I luoghi dello shopping: Vilnius e le chiavi cavatappi

La storia è iniziata a marzo: tardi per i miei standard di prenotazione delle vacanze. Per ragioni varie, legate a impegni, incertezze, mi sono ritrovata al 18 di marzo senza un’idea precisa su dove trascorrere le ferie. Faroe e Shetland erano ormai fuori portata perché i costi erano lievitati e quindi ho fatto una cosa che non faccio mai: ho lasciato decidere al Fato che, in questa storia, ha assunto il volto di Ryanair. Ho aperto l’applicazione e ho deciso, in accordo con il Grande Nerd, di cliccare “prenota” sulla prima destinazione che la compagnia ci avrebbe offerto.

«Vola a Vilnius a partire da 20 €»

«Prenoto?»

«Prenota!»

«Ok, fatto.»

«Fantastico. Esattamente dov’è che andiamo?»

«Estonialettonialituania?»

Perché per me, le tre repubbliche baltiche sono sempre state un ammasso confuso. Sin dai tempi delle elementari non ho mai saputo ben distinguerle, posizionarle e associare la giusta capitale alla giusta nazione: il mio Sapientino e le carte geografiche della scuola erano ante caduta URSS.

«Oh, guarda, è il Lituania.»

«Oh, guarda, Forbes la indica come meta imperdibile.»

E io nutro una grande fiducia nei consigli della bibbia del capitalismo. Finito il simpatico siparietto, vi faccio fare un mini giro di Vilnius. Perché è una chicca di città e mi ha sorpreso. Siamo partiti molto all’avventura e senza programmazione e siamo tornati più che mai decisi a recuperare anche Riga e Tallin (che ancora faccio fatica ad associare alle restanti repubbliche).

ARRIVO

Visto che non conoscevo la città, mi sono affidata a un’ottima mappa: una teiera sul muro.

Il volo è abbastanza breve, dura un paio d’ore. All’arrivo, in un aeroporto che sembra un normale palazzo governativo, il collegamento con il centro città è tra i più comodi ed economici che abbia mai visto. L’aeroporto è a pochi chilometri dalla città quindi basta prendere l’autobus n.1 che ferma in stazione dei treni o il n.88 che ferma in pieno centro a pochi passi dalla piazza con la cattedrale. Il biglietto costa 1 € e si può acquistare a bordo. Ah, ricordatevi di spostare l’orologio avanti di un’ora quando arrivate.

CIBO

Quando siamo arrivati, la nostra host di Airbnb ci ha consegnato le chiavi di casa con un utilissimo portachiavi: un cavatappi perché la birra sarà vostra fedele compagna per tutta la vacanza. Ovvietà a parte consiglio caldamente di assaggiare la Šaltibarščiai, una zuppa fredda di cetrioli e barbabietole che, a parte l’inquietante colore rosa bigbubble, è davvero deliziosa. La trovate un po’ ovunque, ma consiglio di andare a Forto Dvaras, un pub pieno di studenti dai prezzi davvero concorrenziali. Il raggiungimento della sazietà e del nirvana alimentare si può ottenere con un piatto di cepelinai, gnocchi grossi come patate ripieni di carne di maiale e conditi con panna acida e pancetta fritta.

Šaltibarščiai

Non ci siamo poi fatti mancare un dolce nel cat cafe di Vilnius. A nostra discolpa possiamo dire di aver sofferto la separazione dalla malvagia Madame Mim che ha approfittato delle nostre vacanze per andare in pensione a bullizzare gli altri gatti e a rubare loro le crocchette. I dolci sono molto buoni, i gatti educati e più che disposti a farsi adorare in maniera incondizionata.

Vietato tirare le code!

GENTE

Bastano davvero poche interazioni per rendersi conto che i lituani non sono molto gioviali. Non sono scortesi, ma ti lasciano intendere che qualunque cosa tu chieda, qualunque cosa tu faccia, in qualche modo li stai disturbando. Che sia d’esempio:

«Quale birra ci consiglia da abbinare a questo piatto?»

«Una qualunque.»

Non fa una piega perché le loro birre sono tutte effettivamente buone. Ah, e se provate a ordinare una birra piccola, vi porteranno sempre e comunque una media. Non c’è posto per i deboli in zona baltica.

LIBRI

A Vilnius i libri crescono sugli alberi, si trovano bene attaccati ai soffitti e gradiscono la compagnia delle birre. Si consiglia Knygynas Keistoteka nella repubblica di Uzupis (guardate più avanti per scoprire cos’è): ci sono libri sul soffitto, libri usati alle pareti anche in inglese e qualche rara chicca in italiano, e oggettistica varia. Un bazar artistico presidiato dalla cordialità lituana di cui sopra.

La Alaus Biblioteka è difficile da collocare. Se la guardi da un lato è biblioteca

se la guardi dall’altro è un birreria con una varietà infinita.

Su Instagram hanno suggerito il termine “birroteca” e “bibliobirra”. Riunire due delle mie più grandi passioni (e se si aggiunge il tagliere di salumi siamo a tre) nello stesso posto mi ha fatto innamorare. Le lampade verdi da lettura hanno dato il colpo di grazia.

MUSEI

Sono molto atletica o è un’illusione?

Non sono una grande amante dei musei. Lavorandoci tutto l’anno, non ci entro a meno di un interesse specifico per l’argomento o la mostra in questione. Questa volta ho però scoperto un museo molto divertente: Il museo dell’illusione . Giochi ottici, specchi, luci che impegnano per parecchio e personale molto disponibile (in contrasto alla legge di cui sopra) pronti ad aiutarti se non capisci cosa ti sta succedendo. Ed è molto probabile che non si scopra il “trucco” dietro l’illusione.

