Ex Novo: “what if…?” in politica

In preda all’emergenza, so che vi sareste aspettati un inizio mese all’insegna della medicina o di letture dedicate alla sopravvivenza per un’eventuale apocalisse.*

Una situazione come quella che stiamo vivendo adesso mette a nudo il rapporto tra le persone. Per diversi giorni siamo stati impegnati in due cose: la prima, è stata fare razzia nei supermercati discriminando le povere penne lisce. La seconda, è stata di cercare un “colpevole”, meglio ancora se facilmente identificabile in tratti somatici diversi dai nostri. Quello che mi sta affascinando in queste prove generali di pandemia sono le reazioni degli esseri umani: spesso sono peggiori del male stesso.

E quando le persone si uniscono a formare uno Stato, creano un’istituzione di carattere politico, sociale e culturale che svolge una funzione sovrana ed è costituita da un territorio e da una popolazione che lo occupa, da un ordinamento giuridico formato da istituzioni e norme giuridiche. Così dice la definizione. E questi Stati hanno bisogno di relazionarsi e di parlare tra di loro. E per fare questo servono figure specifiche e formate: diplomatici, esperti in relazioni internazionali. Gente che ha studiato sociologia e politica e che analizza, spiega, risolve e valuta i rapporti che intercorrono tra le istituzioni.

Matricole e laureande di scienze politiche al Collegio Nuovo-Fondazione Sandra e Enea Mattei. Sperado che il “cosa sarebbe successo se…?” di Lewis le affascini

La lettura di questo mese è quindi consigliata per studenti ed esperti di scienze politiche, per aprire l’affascinante scenario del: cosa sarebbe successo se…? Parliamo del romanzo ucronico Qui da noi non può succedere del premio Nobel Sinclair Lewis.

La cosa che più lo rendeva perplesso era che potesse esistere un dittatore in apparenza così diverso dai ferventi Hitler e dai gesticolanti e fascisti Cesari con l’alloro sulla zucca pelata; un dittatore con il ruvido senso dell’umorismo americano di un Mark Twain, un George Ade, un Will Rogers o un Artemus Ward. Windrip sapeva essere assolutamente divertente quando parlava dei suoi avversari seriosi dalla mascella penzolante, o del miglior modo di allevare quello che chiamava il “segugio da pulci siamese”. Tutto ciò – si scervellava Doremus – lo rendeva più o meno pericoloso? (p. 151)

A metà degli anni Trenta prende il potere un politico che difende il concetto di razza, si scaglia contro gli intellettuali a lui avversi, demonizza l’ebraismo, fa costruire campi di prigionia dove interna nemici politici e appartenenti a razze diverse da quella bianca, maschia e forte. Incoraggia gli uomini al vigore e alla prestanza fisica, dichiara che le donne sono destinate ad accudire il focolare domestico e a fare figli per la gloria della patria. Presentandosi come salvatore della nazione, in breve tempo limita ogni tipo di libertà politica, di pensiero, parola e espressione e trascina il suo paese in una guerra disastrosa. Ah, dimenticavo: questa storia è ambientata negli Stati Uniti d’America.

L’assunto alla base della storia è molto semplice: e se Roosvelt non avesse vinto le elezioni e fosse stato eletto un presidente come Windrip Barzelius, finto democratico che mira a sconfiggere la Povertà e l’Intolleranza? Un uomo che, al di là che lo chiamino socialista, fascista, liberale persegue ideali alti?

La lungimiranza dell’autore che compone quest’opera nel 1936 mostra con raggelante precisione gli step con cui una tirannia viene seminata, cresce e soffoca: come un’erba infestante, il regime costruito da Windrip Barzelius finisce per tradire e sterminare anche i più accesi sostenitori. Oltre all’indubbia preveggenza (e non ho le compentenze per un accostamento alle varie situazioni odierne, ma i testi di Federico Rampini possono fare più luce), il romanzo, come tutte le opere che trattano di regimi totalitari, pone l’accento sulla gente comune. Su chi è convinto, su chi lo era e si è pentito, su chi si è opposto fin dall’inizio e sulla categoria più diffusa di tutti: i danteschi ignavi, abbastanza consapevoli da mal sopportare la tirannia, abbastanza coscienziosi da non lasciarsi cinicamente corrompere, eppure senza il coraggio di scegliere l’esilio o andare incontro alla prigione e al patibolo… Tutti hanno famiglia, d’altra parte.

Ci sono alcuni responsabili più di altri, si dice anche in V per vendetta, ma se uno cerca i veri colpevoli non deve fare altro che guardarsi allo specchio. I regimi come quello descritto da Lewis e come i tanti che costellano la storia mondiale, sono, sì, pensati da un ristretto gruppo, ma senza la quiescenza della popolazione non sarebbero possibili. Così riflette Doremus Jessup, uno dei personaggi principali. Direttore di un giornale passa attraverso varie fasi in rapporto al regime: da votante contrario, a timidi tentativi di opposizione stroncati dall’omicidio del genero, all’accondiscendenza per paura fino alla ribellione e alla prigionia. Doremus Jessup è una figura proteiforme, incarnazione di tutti gli uomini che credono nel significato di scelta e autodeterminazione. Un personaggio che, anche se soccombe, non può morire e finché ci saranno dei Doremus ci sarà sempre speranza, nonostante i loro dubbi e i loro errori.

Cosa sarebbe successo se…? Se avessimo saputo prima? Se fossimo intervenuti meglio e con più rapidità? Non lo possiamo sapere: lo possiamo ipotizzare ed esplorare con studi o con la letteratura. Sempre tenendo a mente che ogni “what if…?” porta con sé conseguenze non sempre prevedibili.

Jules

*Per questo vi rimando su Criticaletteraria a scoprire la lettura per me fondamentale in caso di pandemia, guerra nucleare o invasione aliena.

Calendario dell’Avvento: 10 dicembre

“Così si arrovellava Doremus, come centinaia di migliaia di artigiani, insegnanti e avvocati in una dozzina di altri stati sotto dittatura, anch’essi abbastanza consapevoli da mal sopportare la tirannia, abbastanza coscienziosi da non lasciarsi cinicamente corrompere, eppure con un coraggio non così smisurato da scegliere l’esilio o andare incontro alla prigione e al patibolo… specie che avevano “mogli e famiglie da mantenere”.

Da noi non può succedere
di Sinclair Lewis
Passigli Editori