Ex Novo: favole per il freddo

Non che dichiari di aver vissuto nel villaggio del giovane Adam in “Good Omens”, ma per diversi anni della mia vita, a Natale o nei giorni limitrofi ha spesso nevicato. I grassi fiocchi di neve non hanno solo deliziato la mia infanzia, ma anche funestato i primi anni di patente: quando guardi la neve e pensi che le strade saranno impraticabili sai di aver passato un confine che ti separa dalla fanciullezza.

All’Universià però, la neve si traduceva in “lezioni sospese” (anche se lo scoprivi una volta fatta tutta la strada e trovavi solo un foglietto appeso alla porta dell’aula). Il che portava, di conseguenza, allo stare alla finestra a guardare il giardino completamente imbiancato, fare foto se avevi animo artistico e saccheggiare la biblioteca per leggere mentre i fiocchi turbinavano fuori dalla finestra.

Se hai un giardino e c’è neve, scopri di avere in te un animo da Catherine o da Fanny.

Quando nevica, il giardino del Collegio Nuovo-Fondazione Sandra e Enea Mattei diventa silente e soffice

La migliore lettura da affrontare a dicembre che si sposi con il clima e con il riconnettersi con il proprio io bambino, è spolverare volumi di favole e fiabe. E per esplorare aree meno battute, ecco che Iperborea viene in soccorso con le Fiabe Faroesi tradotte da Luca Taglianetti

C’era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno.

Sapete quanto sia affezionata e innamorata del piccolo arcipelago lassù a Nord. Per il mio futuro (spero anche vicino) ritorno, mi piacerebbe poter assistere, sempre che si facciano ancora, alle kvøldsetur, ovvero sedute serali dove vecchie signore nubili raccontano storie e leggende attorno al fuoco: storie di troll, di giganti, di asini saggi e di ultimogeniti piuttosto svegli.
Il patrimonio di leggende faroesi è rimasto affidato alla tradizione orale fino a metà Ottocento. Le isole hanno dovuto aspettare la figura di Jakob Jakobsen, linguista e filologo, per avere la prima raccolta di favole scritte alla fine del XIX secolo. Proprio sul suo Færøske Folkesagn og Æventyr si fonda la selezione di queste favole nordiche.

Per chi è già un po’ avvezzo alla letteratura del nord Europa e alla sua mitologia, questo volume presenterà elementi molto ben riconoscibili. Troll e giganti malvagi (e non molto svegli) che sentono “odor di cristianucci” lontano miglia; cigni che in realtà sono splendide principesse sotto incantesimo (Odette, sei tu?); bambini che si perdono nel bosco e incappano in case deliziose fatte di dolci e frittelle. Ma alcuni nuclei e storie che non hanno eguali sul continente, proprio grazie all’isolamento che ha sempre “protetto” le isole Faroe.

Dalla lettura della fiabe si possono isolare alcuni elementi ricorrenti. I figli minori, quelli che in genere sono disprezzati dai fratelli più grandi, sono anche quelli che escono sempre vincenti dalle situazioni, riconoscono il sovrannaturale e sposano principesse. Poi è verità universalmente riconosciuta che perché una cosa vada a buon fine bisogna sempre superare almeno tre prove, oppure la stessa prova ripetuta tre volte come nel caso del racconto Il ragazzo che salvò la principessa dal troll del mare. I personaggi sono spesso senza nome, a parte rari casi in cui il racconto pesca ancora a piene mani dalla mitologia norrena: è il  caso del giovane Lokki di Il gigante e Lokki che ricorda il mendace dio Loki. L’elemento sovrannaturale è presente in misura molto minore rispetto al substrato nordico a cui siamo abituati. Streghe e incantesimi non mancano, ma le fiabe faroesi tendono a concentrarsi sugli esseri umani: sono loro che con la loro astuzia o stupidità, umiltà o arroganza, onestà o scaltrezza sono gli artefici della loro sorte. I giovani che alla fine sposano le principesse sono costretti alle prove di valore dalla maldicenza degli altri esseri umani come nel caso di L’asinello grigio dietro la porta. Non mancano le mutazioni umane in animali come nel caso di Fiuto, e nemmeno ammiccamenti a favole a noi più familiari come le storie di Ceneraccio, figlio più giovane e bistrattato che se ne sta sempre in mezzo alla cenere. Come tipico del nord Europa, il folklore pagano viene infiltrato dalla religione cristiana e dalla figura del diavolo come si racconta nella fiaba L’allievo supera il maestro. Tra elementi già noti, contaminazioni esterne e uno zoccolo duro di temi originali, le fiabe faroesi sono una perfetta interpretazione di quell’arcipelago che ancora adesso tiene alla propria riservatezza.

