Oggi si consiglia… per vacanze brevi

Siamo ormai agli sgoccioli. Siete tutti in partenza. Ad agosto, nelle sue “lunghe e oziose ore”, non si lavora, è per eccellenza il mese di vacanza. Forse non avete in programma vacanze eleganti, lunghe o avventurose delle quali ci siamo occupati nei consigli precedenti: forse riuscite a ritagliarvi giusto qualche giorno, un week end lungo per piccole tappe non troppo lontane. Forse la maggioranza di noi si concede solo questo tipo di vacanze. Non fanno per voi lunghi romanzi e tomi voluminosi; serve qualcosa di piccolo e compatto, che si possa leggere anche poche pagine alla volta. Serve, in definitiva, una raccolta di racconti.

Le antologie di racconti non godono dell’attenzione che meriterebbero. Scrivere racconti è una delle attività più difficili in cui uno scrittore possa cimentarsi: richiede controllo, attenzione somma alle scelte linguistiche, perfetta calibrazione di tempi e snodi. Non sono semplici nemmeno per il lettore perché in poche pagine va mantenuta un’attenzione alta, si richiede un tipo di lettura attivo. Il lettore deve mettere in gioco intuito e comprensione molto più che nella lettura di un romanzo corposo. Come mi dicevano sempre anche a scuola, se un testo è breve non vuol dire che sia meno difficile o meno valido di uno lungo: anzi, molto spesso è vero il contrario. Non mi addentro qui in un’analisi più approfondita perché state finendo i bagagli e volete capire cosa mettere in valigia, ma se l’argomento vi interessa vi rimando a una bella inchiesta di Vanni Santoni pubblicata su Vice nel 2016. Scoprirete che la stessa parola “racconti” è vittima di damnatio memoriae.

Se parliamo poi di antologie di autori vari ed esordienti, il percorso si fa ancora più difficile. Difficile pubblicizzarle, difficile venderle. E così va a finire che si perdono vere e proprie chicche solo perché non si sa di doverle cercare e leggere. Quindi per il vostro viaggio breve mettete nello zaino l’antologia “Fuori dai margini”, autori vari, edita da Ciesse Edizioni e a cura di Laura Liberale, Giulia Pretta e Heman Zed. Gli autori, esordienti nella quasi totalità, hanno lavorato sul tema dell’integrazione.

Tematica tanto ampia quanto di difficile inquadramento e trattazione, sopratutto nell’attuale momento storico e politico. Si rischia di scadere negli eccessi e negli estremismi (sia da un lato che dall’altro) oppure, ed è peggio, nel banale. Ma gli autori della raccolta sono riusciti ad aggirare molto bene il pericolo e hanno ragionato sulla tematica da prospettive originali e per niente scontate.

Troverete ben poco della classica triade accoglienza-accettazione-inclusione ma ragionerete sulle differenze culturali che possono esserci, che so?, tra una cuoca e un gruppo di alieni che vuole imparare a cucinare il ragù alla bolognese. Oppure rifletterete sull’integrazione che possiamo avere noi stessi con le molte voci e inclinazioni che si annidano nel nostro animo. O quanto l’ombra maestosa di un toro possa sconvolgere gli spettatori di un'”innocente” corrida.

“Fuori dai margini” non resta tra le righe e non si adegua a un solo canone. Come una compilation musicale oscilla tra pezzi lenti e altri più ritmati, tra quelli scanzonati e semplici e quelli più onirici, tra veri e propri micro romanzi, esperienze di vita reale, e brevi squarci di situazioni più ampie.

Ora, non mi nascondo dietro un dito: tra i nomi di copertina c’è anche il mio e in genere non faccio mai pubblicità per testi che mi riguardano. O comunque la limito molto, concedetemelo. Ma in questo caso, in cui il mio intervento si può definire marginale, ci tengo a far conoscere questa raccolta di racconti. Perché molti testi di valore rischiano di restare soffocati dalla mole di carta che esce ogni giorno. Perché il coraggio di pubblicare un’antologia di racconti brevi, che sempre di più abitano solo nelle riviste, va premiato. Perché le raccolte di racconti sono come i luoghi di vacanza breve: ti ci addentri con aspettative minori (come è capitato a me per Vilnius non più tardi di due settimane fa) e ne resti folgorata. Apprezzi i piccoli dettagli, la scelta attenta delle parole, l’originalità delle variazioni sul tema. E quello che ne esce fuori è una gran bella sinfonia.

