Oggi si consiglia a… i vegetariani

Vegetariani

 

Dopo il consiglio della scorsa settimana per i carnivori, quest’oggi osserviamo l’altra parte della barricata: i vegetariani. Se negli anni ’90 fiorivano ovunque steak house e ristoranti specializzati in carne, la tendenza degli ultimi anni si è spostata verso il verde. L’uso originale e gustoso dei vegetali è diventato una nuova forme di arte culinaria e riscuote successo anche tra chi non disdegna ogni tanto un pezzo di carne. Insalate come mandala, soia trattata per assomigliare allo spezzatino, colorati ed originali abbinamenti sono presenti in ogni strada del centro città e in ogni pagina Instagram. Visto che stiamo giocando sugli estremi e visto che di vegetariani e vegani intransigenti che ne sono (non neghiamolo!), questa graphic novel è pensata per loro: Vivi e vegeta. Un noir vegetariano di Francesco Savino e Stefano Simeone.

Nel Distretto dei Fiori, dove si fugge dal mondo degli umani e molto spesso piove, l’atmosfera non è festante. Il cimitero di vasi rovesciati si arricchisce sempre di più: nei giorni di sole, i fiori spariscono senza lasciare traccia, rapiti dai perfidi girasoli Anthos ed Elios. Nessuno sa cosa succeda loro, solo che vengono portati verso la Serra. Carl il Cactus arriva in città in un giorno di pioggia, le spine fradice e il cuore pesante, alla ricerca di Nora, la sua fidanzata che rientra nella lista degli scomparsi. Mentre nel mondo delle piante e dei fiori si diffonde sempre più l’eco pauroso della parola “vegani”, Carl dovrà fare luce su un terribile mistero.

Il pubblico femminile sicuramente ricorderà quel capolavoro cinematografico di Notthing Hill; Hugh Grant si trova a cena con una ragazza che si definisce “fruttariana”  e che mangia solo frutta e verdura già caduti dalla pianta. Guardando con aria schifata la carota sulla forchetta di Hugh Grant esclama, a metà tra rabbia e compassione, “Quella carota è stata assassinata”. Dopo tanti anni di galline in fuga e vari Babe destinati alle tavole delle feste, finalmente abbiamo anche la versione vegetale. I fiori e le piante, qui ritratti in maniera antropomorfa, vivono in una società organizzata, con le proprie faide e i propri problemi, ma caratterizzata dalla fuga del mondo degli umani, ormai sempre più asserviti alla cucina green. Nato come web comic sulla piattaforma Verticalismi.it, Vivi e Vegeta mescola elementi noir e western e si mette nei panni dei portatori di clorofilla, terrorizzati dal suono del minipimer e che riempiono i propri incubi con le ricette di verdeclorofilliano.com. Indossando elementi fioriti (ho fatto un po’ fatica a trovare qualcosa, avevo solo degli orecchini!) portate all’estremo la vostra empatia per le piante; aprite, leggete e sentitevi in colpa, o vegetariani! Pensate a quanti fiori e foglie si sono sacrificate per voi! Quanti amori vegetali spezzati, quanti traumi! Non potrete più guardare la vostra insalata con gli stessi occhi di prima.

Jules

Relax: di nuovo a proposito di felini

Lettere gatto

Nulla, nella mia mente, incarna l’idea del relax come i gatti. Una domenica libera richiama quindi tra le mani l’ennesimo volume che parla di felini: Lettere dal mio gatto di Helen Hunt Jackson.

Sui social abbondano le pagine umoristiche fatte per dare voce ai nostri animali domestici. Finte chat su whatsapp e meme mettono in scena una profonda umanizzazione dei nostri animali domestici che vengono dipinti come dolci sciocchi (i cani) oppure attenti e cinici calcolatori (i gatti). In questo volumetto, scritto nella seconda metà dell’Ottocento, la visione è modificata. Micina, la gatta della scrittrice, viene immaginata come l’autrice di una fitta corrispondenza durante le vacanze della padroncina. Tra domestiche che non la sopportano, simpatie per il nuovo gattone dei vicini e disavventure con i barili di sapone, la gatta viene presentata in maniera molto diversa dai suoi simili contemporanei: Micina mostra venerazione e autentica affezione verso la “sua” umana. Ne sente la mancanza non tanto in quanto distributrice di cibo, ma autentica amica e compagna e la idolatra con cieco affetto. Più simile ad un cane, nella nostra mente, che non ad un animale indipendente come il gatto.