UZUPIS

Articolo 18: Tutti hanno il diritto di stare in silenzio

Lascio uno spazio apposta per la repubblica di Uzupis, una piccola comunità al centro di Vilnius. Un po’ Montmartre, un po’ Christiania, è una repubblica di artisti con tanto di festa nazionale (il 1 aprile), presidente, esercito e costituzione in 38 articoli tradotti nelle varie lingue e affissa in pubblica via. Lungo la Vilnia che scorre dolce lì a fianco ci sono installazioni artistiche con libri che crescono sugli alberi e vinili che fanno da scaletta per i gatti mascotte del quartiere.

La metterò all’ingresso della nuova casa

Vilnius non te la aspetti. O meglio, ti aspetti una città severa e un po’ grigia in memoria della storia recente. Invece scopri palazzi barocchi, tanti parchi, tetti rossi e una visione dall’alto che ti ricorda i plastici dei trenini, punteggiati di alberi e casette ordinate e luminose. E sei molto contenta di essere riuscita a darle un volto e una collocazione e averla fatta uscire dalla litania “estonialettonialituania” che ti perseguita fin dall’infanzia.

Se avete qualche curiosità, domanda o siete stati anche voi a Vilnius, fatemi sapere nei commenti.

Jules

I luoghi dello shopping: un breve week end lungo a Lione

Per una volta non mi faccio riprendere di spalle

C’è un pezzo del mio libro preferito dell’infanzia, “Vacanze all’isola dei gabbiani”, che mi ha sempre colpito l’immaginazione. Una delle ragazzine dell’isola, Fredrika detta Fred, legge talmente tanto da avere i pensieri stipati come sardine e ha quasi l’impressione che possano sprizzarle fuori dalle orecchie. Arrivata e Lione ho avuto l’impressione che la città sperimentasse la stessa sensazione di Fred e che avesse così tanti libri e tante parole da non sapere più dove metterli. Così, per risolvere il problema, Lione si è risolta a sistemare libri ovunque ci fosse spazio: lungo il fiume, fuori dalle librerie, sulle pareti.

Va fatta una premessa: Lione è una città ricchissima. È piena di scorci interessanti, di locali e ristoranti, di negozi e di librerie. Non farete fatica a trovare queste cose, ci inciamperete anche senza camminare 15 chilometri al giorno come ho fatto io. Quindi mi limito a suggerire alcuni luoghi che sono riuscita a visitare in questo breve week end lungo. La domenica è tutto chiuso (beati loro!) e le mie incursioni librarie si sono limitate alla giornata del sabato.

LIBRI

Il famoso ingresso de “Le bal des ardents”: spero non siate interessati proprio al titolo alla base dell’arco

Le bal des ardents: l’ingresso di questa libreria è giustamente famoso. Nelle varie pagine di appassionati bibliofili va spesso in coppia con la libreria Acqua Alta di Venezia in quanto a originalità. Quando si entra da questo piccolo ingresso non si è quasi preparati allo spazio che si sviluppa all’interno. Ambienti enormi con scaffali ordinatissimi e ogni sezione segnalata da una targa a mosaico. Le pubblicazioni sono in larghissima parte in francese.

La Bourse: poco distante c’è la libreria la Bourse, paradiso dell’usato garantito. Non solo libri, manga e fumetti (e una ricchissima e pervasiva presenza di Corto Maltese che è quasi più affascinante quando parla francese), ma anche cd e vinili. Il Grande Nerd ha trovato dei classici di musica metal che cercava da lustri mentre io e l’amica cicerone prendevamo in giro le copertine degli album.

La tradizione di bouquiniste

Il lungo Rodano: Lione è attraversata da due grandi fiumi, il Rodano e la Saona. Come nella migliore tradizione francese dei bouquiniste, sul lungo Rodano il sabato c’è il mercatino dei libri. Se volete un Asterix che parla gallico usato e in buone condizioni, dovete proprio passeggiare sul lungo fiume.

CIBO

Anche per i non amanti della cucina francese sappiate che a Lione si mangia davvero bene. I ristoranti tipici della città, detti bouchon, sono ovunque, sono buoni e affrontabili a livello di prezzo. Consiglio però due posti (che non sono bouchon) uno per la cena e uno per la colazione.

Le fromagivores: per amanti del formaggio, un ristorante che serve e vende solo formaggio. Al tavolo trovate la piastra, la cameriera vi porta circa tre etti di raclette (con vari sapori tra i quali scegliere. Quella al tartufo mi attirava così tanto, ma essendo sprovvista di primogenito da vendere per pagare il conto ho dovuto “accontentarmi” di quella al naturale) e ve la incastra sulla piastra. La raclette si scioglierà morbidamente sulle patate e voi finirete la cena desiderando di aprire un ristorante simile anche in Italia.

Anti cafè: si sta che il tempo è prezioso. Perché allora, in un caffè, non far pagare né cibo né bevande, ma chiedere una tariffa oraria? All’Anticafè si può mangiare e bere quanto si vuole: c’è un frigo ben rifornito di cibo, pane fresco, acque aromatizzate, tè e caffé. Si può lavorare, giocare a Scarabeo, studiare. Il prezzo è di 5 € all’ora, le marmellate sono molto buone e lo spazio non manca. Ottima soluzione per lavorare fuori da casa e lontano dalla confusione di Starbuks. È una catena quindi si trova anche in altre città europee.

Brioche con praline rosa: queste si trovano ovunque, in qualunque panetteria e pasticceria. Sono brioche costellate di praline di zucchero rosa Barbie. Buone senza essere stucchevoli e ti fanno sentire nel mondo della Mattel. Come non portarsi a casa qualche pralina per poi provare a replicare la ricetta?

