I luoghi dello shopping: una nuova eroina. La Volpe volante

Ha un musetto allungato, occhi grandi e plana dall’alto. Sembra una piccola superoina ed è purtroppo in via d’estinzione: l’animale di cui sto parlando è la volpe volante e in lei è racchiuso tutto il significato e l’energia che sta uscendo da una nuova libreria per bambini che sta per aprire a Padova.

Francesca e Olivera hanno una storia quasi favolistica alle spalle. Francesca con un passato da gestore di ludoteca e Olivera, dottorata a Venezia sulla letteratura dei Balcani, non si conoscevano prima di iniziare questo progetto. Un giorno Olivera scrive, sulla bacheca di un gruppo Facebook di offro/cerco lavoro, un messaggio: vuole aprire una libreria per bambini in zona Santa Rita a Padova e cerca qualcuno che voglia diventare sua socia nell’impresa. Francesca risponde che lei è interessata e il primo mattone della libreria è già piantato.

Una vera e propria chiamata all’avventura se vogliamo restare nel campo delle favole. Le due eroine quindi si incontrano e intraprendono un viaggio per realizzare questo progetto. Vanno a Roma per frequentare uno dei corsi di Centostorie, sul treno di ritorno ipotizzano il logo. La lista delle case editrici di interesse è preso fatta: Francesca ha dalla sua l’esperienza della ludoteca ed entrambe hanno figlie che si dimostrano molto entusiaste nell’aiutare le mamme nella selezione dei titoli. “Arianna” racconta Olivera “ormai si è così appassionata che adora sfogliare i cataloghi e li sa a memoria. Il suo preferito è quello di Lupo Guido“.

Oltre all’interesse sui titoli e le storie (la cui bontà è sottoposta alla lettura e rilettura da parte delle figlie), primario è l’interesse per l’ambiente. Perché la Volpe Volante è e sarà una libreria eco-sostenibile. “Appena fatta la lista” raccontano “Abbiamo scritto alle case editrici per sapere come producevano i loro volumi, la provenienza della carta, le loro politiche nel rispetto dell’ambiente. Sulla base di quello abbiamo iniziato la nostra selezione. Il primissimo arrivato di casa è stato Gallucci“. Oltre a ciò i testi privilegeranno i temi di “emergenza” cioè tutto quello che è importante nell’immediato per il pianeta: l’ambiente, la sostenibilità, l’immigrazione, la conoscenza e l’accettazione dell’altro e del diverso, il superamento degli stereotipi di genere. Perché se si cresce con questi valori, si costruirà poi un mondo migliore.

Oltre ai libri, la Volpe Volante offrirà anche uno spazio per i giochi che rispetteranno gli stessi valori. Saranno tutti realizzati con materiali eco friendly: giochi di legno riciclato, zainetti che danno nuova vita alle bottiglie… nello specifico guardate la ditta Affenzahn e i loro bellissimi animaletti.

Insomma, questa volpe volante ha un bel po’ di compiti da svolgere, ma pare non volersi fermare. Infatti, nel suo genere, è un negozio unico in tutta la zona. “Siamo arrivate mentre chiudeva anche un negozio storico di giocattoli e il quartiere rischiava di restare senza una realtà per bambini e genitori. Siamo tutte e due affezionate alla zona e abbiamo intenzione di “conquistarlo” raccontano. Con la cooperazione e la collaborazione dei negozi della piazza vorrebbero creare un orto sociale, migliorare l’accessibilità della piazza e lavorare in sinergia con tutti i negozi della zona: loro dirimpettaia è Laura Failla de “La Bottega sfusa” che da anni ormai diffonde i valori di ecosostenibilità e attenzione per l’ambiente. La piazza è quindi in ottime mani.

