Oggi si consiglia… per viaggi avventurosi

Da ragazzina andavo matta per il programma “Donna avventura”. Un gruppo di ragazze belle, toniche, sorridenti e vestite Alviero Martini andavano in giro per il mondo alla scoperta di luoghi un po’ fuori dai normali giri turistici*. All’epoca, quelle vacanze per me erano un sogno: avrei voluto fare un viaggio così avventuroso (anche se loro erano seguite da un fior di staff e la cosa più avventurosa era il make up anche in Papua Nuova Guinea), esplorare angoli remoti e stare via mesi interi. Con il passare degli anni e fattasi ‘na certa (età) mi sono resa conto di avere una predilezione più spiccata per i viaggi con qualche comodità. Non amo il campeggio, preferisco non condividere il bagno con estranei, voglio dormire in un letto la sera e non sono molto socievole o espansiva quando incontro persone nuove. Limite mio, certamente mi perdo un sacco di esperienze irripetibili.

Se invece voi amate o avete in programma un viaggio avventuroso, zaino in spalla e treni presi al volo – forse il mio immaginario si è fermato ai primi anni Ottanta – ecco la vostra lettura da buttare in borsa e da consumare e maltrattare: “Cosmic bandidos” di Allen C. Weisbecker.

Ho letto più volte il paragrafo a High Pockets, poi ho messo giù il libro, mi sono fumato una canna, ho mandato giù un po’ di rum distillato in casa, e ho letto di nuovo quel passaggio.

Fino a questo punto non avevo preso il libro molto seriamente. In realtà pensavo che fossero un mucchio di cazzate, ma devo ammettere che questo ultimo concetto mi ha fatto pensare.

…esistono contemporaneamente differenti versioni di noi stessi in differenti mondi… e ognuno di questi è reale. 

Se sei un avventuriero-bandido-signore della droga e tutte le agenzie del mondo con la CIA in testa ti stanno cercando, puoi solo nasconderti nel cuore della Colombia e aspettare che passi la buriana. Così pensa il nostro che, in compagnia del cane dalla lingua lunghissima High Pockets e il pitone Legs che ama dormire attorno alla canna fumante di un M16, ha come unico contatto con il resto del mondo il signore della droga decaduto a bandido, Josè. Ma Dio, che non gioca certo a dadi o domino con l’universo, un giorno fa sì che Josè derubi una famiglia americana. Tra le valigie si scopre un bottino interessante: anzitutto, la corrispondenza segreta di Tina, un’adolescente che pare essere molto attiva sul fronte sessuale. E poi libri su libri di meccanica quantistica. Se sei un avventuriero-bandido-signore della droga in clandestinità con poco da fare capisci che questo è il momento giusto per addentrarsi a fondo nella teoria dei quanti. Sicuramente, la quantità illimitata di droghe e alcol a disposizione possono solo facilitare il processo di apprendimento.


Questo romanzo è fatto di rapporto causa-effetto. Risaliamo insieme i passaggi. Allan C. Weisbecker, sceneggiatore di cult come Miami Vice, molla il suo lavoro cinematografico e si mette a girare l’America in camper. Prende ispirazione dal suo cane che nella finzione letteraria diventa High Pockets, cane bandido e ricercato tanto quanto il suo padrone. Saliamo di un gradino e incontriamo il suo padrone, l’elusivo Mister Quark che, nonostante un’infanzia normale da bravo ragazzino che andava ai campi estivi, come lui stesso dichiara, a un certo punto e non si sa bene a che svincolo della vita, si è ritrovato immerso nel commercio di armi e stupefacenti, passando dall’essere ricchissimo alla miseria nello spazio di una giornata e via così. Insieme ai suoi compari, un ex dipendente di Nixon con la passione per le granate, un farmaceutico che soffre il mal di mare, e un aviatore che vola solo a filo degli alberi e ha un cane come secondo pilota, ha vissuto avventure psichedeliche ed è ricercato in quasi tutto il continente americano, arcipelaghi e isole incluse. Una di queste avventure lo porta a doversi rifugiare in Colombia.Qui saliamo di ancora un gradino nella catena e arriviamo all’interesse per la meccanica dei quanti. Se Tina, la figlia del professore, non fosse stata così ninfomane da attirare l’attenzione di Mister Quark chissà se quei tomi sui quanti sarebbero mai stati aperti. Da lì non sarebbero partite le missive per il povero professore, non sarebbe stato necessario rapire un bibliotecario mandandolo in coma per lo spavento e la tequila e nemmeno intraprendere una vera e propria crociata dei pezzenti per risalire fino in California a chiedere spiegazioni al professore, evangelizzando alla fede quantica tutti i bandidos sulla strada. Questo caotico e surreale insieme di elementi si fonde in un’opera esilarante. Saltando tra il passato, con le avventure che hanno portato Mister Quark all’esilio, e il presente con lo studio dei quanti intervallato da alcol e droga a volontà, qualche nozione passa in testa anche a noi. Perché qui viene applicato ogni principio fisico e quantistico alla società bandido. Un bandido imprigionato con una bombola di gas nervino che aspetta che il colonnello finisca di sbattersi la propria donna prima di scoprire se sia vivo o morto, rende il felino di Schrödinger di certo meno interessante.

