Ex Novo: scivolando in letargo

Progetto senza titolo
Il buio di novembre invita ad alternare studio e letture di svago

Con il volume di cui parlerò tra poco si prendono due ricorrenze in una. Anzitutto è ora di Ex Novo, la rubrica in collaborazione con il Collegio Nuovo Fondazione Sandra e Enea Mattei. Il mese di novembre sarà dedicato al tema dell’ozio e del riposo. Quando ero all’università, a novembre si poltriva un po’. Complice la nebbia sempre più fitta fuori dalla finestra, con le prove e le celebrazioni per le matricole terminate e con le feste di Natale ancora lontane, questo mese invitava a stare il più possibile al caldo, alternando lo studio un po’ pigro alle puntate in biblioteca per cercare qualcosa da leggere di svago. Facendo un rapido riepilogo mentale, statisticamente a novembre ho letto i libri più disimpegnati (e a volte vergognosi tanto da non essere mai dichiarati) di tutta la mia vita. Che soddisfazione poter scivolare un po’ in letargo.

Ma si diceva della doppia ricorrenza: oltre a inaugurare il mese con Ex Novo, concludiamo anche il tema della paura che ha portato fino a Halloween. Questo volume è consigliato infatti per curare la paura di restare senza libri. Non so se abbia un nome tecnico, ma non sono riuscita a trovarlo. Se qualcuno ne sa di più o è di forte inventiva e vuole provare a proporne uno, aspetto i commenti. Il volume misterioso, panacea di tanti mali, è Le parole degli altri di Michaël Uras.

Dunque la letteratura è la vita dall’altro lato della finestra. In questo può aiutarci. Perché è quasi la vita. Occorre semplicemente adattare il testo alla situazione. In quel «semplicemente» sta tutto il sale del mio mestiere. Offrire il romanzo o la poesia che, tra milioni di opere esistenti, sappia parlare a un povero essere umano. E non uso il verbo «parlare» a caso. Un testo che ci parla crea una vera e propria intimità col suo lettore.

Yann, un adolescente con il viso sfigurato da un terribile incidente stradale; Robert,  venditore di orologi di lusso consumato dallo stress; Anthony, calciatore francese. Queste persone hanno come punto in comune quello di frequentare tutti lo stesso terapista: un biblioterapeuta, nello specifico, un uomo che aggiusta le persone tramite i libri. Alexandre è l’unico professionista del genere nella capitale francese; i libri occupano tutta la sua vita, lavorativa e personale. Sono anzi troppo ingombranti visto che da poco è stato lasciato da Mélanie, la sua compagna. Forse ha anche lui bisogno di un suggerimento, di libri che lo possano rimettere in sesto. Lui, così bravo a trovare per tutti il romanzo o la raccolta di poesie adatta, si trova nella situazione di essere paziente di se stesso: forse il paziente più difficile con cui avere a che fare.

Lo faccio anch’io, pur senza velleità curative: abbinare il libro giusto al mood, alla situazione, trovare un rimedio tramite le parole. Se un tempo erano i negozi di cioccolato a essere circonfusi di magia, adesso lo sono le librerie, dove luminosi librai, gatti, fanciulle, burberi signori, dispensano consigli e rivoluzionano la vita alle persone intorno a loro. È un messaggio splendido, non starei nemmeno scrivendo se non lo pensassi, ma a volte forse può servire riportare i libri a un livello più materiale. Perché il romanzo di Michaël Uras non ha nulla della patina colorata che potrebbe avere un’ottimista storia americana, e anzi smonta un po’ l’alone magico dato dalle cure librarie. Le parole degli altri mostra come la farmacologia dei libri possa essere tutt’altro che infallibile. Lo stesso Alex, il protagonista, si accorge di come i libri abbiano spinto fuori dalla porta tutto il resto della sua vita e, lungi dal considerare il suo mestiere di bibliopatologo una missione, le restituisce il suo pragmatismo: è un lavoro, un modo per mantenersi. “Un motivo spregevole dal punto di vista filosofico, ma io non vivevo in una manuale di filosofia.” afferma ad un certo punto.