Ma, esistono favole su un’eroina come la volpe volante? Ancora no, ma Francesca e Olivera stanno pensando anche a questo. È in corso una campagna di crowfunding che servirà, in primis, a terminare la costruzione della caffetteria ecosostenibile che completerà l’anima della libreria e poi per finanziare la realizzazione della prima favola dedicata alla volpe volante con le illustrazioni di Francesca.

Intanto, il primo appuntamento è per domenica 15 settembre alle ore 16.30. Ci sarà l’inaugurazione ufficiale con il dispiegamento di tutti i libri e i giochi che stanno arrivando a fiume in questi giorni e si potrà ammirare la mostra dell’illustratore Marco Somà. Sarà solo il primo degli appuntamenti previsti. Ci saranno letture animate, giochi da tavolo, consigli di lettura nel futuro di questa volpina. Sarà tanto anche per un’eroina come lei, ma Francesca e Olivera le stanno fornendo tutta l’energia e lo slancio possibile per iniziare a salvare il mondo. A partire da una piccola piazzetta nel cuore di Padova.

Jules

La volpe volante SITO, FACEBOOK e CAMPAGNA CROWFUNDING

Ex Novo: di legami vicini e lontani

I legami stretti in Collegio Nuovo resistono e persistono anche da città e vite lontane

L’università è il miglior terreno possibile per stringere rapporti che dureranno per tutta la vita. Più che durante il liceo, si incontrano persone con i nostri stessi interessi e vocazioni e i legami saranno inevitabili. In alcuni casi si tratterà di indissolubile amicizia, in altri casi di amore totalizzante, alcune volte saranno gelosie, incomprensioni e tradimenti. Nel mio triennio universitario a Pavia al Collegio Nuovo ho avuto la fortuna di incappare in un gruppo di persone che, a dispetto della distanza e delle vite piene di ognuno, resiste. Si affrontano difficoltà legate al tempo e allo spazio e ci si tiene in contatto e ci si vede ogni volta possibile. E anche quando non ci si riesce, il silenzio non pesa e quando ci si ritrova sembra sempre di riprendere una conversazione interrotta poche ore prima.

La mia seconda parte di formazione universitaria si è svolta in un’altra città dalla lunga tradizione studentesca, Padova, e proprio in questa città si ambienta “Eravamo tutti vivi” di Claudia Grendene che esplora il tema delle relazioni tra un gruppo di amici nella Padova universitaria tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del nuovo millennio. In un racconto cronologicamente inverso, seguiamo Chiara e il suo amore per Max; Agnese, ribelle e spigliata anche in campo sentimentale; Alberto e Anita e la loro passione impossibile; Isabella ed Elia, insieme da quando erano ragazzi e pronti a cadere nella trappola più vecchia del mondo: il tradimento. Passando tra i portici della città universitaria tra uno spritz e l’altro, ci immergiamo in un mondo pieno di nostalgia, non necessariamente buona, ma di certo feroce e ci specchiamo nella spietatezza che possono avere solo le piccole storie comuni.

Il giorno dopo aver visto Agnese, Chiara tornò al Liviano, dopo quasi vent’anni. Pomeriggio di nuvole e vento, la bicicletta bianca non ne voleva sapere di scorrere lungo la ciclabile. Chiara spingeva di gambe e di testa. Arrivò in piazzetta Capitaniato affannata. Le lauree dottore dottore dal buso, piccoli cosi vicino a ogni albero della piazza: le sorsate di bibitone alcolico durante la lettura obbligat del papiro, gli scherzi spiacevoli, uova, farina, marmellata a imbrattare il travestimento del neolaureato.