Jules

Per la giornata mondiale della Terra si ritorna alla terra: “La raccontadina” di Francesca Pachetti

Oggi è una felice coincidenza. La maggior parte di noi è a casa per la Pasquetta e assapora i lunghio giorni di ponte. Se il tempo assiste, si può stare all’aperto a dondolarsi su un’amaca o sdraiati su un prato a smaltire i ricchi pasti. La possibilità di restare più a contatto con la natura cade proprio a fagiolo visto che oggi è la giornata mondiale della Terra. L’Earth Day cerca di ricordarci come il nostro pianeta vada salvaguardato: è un pensiero che dovrebbe accompagnarci ogni giorno e guidare le nostre scelte. Come si ama dire, le rivoluzioni partono sempre dal basso: un riutilizzo in più di un contenitore di plastica, la scelta della bicicletta invece della macchina, l’utilizzo di materiali diversi dalla plastica, l’attenzione a cosa si mangia e dove si acquista. Per sentire questa Terra un po’ più vicina, è bene cercare di tornare verso la terra. E se oggi non riuscite a sdraiarvi in un bucolico campo (o anche se ci riuscite) potete accompagnarvi con le parole di Franchesca Pachetti, la “Raccontadina”.

I numeri non li capisco e neanche le misure.
So che in una cassetta alta di legno ci stanno dodici chili di patate, in una bassa otto.
Se il secchio rosso lo faccio pieno, di pomodori ce ne stanno sette chili, all’incirca, se lo faccio a metà, quattro, più o meno.
‘Quanto le fa al chilo le zucche?’
Io non lo so quanto le faccio le zucche al chilo.
Una piccola tre euro, quella media cinque, grande dieci.
Questa è la mia misura.
Non vendo a peso, vendo a buon senso, a cuore, a
occhio, talvolta a circostanza, a baratto, a regalo.
Se il catino azzurro è pieno fino all’orlo, ha piovuto molto: è stato temporale.

Nato da una pagina social omonima, “La raccontadina, racconti a passo di vanga” è una raccolta, un testo buono: buono come può esserla una micca di pane fresco. Buono da sgranocchiare o da far sciogliere in bocca. Scritto quasi come una poesia o una filastrocca in certi pezzi; con tocchi alla Julie Andrews negli elenchi delle cose che si vogliono; ironici negli scambi con i clienti che vengono ad acquistare i prodotti dei campi e devono imparare quanto sia diverso dalla corsa e dalla fretta del supermercato.

– Buongiorno.
– Salve, mi dica.
– Ho visto il cartello che indica la vendita di verdura.
– Sì, cosa le serve?
– Hai solo questo?
– In questo momento sì: rapini, bietola e cavolo nero, dalla prossima settimana saranno pronti anche cavolfiori, radicchi e finocchi.
– Quindi hai solo questo?
Va bene, tu vedi ‘solo questo’. Posso dirti invece cosa ci vedo io?

E ognuno di questi scambi è spunto per riflessioni, occasioni per chiarire il punto di vista di chi è “tornato” alla terra, ma che, in fondo all’animo, alla terra è sempre appartenuto.

Corredato dalle foto di Sheila Bernard, i racconti oltre che a ritmo di vanga, vanno a ritmo delle stagioni. Ciascuna con le sue virtù e le sue difficoltà, le sue semine e le sue raccolte, in costante dialogo con la natura e con se stessi.

Dalla lettura di questo testo (non riesco a definirlo romanzo, o raccolta di racconti benché sia un po’ dell’uno e un po’ dell’altro) si guadagna una mente più silenziosa e tranquilla; un desiderio e uno stimolo a fare più attenzione a quello che mangiamo; la voglia di aumentare la propria consapevolezza in armonia con la terra, senza visioni da Paradiso Terrestre o da Arcadia perché la relazione con la Terra è fatta anche di fatica e di sacrifici; per me che lavoro a contatto con il pubblico, il desiderio di trarre dalle buffe richieste, insegnamenti e riflessioni.