Prendete fiato, bevete un sorso di tequila e provate a risalire questa catena di eventi. Riderete, parecchio. C’è il piccolo rischio che le vostre avventure reali diventino un po’ scialbe rispetto alla folle cacofonia di Mister Quark, ma non preoccupatevi: in un altro universo parallelo di certo state vivendo la più strampalata delle vicende.

Jules

*Ho anche tentato il provino, una volta. Mi sono fermata alla seconda selezione.

Oggi si consiglia a… gli astemi

Astemi ervas

Seduti, con i calici di vino rosso appoggiati sul legno, una tavola come si deve, mentre calava il fresco dai monti circostanti. Rimasero a lungo a osservare una tenace partita di scacchi, all’aperto, sotto le stelle. L’oste disse che aveva telefonato alla locanda, ma era piuttosto piena, data la serata. Non c’erano due stanze libere.

Una doppia, eventualmente, con letto aggiunto.

Stucky ruotò delicatamente il calice. Guardò le stelle che friggevano.

Poi le stelle. Non aveva mai guardato tanto in alto come quella notte.

Ci sono, vivono in mezzo a noi. Esistono, chi per ragioni di salute e chi perché non ama il gusto (già. Proprio così): gli astemi ovvero persone che non fanno uso di vino o di sostanze alcoliche. Generalmente sono anche quelli senza patente in un gruppo di amici.

La letteratura alcolica è sconfinata: manuali sul bere, sui pregi dell’ebbrezza, sulla poesia del vino, racconti, sonetti, carme, favole, romanzi ci si può letteralmente perdere e quasi sentirsi ubriachi anche solo per gli effluvi che escono da ogni pagina. Visto che oggi si consiglia a chi proprio non beve, partiamo da un romanzo in cui il vino è presente, ma in maniera discreta e allusiva: Finché c’è prosecco c’è speranza di Fulvio Ervas

Di ritorno da un Ferragosto tra stelle e calici, l’ispettore Stucky, un cortese incrocio veneziano-persiano, si trova di fronte alla notizia della morte del conte Ancilotto, nobile produttore di uno dei migliori prosecchi della marca trevigiana. Sembrerebbe trattarsi di un suicidio molto scenografico, non fosse che un amante della vita come conte di motivi per suicidarsi ne aveva ben pochi, per non dire nessuno.

Poche notti dopo durante un temporale, anche l’ingegnere Speggiorin direttore del cementificio locale, viene freddato da alcuni colpi di Bernardelli 69 del ’76. Per il paese di Cison di Valmarino, queste due morti e l’arrivo della battagliera erede del conte che minaccia di estirpare tutte le viti e piantare banane, sono bocconi troppo grossi da mandare giù con un goto di vino. Anche l’ispettore Stucky fatica a deglutire e dovrà muoversi con circospezione tra quelle colline ricche di grappoli, attento a non calpestare interessi che vanno molto al di là del semplice imbottigliamento di un vino frizzante da aperitivo.