Sullo sfondo del periodo che è il più formativo nella vita di ognuno, l’autrice crea un mosaico a sette voci nelle quali è davvero difficile non riconoscersi o riconoscere persone che hanno fatto parte della nostra esperienza. Persone che possono andare e venire, allontanarsi per poi ritornare, ma per sempre segnate dagli anni universitari, substrato di speranze e progetti poi infranti dal confuso e precario periodo storico che ancora non ci abbandona. A farla da padrone sono le voci dei personaggi femminili. Nessuna eccessivamente sopra le righe, nessuna eroina, nessuna donna straordinaria, ma tutte così vere da non sembrare nemmeno abitare la dimensione cartacea. C’è Agnese, bella e spregiudicata nelle sue relazioni, l’unica che non si costruisce una famiglia e vive a Londra, meta per eccellenza dei cervelli in fuga, si fa viva ogni tanto con il vecchio gruppo, ma senza sentirsi troppo legata. Chiara e Isabella che conseguono la laurea, si sposano, fanno figli e vedono i loro matrimoni perdere lo smalto a causa della quotidianità e, nel caso di Isabella, di una diciottenne “dalle unghiette rosse”. Anita, figlia mal riconosciuta di una famiglia veneta nobile e innamorata, ricambiata, di Alberto, suo cugino.

Le voci maschili emettono sofferenza. Chi ha subito violenze da bambino, chi è sotto psicofarmaci, chi dimentica i lutti nell’alcol e non ha il coraggio di amare chi dovrebbe, chi tradisce, chi non supporta. Non c’è niente di sopra le righe in questi lucidi ritratti. Potrebbero essere storie vere, come inventate, ma non lasciano scampo al lettore che è costretto, nel leggere di queste piccole miserie, a riconoscere eventi che lo hanno sfiorato o interessato almeno una volta nella vita.

Padova è sfondo discreto a queste avventure e non è necessario aver fatto qui gli studi per potersi trovare bene e ambientare. Perché è un romanzo che emana onde di sentimenti universali e ci mette di fronte alla spietatezza delle vite comuni.

Ci sono legami che vanno e vengono e a giugno, quando ci si laurea e si prendono strade diverse, viene spontaneo interrogarsi sul futuro delle nostre amicizie. Per esperienza personale e, a questo punto, anche letteraria, posso affermare che quelli importanti resistono, nel bene e nel male. E ci fanno compagnia durante tutto il resto del percorso.

Jules

Cerebration: a head (and a week end) full of things

In quel di Padova ci piace concentrare. Seguiamo un po’ la logica dei futuri sposi che scelgono, per la data fatidica. un periodo compreso tra la tarda primavera e il dorato autunno. Con il risultato che le frotte di amici si trovano alcuni mesi con i week end impegnati da pantagruelici pasti e mesi di desolazione alimentare.

Sui festival e le attività cittadine, a Padova e non solo, si ragiona nella stessa maniera. Per fortuna non siamo come Stars Hollow, la cittadina di Gilmore Girls, con le centinaia di manifestazioni in ogni stagione. Week end traboccanti di eventi ci nutrono prima del letargo invernale. Presentazioni, incontri, aperitivi riempiono la testa in modo da essere ben satolli (e con una buona lista di libri da leggere) nei pigri pomeriggi novembrini.

Questo primo fine settimana di ottobre, Padova ci ha ben nutrito: si è tenuta la Fiera della Parole, la kermesse che ormai è appuntamento fisso della città ogni autunno, e il CeRebration Fest giunto ormai alla sua nona edizione.

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Il CeRebration è un festival, ma soprattutto è un contenitore di idee. Ospita laboratori, esposizioni d’arte, tanta e buona musica e tanto e buon cibo e birra. È uno spazio che lascia il campo a debuttanti ed esordienti accanto a nomi già più affermati. Quest’anno, l’ultima giornata è stata dedicata alla letteratura: Parole e libri, un caffè letterario ha occupato tutto il pomeriggio di domenica 7 al parco Milcovich, in quartiere Arcella. Una scoperta anche per me che a Padova ci vivo e non avevo idea che ci fosse questo parco pieno di ragazzi, cani che giocano e conigli selvatici che brucano sereni e con un certo sprezzo dei bambini che cercano di rincorrerli. Prima che vi parta in testa la Pastorale di Beethoven, vi dico che si sentivano telefoni sparare rap a tutto volume: un parco vivo, il che è molto meglio di idilliaco.