Guardando la neve, affidatevi al mormorio delle favole. Potrete immaginare di essere vicino al fuoco, lassù, in quelle isole che ti accolgono poco alla volta, facendoti prima superare le tre prove canoniche, ma che ti lasciano andare con profonda riluttanza.

Jules

Calendario dell’Avvento: 16 dicembre

“C’era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno.”

Fiabe Faroesi
traduzione e postfazione di Luca Taglianetti,
illustrazioni di Lorenzo Fossati
Iperborea
Curo la mia indicibile nostalgia per le isole Faroe in tutti i modi possibili

I luoghi dello sheep…ing: le isole Faroe parte 2

Con un occhio già sui prossimi voli per Scandinavia e affini, continuo a curare la mia nostalgia per le isole Faroe, così belle da essere bramate dei giganti islandesi che hanno sempre cercato di trascinare le “isole delle pecore” verso le loro coste. Almeno così narrano le leggende e non fatico a crederci. Seconda parte dei piccoli consigli di viaggio e esperienze on the road: abbiamo già parlato dell’arrivo, della guida e del cibo. Continuiamo!

Ex Novo
Giuro che era la stessa giornata a 20 km di distanza

CLIMA

Se il tempo non ti piace aspetta cinque minuti e vedrai che cambia. Saggio proverbio che riassume la situazione climatica faroese. Su un’isola può piovere e su quella accanto esserci il cielo limpido. Due tornanti possono essere infradiciati dalle nuvole gonfie e un cunicolo dopo può risplendere il sole. Inutile negare che sia un arcipelago piovoso: portate il kway e lasciate l’ombrello a casa perché il vento lo renderà inutilizzabile. Non abbiate paura di sfoggiare berretti di lana, ma restate a strati.

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Ho sofferto un po’ il mal di mare, lo ammetto!

Potreste persino azzardare una manica tre quarti se siete spavaldi. L’importante è controllare il meteo ogni mattina: c’è l’utilissima applicazione Landsverk che segnala le condizioni atmosferiche con una precisione micidiale. Fidatevi e siate pronti a cieli e mari color opale.

GENTE (E PECORE)

In un luogo con 46.000 abitanti e 75.000 pecore, è forse più utile sapere come interagire con le pecore. Non fate loro i fari, non avvicinatevi troppo alle zone recintate e lasciate loro parcheggio e spazio. Se non lo fate vi colpirà la maledizione del montone.  Tremende pene aspettano il folle che oserà avvicinarsi per fare foto ai regali ovini: sprofonderà in una pozza di fango e liquami nascosta dall’erba alta.

L’ho visto accadere sotto i miei occhi. Tutankhamon fa un baffo al montone.

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Hai osato farmi una foto? Sprofonda, povero folle, sprofonda!

Parliamo delle persone. Non ho avuto moltissimo tempo per stringere amicizie o per andare oltre le due chiacchiere di convenevoli. Se io sono una persona molto riservata, i faroesi lo sono di più. Sono gentili, cordiali, ma non vanno mai oltre. Persino la nostra ospite Airbnb, dopo averci consegnato la chiave e dato due informazioni, è stata discreta. Abbiamo ricavato molti sorrisi stile Queen Elizabeth in “The Crown”. Però se possono si prodigano per gli sperduti viaggiatori.

