Oggi si consiglia…per il 730

Copia di meals

Le pietre miliari dell’età adulta sono diverse. Prima volta in cui scegli e compri un vestito da sola; prima volta in cui vai in vacanza con gli amici; prima esperienza di vita fuori casa; primo stipendio; prima volta in cui prenoti le visite mediche…prime volte piacevoli, divertenti, stressanti e scoccianti fanno parte di quel mondo adulto, dove se si sbaglia, si sbaglia da professionisti (cit. Vorrei tanto fosse mia).

Ognuno ha i propri diversi step in cui si è sentito “grande”, e questo mese esploreremo alcune di queste situazioni, ovviamente ciascuna con il proprio libro per sopravvivere. Perché giugno è un mese subdolo: ti fa sentire il profumo dell’estate, ti bisbiglia di prendertela con calma e che è arrivato il momento di rilassarsi, ma pone delle condizioni. Prima devi sistemare le cose con la banca, devi fare le visite mediche prima di partire, la macchina è a posto? Le tasse sono sistemate? Vestitevi seri, tirate fuori i documenti e mettete il libro giusto in borsa perché avrete delle file da fare, attese telefoniche da sostenere e con la giusta compagnia passerà tutto meglio. Insomma, passerà, diciamo.

Partiamo con un mio personale spauracchio: il 730. Come affrontarlo: con Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling. Non vi risparmio l’ovvio gioco di parole Capitali coraggiosi.

Il 730 per me è ammantato di mistero. Non ho ben chiaro perché si chiami 730, non ho ancora del tutto capito la differenza tra detraibile e deducibile, non capisco quale percentuale venga scorporato dagli scontrini. Il primo anno di questa incombenza provai a informarmi, capire, ma venni sconfitta. Lo ammetto, trovai più sensato raccogliere foglietti, cedolini, scontrini, e carica di carta rivolgermi a un centro apposito. Lo tenni nascosto a tutte quelle menti, ed è sorprendente quante siano, in grado di sbrigarsela da sola

«Bene: adesso raccontami com’è andata. Un salvataggio quasi miracoloso, non c’è che dire. Come ti chiami giovanotto? Da dove vieni? Da New York? E immagino che stessi viaggiando verso l’Europa, non è vero, eh?»

Harvey disse il suo nome, quello della nave e fece un breve succinto resoconto dell’incidente, concludendo con la richiesta di essere ricondotto immediatamente a New York dove suo padre avrebbe pagato sull’unghia qualsiasi somma gli venisse richiesta.

«Uhm!» disse l’uomo senza barba, per niente impressionato da quel discorso. «Qui da noi non si tiene in gran considerazione chiunque cada fuori da una nave con un mare piatto. Peggio ancora se, come scusa, afferma di aver sofferto il mal di mare.»

Harvey Cheyne è un adolescente figlio di papà. Cresciuto tra tutti gli agi e le comodità che la ricchezza del padre ha saputo offrirgli, non ha sviluppato nessun talento o abilità particolare se non la spocchia. Convinto di essere un uomo di mondo fatto e finito, sul transatlantico che lo porta in Europa per completare la sua istruzione, è inviso a tutti. Soprattutto agli uomini dell’equipaggio che non sopportano le sue spacconate su quanto lui sia in grado di affrontare il mare. Il destino in ascolto fa sì che Harvey venga travolto da un’onda e gettato nell’oceano dove verrà raccolto dalla nave da pesca We’re here che ha appena iniziato la sua stagione di pesca. Lo riporteranno in America e da suo padre a fine stagione, per l’autunno. Quella che sembra la più grande delle tragedie diventa per Harvey occasione di crescita che lo trasformerà da moccioso viziato a un uomo pronto per affrontare con serietà la vita.