ALTRI PUNTI DI VISTA

Per chi non lo sapesse, Lione è fatta di salite e discese. Non metaforiche, è una città piena di ripidi pendii e di scale vertiginose che consentono però una visuale stupenda sulla città. A parte un paio di grattacieli che sembrano piovuti lì per caso, la città dall’alto è molto ordinata, bianca e con tanti graziosi balconcini. Se non vi va di scarpinare, vicino al duomo si può prendere la funicolare (3€ biglietto a/r) e arrivare fino alla chiesa di, vicino alla zona romana della città. La vista è spettacolare.

La Confluence, coloratissima, divertentissima

Lione ha anche un’anima meno francese almeno all’apparenza. Alla confluenza di Rodano e Saona sorge il quartire della Confluence, un tempo zona industriale e negli ultimi quindici anni riqualificata con edifici di design. Passeggiate e vi trovate circondati da edifici moderni e cubi colorati sui quali spiccano il cubo arancione a firma Jacob e Mcfarlane architects e la sede verde di Euronews. I due fori sulla facciata sono gli occhi dell’emittente puntati sul mondo. Oppure sembra un gigantesco gufo.

Sembrano scene reali

Infine, ma li ho tenuti per ultimi perché mi hanno incantata, i murales. Lione è città ingannevole: si contano oltre un centinaio di muri dipinti a trompe l’oeil dove si possono ammirare scene di vita quotidiana cristallizzate dalla pittura. Non sono semplici da trovare perché sono così realistici da ingannare al primo sguardo distratto. Il famoso Mur des camus riproduce scale, macchine gente che osserva gli annunci immobiliari con così tanta cura da sorprendere che si tratti di un dipinto. La prima versione è stata fatta nel 1987 e guardando le foto si vede come, invecchiando, il dipinto migliori. Essendo nato in un anno simile non c’era da aspettarsi altro.

Da bibliofila non potevo perdere il murales de la biblioteque de la cité dove il dipinto arriva fino al cielo con citazioni che incombono e accolgono. È uno dei luoghi più fotografati e imperdibile per gli amanti dei libri e di tutti i loro corollari. Le citazioni, ovviamente, sono solo di scrittori francesi: si sa quanto ci tengono alla loro lingua e alla loro superiorità morale. D’altra parte, sono forti di una millenaria democrazia 😉

Jules

I luoghi dello shopping: autumn in Stockholm

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Se giri per Stoccolma in autunno ti fai un’idea del perché la bandiera nazionale sia blu e gialla. Il cielo, nelle giornate di vento freddo e pulito, è di un turchese violento, quasi un pugno sulla spalla. Le betulle, flessuose e civettuole, agitano la chioma dorata e giocano con il cielo. Assisti a un’opera di seduzione tra cielo e terra.

Per curare la mia sempiterna nostalgia del nord Europa, mi sono concessa una mini fuga nella città del mio cuore, quella che mi ha definitivamente fatto innamorare della latitudini fredde: Stoccolma. Ci ero già stata in estate e portavo indietro l’azzurro dell’arcipelago e la scoperta dei kanelbullar. Sono tornata per respirare di nuovo l’aria piena di cannella e cibi fritti e per verificare che tutte le foto sulla pagina Facebook di Visit Stockholm non fossero fotomontaggi: un autunno così bello sembrava saturato apposta per le brochure turistiche.

Dopo aver toccato con mano che la città è bella come la ricordavo e fotogenica, mi sono messa a esplorare i tanti angoli che ancora mi mancavano con un’attenzione agli scaffali pieni di libri. Rispetto ad altri paesi nordici, le librerie non sono nascoste o difficili da trovare. Complice il fatto che circa il 12% della popolazione della nazione vive in questa città e visto il sapore internazionale degli abitati, le librerie (anche multilingua) non mancano. Vi riporto i luoghi testati con mano in un elenco molto poco esaustivo, ma in questo viaggio ho mangiato più girelle alla cannella di quante pagine abbia letto. E le girelle che mi sono azzardata a ordinare in svedese sono state le più buone di tutte.

La biblioteca pubblica

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Costruita dall’architetto Gunnar Asplund e inaugurata nel 1928, vista da fuori non prepara. Nessuno immagina di entrare e trovare un anfiteatro ospitante 2 milioni di volumi. Nessuno pensa di potersi sentire come Belle quando entra nella biblioteca della Bestia nel film Disney. Tre livelli e varie gallerie dal soffitto al pavimento che ti abbracciano e ti coccolano. Quasi tutto in svedese, va da sé, ma con alcune sezioni internazionali. L’ingresso è libero anche per i non abbonati, gratuito e la biblioteca è aperta tutta la settimana. Caffetteria inclusa, perché il caffè, lì, è uno stile di vita.IMG_0391

 

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Gli amanti di fantasy, manga, giochi e gadget non possono saltare  questa fermata nell’isola di Gamla Stan. Questa libreria organizzata su due piani è il paradiso dei nerd e simpatizzanti. Pareti intere di libri e manga (anche in inglese), un piano interno di giochi da tavolo, giochi di ruolo e miniature. Gadget, dvd di tutte le serie mai concepite da mente umana. Se state cercando una riproduzione della bacchetta di Harry Potter, il manuale di gioco di ruolo di Buffy (ebbene sì, c’è) o la versione onnicomprensiva di Carcassonne siete nel posto giusto.

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Un libro per curare l’insonnia parlando di argomenti soporiferi (come la monarchia lituana), una parete di giochi e la sparaporte di Rick e Morty. Serve altro?