Incontri serrati, quasi speed date con libri e autori. Nell’ordine: Saverio Tommasi con Siate ribelli, praticate la gentilezza di Sperling & Kupfer, Roberta Della Fera con Cristalli di Saremo Alberi, Francesco Mascia con Uomini onda- Vite alla deriva di Scorpione Editrice e Elena Lazzaretto con L’arte delle gocce rosse di Ciesse Edizioni. Per chi non c’è stato, vi faccio rivivere lo speed date. Suonerà una campanella alla fine e potrete decidere se passare all’autore successivo. Via!

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Saverio Tommasi e l’innamorarsi delle storie di lato

Saverio Tommasi, giornalista per Fanpage, ha bisogno di meno presentazioni di altri. Siate ribelli, praticate la gentilezza è una lettera alle sue figlie, usate come gancio narrativo per raccontare storie sotto un’altra prospettiva. Già la copertina ribalta la prospettiva: in un’epoca egoriferita e fatta di selfie, una bambina di spalle di cui non vediamo il volto ci invita a valutare ogni storia e ogni vicenda sotto una luce diversa. Si parte da una storia per arrivare a mettere in luce sentimenti che non pensavamo di trovare in quel contesto. Chi immaginerebbe di trovare dolcezza e nomignoli teneri in un club BSDM? O allegria in una camera d’ospedale dove il marito va a trovare la moglie in coma da anni e le mette musiche abruzzesi ballabili per ricordarle le loro giovinezza? Invece di favole alla La Fontaine, Tommasi parte da storie del quotidiano per arrivare a farci vedere tutto sotto una prospettiva ribaltata.

DIN DIN *sarebbe la campanella*

Roberta Della Fera: non abbiate paura nel far sentire la vostra voce

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Roberta, sin dai tempi della scuola, aveva paura a far sentire la sua voce. Poi, in prima media, la professoressa le fa leggere un suo tema in classe e tutta la classe si perde nelle sue parole. La sua paura si trasforma nella comprensione che avere attenzione alle sue parole è una cosa importante e positiva. Nasce così il primo romanzo, Cristalli. Giorgia, la protagonista, inizia l’università con alle spalle il peso di un’infanzia difficile, segnata da abusi scolastici. L’incontro con altre persone, a loro volta ferite, le farà trovare la bellezza anche nel diverso e capirà come riparare le fratture che crepano il suo vissuto. Roberta sta imparando a usare la sua voce e ha inframmezzato la sua presentazione con un paio di canzoni accompagnata dalla chitarra.

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Francesco Mascia alla ricerca di direzione

La novella di Francesco Mascia tratta, in maniera allegorica, dello straniamento e della mancanza di direzione precisa che vive la nostra generazione. Complice il momento socio-economico, molti non sanno che strada intraprendere, consapevoli di non poter avere la vita dei loro genitori. Di questo parla il viaggio di Paolo, il protagonista, che si imbarca su un veliero alla ricerca di quello che vuole e che amerebbe fare nella vita.

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Elena Lazzaretto e l’ambientazione steam punk Cover_Arte_Gocce_Rosse-693x1024

Elena, autrice padovana, ha appena esordito con il romanzo L’arte delle gocce rosse edito da Ciesse Edizioni. La splendida ambientazione steam punk in una città che ricorda la Londra vittoriana, fa da sfondo alle vicende di Malinka, giovane dei bassifondi con una passione per la scienza e in particolare per la preparazione di un preparato allucinogeno, la miraggina, in grado di far avere visioni applicandola come collirio sugli occhi. Un preparato che è spartiacque tra il sapere popolare dato dalle vecchie erboriste e il sapere scientifico del sistema accademico. Tutti i suoi personaggi sono accomunati da crepe psicologiche che li rendono a tratti inquietanti (Diana su tutti è un piccolo spettro maligno) e sfaccettati. L’ambientazione è uno sfondo di tale accuratezza e con echi al Salgari fantascientifico che incantano. C’è da augurarsi altre opere in questo mondo che catturerà anche chi non è sfegatato ammiratore dello stile steam punk.

