Oggi si consiglia a…gli chef

Copia di meals

Tutti ne conosciamo uno o più. Vuoi per formazione professionale, vuoi per passione o per puro genio tutti abbiamo nella nostra cerchia di amicizie uno/a chef. Utilissimi e provvidenziali quando si organizzano le serate perché preparano loro che “si divertono a cucinare”, salvifici quando ci si trova con soli tre ingredienti tra frigo e dispensa perché “fammi vedere cosa riesco a combinare”, i cuochi sono di varia natura e specializzazioni. Un po’ come i medici. C’è chi è un virtuoso dei dolci e a vedere un trancio di carne non ha la più pallida idea da dove cominciare; c’è chi fa cantare le verdure fino a non farle sembrare il cibo più odiato dai bambini; c’è il maestro delle ricette di pesce e c’è il tuttofare che non si spaventa davanti a nessun ingrediente.

Tutti loro però hanno una caratteristica comune: possono saperti spiegare il processo di lievitazione, disquisire sulle differenze tra i vari tipi di farina e su tutti i sostitutivi del burro, ma spesso mancano loro le basi storiche: dove nascono i piatti e le ricette? Visto che gente di questo calibro ha già in cucina tutti i fascicoli de La gioia della cucina, vale la pena regalare loro un saggio che porti luce anche sulla storia dei piatti: Il sugo della storia di Massimo Montanari. Ma prima di consegnare il regalo, movimentate un po’ la cena come segue.

Oggi si parla molto di cibo. Anche troppo. Ma non temiamo (o non illudiamoci) di essere i primi a farlo. Di cibo gli uomini hanno sempre parlato molto. Letteralmente e metaforicamente, da prospettive diverse, per ogni sorta di interessi, accompagnando l’intero percorso del cibo dalla produzione al mercato, dalla cucina alla tavola.

INGREDIENTI e PREPARAZIONE dosi per 6 persone

Prendete 6 persone (1 deve essere cuoco o chef di cui sopra) e metteteli insieme a cena.

Gustatevi in compagnia degli splendidi spaghetti allo scoglio. Aspettate che arrivino i primi complimenti sulla loro perfetta cottura al dente.

Accennate al fatto che Maestro Martino, uno dei cuochi più rinomati del Quattrocento, prescriveva una cottura di almeno due ore per i maccheroni e che i tedeschi sono quindi più attenti alla radice storica della pasta di quanto non lo siamo noi italiani.

Fate su un’altra forchettata e godetevi le reazioni.

Se le reazioni dovessero placarsi, affermate anche ad alta voce che secondo voi, gli spaghetti alla bolognese hanno la loro ragion d’essere.

Servitevi il bis senza che nessuno vi contenda l’ultima cozza rimasta.

Il saggio è una raccolta di testi che provengono dalla rivista Consumatore e da La Repubblica. Massimo Montanari, storico medievale, uno dei maggiori esperti della storia dell’alimentazione e responsabile di una sterminata bibliografia di pubblicazioni sull’argomento, con questo suo ultimo lavoro ci introduce nel “meccanismo interno” dei piatti ovvero della loro relazione con le società e le abitudini culturali in relazione all’alimentazione.

Il cibo è da sempre termometro e specchio di una società: basta solo pensare a come siamo territoriali noi italiani quando si tratta di piatti e ricette e le grandi dispute che possono sorgere discutendo sui dettagli di una pietanza: in Piemonte non troverai mai due persone che vengano da paeselli diversi e che siano concordi sul modo di fare la panissa. Anche se vivono a due isolati di distanza potranno perdersi per ore su delle aggiunte o degli aggiustamenti e nessuno di loro cederà terreno: ciascuno tornerà a casa propria convinto della propria posizione.

Questo saggio, oltre a mostrare come il cibo sia portavoce dei cambi culturali che si verificano all’interno della società, raccoglie una serie di curiosità culinarie che molti cuochi o chef potrebbero non aver mai immaginato.

Se avete seguito la ricetta sopra indicata, a questo punto dovreste essere ben sazi mentre gli altri commensali hanno ancora avanzi ormai freddi nel piatto. Offrite il volume e un nuovo strumento da cucina come regalo per pacificare. Unico rischio? Che vi tocchino tutti i piatti da lavare.

Jules

 

Oggi si consiglia a… ma, il gioco di ruolo, come funziona?