Se siete una coppia di nerd ciascuno con le proprie specifiche aree di interesse, accordatevi per trovarvi all’uscita. Tanto vi perderete.

Hedengrens

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Libreria indipendente in Stureplan: la via vi dirà poco, quindi specifico che è tra i quartieri di Östermalm e Norrmalm. Tutto più chiaro ora, giusto? Immensa. I negozi svedesi tendono a fregarti: da fuori sembrano piccoli e raccolti e poi si entra e si scoprono spazi inimmaginabili. La libreria è su due piani e al piano inferiore ci sono volumi in quasi tutte le lingue europee. La sezione italiana vanta le traduzioni di Astrid Lindgren, Umberto Eco, Italo Calvino e Elena Ferrante. Ricca, anche se un po’ disordinata, la sezione arte. La sezione cucina, una gioia per i turisti alla ricerca di ricettari. Lo dico da esperta.

Di tutto un po’, letteratura qui e lì

Stoccolma ama i libri. Oltre alle librerie, moltissime caffetterie sono attrezzate con scaffali carichi; persino i sotterranei dei pub hanno dei volumi appoggiati quasi per caso qui e lì. Un posto in cui non mi sarei aspettata delle letture è il Museo dell’Alcol. Ebbene, c’è un museo dell’alcol ed è molto divertente. Se avete curiosità da scoprire come si fa il sidro mentre sperimentate gli effetti dell’hangover, potete leggere qualche pubblicazione messa a disposizione. img_0484.jpg

Merita una sosta il Museo del Nobel. Le colonne interattive de “Il Nobel attraverso i decenni” hanno schede dedicate a tutti i vincitori e sono in esposizione anche una parte dei volumi della biblioteca privata di Nobel. Anche lui voleva diventare scrittore e poeta, ma finì a inventare la dinamite e a istituire il premio più prestigioso al mondo. Tu guarda i casi della vita.

Se avete il piacere di andare in questa stagione e un po’ di vento non vi spaventa troppo, approfittate di tutti i parchi per leggere qualche pagina all’aria aperta. State solo attenti: Stoccolma, quando decide di sedurre qualcuno, non smette fino a che non l’ha conquistato.

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Jules

I luoghi dello sheep…ing: le isole Faroe parte 2

Con un occhio già sui prossimi voli per Scandinavia e affini, continuo a curare la mia nostalgia per le isole Faroe, così belle da essere bramate dei giganti islandesi che hanno sempre cercato di trascinare le “isole delle pecore” verso le loro coste. Almeno così narrano le leggende e non fatico a crederci. Seconda parte dei piccoli consigli di viaggio e esperienze on the road: abbiamo già parlato dell’arrivo, della guida e del cibo. Continuiamo!

Ex Novo
Giuro che era la stessa giornata a 20 km di distanza

CLIMA

Se il tempo non ti piace aspetta cinque minuti e vedrai che cambia. Saggio proverbio che riassume la situazione climatica faroese. Su un’isola può piovere e su quella accanto esserci il cielo limpido. Due tornanti possono essere infradiciati dalle nuvole gonfie e un cunicolo dopo può risplendere il sole. Inutile negare che sia un arcipelago piovoso: portate il kway e lasciate l’ombrello a casa perché il vento lo renderà inutilizzabile. Non abbiate paura di sfoggiare berretti di lana, ma restate a strati.

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Ho sofferto un po’ il mal di mare, lo ammetto!

Potreste persino azzardare una manica tre quarti se siete spavaldi. L’importante è controllare il meteo ogni mattina: c’è l’utilissima applicazione Landsverk che segnala le condizioni atmosferiche con una precisione micidiale. Fidatevi e siate pronti a cieli e mari color opale.

GENTE (E PECORE)

In un luogo con 46.000 abitanti e 75.000 pecore, è forse più utile sapere come interagire con le pecore. Non fate loro i fari, non avvicinatevi troppo alle zone recintate e lasciate loro parcheggio e spazio. Se non lo fate vi colpirà la maledizione del montone.  Tremende pene aspettano il folle che oserà avvicinarsi per fare foto ai regali ovini: sprofonderà in una pozza di fango e liquami nascosta dall’erba alta.

L’ho visto accadere sotto i miei occhi. Tutankhamon fa un baffo al montone.

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Hai osato farmi una foto? Sprofonda, povero folle, sprofonda!

Parliamo delle persone. Non ho avuto moltissimo tempo per stringere amicizie o per andare oltre le due chiacchiere di convenevoli. Se io sono una persona molto riservata, i faroesi lo sono di più. Sono gentili, cordiali, ma non vanno mai oltre. Persino la nostra ospite Airbnb, dopo averci consegnato la chiave e dato due informazioni, è stata discreta. Abbiamo ricavato molti sorrisi stile Queen Elizabeth in “The Crown”. Però se possono si prodigano per gli sperduti viaggiatori.

Sketch 1.

Fermo un giovane fumatore. Non porto mai l’accendino per non doverlo abbandonare ai controlli all’imbarco e, pur avendo girato supermercati e negozi, ho trovato abbondanza di sigarette, ma non di accendini. Chiedo al giovane dove posso acquistarne uno. Risata divertita come se avessi chiesto dove recuperare del crack.

«Ma da dove vieni?»

«Italia».

«Ah! Senti, facciamo così: ti regalo il mio accendino».

Gentile, ma non ho risolto il grosso dilemma su dove comprare un banalissimo Bic.

Sketch 2.

«Ti dico che dovrebbe esserci una caffetteria qui». Il Vecchio Nerd controlla e ricontrolla Google. Sono senza internet quindi mi devo fidare del suo maps che ha la tendenza a fare quel caz…. a non essere sempre accurato, di tanto in tanto.