Questo dovrebbe smorzare un po’ la nostra paura di restare senza libri, far perdere un po’ la loro patina lucente e riportarli a un piano più materiale. Senza desiderio di minimizzare o negare il loro grande potere, questo non mi stancherò mai di dirlo e di ripeterlo. E per godersi un libro che parla di libri* proprio mentre ci si prepara al confortevole tepore di novembre.

*il termine “libro” è volutamente calcato, con buona pace di Pennac.

Jules

Chi ha paura de… la Morte?

Copia di meals*

Che uno se la immagini con falce e mantello, che la veda come una luce bianca, la Morte fa paura. Codificata come tanatofobia, è una paura molto diffusa. Visto che domani è Halloween, festa dedicata principalmente ai morti che in questa notte vagano sulla terra, vale la pena cercare un modo per affrontare questa paura.

Ed è sorprendente, ma una paura così radicata può avere tantissimi rimedi. Vi suggerisco ben tre titoli, da scegliersi in base alla propensione personale. Tre rapidi sorsi per ogni romanzo.

Il tristo mietitore di Terry Pratchett.

Un terzo fulmine saettò in cielo. E stavolta non ci furono dubbi. Sulla cima della collina c’era una figura a cavallo. Incappucciata, E con una falce, impugnata con orgoglio come una lancia. È IN POSA. Bill Porta si voltò verso la signorina Flitworth. IN POSA. IO NON HO MAI FATTO NIENTE DEL GENERE. CHE SENSO HA? A CHE SCOPO?

Morte è stata licenziata. L’infallibile mietitore di Mondo Disco è stato sostituito e mandato a vivere tra gli uomini. Anzi, rischia lui stesso di diventare preda della Morte che ha preso il suo posto. La Morte di Pratchett è galante, sa ballare, disquisisce di filosofia ed è affascinante anche da umano. La si deve rispettare (e ci si può anche un po’ invaghire), ma di sicuro non temere.

Rivincite di Woody Allen

La Morte: Sono salita su per la grondaia. Volevo fare un’entrata drammatica. Vedo le grandi finestre e tu sei sveglio a leggere. Immagino che valga la pena di tentare. Sarei salita e entrata con un po’ di – hai capito… (schiocca le dita). Nel frattempo mi si impiglia la caviglia in un rampicante, la grondaia si rompe e resto appeso per miracolo. Poi mi si cominci a strappare  il mantello. Senti, andiamocene e basta. È stata una nottataccia.

Nat: mi hai rotto la grondaia?

Dal più grande umorista tanatofobico del nostro secolo, Woody Allen, si può solo imparare a gestire la propria fobia. D’altra parte, una Morte che per fare l’ingresso drammatico alla Faust ti rompe una grondaia e poi si fa anche battere a carte non può essere più di tanto terrificante. È un lavoro faticoso anche per lei, cosa credete?

Planctus di Laura Liberale

Il giorno dell’incidente in moto, Marte transitava opposto al suo Saturno e al suo Mercurio di nascita, e si congiungeva ai suoi Marte, Urano e Plutone di nascita. La Luna di transito si opponeva al suo Marte di nascita e Mercurio transitava in quadrato a Marte natale. Come poteva la vita piena e triofale dei suoi ventisei anni uscire illesa?

Un romanzo breve dalla cadenza e l’eleganza poetica sull’elaborazione del lutto. Uno psicodramma in cui quattro personaggi, la Gotica, la Maliarda, il Sopravvissuto e la Vulnerata elaborano, ciascuno a modo loro, la perdita di vite, di amore. Quattro voci (cinque con quella del loro mentore in questo percorso) tutte molto diverse e ciascuna con un diverso dramma da affrontare. Ricco di richiami alle varie culture su e della morte, tocca i nodi profondi della mente. Anche se breve, va letto lentamente, interiorizzando e riflettendo su ogni passaggio. La morte farà ancora paura, forse, ma si sarà compresa un po’ di più.