Copia di meals

“Ma è possibile che un mago super potente che ti fulmina con uno schiocco di dita debba tirare i dadi per scendere le scale, scivoli e muoia?”

“Una volta interpretavo un bardo donna, gnocca all’inverosimile. Dovevo sedurre delle guardie per passare un posto di blocco e ho fatto talmente critico che una di loro ha preferito buttarsi sulla propria picca invece di cedere alle mie avances”.

Ma chi vince? Ma come fate a decidere per fare un’azione? Ma conosci i tuoi compagni di gioco o è online? Ma giocate a soldi?

Quale persona si è sentita, almeno una volta, rivolgere una o più di queste domande? Ma naturalmente il giocatore di ruolo. Timida e schiva creatura emersa dalle nebbie degli anni Ottanta, potenzialmente maschio, quasi sicuramente con gli occhiali, il più delle volte poco a proprio agio con le ragazze. Negli ultimi anni il fenomeno ha coinvolto anche altre categorie umane, la moda si è allargata, i giochi si sono moltiplicati; e comunque alla frase buttata per caso “sì, sai, gioco di ruolo” una delle domande sopra citate sono inevitabili.

O se uno è particolarmente malizioso ti chiede se ti va di vestirti da maga discinta per lui in una sessione a due. Ma è più raro.

Come ovvio consiglio a chi non sa nulla dei giochi di ruolo e vuole farsi un’idea di come questa pratica si sia diffusa e sia stata vissuta negli anni in Italia posso solo suggerire di leggere La stanza profonda di Vanni Santoni.

Ogni volta, prima che il gioco cominciasse, riordinavi il tavolo e mettevi in mezzo la mappa, come a ricordare che il mondo era quello e aspettava di essere vissuto. Era bello, il momento in cui attendevi l’arrivo dei giocatori. Un momento ripetutesi infinite volte e però eccitante quanto le fasi più vivide del gioco stesso, forse perché atteso per tutta l’infanzia e l’adolescenza, quando desideravi un gruppo per giocare e non lo avevi.

Narrato in seconda persona, a metà tra memoriale e fiction, il romanzo affronta e racconta le vicende di un gruppo di amici che nel ventennio Ottanta e Novanta, si dedicano al gioco di ruolo. Avete presente la sigla di Bojack Horseman? Bojack si muove mentre sullo sfondo cambiano situazioni e personaggi della sua vita e della società di Hollywoo. Dal garage/stanza di gioco i protagonisti si vedono girare intorno il mondo in crescita di quegli anni, alcuni personaggi se ne vanno, altri ritornano mentre il protagonista, fulminato da bambino dal mondo del GDR, è sempre alla ricerca di nuovi compagni di avventure. Parte della narrazione è dedicata anche ai pregiudizi che ruotavano intorno al gioco e alle accuse di esoterismo e satanismo che lo rendevano, agli occhi dei profani, una pratica quanto mai pericolosa per le giovani menti.

La stanza profonda è una lettura utile al profano, a chi vuole lanciare uno sguardo sui decenni passati del GDR, e anche a chi quegli anni li ha vissuti e ci si ritrova completamente. Ho tifato fortemente per Santoni allo Strega del 2017, ma qualche tiro deve essere stato critico.

Già prima di incominciare il romanzo posso provare a rispondere alle domande di cui sopra.

Ma chi vince? In genere è un gioco collaborativo. A meno che tu non abbia in gruppo una persona squilibrata che decide di stuzzicare un lupo mannaro in una catacomba prima di farla saltare in aria.

Ma giocate a soldi? No, altrimenti dovrei davvero fare la maga discinta per coprire le perdite. Comunque i manuali hanno il loro buon costo.

Ma conosci i tuoi compagni di gioco o è online? Io ho sempre giocato seduta attorno ad un tavolo con persone che poi sono diventate ben più che amiche. Perché alla fine, ed è una cosa che non puoi ignorare dopo il romanzo di Santoni, una delle cose più belle è che da solo, in un gioco di ruolo, non puoi fare nulla. E se hai buoni compagni di avventura fai di tutto per tenerteli stretti.

Ah, l’abbinamento sembra proprio ovvio: un bel set di dadi. Male che vada, se uno non si converte al gioco di ruolo, li si potrà utilizzare per decidere chi deve lavare i piatti ogni sera.

Jules