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Speed date finito! Anche se non siete venuti ora avete un assaggio del ricco buffet del week end padovano. Spero stiate facendo scorta per l’inverno con libri e idee. Il letargo è ancora lontano, ma è meglio apparecchiare una buona dispensa.

P.S. ho preso più appunti che foto, anche perché inizia la stagione dei guanti e il maneggio telefono all’aperto mi risulta difficile. Che blogger d’assalto! Per fortuna sulla pagina Facebook del festival trovate video e scatti.

Jules

I luoghi dello shopping: la LibrOsteria a Padova

«Ho vissuto qui in zona per qualche anno e non riesco a ricordare cosa ci fosse prima».

«Un negozio di pellami. Una parete di meno e la LibrOsteria ha tutto lo spazio che occorre».

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Il 19 luglio ha aperto in via Savonarola a Padova, di fronte al collegio Mazza, la LibrOsteria. Si scrive con una o sola, il logo ne ha due per indicare la compagnia e l’accoglienza…o forse perché dopo le prime due ombre inizi a vedere doppio? Questo nuovo locale a metà tra libreria e osteria sta per inaugurare ufficialmente il 15 settembre. Per arrivare preparata a inizio settembre e con lo stomaco convenientemente vuoto, sono andata a sbirciare in anteprima e a chiacchierare un po’ con Marianna Bonelli e Elisa De Rossi, le librOsti.

Marianna Bonelli è un’istrionica condottiera, già fondatrice di Spritz Letterario. L’associazione, nata a Vicenza e cresciuta raminga con lo scopo di raccogliere quanti più lettori e non lettori possibili, trova nella Librosteria la sua sede naturale: d’altra parte, anche le associazioni diventano grandi e decidono di prendere casa.

A mio avviso, questi luoghi dove parole e cibo si combinano dovrebbero avere due caratteristiche: la prima è di farti sentire a tuo agio in un ambiente già ben definito e con il proprio carattere. La seconda di farti capire che è uno spazio in cui puoi vivere e interagire, contribuendo alla crescita. IMG_0009

La LibrOsteria soddisfa entrambi i requisiti: da una parte, porta con sé il bagaglio e l’esperienza decennale di Spritz Letterario con tutte le iniziative rodate negli anni, dall’altra si presenta come uno spazio aperto dove includere nuovi lettori e non lettori e fornire la base per nuove attività. Nonostante sia aperta da pochissimo, infatti, si stanno già creando i primi gruppi di lettura.

Per gli aficionados non dirò nulla di nuovo. La LibrOsteria ospiterà alcune delle attività storiche di Spritz Letterario: la bancarella dello scrivente, ovvero l’asta per aggiudicarsi testi inediti di prosa e poesia. Milk Lettarario, rivolto ai bambini. Le discussioni dedicate al vino e ai libri ovvero qual è il vino giusto per supportare/ sopportare la lettura di un determinato romanzo. Andando di pari passo e parlando un po’ con il sommelier e un po’ con le libraie si arriverà a selezionare un vino perfetto di accompagnamento alle parole. Nicolai Lilin, ad esempio, si può leggere bevendo un Amarone che con il suo rosso si aggancia al sangue dei tatuaggi.

Ma Marianna non è persona da fossilizzarsi sul passato o solo su format collaudati. Stanno lavorando alla ristrutturazione del piano inferiore per poter ospitare anche gruppi di scrittura creativa, cinema, momenti di lettura. Da non escludere un futuro circolo per gli scacchi e giornate dedicate ai tornei di Trivial lettarario. Ogni ultimo martedì del mese ci sarà la serata jazz. Per coppie di futuri sposi ci sarà la possibilità di fare la propria lista nozze e non verranno trascurate le feste di laurea. Con il collegio proprio di fronte poi non mancheranno le occasioni.