«Dice di fronte al supermercato e questo è il supermercato!» File e file di casette bianche e tutte uguali. Sarà… poco convinti iniziamo a girare in tondo, finiamo in un giardino privato, torniamo al punto di partenza. Ci intercetta un pescatore, più o meno l’unico essere umano che incontriamo da diverse curve.

«State cercando la caffetteria?» ci accompagna davanti a una delle casette. «La signora apre alle 11.00 con caffè e torta*».

«Be’, è di fronte al supermercato», puntualizza il Vecchio Nerd.

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E ora dove andiamo?

Tutti parlano danese, faroese e inglese. La comunicazione non sarà un problema: basterà non voler diventare amici di bevute subito.

LIBRI

Pensavate che potessi saltare la parte sui libri? Le librerie si nascondono in fondo all’arcobaleno, o almeno sono altrettanto difficili da trovare della pentola piena d’oro. In molti borghi non c’è nemmeno il supermercato e la libreria perde la classificazione di “servizio necessario”. Inoltre, il Nord Europa è abbastanza votato al digitale. Tenendo conto che il faroese scritto ha circa un secolo di vita, il nazionalismo e il desiderio di avere libri tradotti nella propria lingua è forte: gli scaffali sono occupati da volumi in faroese/danese, più raramente in lingua inglese. A Tórshavn c’è il Paname Cafè che, oltre alla meravigliosa cheesecake al rabarbaro, ha una sezione libreria con titoli internazionali in inglese. C’è anche una saletta dedicata a Jakob Jakobsen, uno dei loro eroi nazionali: fu lo studioso che “certificò” la morte della lingua norrena e si impegnò a far capire quanto il faroese andasse difeso e preservato. Un paese che ha come eroe nazionale un filologo può solo essere un grande paese.

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Lode ai filologi!

In giro per l’arcipelago trovate la catena Bókabúðin che fa da cartoleria, negozio di souvenir, prodotti per ufficio e anche sezione libreria. In questo caso i titoli sono in danese/faroese. Se andate in vacanza sprovvisti e pensate di acquistare in loco, sappiate che farete fatica. Ma so che partite sempre provvisti, quindi il problema non si pone.

Ah, momento spot autoreferenziale: sul canale IGTV di Instagram trovate tutte le puntate di #libriinloco dedicate a “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Nelle istruzioni all’arrivo sulle norme di guida e di comportamento c’è una clausola molto importante: “take a deep breath”. Respirate! Siete in uno dei posti più belli al mondo. Fermatevi, e respirate profondamente. Vorresti imbottigliarla quell’aria. Fare una boccetta piena di quel profumo di sale, di camomilla e di erba appena tagliata; appenderla al collo e trarre profonde boccate per superare la crisi di astinenza che vi colpirà, senza dubbio, non appena l’aereo si staccherà dalla corta pista di Vágar. Vorresti trattenere nelle orecchie il silenzio, fatto dal vento e dal belato delle pecore. Resti lì pochi giorni e ti sembra di averci trascorso una vita, ti sembra che il mondo esterno sia invecchiato in maniera diversa, nemmeno fossi la Fata Morgana di ritorno dalla terra degli Elfi. Ti riprometti di tornare, perché forse hai visto un terzo di quanto c’è da vedere e vuoi tornare. Devi tornare. Le terre degli Elfi generano eterna nostalgia del ritorno.

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Jules

*Riguardate il capitolo CIBO: è il luogo del crumble di rabarbaro

 

I luoghi dello shopping: Dennis

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Dennis mi ospita mentre leggo McCarthy

Dennis è rosso, simpatico, molto british. Ha 19 anni, quasi 20, ed è alto 4,20 m. Chi è? Dennis è un adorabile double-decker bus rosso, uno di quegli autobus a due piani che siamo abituati a veder girare per Londra ed è appena venuto a vivere a Spresiano, in provincia di Treviso. Nonostante l’età non più giovanissima è stato adottato da Sara e Simone. No, non è una storia tipo Cars. Sara e Simone sono due librai, di cui si sta perdendo lo stampino e hanno accolto Dennis in Veneto per dargli nuova vita: dopo tanti anni trascorsi a portare su e giù delle persone, tra pochissimo Dennis porterà in giro tanti libri. È destinato a diventare una libreria su due piani e quattro ruote, pronto a portare libri nei posti dove non ci sono. Ma proviamo ad andare con ordine.

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Ecco Dennis in tutti i suoi 4 m di splendore

Dico “proviamo” perché parlando con Sara e si incontra il suo entusiasmo, la sua passione, la sua competenza sui libri si fa fatica a seguire una serie precisa di domande. Senza soluzione di continuità ci siamo perse a chiacchierare di storie, di persone, di progetti passati e futuri, della Patagonia (eh sì!) e di mille altre cose che girano intorno a questo gigante rosso. Comodamente sedute sui sedili di fondo dell’autobus, quelli più ambiti nelle gite scolastiche, mi sono fatta raccontare di come Dennis è arrivato qui.

Sara e Simone sono gli ideatori di Libreria Diffusa, un progetto che mira a portare i libri in paesi in cui non ci sono librerie. Può sembrare assurdo, ma ci sono tanti posti orfani di un punto di riferimento importante come la libreria. Andando di mostra mercato in mostra mercato, di evento in evento, hanno portato la loro selezione di libri, la loro competenza e la loro passione in tantissimi paesi del Nord Italia. Proprio mentre si montava e smontava l’ennesimo stand, l’illuminazione: ma perché non costruirsi il proprio negozio itinerante? Correva il 2016.

