I luoghi dello shopping: un breve week end lungo a Lione

Per una volta non mi faccio riprendere di spalle

C’è un pezzo del mio libro preferito dell’infanzia, “Vacanze all’isola dei gabbiani”, che mi ha sempre colpito l’immaginazione. Una delle ragazzine dell’isola, Fredrika detta Fred, legge talmente tanto da avere i pensieri stipati come sardine e ha quasi l’impressione che possano sprizzarle fuori dalle orecchie. Arrivata e Lione ho avuto l’impressione che la città sperimentasse la stessa sensazione di Fred e che avesse così tanti libri e tante parole da non sapere più dove metterli. Così, per risolvere il problema, Lione si è risolta a sistemare libri ovunque ci fosse spazio: lungo il fiume, fuori dalle librerie, sulle pareti.

Va fatta una premessa: Lione è una città ricchissima. È piena di scorci interessanti, di locali e ristoranti, di negozi e di librerie. Non farete fatica a trovare queste cose, ci inciamperete anche senza camminare 15 chilometri al giorno come ho fatto io. Quindi mi limito a suggerire alcuni luoghi che sono riuscita a visitare in questo breve week end lungo. La domenica è tutto chiuso (beati loro!) e le mie incursioni librarie si sono limitate alla giornata del sabato.

LIBRI

Il famoso ingresso de “Le bal des ardents”: spero non siate interessati proprio al titolo alla base dell’arco

Le bal des ardents: l’ingresso di questa libreria è giustamente famoso. Nelle varie pagine di appassionati bibliofili va spesso in coppia con la libreria Acqua Alta di Venezia in quanto a originalità. Quando si entra da questo piccolo ingresso non si è quasi preparati allo spazio che si sviluppa all’interno. Ambienti enormi con scaffali ordinatissimi e ogni sezione segnalata da una targa a mosaico. Le pubblicazioni sono in larghissima parte in francese.

La Bourse: poco distante c’è la libreria la Bourse, paradiso dell’usato garantito. Non solo libri, manga e fumetti (e una ricchissima e pervasiva presenza di Corto Maltese che è quasi più affascinante quando parla francese), ma anche cd e vinili. Il Grande Nerd ha trovato dei classici di musica metal che cercava da lustri mentre io e l’amica cicerone prendevamo in giro le copertine degli album.

La tradizione di bouquiniste

Il lungo Rodano: Lione è attraversata da due grandi fiumi, il Rodano e la Saona. Come nella migliore tradizione francese dei bouquiniste, sul lungo Rodano il sabato c’è il mercatino dei libri. Se volete un Asterix che parla gallico usato e in buone condizioni, dovete proprio passeggiare sul lungo fiume.

CIBO

Anche per i non amanti della cucina francese sappiate che a Lione si mangia davvero bene. I ristoranti tipici della città, detti bouchon, sono ovunque, sono buoni e affrontabili a livello di prezzo. Consiglio però due posti (che non sono bouchon) uno per la cena e uno per la colazione.

Le fromagivores: per amanti del formaggio, un ristorante che serve e vende solo formaggio. Al tavolo trovate la piastra, la cameriera vi porta circa tre etti di raclette (con vari sapori tra i quali scegliere. Quella al tartufo mi attirava così tanto, ma essendo sprovvista di primogenito da vendere per pagare il conto ho dovuto “accontentarmi” di quella al naturale) e ve la incastra sulla piastra. La raclette si scioglierà morbidamente sulle patate e voi finirete la cena desiderando di aprire un ristorante simile anche in Italia.

Anti cafè: si sta che il tempo è prezioso. Perché allora, in un caffè, non far pagare né cibo né bevande, ma chiedere una tariffa oraria? All’Anticafè si può mangiare e bere quanto si vuole: c’è un frigo ben rifornito di cibo, pane fresco, acque aromatizzate, tè e caffé. Si può lavorare, giocare a Scarabeo, studiare. Il prezzo è di 5 € all’ora, le marmellate sono molto buone e lo spazio non manca. Ottima soluzione per lavorare fuori da casa e lontano dalla confusione di Starbuks. È una catena quindi si trova anche in altre città europee.

Brioche con praline rosa: queste si trovano ovunque, in qualunque panetteria e pasticceria. Sono brioche costellate di praline di zucchero rosa Barbie. Buone senza essere stucchevoli e ti fanno sentire nel mondo della Mattel. Come non portarsi a casa qualche pralina per poi provare a replicare la ricetta?

ALTRI PUNTI DI VISTA

Per chi non lo sapesse, Lione è fatta di salite e discese. Non metaforiche, è una città piena di ripidi pendii e di scale vertiginose che consentono però una visuale stupenda sulla città. A parte un paio di grattacieli che sembrano piovuti lì per caso, la città dall’alto è molto ordinata, bianca e con tanti graziosi balconcini. Se non vi va di scarpinare, vicino al duomo si può prendere la funicolare (3€ biglietto a/r) e arrivare fino alla chiesa di, vicino alla zona romana della città. La vista è spettacolare.

La Confluence, coloratissima, divertentissima

Lione ha anche un’anima meno francese almeno all’apparenza. Alla confluenza di Rodano e Saona sorge il quartire della Confluence, un tempo zona industriale e negli ultimi quindici anni riqualificata con edifici di design. Passeggiate e vi trovate circondati da edifici moderni e cubi colorati sui quali spiccano il cubo arancione a firma Jacob e Mcfarlane architects e la sede verde di Euronews. I due fori sulla facciata sono gli occhi dell’emittente puntati sul mondo. Oppure sembra un gigantesco gufo.