Sketch 1.

Fermo un giovane fumatore. Non porto mai l’accendino per non doverlo abbandonare ai controlli all’imbarco e, pur avendo girato supermercati e negozi, ho trovato abbondanza di sigarette, ma non di accendini. Chiedo al giovane dove posso acquistarne uno. Risata divertita come se avessi chiesto dove recuperare del crack.

«Ma da dove vieni?»

«Italia».

«Ah! Senti, facciamo così: ti regalo il mio accendino».

Gentile, ma non ho risolto il grosso dilemma su dove comprare un banalissimo Bic.

Sketch 2.

«Ti dico che dovrebbe esserci una caffetteria qui». Il Vecchio Nerd controlla e ricontrolla Google. Sono senza internet quindi mi devo fidare del suo maps che ha la tendenza a fare quel caz…. a non essere sempre accurato, di tanto in tanto.

«Dice di fronte al supermercato e questo è il supermercato!» File e file di casette bianche e tutte uguali. Sarà… poco convinti iniziamo a girare in tondo, finiamo in un giardino privato, torniamo al punto di partenza. Ci intercetta un pescatore, più o meno l’unico essere umano che incontriamo da diverse curve.

«State cercando la caffetteria?» ci accompagna davanti a una delle casette. «La signora apre alle 11.00 con caffè e torta*».

«Be’, è di fronte al supermercato», puntualizza il Vecchio Nerd.

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E ora dove andiamo?

Tutti parlano danese, faroese e inglese. La comunicazione non sarà un problema: basterà non voler diventare amici di bevute subito.

LIBRI

Pensavate che potessi saltare la parte sui libri? Le librerie si nascondono in fondo all’arcobaleno, o almeno sono altrettanto difficili da trovare della pentola piena d’oro. In molti borghi non c’è nemmeno il supermercato e la libreria perde la classificazione di “servizio necessario”. Inoltre, il Nord Europa è abbastanza votato al digitale. Tenendo conto che il faroese scritto ha circa un secolo di vita, il nazionalismo e il desiderio di avere libri tradotti nella propria lingua è forte: gli scaffali sono occupati da volumi in faroese/danese, più raramente in lingua inglese. A Tórshavn c’è il Paname Cafè che, oltre alla meravigliosa cheesecake al rabarbaro, ha una sezione libreria con titoli internazionali in inglese. C’è anche una saletta dedicata a Jakob Jakobsen, uno dei loro eroi nazionali: fu lo studioso che “certificò” la morte della lingua norrena e si impegnò a far capire quanto il faroese andasse difeso e preservato. Un paese che ha come eroe nazionale un filologo può solo essere un grande paese.

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Lode ai filologi!

In giro per l’arcipelago trovate la catena Bókabúðin che fa da cartoleria, negozio di souvenir, prodotti per ufficio e anche sezione libreria. In questo caso i titoli sono in danese/faroese. Se andate in vacanza sprovvisti e pensate di acquistare in loco, sappiate che farete fatica. Ma so che partite sempre provvisti, quindi il problema non si pone.

Ah, momento spot autoreferenziale: sul canale IGTV di Instagram trovate tutte le puntate di #libriinloco dedicate a “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Nelle istruzioni all’arrivo sulle norme di guida e di comportamento c’è una clausola molto importante: “take a deep breath”. Respirate! Siete in uno dei posti più belli al mondo. Fermatevi, e respirate profondamente. Vorresti imbottigliarla quell’aria. Fare una boccetta piena di quel profumo di sale, di camomilla e di erba appena tagliata; appenderla al collo e trarre profonde boccate per superare la crisi di astinenza che vi colpirà, senza dubbio, non appena l’aereo si staccherà dalla corta pista di Vágar. Vorresti trattenere nelle orecchie il silenzio, fatto dal vento e dal belato delle pecore. Resti lì pochi giorni e ti sembra di averci trascorso una vita, ti sembra che il mondo esterno sia invecchiato in maniera diversa, nemmeno fossi la Fata Morgana di ritorno dalla terra degli Elfi. Ti riprometti di tornare, perché forse hai visto un terzo di quanto c’è da vedere e vuoi tornare. Devi tornare. Le terre degli Elfi generano eterna nostalgia del ritorno.