La scelta originaria si orienta su un bello scuola bus giallo americano “Tipo quello dei Simpson” ride Sara. Ma il trasporto oltre oceano si prospetta come qualcosa di spaventoso (in termini economici) e quindi ci si avvicina restando nel Vecchio Continente: quale mezzo più adeguato di uno spazioso bus a due piani inglese? Così Sara e Simone vanno oltre Manica, prendono contatto con la ditta Ensignbus Company, e si mettono alla ricerca del mezzo giusto. Dennis, all’inizio, ha rischiato di non essere scelto. Stava per essere surclassato da un Leyland Olympian: ma questo, oltre ad avere un nome meno accattivante, era decisamente troppo alto. Così lo sguardo è caduto su Dennis: più giovane, il primo della sua epoca ad avere sospensioni idrauliche e che ha viaggiato tra Londra, Exeter, Manchestern e Plymouth. All’epoca, si presentava sgargiante in blu, bianco e arancione. Un bella pittura di rosso british ed era pronto a cambiare i suoi passeggeri: da persone a libri.

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Dennis si imbarca per arrivare a Livorno. Foto dalla pagina Facebook Parole in Movimento

Certo, andava ancora portato in Italia; scartata la possibilità di farlo viaggiare su strada per problemi assicurativi, Dennis si è imbarcato a Bristol e ha fatto rotta su Livorno. Sbarcato, sulla banchina ha avuto un piccolo attacco di timidezza: forse spaventato dall’idea di guidare sul lato sbagliato della strada (per lui) non ha voluto accendersi. Ma con un po’ di incoraggiamento e un intervento tecnico ha finalmente preso la rotta per Spresiano. Già in viaggio era una celebrità: la gente in autogrill si fermava a fotografarlo, sorpresa come se vedesse un animale esotico ad un safari. Sara racconta di essere salita al secondo piano e di aver fatto parte del viaggio osservando la strada da una prospettiva insolita.

Quando ieri l’ho conosciuto, l’ho trovato nel pieno dei lavori: i sedili sono stati tutti eliminati, ad eccezione di quelli di fondo che resteranno come area relax per sfogliare i libri che saranno esposti su scaffali di legno naturale proprio ora in preparazione. La domanda di ogni lettore a questo punto è: che libri ci saranno? E qui entra in gioco la pluriennale esperienza di Sara e Simone.

Perché a questo punto è bene spostare il focus dal celebre Dennis e concentrarsi sugli ideatori del progetto. Come dicevo, Sara e Simone non sono nuovi alle librerie temporanee ed itineranti. Dal 2012 sono in movimento per portare libri a mostre mercato ed eventi in posti dove le librerie non ci sono. “Il nostro scopo è creare occasioni di incontro da libri e persone” mi racconta Sara con entusiasmo. “Ad ogni evento, ad ogni località diversa, portiamo una selezione di titoli pensati ad hoc. Magari anche volumi  ormai fuori dai circuiti della grossa distribuzione che ha una corsa al ricambio e alla pubblicazione di titoli sempre nuovi da far girare la testa. Con i nostri consigli riusciamo ad instradare i lettori verso nuovi autori che non avevano mai sentito e gli stessi lettori ci offrono continui spunti e nuovi nomi che non conoscevamo. È uno scambio bilaterale che fa crescere entrambi. E la soddisfazione di avere persone che, anno dopo anno, ci seguono nei nostri eventi e ci ringraziano per i consigli offerti…be’ commuove, non si può dire altrimenti”.

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Anche i compassati inglesi scrivono sotto i sedili! Cose che ci scoprono quando si lavora

Mi fa vedere come saranno montati gli scaffali, mi dice che i pulsanti per prenotare la fermata funzionano ancora e mi fa leggere qualche “UK graffiti” che hanno trovato sotto i sedili appena rimossi. “Per Dennis stiamo pensando a fare la sezione bambini al secondo piano” e visto che con la testa sfioro il soffitto al piano superiore non posso che essere d’accordo. “Al primo piano, narrativa per adulti. Ci sarà sicuramente un focus sul viaggio, ma si troverà una miscellanea. Niente di rigido o incasellato”.

Scendiamo a fare qualche foto. “Dennis sta attirando moltissima curiosità perché tipi come lui qui in giro non se ne vedono molti” continua Sara mentre gentilmente mi fa anche sedere al posto di guida, “ma è di fatto una prosecuzione del progetto che portiamo già avanti da anni: far arrivare libri dove non ce ne sono. Ma vorremmo che poi Dennis venisse visto come “spazio liquido” come contenitore anche di altre iniziative: musica, fumetti, conferenze… la potenzialità di questi 40 mq è infinita!”

Progetto senza titolo
Segnatevi la targa!

Resta da capire quando Dennis farà la sua trionfale uscita. Già in tantissimi ne parlano e l’aspettativa cresce. “Dovremmo collaudare per fine aprile anche se… ci sarebbe già un’opportunità molto bella per metà aprile però vedremo. L’importante è fare un bel lavoro, realizzare quello che abbiamo in mente al nostro meglio”.

Per come l’ho visto io, Dennis è in fase di metamorfosi, ma mentre Sara parlava con entusiasmo e passione di tutto quello che hanno in mente di fare, vedevo il tutto prendere forma, come in quei film dove il personaggio vede le linee grafiche materializzarsi e comporre figure, oggetti, suoni. Però il lavoro non manca! Non potendo personalmente andare a svitare bulloni e cambiare i filtri, si può aiutare grazie ad una campagna di crowdfunding attivata su Ulule e che trovate qui per far sì che Dennis inizi il suo nuovo lavoro: e sappiamo bene quanto il mercato del lavoro in Italia sia spietato. Un aiuto serve sempre.