Cosa scegliete? Quale titolo si avvicina di più a curare questa paura che nessuno ammette, ma che tutti abbiamo?

Jules

*Si ringrazia il Grande Nerd che ogni Haloween diventa scultore con zucche dai disegni sempre più complicati

Chi ha paura de…le bambole?

Copia di meals (1)

Gli oggetti legati all’infanzia possono essere spaventosi. Sarà che per i bambini il confine tra divertente e grottesco è molto labile o forse perché, una volta adulti, guardiamo i giochi con occhio più smaliziato, però alcuni sembrano veramente vomitati dalla bocca della Giudecca (da intendersi con quartiere dantesco e non come tranquilla isola della Serenissima).

I pupazzi che sbucano dalle cassapanche con i loro sorrisi malvagi, i peluche con lo sguardo vitreo, le bambole… per le bambole si potrebbero aprire vasi di Pandora del terrore. Bambole possedute, assassine, senzienti, maledette: sbattono gli occhi, girano la testa di 360 gradi, hanno le manine con l’impugnatura perfetta per reggere un coltello da bistecca…

Non mi piacevano le bambole, da bambina. Ho scoperto che inquietano tante persone: casomai ve lo foste mai chiesto, la paura delle bambole si chiama pediofobia. Ora, come si combatte? Con la lettura de L’inventore di sogni di Ian McEwan.

Ed ecco Mr Thomas Fortune salire sopra la poltrona, e Peter salire in groppa ai suoi pensieri. A vederlo si sarebbe detto che non faceva nulla, ma in realtà era occupatissimo. Si stava inventando un modo emozionante di scendere dalle montagne con un attaccapanni e una corda ben tesa tra due pini. Continuò a pensarci mentre suo padre stava ritto sullo schienale della poltrona, ansimando e stirandosi per arrivare al soffitto. Come si poteva fare, pensava intanto Peter, per scivolare senza andare a sbattere negli alberi che tenevano la corda? Chissà, forse l’aria di montagna stuzzicò l’appetito di Peter. Fatto sta che in cucina c’era un pacchetto nuovo di biscotti al cioccolato. Non era bello continuare a ignorarli. Peter non fece in tempo ad alzarsi che sentì alle sue spalle un orrendo frastuono. E si voltò proprio mentre suo padre cadeva a testa prima nel buco tra la poltrona e il muro. Poi Mr Fortune riapparve, per prima la testa di nuovo. Sembrava deciso a fare Peter a pezzettini. Dall’altra parte della stanza, la mamma si teneva stretta la mano sulla bocca per non farsi sorprendere a ridere.
– Oh, scusa papà, – disse Peter. – Mi ero dimenticato che eri li.

Peter è un ragazzino di dieci anni molto fantasioso. Può perdersi per ore nelle sue fantasie che per lui prendono il posto della realtà. Può immaginare di salvare sua sorella da un branco di lupi, ma dimenticarla sull’autobus; essere maledetto e finire al posto di un neonato; entrare nella pelle del suo gatto e andarsene in giro a fare le fusa; essere attaccato dalle bambole di sua sorella.

Una delle avventure di Peter vede coinvolta la Cattiva, la bambola più brutta e zoppa della vasta collezione di sua sorella. Un pomeriggio, complice una scorpacciata di uovo al cioccolato, Peter ingaggia una discussione con la Cattiva: la bambola zoppa ritiene ingiusto che lui abbia una camera tutta per sé mentre loro sono costrette a stare in sessanta su una misera stanzetta. Come punizione, inizia a staccargli degli arti, a partire dalla gamba, per poterli indossare e Peter finirà sugli scaffali mentre lei potrà avere la stanza che tanto desidera.

Questa bambola me la sono sempre immaginata più o meno così

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Il punto, però, è che il romanzo si chiama The Daydreamer e non The Evil Doll. Peter è il creatore delle sue fantasie e lui può mettervi fine o quanto meno farsi richiamare alla realtà dalla sorella che lo prende in giro perché lo trova a giocare con le bambole. Siamo sempre noi a dare forza alle nostre fobie. Una bambola, per quanto cattiva e inquietante, si può gettare nel profondo della soffitta o il più lontano possibile in una discarica.

