#Libriinloco

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Premetto che si tratta di un esperimento.

Premetto che non so come verrà la realizzazione.

Premetto che fare video non è proprio la mia specialità.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce in bei contesti.

Finite le premesse, forse, ma solo forse, vi ho sfrancicato (trad. rotto, strapazzato) l’apparato riproduttore con la notizia delle mie vacanze alle isole Faroe. Parto dopodomani e lunedì mattina, se tutto fila liscio, atterrerò a Vagar. Cosa si mette in valigia? Come vedete dalla foto capsule stile Pinterest dei Poveri ci sono pantaloni antipioggia, cuffia di lana, guanti, maglioni e la guida. E Isola il romanzo di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, ambientato proprio alle isole Faroe. Questo romanzo, in qualche modo, torna quindi a casa, per qualche giorno.

L’idea sarebbe questa: ogni volta che mi troverò in una città o in un luogo dove sono stati ambientati dei romanzi, vorrei portarli con me e leggerne alcuni brani ad alta voce. Per la gioia di chi mi passerà vicino e si domanderà come mai una squilibrata legge alle scogliere e alle pecore. Seguite su IG, probabilmente sul nuovo canale IGTV vista la difficoltà di connessione, l’hashtag #libriinloco. Non tanto per la mia appassionata interpretazione, quanto per il paesaggio che promette di essere spettacolare. Tenete sempre a mente le premesse di cui sopra.

Turista fai-da-te, no hashtag nuovo? ahiahiahiahi

Jules

 

 

 

 

Ex Novo: tornare a casa

Ex Novo
Quante cose c’erano da staccare dalle pareti a luglio! Quante cose da portare via per tornare a casa!

A luglio, chi prima, chi dopo, in base alla fine della sessione d’esami, il Collegio Nuovo si svuotava. Enormi valigie transitavano per i corridoi e ci si domandava come avessimo potuto accumulare tutte quelle cose in una sola stanza. Si parlava delle vacanze imminenti, si appuntavano gli indirizzi per mandare cartoline (sì, sono abbastanza vecchia da ricordare le cartoline, croce e delizia di ogni vacanza) e si tornava a casa. Casa, le città natie, a volte a pochi chilometri di distanza, a volte raggiungibili sono con lunghi viaggi in treno o con l’aereo. Le più desiderose di tornare a casa erano le isolane: perché, a partire da Odisseo, chi è lontano dalla propria patria isolana è esule due volte. Per celebrare il ritorno estivo a casa e per augurare buone vacanze, oggi parliamo di un inno d’amore alle diciotto isole più solitarie d’Europa: le Faroe nel romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Con la sua Prince 100 tracciò un cerchio morbido che includeva tutto: le montagne, i fiordi profondi e i tunnel bui.

«Questa non è Europa. Queste sono le Faroe.»

«Hette er Føroyar.»

Queste isole ricche di verde, paesaggi mozzafiato e un mare freddo e pescoso, non sempre offrono molte scelte e prospettive agli abitanti del luogo che, con il cuore bagnato e pesante, sono costretti ad emigrare sul continente e sull’amata/odiata madrepatria. Siri Jacobsen, scrittrice e giornalista danese di origini faroensi e alla sua prima opera di narrativa, prende avvio dalle vicende della propria famiglia per raccontare la nostalgia che alberga nell’animo di ogni espatriato. Fino ad oggi questo arcipelago è sempre rimasto fuori dalla mappa della nostalgia. Le Faroe, formalmente danesi, intrinsecamente indipendenti, solo ora iniziano ad affacciarsi sul panorama letterario europeo. Con quest’opera, diventano anche loro punto di arrivo e ritorno per gli esuli del continente. Con una prosa poetica e struggente, l’autrice racconta la storia del suo abbi e della sua omma, il nonno e la nonna, emigrati in Danimarca poco prima della seconda guerra Mondiale. Il titolo originale è “Ø” che vuol dire “isola”, ma che graficamente (per noi) e mentalmente per i protagonisti è un punto a cui tendere: non solo geograficamente, ma anche mentalmente. Per il nonno è la possibilità di diventare ingegnere, per la nonna è un nostos al contrario, per l’autrice il recupero delle proprie radici. Traspare nostalgia, è un romanzo che si può leggere ad alta voce e farsi cullare dal verde e dalle onde di quel gruppetto di rocce con poche abitanti.

Così si resiste meglio agli ultimi giorni lontani da casa e ci si sente in buona compagnia nell’essere esuli, isolani e abitanti di terra ferma. E visto che vengo da una terra d’acqua, circondata da un mare a quadretti, posso in parte capire il desiderio dell’eterno ritorno. A qualunque distanza e latitudine.

Jules