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Un bicchiere di vino? Un’acqua tonica allo zenzero? Uno sponciotto?

Dopo tutto questo parlare di libri, vale la pena fermarsi e ristorarsi parlando di cibo. Perché non bisogna assolutamente dimenticare la parte mangereccia. Cosa si servirà in LibrOsteria? Be’, anzitutto cose buone, risponde Elisa da dietro il banco. Vini principalmente veneti e friulani e sponciotti per accompagnare. Perché è fondamentale non uscire da lì a stomaco (e a mente) vuoto. Le librOsti sono ferratissime sui vini e non ti lasciano andare via senza consigliarti un libro: perché i due cerchi del logo stanno anche a indicare che le due anime del luogo non possono e non devono essere separate.

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Sono libri o sono i menù? Apriteli

Dopo esserci rifocillati con la lista per il pranzo, torniamo a parlare di libri. Va da sé che la Librosteria è libreria indipendente al 99,99%. Marianna tiene libero lo 0,01% perché gli estremismi, in ogni campo, non fanno mai bene e ci sono autori pubblicati dalle tanto temute major che non si possono escludere. Con la sua conoscenza letteraria maturata negli anni non si resta delusi dalle proposte di titoli e dalla selezione delle case editrici presenti. La sua conoscenza è poi chiaramente estesa anche agli autori: il calendario si preannuncia già fittissimo. Anzi tutto, durante l’inaugurazione, non è escluso di incontrare qualche autore che viene a rifocillarsi durante il festival di Mantova, ma la prima presentazione ufficiale è fissata per il 20 settembre con Carla Fiorentino e il suo volume Fandango: Cosa fanno i cucù nelle mezz’ore. Converrà restare sempre aggiornati sulla loro pagina Facebook.

Il quartiere ha reagito benissimo a questo nuovo arrivo, nonostante il vuoto dato dalla stagione estiva. Si sono già formati i gruppetti di abituè (e i cani sono molto ben accetti) e la commistione cibo-libri pare funzionare molto bene. Per fare una media in soldoni, per ogni cicchetto consumato si è acquistato anche un libro, giusto per sfamare ogni aspetto.

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Tenete ben a mente l’orario di apertura!

Un’oretta in compagnia di Marianna e faccio fatica a tenere dietro e appuntare ogni cosa (e se ho saltato qualcosa chiedo venia), ed esco sapendo che nei prossimi mesi potrò andare lì ogni volta che sentirò il pungolo della fame: fisica e mentale.

 

Ci si trova in LibrOsteria il 15 settembre dalle 16 alle 24 per inaugurare degnamente.

Jules

I luoghi dello shopping: “Il mondo che non vedo”, un mondo nuovo

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“Il mondo che non vedo”, Via Beato Bellegrino n.37, Padova.  Foto tratta dalla loro pagina Facebook

Ogni libreria mi si presenta sempre come un mondo nuovo e a sé stante. Quando entro posso osservare i suoi monti (le pile di libri), i fiumi (i corridoi tra gli scaffali), la fauna e la flora che lo popolano (libri e lettori) e intravedere il Creatore (il libraio/a). Messa giù in termini epici si tratta quasi di una lettura visiva di una Genesi di un mondo fatto di libri. Ma, mentre ne possiamo vedere gli effetti a creazione ultimata, resta sempre il mistero del “cosa c’è stato prima”, come il mondo è nato, dietro quale idea, quando…ecco perché ieri sono andata all’esplorazione un po’ più approfondita di un luogo in cui ero passata solo da visitatrice frettolosa, paga della buona selezione di titoli e della possibilità di bere un caffè scegliendo un libro: Il mondo che non vedo.