Abbiamo chiacchierato per due ore, saltando da un argomento all’altro, perdendoci, ritornando sui viaggi e sui tanti progetti che frullano in testa. Posso solo dire di essere molto orgogliosa di essere stata una dei primi a conoscere Dennis. Come dicono i talent scout: quel ragazzo è destinato a diventare una star.

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Dennis e Sara insieme. Foto dalla pagina Facebook Parole in Movimento

Trovate Dennis su Facebook, Ulule e Instagram.

Jules

I luoghi dello shopping: quando il contenente è bello quanto il contenuto

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D’oro, alla torre quadra, all’antica, merlata alla ghibellina fondata sopra una base di tre gradini, sostenuta da due leoni affrontati, il tutto di rosso. Lo scudo sarà fregiato di corona o di cinque fioroni visibili, o di città così recita l’araldica per lo stemma di Bassano, cittadina della provincia di Vicenza adagiata tra le Prealpi e il Brenta. Forse sarebbe più semplice ed immediato mettere due bicchierini da grappa, bordati d’oro, alle estremità del celebre ponte degli Alpini. Quanto meno, non ci sarebbero dubbi sullo stemma di fronte a noi.

Domenica scorsa, vista la potente nebbia che faceva presagire un bel sole (che volete? Noi della pianura padana ragioniamo così) sono andata a fare un giretto a Bassano del Grappa, città molto carina e piacevole per fare un bell’aperitivo. Se non devi guidare. Se si deve guidare, si beve un bicchiere appena arrivati e poi si va in caccia di librerie, quisquilie e pinzillacchere librarie. Pare infatti, che proprio a Bassano abbia sede una delle librerie più belle del mondo, così riferisce IlLibraio, e sono quindi andata a controllare di persona. Ma prima, piccola tappa proprio a fianco del Ponte degli Alpini, al momento sorretto e imbracato per evitare che cada nel fiume come una scultura fatta di fiammiferi.

Bassano del Grappa, oltre che per la grappa, vanta una grande produzione nel campo della carta. Come ogni amante di libri sa, il profumo della carta è qualcosa che attrae più del tartufo e non ci si può quindi esimere dal visitare il negozio delle Grafiche Tassotti. Nato a metà del Seicento con il nome di Stamperia Remondini, diventa famoso in tutta Europa come tipografia e per la produzione di stampe popolari e carta da parati. Dopo varie traversie a seguito della caduta della Serenissima che portano l’attività a smembrarsi, a metà del secolo scorso la famiglia Tassotti riprende in mano questo marchio della tradizione bassanese e produce carta decorativa, artistica, biglietti d’auguri per poi espandersi all’oggettistica e alla cartoleria. Quando si entra si ha l’impressione di arrivare in un negozio di tessuti, più che di carta. Le pareti e le scale sono ricoperte di metri e metri di eleganti carte decorative, così belle da volersi quasi far confezionare un vestito.

Copia di Ex Novo
Stoffe? No! Carta!

I biglietti, gli ex libris, la cancelleria fanno andare in solluchero qualunque appassionato e/o feticista della carta. Due piani di meraviglia e al secondo piano si può ammirare la collezione Remondini- Tassotti con esempi di stampe originali del Settecento. IMG_5245Difficile, molto difficile uscire senza qualcosa. Io ho lasciato il cuore sugli ex libris.

Proseguendo verso il centro, si susseguono una serie di palazzi uno più signorile dell’altro. Molti con delle targhe che ricordano quello o questo gran personaggio che ha soggiornato tra le loro pareti. Persi a osservare le varie diciture si arriva ad un portone dove si informa che lì alloggiò persino Napoleone Bonaparte. Si va avanti e si arriva alla fine della via e… la libreria? Meglio rifare la strada seguendo i numeri civici e, una volta tornati alla targa di Bonaparte, fermarsi perché quel signorile ed imponente palazzo è la libreria. Si dice sempre che il contenuto è la cosa più importante, ma quando tre piani di libri sono avvolti da mura e affreschi settecenteschi si considera quando sia, a volte, importante anche il contenente.

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Attenzione a non perdervi il portone, troppo presi dalle targhe!

Aperta nel 1998, la libreria Palazzo Roberti ospita al primo piano e al mezzanino la libreria vera e propria, mentre l’ultimo piano viene utilizzato per conferenze ed eventi. Presentare o anche solo assistere in un salone affrescato dalla scuola del Tiepolo consente quasi di respirare più a fondo. Oltre a questi spazi, un piccolo terrazzo e un giardino completano la villa e mi riprometto di tornare a primavera per poterne usufruire.

Inutile precisare che con due enormi piani, la scelta di generi e titoli è molto, molto vasta. La parte di narrativa è quasi labirintica e senza aiuto non sarei mai riuscita a cercare i titoli che mi interessavano anche perché la libreria è frequentatissima! Sempre per la narrativa, molto spazio dedicato alle case editrici “major”, un po’ più ristretta la selezione dei titoli delle indipendenti. Si trova comunque di tutto e per tutti: il mio valente (e paziente) accompagnatore in queste escursioni tra gli scaffali ha scovato un volume sulla storia del metal al quale dava la caccia da un lustro. Il colpo d’occhio dalla galleria del secondo piano non lascia indifferenti.

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Il calendario eventi è ricchissimo, la sezione bambini ospita parecchi giochi che facevano gola anche a me e la cornice data dal palazzo vale comunque una capatina.