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Jules

*Riguardate il capitolo CIBO: è il luogo del crumble di rabarbaro

 

I luoghi dello sheep…ing: le isole Faroe

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Benvenuti alle isole Faroe

Dopo avervi fatto una testa così sulle Faroe prima di partire, dopo avervi fatto due teste così durante il viaggio, ora vi ammorbo anche dopo il viaggio. Anzitutto, perché soffro di una sindrome nostalgica non da poco e poi perché, tutto sommato, è un posto poco conosciuto e poco esplorato. Spero che queste mie notazioni di viaggio possano essere utili a futuri viaggiatori del Nord. Questo non è, stricto sensu, un blog di viaggi, ma visto che la popolarissima rubrica “I luoghi dello shopping” è sempre apprezzata, applicherò il termine in senso più ampio a questo resoconto diviso per pratici vocaboli posti in ordine sparso.

E sì, nel titolo non ho resistito allo stupido gioco di parole.

ARRIVARE (E PURTROPPO RIPARTIRE, FACENDO LA TRAFILA AL CONTRARIO)

Andare e venire dalle isole Faroe non è stato il viaggio più diretto del mondo. Partendo da Bergamo c’è stato lo scalo obbligato a Copenaghen. Che sfortuna, vero? Costretti a passeggiare per qualche ora tra casette colorate e a far passare il tempo con una Carlsberg scura bevuta lungo i canali della città.

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Da Copenaghen ci si imbarca su voli Atlantic Airlines, destinazione Vágar. La Atlantic consente il check in al proprio volo solo a partire da 22 ore prima della partenza. C’è una splendida applicazione CheckMyTrip che fornisce reminder, informa sulle condizioni meteo e sull’attuale cambio di valuta. In aeroporto si potrà poi stampare alle macchinette il biglietto e il talloncino per i bagagli da imbarcare. Se riuscite, programmate il volo con qualche mese di anticipo perché, abituati alle tariffe low cost, si potrebbe avere un piccolo scompenso nel vedere il costo dei biglietti: 20 cc di contanti in endovena, subito!

Il volo è partito molto presto, alle 6.15 del mattino, ma 1200 km più a nord e un fuso orario indietro si atterra su una pista molto corta e si fa subito la conoscenza della più vasta popolazione dell’arcipelago: gli ovini che ti guardano e ruminano e già si bullano per il fatto di essere i legittimi abitanti di quel posto incredibile.

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Qui ci vivo io!

Le Faroe, pur essendo tecnicamente appartenenti al regno danese, sono formalmente autonome e indipendenti tanto da non essere dentro Schenghen. Munitevi di passaporto anche se, a voler proprio essere onesti, nessuno me l’ha chiesto né all’arrivo né alla partenza.

GUIDARE

I collegamenti da e per la capitale, Tórshavn, e i luoghi limitrofi sono ben strutturati. Per poter girare bene l’arcipelago la macchina è fondamentale. In aeroporto si trovano le classiche Avis e Hertz, serie e affidabili. La guida è a destra, e fin qui: ma ci sono alcune piacevoli regole da rispettare che vengono illustrate ai viaggiatori all’arrivo. Molte delle strade sono a corsia unica, ma a doppio senso di percorrenza, si inoltrano nel fondo della montagna e sotto svariati metri cubi di acqua. Aggiungere la costante presenza di pecore sulla strada e le nuvole che colano giù dai fianchi della montagna, rendono necessarie alcune accortezze.