“Non sono alternativa, sono nata contadina” ci dice l’autrice: per chi di noi invece non sente di essere nato così, provate a essere alternativi. Iniziate dalle Giornata della Terra e invertite alcuni vostri modi di fare e di pensare. Radicatevi a terra: se non vi viene semplicissimo, la raccontadina è pronta ad aiutarvi e guidarvi con queste pagine.

Trovate la Raccontadina su Facebook e il libro su Pentàgora Edizioni

Jules

Oggi si consiglia…per il mare

Copia di meals (1)

Dopo la montagna non si poteva saltare l’altra metà del cielo. Parliamo di letture per le creature marine, quelle che “senza mare non mi sembra nemmeno estate”. Dal mio punto di vista sono animali fantastici*: non vado al mare in estate da almeno sei anni, non pigmento praticamente più e di conseguenza non mi abbronzo. Lo apprezzo in inverno, quando posso stare sulla battigia in felpa.

Le letture da ombrellone sono varie e sterminate: chick lit, thriller e gialli, saghe fantasy, tutte ben si adattano ai pigri pomeriggi sulla sabbia. I racconti, per me, sono il massimo. Non si richiedono lunghe sessioni di lettura, dopo qualche pagina ci si può concedere un bagno per poi riprendere con una storia nuova di zecca. Proprio per questo oggi vi consiglio una raccolta di racconti di una giovane esordiente: Parole del mio mare di Sofia Celadon.

Ma il mare si scontrò con me una seconda volta. S’impegnò per ammaliarmi con i suoi suoni e le sue onde. Mi attirò a sé senza che io me ne accorgessi. Mi invitò a danzare sulla cresta delle onde. Era lui la sirena, ora, e io il marinaio. Mi incantò con la sua dolce musica e questa volta mi alzai e cominciai a nuotare.

Questo smilzo libello raccoglie brevi racconti che parlano di amore e amicizia, in alcuni casi tratteggiati in chiave fantasy, genere che l’autrice si vede che ama (sia leggere che scrivere). In particolare, ben riuscito Il cerchio delle scelte con un finale dai sapori dark. L’autrice è giovanissima e, in quanto tale, è entusiasta: i sentimenti sono declinati in termini assoluti. Per un lettore (o uno scrittore) più navigato questo assolutismo può far sorridere: già pronti a mettere i filtri dell’esperienza, tacciamo di ingenuità questa visione. Deve maturare, sia in termini di scrittura che di voce, ma i racconti fantasy sono piacevoli e scorrevoli. E a noi può far bene leggere alcune pagine per ricordarci di quando eravamo giovani e affrontavamo tutto di petto e senza scale di grigio. L’edizione, a cura di Pluriversum, avrebbe potuto essere revisionata meglio: ci sono alcuni refusi che guastano un po’ il piacere della lettura.

Ah, e magari leggiamolo mangiando un cornetto cuore di panna come nelle pubblicità anni Ottanta, quando speravamo in tre mesi di falò sulla spiaggia e folli amori adolescenziali.

Jules

*no, non sto per consigliarvi la Rowling.

Libri del lunedì: prendila con filosofia

Copia di meals

1) Si romperà una stringa degli scarponcini in pelle di vitello preferiti di Gertrud; 2) Gertrud chiederà al fratellino Emil di recarsi presso l’emporio di Wolfhalden per acquistare un nuovo paio di stringhe per i suoi scarponcini preferiti in pelle di vitello. (…) 11) Emil indosserà il cappottino e i guanti e si recherà presso l’emporio di Wolfhalden ad acquistare le stringhe nuove per gli scarponcini in pelle di vitello preferiti di sua sorella Gertrud preservando almeno un po’ l’esistenza del cosmo.

Come siamo arrivati dal punto 1 al punto 11? Questo brano, tratto dal racconto Domino-Effekt, è lo svolgimento, in chiave ironica e spiritosa, del lemma “Catena degli eventi” del dizionario filosofico di Voltaire. Ma andiamo con ordine o chissà quali avvenimenti catastrofici potrei causare scrivendo così a casaccio.