«Povera Micina, niente più bei giochi per te, fino a che Helen non torna a casa!» e io pensato che sarei scoppiata in lacrime. Mi sembra tuttavia che sia un comportamento molto sciocco da tenere, di fronte a ciò che è inevitabile, così ho finto di avere qualcosa nell’occhio sinistro e l’ho strofinato con la zampa. È molto raro che io pianga per qualcosa, a meno che non si tratti del latte versato. Spero tu abbia trovato le castagne per il cavallo che ti ho messo sul fondo della carrozza. Non riuscivo a pensare a nient’altro da mettere lì dentro che ti potesse ricordare la tua gattina.

Difficile immaginare un gatto di oggi rivolgersi così al proprio domestico, giusto? I gatti di cui mi prendo cura io, di solito, si strusciano con affetto fino a che non ho aperto la busta con i bocconcini per poi ignorarmi ed indirizzarmi solo vezzosi colpi di coda una volta compiuto il mio dovere.

Jules

P.S. Gli orecchini in abbinamento sono di Tun Design

Oggi si consiglia… alle ragazze nerd

Your name

E poi, tutto a un tratto, mi sono accorta che la punta della cometa si era divisa in due. Sembrava che una delle due punte enormi e luminose si avvicinasse sempre di più. Poco dopo hanno cominciato a splendere diverse meteore sottilissime. Sembrava che stessero cadendo le stelle. Anzi, è stata una notte in cui sono davvero cadute le stelle. Quel cielo notturno era bellissimo, tanto da dare l’impressione di non essere reale, come se fosse una visione dentro a un sogno.

Un po’ di tempo fa, avevo suggerito un libro per uomini nerd, per farli uscire dalla solita spirale fantasy. Per equilibrare, oggi ci occupiamo della controparte femminile. Giochiamo per qualche riga sugli stereotipi e sugli estremi di genere.

Se pensiamo ad un uomo nerd, lo immaginiamo concentrato su fumetti, videogiochi, giochi di ruolo e, ammettiamolo, poco propenso alla vita sociale e difficilmente a proprio agio con il mondo femminile. L’uomo dei fumetti dei Simpson e The Big Bang Theory hanno fatto enormi danni alla categoria.

Per le ragazze la questione è un po’ diversa. Una nerd può anche essere solo appassionata di HP, leggere manga e, se possibile, portare occhiali grandi, ma graziosi. Una nerd ha un privilegiato accesso al mondo maschile e, in alcuni casi e ad alcuni livelli, può anche entrare in conversazioni altrimenti poco comprensibili: un po’ come aver capito il fuorigioco. La lettrice nerd è generalmente più eclettica della sua controparte maschile non essendo solo focalizzata su fantasy e distopie. La cosa migliore da fare è quindi aprire un volume che è sceneggiatura cinematografica, romanzo e shojo manga allo stesso tempo: Your Name.

Probabilmente ne avete sentito parlare per via del film uscito questo gennaio. Molto ben accolto da critica e pubblico, narra di due adolescenti giapponesi che, senza ragione apparente, si scambiano oniricamente il corpo, vivendo uno la realtà dell’altra. Inizialmente spiritoso per gli ovvi problemi che possono nascere quando un ragazzo ed una ragazza si alternano in vite agli antipodi in tutti i sensi, si tinge poi di un romanticismo malinconico che, viene da pensare, è una costante in molte storie di genere. La genesi, per ammissione stessa di Makoto Shinkai, autore del romanzo e regista del film, è incerta; così come tra uovo e gallina non si riesce mai a decidere, così non si distingue la nascita di anime e romanzo. Il manga, contrariamente a quello che verrebbe da pensare, non esiste. Eppure, nel leggerlo, viene quasi naturale immaginare i disegni, le pose per noi buffe e le esclamazioni così lontane dal nostro modo di essere e di fare letteratura. Your name è una storia romantica, molto coinvolgente e per nulla infantile che ben equilibra attimi di pathos con momenti divertenti e mostra spaccati della realtà giapponese che in un manga sarebbero passati in secondo piano. Richiama, a tratti, la delicatezza di Miyazaki.