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Hai fatto tutta questa strada? Be’, cercati un altro parcheggio! Questo l’ho visto prima io!

1- i limiti sono 50 km/h nei centri abitati e 80 km/h fuori dai centri abitati. A volte, sembrano persino troppi. Luci sempre accese, tergicristalli pronti all’uso.

2- nelle strade a corsia unica, il guidatore che si trova la piazzole di sosta alla sua destra deve fermarsi e dare la precedenza a chi arriva. Le piazzole sono una ogni 100 m circa, sia su strada che nei cunicoli della montagna. Salutate e ringraziate chi vi fa strada.

3- chi va in discesa deve dare la precedenza a chi va in salita (sempre fermo restando le piazzole di cui sopra).

4- i camion hanno la precedenza

5- i camper sono arroganti e fanno quello che gli pare

6- le pecore sono i vostri maggiori concorrenti nella ricerca di parcheggio.

7- non fate i fari alle pecore che si sono messe a centro strada. Vi beleranno in faccia piuttosto scocciate e sculetteranno davanti a voi per i successivi 800 m. In quel caso, 80 km/h diventeranno un miraggio inarrivabile

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Vai piano!

8- i tunnel sottomarini che collegano alcune delle isole maggiori sono a pagamento. Se avete la macchina a noleggio, il costo verrà aggiunto sul vostro conto. In caso abbiate la vostra macchina dovete fermarvi a pagare alle stazioni di servizio.

All’arrivo vi danno uno specchietto informativo illustrato: vi avviso che non troverete tutte queste regole, ma vi lascio indovinare quali ho aggiunto di mia sponte e a seguito dell’esperienza (*coff* punto 5, *coff* punto 6 e 7)

CIBO

La domanda che mio padre mi fa ogni volta che vado da qualche parte è: ma cosa avete mangiato? Fuori da Tórshavn non è così ovvio trovare punti di ristoro. Se in molti agglomerati si vive in 15/20 persone, una caffetteria non è la priorità. Quindi a futura memoria del viaggiatori affamati, vi lascio un paio di indirizzi.

Eiði: esattamente di fronte al supermercato del paese c’è una casetta bianca. Alle 11.00, la casetta si apre e la gentile proprietaria offre caffè e il dolce del giorno. La signora fa un crumble ripieno di rabarbaro così buono che LASCIA LA TEGLIA! LASCIALA A TERRA E ALLONTANATI E NESSUNO DI FARÀ DEL MALE! Provatela, ecco.

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La cascata Múlafossur, timidamente velata da nubi

 

Gásadalur: famoso per la sua splendida cascata Múlafossur che decora anche i francobolli faroesi. Tra un tetto d’erba e l’altro c’è un’insegna CAFE. Entrate, ammirate le foto degli abitanti del luogo di metà Ottocento e mangiate la torta alla cannella: sembra di mangiare il Natale.

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Un tributo a Bojack Horseman

Nólsoy: nell’isola decorata dalla scritta Nollywood c’è una bistrot in stile british: “Maggie’s“. Sembra una stupidaggine, ma il loro fish and chips è di una bontà strepitosa e si sente che il pesce è fresco. Non fatevi impressionare dall’orologio alla parete: non siete caduti nella tana del bianconiglio, va davvero al contrario.

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Il giro in barca attorno a Vestmanna. Verde e blu a perdita d’occhio

Vestmanna: il centro turistico di Vestmanna, da dove partono le escursioni in barca tra le scogliere (vi consiglio caldamente di fare il tour, dura un paio d’ore), offre a pranzo una zuppa di pesce da trasecolare. Sì, lo ripeto: trasecolare! Se poi avete sofferto il mal di mare dopo due ore di beccheggio furioso della barchetta, vi rimette al mondo.