– Brut?
– Un vino che non ha superato un concorso di bellezza.
– Cosa dice?! E il brut nature allora?
– Uno scarafone biologico o biodinamico.
– Lei è completamente impazzito! Extra dry?
– Vino prodotto nelle oasi per il ristoro dei tuareg. Demi sec? Un vino dopo una lunga dieta.
Vista la stagione, un racconto di investigazione è quello che ci vuole. Da gustare con calma e sorseggiare, dove il vino è protagonista e metafora di situazioni ben più pesanti e serie di una bevuta in compagnia, motore di magiche situazioni e omicidi donchisciotteschi. Per bere pagine responsabilmente e non correre il rischio di ubriacarsi subito. Visto che il calice non è opzione contemplata, leggetelo bevendo da una tazza bella capiente: quello che si metterete dentro lo saprete solo voi e un solitario rasentin resterà tra voi e la vostra coscienza.
Jules

Ex Novo: piccoli intermezzi prima delle vacanze

ex novo giugno
Da Budapest al Ticino in canoa, fra viaggi e sport, il Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei non si ferma mai!

Ci mettiamo in viaggio, dico.

Che viaggio?, chiede.

Tu, io e Thebie partiamo, spiego. Andiamo a cercare vostro padre.

Logan fissa la televisione come se fosse l’unica barriera verso la felicità eterna. Come un segugio fissa uno scoiattolo prima di scatenare l’inferno.

Poi si calma.

Dove?, domanda.

Non so, rispondo. South Dakota…ma vedremo. Ho una traccia.

Cosa si fa se lo troviamo?

Non lo so, rispondo.

Cosa si fa se non lo troviamo?

Non so nemmeno questo, rispondo.

Fantaizer, risponde.

 

Se settembre è considerato il lunedì dell’anno, giugno occupa, a buon diritto, il ruolo del venerdì. Che si sia a scuola o al lavoro, giugno sa già di vacanze. Le ferie sono vicine, gli ultimi giorni di studio scivolano via veloci e anche se ci aspettano scadenze o esami, l’estate è definitivamente nell’aria. Certo, all’università e poi nel mondo del lavoro, non ha più il significato che aveva da bambini: si è persa la totale spensieratezza e il completo relax. Allora, aspettando le vere ferie e le vere vacanze, bisogna distrarsi con brevi gite, piccoli viaggi per staccare un po’. Nello zaino mettete In viaggio con la zia di Miriam Toews.

Le zie, nell’universo letterario, in genere sono i parenti tenuti più in secondo piano. Usurpate da matrigne (normalmente cattive), nonni (che subentrano a genitori scomparsi), fratelli (che proteggono dalla cattiveria del mondo adulto) e finanche animali domestici (gli unici che veramente comprendono), non hanno mai avuto un ruolo primario come eroi letterari. Solo negli ultimi cinquant’anni hanno cominciato a rivendicare per sé un ruolo di maggior rilievo: così su due piedi possiamo annoverare l’eccentrica zia Augusta di Graham Greene, la viveuse Mame di Patrick Dennis e, da oggi, anche la giovane, confusa e coraggiosa Hattie Troutman di Miriam Toews.

Hattie Troutmans vive a Parigi ed è costretta a rientrare in Canada per via del ricovero forzato della sorella Min, da tempo affetta da disturbi mentali. Ad aspettarla nella terra natale trova i due nipoti: Logan, quindicenne amante del basket, e Thebes, una folletta di undici anni con in capelli tinti di viola. Improvvisamente zia a tempo pieno, Hattie si vede costretta, un po’ per menzogna e un po’ per la necessità di distrarre i ragazzini dalla situazione in cui versa la madre, ad organizzare un viaggio. Attraversando tutti gli Stati Uniti alla ricerca del padre, cacciato di casa ormai da anni, Miriam Toews pittura un on the road tenero e amaramente divertente.

Questo volumetto, sia per formato che per la storia narrata, vuole essere portato in giro! Vuole salire su auto, treni, biciclette e, perché no, anche canoe, vuole essere lasciato sui sedili e non ha paura di sporcarsi. Non ha bisogno di segnalibri raffinati, ma gli basta un’orecchia ad una pagina o, al massimo, un biglietto dell’autobus. Non perché sia un libro che non ha valore, ma perché ne acquista tanto più risulta vissuto. Nulla esclude che vogliate regalare questo libro, alla fine del vostro viaggio, ad un altro lettore e In fuga con la zia non se la prenderà: sarà contento di sperimentare altri sedili e altri mezzi di trasporto.

Jules

Shopping: per un week end fuori porta

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Twentynine Palms, dice. Avete presente il parco, Joshua Tree? È tutto quello che sa.