Era un po’ di tempo che non avevo un bel libro del lunedì da proporre. Il cambio di stagione, la nebbia, gli inevitabili ostacoli alti 12 metri che si devono saltare ogni inizio settimana, mi hanno allontanato dalla lettura in questo specifico giorno. “Dai, stai tranquilla prendila con filosofia”, ti senti ripetere quando qualcosa non va per il verso giusto. Solo che, leggere di filosofia il lunedì mattina può essere proibito: il lunedì mi ricordo appena come si allacciano le scarpe, figuriamoci il “cogito ergo sum” quanto bene mi descrive. Poi però, tra i libri ancora da leggere, mi è caduto l’occhio su Voltaire Light, il nuovo dizionario filosofico edito da Gorilla Sapiens. Senza dizionario, senza filosofia e con un basso contenuto di Voltaire: perfetto!

Questa raccolta di racconti di autori vari, ancora colpevolmente intonso dall’acquisto alla Fiera del Libro di Torino, si ispira al dizionario filosofico di Voltaire. L’opera, scritta in piena epoca illumista, nacque quasi come un gioco letterario con l’intenzione di creare un nuovo dizionario rivolto a persone di mente aperta ed illuminata. I vari lemmi dovevano essere declinati in maniera ironica, divertente e con un discreto intento polemico e di rottura con le definizioni del passato. Gli AA.VV. contemporanei hanno perfettamente inteso il senso di Voltaire. Prendendo 13 lemmi del filosofo francese, hanno tratto dei racconti che ancora di più ne ampliassero il concetto, sempre in senso umoristico. La concatenazione degli eventi viene allora spiegata con un litigio tra fratello e sorella, la gloria, con la storia di un piccolo imprenditore lombardo che scala le vette del successo e della fama, l’entusiasmo, con una sovrannaturale vendita porta a porta di aspirapolveri.

Fossi un’insegnante di filosofia, farei leggere questa raccolta agli studenti del liceo.

Suggerisco, anche se siete patiti delle lenti a contatto come la sottoscritta, di leggerlo indossando degli occhiali. Se non ne avete effettivamente bisogno, usate quelli con le lenti finte che tanto vanno di moda al momento. Se poi volete essere veramente perfetti, completate l’outfit con una giacca con le toppe di velluto ai gomiti: non ho mai rimpianto così tanto di non averne una nel mio armadio.

Jules

Libri del lunedì: per battere la morte dell’inizio settimana

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Nat: Mi dia un po’ di tempo. Ventiquattr’ore.

La Morte: A che ti serve? La radio ha detto che domani piove.

Nat: Non possiamo inventarci qualcosa?

La Morte: Ad esempio cosa?

Nat: Gioca a scacchi?

La Morte: No, non gioco.

Nat: Una volta ho visto un film in cui giocava a scacchi.

La Morte: Forse era gin rummy.

Nat: Gioca a gin runny?

La Morte: Gioco a gin runny? Parigi è una città?

Il mio insegnante di Tai Chi, una volta chiese alla classe quali fossero le tre forze che governavano la nostra vita. Credendomi molto spiritosa, risposi: la morte, le tasse e il puntuale arrivo del lunedì. Ricordo ancora il silenzio pieno di disapprovazione. Comunque il Tai Chi non faceva per me.

Tutte e tre queste forze inarrestabili si possono prendere con lo spirito giusto e una certa leggerezza, a volen ben guardare. Basta sfidare la Morte a carte e barare spudoratamente per ottenere una proroga di ventiquattr’ore; telefonare per tempo agli uffici del CAF in modo che compilino loro il 730; infilare nella borsa del lunedì Rivincite di Woody Allen. Sottile, sia di formato per stare bene con tutte le cianfrusaglie del lunedì, che di umorismo. Dal titolo che risolleva e composto di racconti che si mangiano al massimo in dieci minuti, giusto giusto il tempo del panino. Consigliato per l’inizio settimana o come regalo per chi ha subito un brutto periodo di lavoro.

Woody Allen da sempre divide: o si odia o si ama. Se lo amate (facile) il lunedì sarà più leggero. Se lo odiate (ma come potete?) avrete di che criticare e i vostri problemi di inizio settimana sembreranno più leggeri.

Jules