Su Torshavn la scelta è abbastanza varia: segnalo i bagel del Kaspar Cafè e le torte del Paname di cui parleremo nella sezione libri

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Cheesecake al rabarbaro del Paname Cafè

Beee ora mi fermo. Ci rivediamo venerdì con altri vocaboli sulle Faroe. Devo pur diluire per contrastare la nostalgia.

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Vi aspetto venerdì!

Jules

 

 

#Libriinloco

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Premetto che si tratta di un esperimento.

Premetto che non so come verrà la realizzazione.

Premetto che fare video non è proprio la mia specialità.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce in bei contesti.

Finite le premesse, forse, ma solo forse, vi ho sfrancicato (trad. rotto, strapazzato) l’apparato riproduttore con la notizia delle mie vacanze alle isole Faroe. Parto dopodomani e lunedì mattina, se tutto fila liscio, atterrerò a Vagar. Cosa si mette in valigia? Come vedete dalla foto capsule stile Pinterest dei Poveri ci sono pantaloni antipioggia, cuffia di lana, guanti, maglioni e la guida. E Isola il romanzo di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, ambientato proprio alle isole Faroe. Questo romanzo, in qualche modo, torna quindi a casa, per qualche giorno.

L’idea sarebbe questa: ogni volta che mi troverò in una città o in un luogo dove sono stati ambientati dei romanzi, vorrei portarli con me e leggerne alcuni brani ad alta voce. Per la gioia di chi mi passerà vicino e si domanderà come mai una squilibrata legge alle scogliere e alle pecore. Seguite su IG, probabilmente sul nuovo canale IGTV vista la difficoltà di connessione, l’hashtag #libriinloco. Non tanto per la mia appassionata interpretazione, quanto per il paesaggio che promette di essere spettacolare. Tenete sempre a mente le premesse di cui sopra.

Turista fai-da-te, no hashtag nuovo? ahiahiahiahi

Jules

 

 

 

 

Calendario letterario: 4 marzo

4 marzo

 

Domenica nebbiosa e sonnacchiosa. Un tempo che, oltre alla Pianura Padana, fa pensare alle terre del nord Europa, dove la luce scarseggia. Visto che (e mettetevela via) vi stresserò con le isole Faroe per tutto quest’anno, oggi dedico il calendario letterario ad un thriller ambientato proprio nel piccolo arcipelago: Sangue bianco di Craig Robertson.

Oggi, 4 marzo, è il compleanno di John Callum protagonista di questa storia. Insegnante scozzese, John ha dovuto lasciare la sua patria per cercare di sfuggire a tragici e violenti eventi del suo passato. Quale posto migliore delle isolatissime Faroe? L’arcipelago danese, a metà strada tra Islanda e Norvegia ha tutti gli elementi giusti. Gli abitanti, anche se curiosi, sono abbastanza cordiali; i paesaggi mozzafiato; l’acquavite così forte da farti dimenticare cosa si è fatto per una notte intera. L’unico problema è dato dal risvegliarsi con un coltello insanguinato in tasca e sapere che il tuo rivale in amore è stato massacrato. Si può correre, ma non ci si può nascondere, nemmeno nel luogo più isolato del pianeta.

In quei tre lunghissimi secondi di caduta libera avevo trovato il tempo di formulare tre pensieri. Uno: se il karma esiste davvero, la punizione sarà una gran rottura di palle. Due: mi piacerebbe finire il mio whisky prima che il bicchiere voli via. Tre: sto per morire. C’è qualcosa di consolante quando ci si accorge che è arrivata la fine. Soprattutto se la sopravvivenza non è esattamente la prima delle preoccupazioni. Tre secondi per contemplare i propri errori, valutare i rimpianti e constatare che, in fin dei conti, non sono poi tantissimi.

Vi auguro una buona domenica al caldo e con questo piacevole thriller davanti agli occhi. E se il tempo atmosferico non vi piace, aspettate cinque minuti. Almeno, questo è quanto recita un proverbio faroense.

Jules