Tanto, come ogni horror insegna, sarà poi un problema della prossima incauta vittima che raccoglierà quell’oggetto segnando la sua condanna.

Jules

 

Chi ha paura de…gli specchi?

Copia di meals

Non so se l’ho già detto o lasciato intuire, ma io adoro Halloween. Sia nel suo senso tradizionale, sia nella variazione più carnevalesca degli ultimi decenni, sia nelle declinazioni in tutta Europa e nel mondo. Inevitabile, nel pensare a questa festa, a mostri e fantasmi, a Babau e vampiri. Il male occulto cammina sulla terra, si mostra con il suo vero volto e sta a noi affrontarlo, ridicolizzandolo o combattendolo. Ecco perché questo mese i libri consigliati saranno dedicati alle paure specifiche e alle letture adatte per combatterle. Un giro di interrogazioni su Instagram mi ha fornito un buon ventaglio di paure tra le quali scegliere. Mi metto in gioco per prima e confesso che una delle cose che mi inquieta sono gli specchi.

Gli specchi ci consentono di fronteggiare noi stessi in tutte le nostre imperfezioni. Lasciano immaginare infiniti mondi dietro di loro, mondi al contrario, dove le regole sono sovvertite. E poi, chi non controlla lo specchietto retrovisore della macchina temendo di trovare un serial killer sul sedile posteriore? Chi non teme, rialzando la testa e guardando lo specchio del bagno, di non vedere riflesso nulla e poi sentire un morso sul collo?

Spero ci sia qualcun altro con fantasie legate agli specchi o ci sto facendo una figura miserrima. Visto che la paura è codificata e prende il nome di eisoptrofobia, penso di trovare la compagnia di qualcuno.

Il libro consigliato per affrontare gli specchi è Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury

Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. È sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L’abisso tra le stelle. Scatenano il temporale umano per le anime, divorano la carne della ragione, riempiono le tombe dei peccatori.

Il romanzo di Bradbury, dal titolo originale Something Wicked This Way Comes, ha ispirato l’omonimo film della Disney negli anni in cui la Disney non aveva paura di terrorizzare sul serio i bambini. In una cittadina americana, Halloween, un anno, arriva prima del previsto. Il circo Pandemonio con le sue attrazioni così terrificanti da sembrare vere, arriva in una nube di zucchero filato e liquirizia bruciata. Porta con sé streghe, gallerie degli specchi, giostre dagli arcani meccanismi e il potere di realizzare i sogni più nascosti di ogni abitanti del paese. Tra i diabolici giostrai e lo scatenarsi delle forze del male si ergono due ragazzini, Will e Jim, e un bibliotecario (che non si chiama Rupert Giles*) che si opporranno alla venuta di questo malefico circo e lo respingeranno. Almeno fino alla prossima volta.

Il romanzo ha momenti di squisito terrore. L’inseguimento nella biblioteca oscura con il giostraio, il signor Dark, che cerca i bambini cantilenando il loro nome non è cosa da poco. Una delle attrazioni del circo è la galleria degli specchi dove chi entra perde la ragione e vi resta intrappolato. Il popolo dell’autunno trae la sua forza anche dalla sofferenza e dal pianto in essi riflessi. Come sconfiggerli allora? Con il sorriso.

Il sorriso inciso su un proiettile può trapassarli e ferirli, il sorriso in uno specchio ci rimanda un sorriso e non il terrore. Siamo noi a dare forza alle nostre paure. Allora ci rendiamo conto che le cose che ci spaventano le abbiamo messe noi lì dentro. Se ci facciamo una smorfia, la paura dovrebbe sparire.

Vi faccio sapere se smetto di controllare lo specchietto della macchina per cercare eventuali aggressori.

*chicca per gente che è stata giovane negli anni ’90

Jules