Ubi Sapientia est, Pax et Iustitia regnant così recita il motto della libreria: sarebbe l’ottimo complemento da aggiungere allo stemma ripensato con il ponte e la grappa. Forse più ruspante di quello reale, ma perfetta sintesi di questa cittadina. Non si può, a questo proposito non chiudere con questo celebre cartello.Bassano3

Dice tutto in cinque parole.

Jules

 

I luoghi dello shopping: in laguna, in cerca di spazio

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Tanto lo sapete che a Venezia c’è l’acqua, no?

Si sa che più si hanno i posti vicini, più si rimanda a visitarli. Ma sì, tanto è qui, ci vado quando voglio. Abito a pochi chilometri di distanza da una delle mete più gettonate del turismo mondiale, Venezia, ed erano almeno sei mesi che non ci mettevo piede. Certo, è una città, in certi periodi, completamente invivibile per la massa di persone che intasano le vene e le arterie di pietra e d’acqua; scegliere volontariamente di andarci nei mesi primaverili ed estivi della Biennale è un suicidio. Il Carnevale è uno dei miei peggiori incubi. Ho fatto Capodanno una volta sola e ho giurato a me stessa che non sarebbe mai più successo. Il Redentore mi ha tolto il fiato e fatto sperimentare un attacco di demofobia come mai prima di allora.

Sì, mettendola giù così, non restano così tante finestre temporali in cui passeggiare.

Eppure Venezia è uno dei grandi amori della mia vita; c’è stato un periodo, quando lavoravo in laguna, in cui ho seriamente pensato di trasferirmici. La cosa non si è mai concretizzata, ma, nel corso degli anni, ho individuato alcuni periodi in cui andare e godermi con calma la città. Le prime due settimane di gennaio fanno al caso mio.  Passata la buriana delle feste natalizie, appena prima del bailamme del Carnevale la città è un po’ più silenziosa e tranquilla.

Tutto questo spiegone babilonese (cit.) per introdurre il fatto che finalmente sono riuscita ad andare a curiosare in una libreria che seguo da tempo solo sui social: la libreria Marco Polo.

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Campo Santa Margherita è uno dei punti di ritrovo per aperitivi e spritz della città lagunare e in un angolo, appena passata la Bifora (e se non siete mai andati lì a bere la consiglio), al numero 2899 si trova la libreria, aperta nell’autunno del 2015. Una delle tante caratteristiche di Venezia è la mancanza di spazio: calli e ponti stretti, ingenti masse di persone rendono difficile ritagliarsi il proprio spazio vitale. Entrando alla Marco Polo questa sensazione scompare. La libreria, di per sé, è piuttosto grande: occupa tre locali spaziosi (per Venezia, ma anche in generale), ma il bello è che il visitatore- lettore ha la possibilità di muoversi liberamente. Non ci sono “corridoi” obbligati, scaffali centrali ad intralciare il cammino, nessun percorso che porta ai titoli del momento.IMG_5064

Narrativa nella prima sala, arte e viaggi nella seconda, graphic novel e illustrazione in quella finale, il lettore può camminare senza rischiare di rovesciare pile di volumi. Anche se è sempre molto frequentata, e io sono andata il 2 gennaio, si può girare senza doversi fare piccoli e osservando con calma gli scaffali. Va da sé che le case editrici e i volumi selezionati sono una chicca dietro l’altra. Il sito ha un buon “muro” che rende l’idea di cosa potrete trovare.

In partenza, a brevissimo, anche dei corsi di scrittura creativa (che raccomando per esperienza diretta con i docenti) e di fotografia. Se ci sono veneziani in lettura che stavano cercando, qui trovate tutte le informazioni

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Sui social, la Marco Polo è conosciuta per le sue famose “panche rosse”. Due panche lignee di un bel rosso brillante, originarie delle montagne di Sappada, fanno da sfondo alle foto del mondo digitale. Non ho resistito, sono andata lì anche per conoscere le famose panche e per trovare il mio primo Nobel del 2018. Date un’occhiata alla loro pagina Instagram e capirete cosa intendo quando dico che le panche sono ormai celebri.

follow me!
Non ho resistito! Era una vita che volevo fare una foto tutta rossa 😀

C’è una Marco Polo anche in Giudecca e mi riservo di visitarla più avanti. Lì ci sono cugine più piccole delle panche rosse, ma dalle foto che ho recuperato, l’affaccio sul canale sembra spettacolare.

Il modo migliore per girare Venezia è perdersi: non è difficile, basta svoltare una calle prima del giro abituale e ci si può trovare in mondo nuovi e mai visti. Seguendo a naso l’odore dei libri (e sono ormai come un bracco che punta la pernice in questo campo), sono arrivata in Calle de l’Ogio, sestiere San Polo: una libreria a cielo aperto. Anzitutto si incappa nella fumetteria Zazà (che ho sbirciato solo dall’esterno per non aggravare le mie compromesse finanze) e poi si trovano scaffali di libri usati a bassissimo costo acquistabili mettendo la cifra esatta in una cassettina adibita allo scopo: un po’ come l’osteria senz’oste, qui abbiamo la libreria senza libraio che è anche stata protagonista di un caso di cronaca locale. Per regolamento comunale pare non sia possibile occupare lo spazio delle calli per esposizione di libri. A seguito di petizione e raccolta firme il pericolo della chiusura e dell’eliminazione dei volumi pare essere scongiurata. Il problema di spazio che affligge Venezia è reale e colpisce anche i libri.

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Venezia è ricca di questi angoli. Dall’ormai celeberrima “Acqua alta”, catalogata tra le più belle librerie al mondo, ai libri a cielo aperto, la soluzione è sempre la stessa: perdersi. Girovagare, con il naso all’insù, alla ricerca di spazio.

Jules