Ha idea di cosa ci faccia lì?, domando alla donna. Sono in contatto?

Negativo, risponde la donna. È storia antica. Altre collezioni, forse, la sua arte, chissà. Andate fino in California solo per dare un saluto ad un vecchio compagno di scuola?

Sì, forse, dico. Perché no? sorrido.

Non eravamo più abituati, ma si fanno vedere le prime giornate di sole. Con l’arrivo del week end, per chi può, questo dimenticato tepore può solo suggerire gite fuoriporta e i primi week end di minifughe. Prima di partire però, dopo essersi dotati di indumenti per ogni possibile clima, beautycase ben fornito e aver prenotato quel grazioso b&b che da tempo si guardava, è necessario scegliere la lettura più adatta ad una breve gita.

In fuga con la zia, ultimo lavoro della scrittrice canadese Miram Toews, sembra un volume fatto apposta per i mini viaggi. Hattie Troutman, improvvisamente zia a tempo pieno visto il ricovero della sorella in un ospedale psichiatrico, è costretta a lasciare Parigi e a prendersi cura dei due nipoti. Il modo migliore per farlo è quello di intraprendere una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca del padre dei ragazzi, perso da qualche parte in California oppure ai confini con il Messico. Un viaggio che è un on the road della parola, una storia che si dipana praticamente solo attraverso dialogo diretto, non appesantito dalle virgolette e dove il “parlare” è uno dei personaggi a tutti gli effetti.

Questo volumetto, sia per formato che per la storia narrata, vuole essere portato in giro! Vuole salire su auto, treni e aeroplani, vuole essere lasciato sui sedili e non ha paura di sporcarsi. Non ha bisogno di segnalibri raffinati, ma gli basta un’orecchia ad una pagina o, al massimo, un biglietto dell’autobus. Non perchè sia un libro che non ha valore, ma perché ne acquista tanto più risulta vissuto. Indossatelo con delle scarpe comode, da ginnastica e che vi sostengano bene perché sicuramente dovrete macinare moltissimi passi. Nulla esclude che vogliate regalare questo libro, alla fine del vostro viaggio, ad un altro lettore e In fuga con la zia non se la prenderà: sarà contento di sperimentare altri sedili e altri mezzi di trasporto.

Jules

Shopping natalizio: il regalo per la suocera

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Eravamo sposati da tre mesi e io cominciavo a pensare che fosse ora di liberarmi di mia moglie. Frugai nella serra e nel capanno degli attrezzi, ma contenevano solo sostanze non tossiche, tipo cera da innesti, calcare in polvere, muschio di sfagno eccetera. Tornai in casa -Herrietta dove tieni i veleni? Voglio dire, gli spray e le cose del genere che si usano in giardino?-

– Mio caro, noi usiamo il metodo biologico. A cosa ti serve il veleno, caro?

– Ho visto un maggiolino su un arbusto-.

Altra categoria con difficile scelta per i regali è la suocera, sia da parte maschile che da parte femminile. Sicuramente stiamo giocando sui cliché, ma ascoltando conversazioni varie, risulta che la persona più difficile da accontentare sia proprio la madre del proprio partner.

I racconti di Jack Ritchie, noir con finali imprevedibili, fanno al caso. Portati alla conoscenza del grande pubblico con il film omonimo interpretato da Walter Matthau nel 1971, sono racconti che vanno bene sia come lettura da post pranzi natalizi che come libro da ombrellone per le prossime vacanze (in caso il soggetto non fosse un vorace lettore). Attenzione: non cadete nella tentazione di abbinarla ad un foulard che, sempre dalle conversazioni varie e casuali, sembra essere la scelta di ripiego che va per la maggiore. Meglio un profumo: io consiglio l’assenzio, ma una qualunque fragranza dal nome vagamente pericoloso andrà bene.

Inoltre, se il soggetto è sospettoso, potrà immaginare chissà quali loschi piani celati dietro un volume con tale titolo. Progettate forse di uccidere la figlia (o il figlio in base a come lo declinate) per ereditare? Forse il profumo contiene qualche sostanza letale? Se invece è di spirito leggerà E’ ricca la sposo l’ammazzo e passerà tutta la cena ad analizzare con attenzione ogni portata.

Jules