Abbinatelo ad orecchini di pietre semi preziose. Io ho scelto il turchese per assonanza cromatica con la copertina e per favoritismo personale nei confronti del minerale. Aggiungo che, da discreta consumatrice di shojo, non ho potuto fare a meno di terminare la lettura in un pomeriggio.

Jules

Oggi si consiglia a… le prime donne

bookcard-eva

Ora ho un giorno di vita. Quasi un giorno intero. Sono arrivata ieri. Almeno così mi sembra. E credo sia così, perché se è esistito un giorno-prima-di-ieri, quando quel giorno c’era non c’ero io, altrimenti me ne ricorderei (…) Dunque, se sono un esperimento, è a me che quell’esperimento si riduce? No, non credo; credo che il resto ne sia parte. Io ne sono la parte più importante, ma penso che tutto il resto abbia il suo peso.

Abbiamo tutti un’amica un po’ prima donna. Di quelle che amano essere al centro del’attenzione, raccontare diffusamene le proprie avventure ed essere, in generale, sotto l’occhio di bue del riflettore. Nessuna cattiveria o snobismo: così come non accusi una persona di avere gli occhi azzurri, così non le puoi più di tanto rimproverare di esser una prima ballerina. Anzi, talvolta può essere metro di confronto, sfida e miglioramento personale. Un buon volume per loro (o per voi, se siete della categoria e vi state riconoscendo senza finte autogiustificazioni), è Il diario di Eva di Mark Twain.

L’autore americano, per eccellenza associato a romanzi d’avventura con connotazione picaresca, qui si riprone in una veste più intimistica e raffinata: la forma, per l’appunto, del diario della prima donna alle prese con la scoperta del Creato nuovo di zecca. Mescolando in Eva tratti di ingenuità, presunzione e curiosità di scoperta, crea un personaggio fantastico e complesso, un’incarnazione della “prima donna” di tutti i tempi e tutte le età.

Abbinatelo ad orecchini con riproduzioni di figure femminili (nella bookcard sono orecchini in legno con una copertina di Vogue anni’20) e ricordate sempre che anche le prime donne devono fare attenzione alle cadute. Di ogni genere.

Ah, doveste conoscere una controparte maschile, sappiate che esiste anche Il diario di Adamo.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Eva, prima donna del creato, descrive i suoi primi giorni nel mondo nuovo di zecca. Lo esplora con ingenuità, presunzione e curiosità, fornendoci una visione romantica e da sogno dalla quale è destinata a svegliarsi.

Relax: fate i gatti!

gatto-domenica

Il gatto, se non si bruciacchia il mantello tigrato, rimane al caminetto e soddisfatto vi si siede dentro: ma una volta lucido, scapperà dal suo angoletto a giocare con la coda o a divertirsi al sole; si leccherà il muso rotondo e salterà ovunque per mostrare il suo mantello e per essere ammirato (Geoffrey Chaucer)

Don Pierrot, come tutti i gatti viziati e coccolati, sviluppò una piacevole amenità di carattere. Condivideva la vita della casa con tutti quei piaceri che i gatti trovano nell’intimità del focolare domestico. Seduto al suo solito posto accanto al camino, sembrava veramente capire quello che gli veniva detto e sembrava esservi anche molto interessato (Théophile Gautier)

Non so se valga per tutti, ma nel mio parlato quotidiano uso parecchie metafore animalesche: quando ho mangiato troppo mi definisco “un pitone che sta digerendo una gazzella”, quando voglio essere pigra dico che “sto facendo il gatto”.

Fare il gatto leggendo brani che parlano di gatti aiuta ad entrare nello spirito giusto. Rende più giusto rotolarsi tra le coperte, stiracchiarsi senza motivo apparente, pretendere che qualcuno ti porti una tazza di tè perché sei troppo pigra anche solo per alzarti.

Fare il gatto leggendo brani di gatti e indossando degli orecchini tintinnanti che possono distrarti e spingerti a giocherellare è ancora più corretto. Fate i gatti con questi estratti tratti da narrativa, saggistica e lirica e rilassatevi. Non c’è nulla di più giusto.

Jules