Sembrano scene reali

Infine, ma li ho tenuti per ultimi perché mi hanno incantata, i murales. Lione è città ingannevole: si contano oltre un centinaio di muri dipinti a trompe l’oeil dove si possono ammirare scene di vita quotidiana cristallizzate dalla pittura. Non sono semplici da trovare perché sono così realistici da ingannare al primo sguardo distratto. Il famoso Mur des camus riproduce scale, macchine gente che osserva gli annunci immobiliari con così tanta cura da sorprendere che si tratti di un dipinto. La prima versione è stata fatta nel 1987 e guardando le foto si vede come, invecchiando, il dipinto migliori. Essendo nato in un anno simile non c’era da aspettarsi altro.

Da bibliofila non potevo perdere il murales de la biblioteque de la cité dove il dipinto arriva fino al cielo con citazioni che incombono e accolgono. È uno dei luoghi più fotografati e imperdibile per gli amanti dei libri e di tutti i loro corollari. Le citazioni, ovviamente, sono solo di scrittori francesi: si sa quanto ci tengono alla loro lingua e alla loro superiorità morale. D’altra parte, sono forti di una millenaria democrazia 😉

Jules

Libri del lunedì: la vita non è mai perfetta

Copia di meals

I social sono fatti per mostrare la parte migliore delle nostre vite. Così come i diari segreti sono fatti per custodirne la peggiore.

Nel lontano 2009, Drew Barrymore nel divertente film La verità è che non gli piaci abbastanza (sì, a me è piaciuto) rendeva ben chiaro il concetto di come la nostra vita stesse cambiando in funzione dei social: “Quando voglio affascinare qualcuno non vado dal parrucchiere, ma aggiorno il mio profilo su MySpace”. In qualunque tipo di relazione, sia essa sentimentale, di amicizia, lavorativa, familiare, attraverso il filtro social offriamo il nostro profilo migliore. Tutto è set fotografico, ogni cosa con i giusti filtri è favolosa e il grandangolo reale o immaginifico può fare miracoli.

L’occhio di bue dell’ultimo romanzo di Sophie Kinsella, La mia vita non proprio perfetta, è sull’apparenza, ingannevole quanto le luci dei camerini dei negozi di abbigliamento

Cat lavora a Londra. Originaria e genuina ragazza del Somerset, si è spostata a Londra per lavorare nel campo della pubblicità e del design. Ha un impiego di fatto poco interessante, ma ha la possibilità di stare a contatto con Demeter, la guru nel campo del design, la dea delle trovate geniali, la donna che ha la casa più cool di Londra, che viene ospitata ad ogni evento mondano importante della città. Ha la vita che Cat vorrebbe avere, quella che finge di vivere mettendo foto “false” su Instagram per far vedere a tutti come ce la sta facendo in un ambiente difficile come Londra. Quando il lavoro sfuma, Cat è costretta a tornare Katie, a trasferirsi nella fattoria di suo padre e a rassegnarsi a fare un lavoro che non potrebbe essere più lontano dalla vita perfetta da sempre sognata. Non potrebbe essere più diversa dalla vita di Demeter che sembra essere così luccicante. Sembra…

Il fatto è questo, non sono invidiosa. Non esattamente. Non voglio essere come Demeter. Non voglio quello che ha lei. Cioè, ho soltanto ventisei anni: che me ne farei di un SUV Volvo? Ma quando la guardo è come se, non so… mi pungesse qualcosa, e penso: “Potrò mai essere io? Potrò mai essere così? Quando me la sarò guadagnata, potrò avere una vita come quella di Demeter?”. Non è soltanto quello che ha, è la sicurezza. Lo stile. La sofisticatezza. Le conoscenze. Non mi importerebbe metterci vent’anni, anzi, andrei in estasi! Se mi dicessero: “Sai, se ti impegni e lavoro sodo fra vent’anni la tua vita sarà così”, io ci starei subito.

La trama e in generale il titolo del romanzo possono essere fuorvianti. La storia pare essere incentrata sulla classica protagonista dei romanzi di Sophie Kinsella (sì, li ho letti tutti): la ragazza un po’ pasticciona, ma capace e di buon cuore che riesce a tirarsi fuori dai guai all’ultimo secondo. La mia vita non proprio perfetta parla in realtà di Demeter, la capa apparentemente stronza e incurante dei propri sottoposti.

La capa che tutti noi abbiamo avuto, una o più volte nella vita.

È un romanzo su quanto le apparenze possano ingannare, sulle apparenti vittime che diventano carnefici e sull’inconsistenza del patinato.

Oggi è lunedì, state andando al lavoro probabilmente. Siete in autobus o in macchina e pensate che l’ultima faccia che volete vedere è quella del vostro capo. Si può dire tutto il male possibile sui romanzi della Kinsella, so che i detrattori sono moltissimi, ma non si può negare che aiuti ad alleggerire momenti di tensione. Questo lunedì tenetevi vicino questo romanzo per la pausa pranzo, per cercare di capire perché vi hanno fatto una sfuriata o se sono stati pungenti senza ragione apparente. Non vuol dire che tutto sia giustificabile, ma comprensibile sì.

Guardatevi intorno: ci sarà sicuramente un bello scorcio che vi permetterà di fare una bella foto per risollevarvi il morale. Anche se non perfetta sarà il vostro momento di bellezza. Nello specifico, vicino a dove lavoro, c’è un murales di Kenny Random pieno di farfalle.

E comunque, una capa come Demeter l’ho avuta. Aveva sicuramente i suoi problemi, ma era una donna difficile da tollerare. Molto difficile.

Jules