IMG_2844Il mondo che non vedo apre il 9 novembre del 2016 a Padova, in una via che, sebbene vicinissima al polo universitario e al centro cittadino, è in genere poco frequentata. Si presenta come una libreria con le pareti bianche e azzurre, bancali di recupero come mobili per i libri, sedie tavoli e poltrone vintage e un bancone bar. Si percepisce subito, e poi mi viene confermato, che tutti gli arredi sono scelti con cura e con un motivo ben preciso, così come fanno con la nutrita selezione di titoli, tutti di marchi editoriali indipendenti. Una libreria- caffetteria che non saremmo sorpresi di trovare in una piccola via di un quartiere parigino. Chiacchiero un po’ con Erica Guzzo e Michela Mancarella, le demiurghe del luogo.

Visto che si tratta di una storia padovana, tutto inizia davanti ad un aperitivo. Due ragazze al Chiosco, un mojito, e la discussione che in molti, soprattutto di questi tempi, affrontano: cosa fare del proprio futuro lavorativo? Una di loro viene già da un lavoro nel campo dei libri, l’altra ha più una formazione in campo amministrativo e decidono che la strada che possono percorrere è quella di aprire una libreria insieme. A differenza dei romanzi in cui il titolo è sempre l’ultima cosa ad essere pensata, loro partono subito dal nome. Scartato l’originario desiderio di dedicare il luogo a Lucia Extebarrìa, scrittrice spagnola da loro molto amata, si decidono per Il mondo che non vedo, in onore ad una raccolta di poesie di Fernando Pessoa. Da quel momento le idee corrono. Immaginano, essendo vicino al polo universitario, di rivolgersi principalmente alla fascia di studenti e docenti, ma ora raccontano che il pubblico è quanto mai eterogeneo. Proprio mentre parliamo vicino a noi c’è un ragazzo che studia, una mamma che cerca un libro per bambini e una signora che è venuta semplicemente per una tazza di caffè dopo la spesa.

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Il bancone è stato realizzato a Milano dal laboratorio “ControProgetto”

“Spesso entrano persone che non hanno bene idea di come funzioni Il mondo. Vedendo il bancone del bar pensano che sia una caffetteria con dei libri da prendere in prestito oppure da leggere mentre si beve qualcosa. Ci teniamo a specificare che questa è una libreria con dentro una caffetteria e non il contrario.” mi spiegano. La caffetteria nasce come “coccola” per il lettore che desidera sfogliare un libro appena acquistato, ma ovviamente si può entrare anche solo per un caffè e un dolcetto o per un pranzo veloce. Proprio adesso stanno incominciando ad ospitare le prime feste di laurea.

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Mi affascina moltissimo il loro simbolo: cosa significa? Si presta a libera interpretazione, quasi fosse una particella di Rorschach dispersa. Chi ci vede un occhio, chi un telescopio, un mondo, l’obiettivo di una macchina fotografica. Non c’è una risposta più giusta dell’altra.

Anche se aperte da relativamente poco tempo, hanno un calendario così fitto di eventi da sembrare da sempre parte del panorama letterario della città. Ogni settimana ospitano presentazioni di libri, inaugurazioni di mostre e musica. Stanno creando una piccola orbita sotto questi portici, una forza di gravità che attira già moltissima gente. È un mondo che merita di essere scoperto, di essere visto e di essere vissuto. Sicuramente alcuni padovani lettori ci sono già stati: per chi ancora mancasse Erica e Michela si trovano qui alla loro pagina Facebook e vi aspettano in via Beato Pellegrino 37, Padova.

Jules

 

I luoghi dello shopping: la tradizione delle librerie su ruote

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Fonte foto http://www.boredpanda.com/bookmobile-library-on-wheels/

«Ciao, buongiorno! Cosa ci fai da queste parti?»