Romanzo di formazione per eccellenza e, en passant, il mio Nobel del mese scorso, questo titolo è mancato nelle mie letture adolescenziali. Da ragazzina avrei fatto fatica ad immedesimarmi con questi rudi marinai, adesso trovo i personaggi molto bidimensionali, quindi posso archiviare con estrema serenità la parentesi Kipling: con buona pace del Nobel conferito nel 1907  “in considerazione del potere dell’osservazione, dell’originalità dell’immaginazione, la forza delle idee ed il notevole talento per la narrazione che caratterizzano le creazioni di questo autore famoso nel mondo”. Leggere le avventure di Harvey mi ha fatto quasi sentire di fronte alla modulistica del 730: ho a mala pena capito cosa sia un dory, fiocco e trinchetto per me sono termini del tutto equivalenti e fino alla fine non ho capito cosa accidenti sia il palamite. Mi ha a tratti sconfortato. Però mi ha fatto capire che con a fianco una persona competente, un mentore, tutti possono crescere e migliorare. E se Harvey è diventato un provetto marinaio non è escluso che io riesca a capire qualcosa di più del mio modello 730.

Jules

 

 

No, non è un post sul bilancio 2017- buoni propositi 2018

Buongiorno a tutti,

buonafine-buoninizio, bestnine2017, liste, bilanci, buoni propositi. In questi giorni, com’è naturale, si tirano le somme dell’anno appena trascorso: i migliori libri letti, i peggiori abbandonati, la scoperta dell’anno… a seguire i buoni propositi.

Non sono un granché con i buoni propositi. Li ho sempre paragonati alla sensazione che si provava quando, alle elementari, si iniziava un quaderno nuovo. I primi giorni di scriveva bene, si stava attentissimi a non fare errori o cancellature; poi, con il passare del tempo, si scivolava inevitabilmente nelle nostre solite rilassatezze. Ma quanto stress i primi giorni! Sono quindi giunta alla conclusione che va bene cercare di fare il meglio possibile, ma bisogna anche sapere accettare il fatto che di sbaffi, nella vita, se ne fanno  tanti da riempire un paiolo da polenta per una famiglia numerosa.

Più che di buon proposito da lettrice, per il 2018 ho pensato di darmi sin dall’inizio un tema: il Nobel per la letteratura.

Con i premi Nobel ho un problema di relazione non da poco: mi sento sempre troppo poco intelligente per poterli apprezzare. Se mi capita tra le mani un nuovo autore e non lo so insignito del premio svedese, me lo gusto e lo apprezzo (o anche lo detesto) in base ai miei gusti e le mie competenze personali. Se lo vengo a sapere prima della lettura, il cervello mi si paralizza. Alla fine di quest’anno ho provato a invertire la tendenza: alla nomina di Kazuo Ishiguro ho preso il coraggio a due mani e ho affrontato Il gigante sepolto: la base fantasy e cavalleresca mi rassicurava.

Mi ha commosso fino alle lacrime.

In questi primi tre decenni di vita, quindi, la barriera del Nobel è sempre stata solo mia. Un po’ come chi dice di odiare le lumache e non le ha mai assaggiate. Sono andata a spulciare la lista dei vincitori del premio e ho deciso di recuperare un po’ degli autori mancanti. Ho escluso i poeti perché non ho (e questa volta sul serio!) le capacità per valutare un’opera in versi e mi sono ripromessa di fare #1Nobelalmese.

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Ne è risultata questa lista. Seguita e supportata da Lotario, il gufo blu bibliotecario che è uno dei miei guardiani di casa, mi dedicherò ai Nobel. Alcuni mi faranno innamorare, altri probabilmente mi annoieranno fino allo sfinimento. Alcuni è una vergogna non averli ancora letti (nessuno dica nulla su Hesse o la Deledda: lo so!), altri non li avevo nemmeno mai sentiti nominare, ma diventeranno i miei compagni preferenziali per questo nuovo anno.

Eh sì, alla fine è diventato un post sui bilanci e i nuovi propositi.

Posso solo augurarvi anch’io buonafine-buoninizio e quest’anno in cui il millennio diventa maggiorenne sia pieno di ogni cosa voi desideriate. Fosse anche un paiolo pieno di polenta come quello che mi accingo a mettere sul fuoco.

Jules

 

P.S. ovviamente non terrò per me le mie brillanti riflessioni su queste opere. Le troverete sia qui che su Criticaletteraria. Non si scappa!