Have a break… il telefonino

Copia di meals

Vi ricordate la pubblicità del Kit Kat degli anni Novanta? Due cacciatori in cerca di anatre con il loro bravo richiamo: nessun’anatra è abbastanza ingenua da cascarci: i cacciatori si stufano e spezzano un Kit Kat: lo schiocco è così forte che le anatre, in maniera gucciniana, prendono il volo: i cacciatori, invece di approfittare della possibilità di fare carniere, mangiano lo snack mentre compare la scritta “Have a break… have a Kit Kat”. Suppongo si siano fatti rimborsare i soldi spesi per il richiamo poco funzionale.

Come annunciato dal volume per Ex Novo della scorsa settimana, questo mese scivoliamo verso il letargo: si parlerà di libri per staccare da tutti gli elementi che causano stress alla nostra vita. Partiamo da un oggetto che in qualunque formato monopolizza la nostra vita: il telefonino. E ho scelto il termine retrò apposta in modo che si sentano inclusi i possessori di smartphone, cellulari, blackberry e similari. Ciò che vi serve è la lettura de Il canto della fontana di Marzia Verona, edito da Pentàgora.

Fissavo lo schermo anche quando il mio sguardo avrebbe potuto andare più distante. Avrei dovuto farlo! Ero volutamente miope, scartavo la realtà concreta che mi circondava e mi lasciavo avvolgere da un mondo inconsistente. Gli occhi mi dolevano costantemente. Smartphone, tablet, portatile. Foto da scattare e condividere in tempo reale. Contava solo più quello che veniva immesso nel mondo virtuale. Proprio io, in quanto scrittore, avrei dovuto rendermi conto che si trattava di un ossimoro. Ciò che è virtuale non può essere reale. Era diventato tutto compulsivo: immettere continuamente testi, foto, links e controllare le reazioni altrui, gli apprezzamenti, i commenti, replicare a questi ultimi e perdersi in discussioni infinite che mi sfibravano, ma che credevo importanti, fondamentali.

Un giornalista scopre di essere diventato single per via di un aggiornamento di stato di Facebook. Così concentrato sul mondo digitale da non accorgersi che la sua relazione si stava esaurendo, una volta alzato lo sguardo dai vari schermi luminosi realizza che la sua compagna lo ha lasciato. Decide quindi di prendersi un periodo di pausa e isolarsi dal mondo e dalle persone andando a vivere in un’isolata casetta in montagna. Dico “decide”, ma è in realtà uno step naturale, quasi obbligato, per cercare di rimettere ordine nella propria vita. Si organizza quindi in modo da poter restare solo con se stesso, una cosa che nel mondo digitale è praticamente impossibile da realizzare, e da poter affrontare la vita in montagna con meno contatti possibili con il mondo. Il contatto con la natura, con la terra e con le montagne gli sarà modo di conoscere di nuovo se stesso e trovare una nuova voce, sia interna che narrativa.

Un po’ Mauro Corona e un po’ Christopher McCandless, il protagonista vive in un paese dove non si avventurano nemmeno gli escursionisti e offre una visione della montagna vivida e rinfrancante. Seguendo il ritmo delle stagioni e con uno sguardo sulla montagna che può solo far innamorare, passa dalla solitudine, all’arrivo degli animali e poi al ritorno, o meglio, all’irruzione della società di nuovo nella sua vita. Un percorso quasi detox che fa desiderare di poter fare lo stesso, di staccare e isolarsi in un piccolo eremo con camino e profumo di legna bruciata.

Fate la prova: il mio telefono, leggermente sadico, ogni domenica mi informa del tempo percentuale che passo attaccata allo schermo, indicandomi se sono andata meglio o peggio rispetto alla settimana precedente. Non so, dal punto di vista della Apple, quale sia il meglio o il peggio. Dopo la lettura di questo romanzo, vincitore del premio letterario Parole di Terra 2017, vedrete che il vostro consumo tecnologico calerà in maniera sensibile.

Jules

 

Oggi si consiglia…per la montagna

Copia di meals

Continuiamo con i consigli vacanzieri: brevi, per macrocategorie e dritti al punto. Perché siete tutti impegnati a fare le valigie e perdere minuti con letture oltre le 700 battute non va bene.

Partiamo con gli amanti della montagna. Quelli che “la montagna è bella sempre”: in estate fai camminate e arrampichi, in inverno scii e pattini, nelle stagioni di mezzo vai a funghi e castagne e nei giorni di pioggia mangi polenta e bevi grappa e/o cioccolata. E mentre ci si riposa e si sorseggiano pregiati distillati cosa si può leggere? Un romanzo che fa sì che ti sorridano i monti: Heidi di Francesco Muzzopappa

Io non sono felicemente incasinata. Sono incasinata e basta. È da milioni di settimane che non riesco a sedermi dal parrucchiere per farmi dividere il cranio in sezioni e impacchettare le ciocche nella carta stagnola per dare al mio castano una luce in più. E se non ho tempo per i capelli, ne ho ancora meno per fare esercizio fisico. L’unica disciplina sportiva a cui mi dedico con costanza è masticare, soprattutto carboidrati. […] Se sono stata progettata per espandermi nel cosmo è inutile oppormi. Cerco solo di non strafare.

Chiara lavora a Milano per una rete televisiva, la Videogramma, dove si occupa di casting: non scopre i futuri grandi della musica o della danza, ma casi umani per reality, cooking show e programmi trash. Il tempo per vivere, oltre che per lavorare, non ce l’ha. La situazione peggiora quando il padre, un tempo venefico critico letterario, oggi malridotto per via della demenza senile, viene espulso dalla casa di riposo dopo essere diventato olimpionico di lanci di oggetti contro le infermiere. Chiara è costretta a portarselo a casa e a cercare qualcuno che la aiuti fino a che non trova una nuova sistemazione: inoltre deve produrre nuovi format trash per la sua rete televisiva che, incarnata nella  testosteronica figura dello Yeti, minaccia di licenziarla. Unendo a tutto questo il fatto che il badante del padre è un gran bel ragazzo e che il padre è fermamente convinto di vivere tra le Alpi e che lei sia Heidi, ci sono tutti gli elementi per una commedia dal retrogusto dolce amaro.

C’è ironia intelligente, una storia d’amore non patinata, situazioni che di comico non hanno nulla, ma che ti fanno sorridere lo stesso e tutta la verve delle “favole brevi che finiscono malissimo”. E la montagna? Il padre è fermamente convinto di dover salvare Fiocco di Neve e di dover portare a spasso Nebbia: il formaggio fresco è una sua priorità e chiama il badante Peter. Tra i monti e Milano ci sarà di che strappare una risata.

Jules