«Ciao, come stai? Sono un po’ in anticipo, sto aspettando che arrivi una libreria. Ti va un caffè?»

L’altra mattina ero al ponte in fondo a via Porciglia, a Padova, e ho incontrato un’amica con la quale si è svolto il breve scambio di battute qui sopra. Lei si è messa a ridere e mi ha chiesto cosa intendessi con “aspettare una libreria”.

Da novembre 2016, un’Ape Piaggio si aggira per la provincia di Padova. Ha le fiancate decorate con delle strisce, quasi a ricordare i vecchi gelatai ambulanti, però è ripiena di libri. Al volante, Anna Paccagnella, la libraia e autista di questo piccolo mezzo però così apelibripotente. Anna è di Selvazzano, in provincia di Padova, e inserisce la sua attività su due tradizioni: una, meno piacevole e piuttosto attuale, ovvero quella del mercato del lavoro che “offre” la possibilità, spesso forzata, di reinventarsi quando le strade tradizionali non pagano più. L’altra, invece, è quella molto più romantica ed intrigante delle librerie su ruote che ha le sue origini in terreno anglosassone a metà dell’Ottocento. Anna, la Sarah Byrd Askew del Veneto, ha pregressi lavorativi nel campo dei libri e la necessità di rimettersi in gioco. Dopo due anni da mamma a tempo pieno e senza che, come spesso accade, il mondo del lavoro le permetta di rientrare, compra un’Ape, la farcisce di libri e decide di fare la libraia itinerante. Con coraggio, competenza, entusiasmo e gentilezza.

Dopo il caffè con la mia amica, sono comunqe arrivata troppo presto e sono stata tra i piedi di Anna mentre sistemava. Volevo quasi chiederle se potevo darle una mano, ma le avrei sicuramente scombinato tutto, quindi mi sono messa a ficcanasare. Mentre curiosavo e avevo la possibilità di vedere la vestizione dell’Ape, è passata una scolaresca. Bambini delle elementari che si sono messi a scattare foto a questo piccolo mezzo così curioso. Anna ha sorriso e mi ha detto che è sempre così: i bambini, soprattutto, vanno matti per la sua apelibreria. Infatti la sezione di libri per i giovani occupa un’intera fiancata dell’ape ed è molto ben fornita, sia con narrativa che con volumi di illustrazione.file-5 Inutile dire che non aveva nemmeno finito di allestire e già avevo selezionato il libro da portarmi a casa. Proprio per i ragazzi e a cura di AniMatte, organizza pomeriggi di lettura animate che hanno sempre un grandissimo successo. Certo, sono i primi mesi, fa ancora freddo ed aprire un’attività simile è sicuramente tante cose, ma non semplice. Eppure le soddisfazioni già iniziano a vedersi: aggiornando la sua selezione di titoli in base al periodo (fino a ieri il tema era San Valentino, da oggi si parte con il Carnevale), riceve anche prenotazioni, creando il primo nucleo di pubblico affezionato. L’Apelibri non ha problemi a raggiungere i posti più svariati: fa salite e discese con grande coraggio, macina chilometri e si sta facendo ben conoscere in tutta la provincia. Chissà, forse con la bella stagione amplierà ancora di più i suoi giri e magari andrà ad abbronzarsi in qualche zona balneare. Per il momento, seguite la sua pagina Facebook: Anna confessa di non aver mai avuto FB prima di questa avventura e ci siamo trovate d’accordo sulla difficoltà del mondo social.

Fate un salto a trovarla nel suoi due posti fissi settimanali: il lunedì mattina, al ponte di Via Porciglia, Padova e il venerdì mattina, a Tencarola, fronte chiesa. Se qualcuno vi chiederà cosa state aspettando, rispondere pure che deve arrivare una libreria, a strisce, come i vecchi gelatai di una volta, e colma di sorprese e magia come il castello errante di Howl.

Jules