uno in calle dell’Amor degli Amici, un secondo vicino al ponte delle Maravegie e il terzo in calle dei Marrani, nei pressi di San Geremia in Ghetto Vecchio. È qui che si rifugiano i veneziani quando sono stanchi delle autorità costituite, in queste corti segrete in cui si aprono Porte che li conducono per sempre in posti bellissimi e in altre storie…

Una delle mete più sognate e visitate dai turisti di tutto il mondo è Venezia. L’incantevole cisttà lagunare racchiude fama di romanticismo, arte, magia e offre un’ampia apertura sul mondo facendo sognare di luoghi ancora più lontani, pronti per essere raggiunti con una delle tante navi che si vedono in porto. Anche per me che ci abito vicino e talvolta ci lavoro non ha ancora perso una briciola del suo fascino: l’ho vista con ogni tempo e in ogni stagione e non smette mai di commuovermi, anche quando il vaporetto è stracolmo o resto intasata in una calle per permettere all’ennesimo turista di fare la foto all’ennesima altana.

In attesa che arrivi la primavera e con essa la concreta possibilità di programmare una vacanza o un viaggio, mi affido al mio viaggiatore preferito, ovvero Corto Maltese. Alcune avventure del gentiluomo di fortuna sono ambientate nella Serenissima e pochi altri posti si adattano così bene al suo spirito sognante. Per offrire a tutti i lettori la possibilità di ricalcarne le orme, è disponibile per Rizzoli Lizard Corto Sconto, la guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta. Si viene accompagnati per le vie delle storie di Hugo Pratt scoprendo ristoranti, osterie e luoghi che a volte sfuggono al turismo di massa. Si viene immersi nelle tavole acquerello degli albi a fumetti e a volte ci si perde e non si riesce a seguire l’itinerario preciso, scoprendo così altri luoghi ancora più affascinanti. Questa guida che è insieme letteraria, artistica e gastronomica permette di immergersi in Venezia anche se non si ha fisicamente la fortuna di esserci. Anche se volete solo fantasticarci su, indossate scarpe comode, perché anche girovagare con il pensiero può essere faticoso.

Oltre alle scarpe comode, consiglio di abbinare una spilla che richiami i colori della laguna. Se non ce l’avete, vi suggerisco, nel vostro girovagare per calli, di fermarvi alla piccola bottega di Càrte Venezia che offre una splendida varietà di gioielli fatti interamente in carta. Un altro punto nascosto di Venezia che merita di entrare nel sognante girovagare di questo piovoso lunedì.

Jules