Ex Novo: may the fourth be with you

Mai come quest’anno il 4 di maggio ha avuto un significato speciale. E non parlo solo degli appassionati di Star Wars. Oggi sarà il nuovo capodanno per molti di noi perché dopo due mesi di isolamento si potrà di nuovo uscire, con tutte le precauzioni del caso. Chi ha parecchi congiunti fino al sesto grado si trova avvantaggiato. Chi ha parecchi congiunti ma, come la sottoscritta, è un disastro nel calcolare le parentele, è meglio che si fermi al quinto grado.

La sottoscritta non rientra nella categoria degli uscenti e guarda chi saltella fuori dai duecento metri prescritti pensando magnanimamente di concedere loro un po’ di vantaggio. Un Ex Novo, anche per questo mese, di quarantena: scuole, università e luoghi di cultura sono ancora in attesa del via libera che arriverà in tempi diversi e molto lunghi. Quindi oggi ci prendiamo un po’ di soddisfazione e usciamo anche noi, popolo senza congiunti, per fare un lungo viaggio anche fuori regione. Lo facciamo leggendo Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf edito da Iperborea.

Per fortuna il giardino del Collegio Nuovo offre una bella vista e un bello spazio anche senza dover uscire

Il cielo non era più azzurro, ma si incurvava sopra di lui come una coppa di vetro verde. Il mare era bianco latte. Fin dove arrivava lo sguardo, si vedevano rotolare piccole onde bianche con scintillii argentei sulla cresta. Sparse in tutto quel bianco c’erano le tantissime isole dell’arcipelago, nere come il carbone. Sì, persino le case, le chiese e i mulini, in genere bianchi o rossi, si stagliavano neri sul cielo verde. Al ragazzo sembrava quasi che gli avessero cambiato la terra sotto i piedi e fosse arrivato in un altro mondo.

Nils Holgersson è un ragazzino svedese: non è un gran lavoratore, non è particolarmente osservante dei Comandamenti e si comporta male con gli animali. Oggi lo si definirebbe “iperattivo”, ma nei secoli passati un bambino simile spezzava il cuore a una madre e rendeva un padre preoccupato del futuro della propria fattoria. Un giorno Nils, riesce a evitare la noia della Messa, ma mentre sta pensando di svignarsela per sparare con lo schioppo del padre, ecco che vede un folletto. In Svezia sono abbastanza comuni e se li si lascia in pace, proteggono la casa e i loro occupanti. Nils, immemore di questi racconti, ma desideroso solo di farsi rivelare la posizione del tesoro del folletto, cerca di intrappolarlo. Ma la cosa non va come lui aveva previsto e il bambino viene tramutato a sua volta in un folletto. Nel tentativo di fermare Mårten, il loro papero bianco e maestoso che scappa per migrare con le oche selvatiche, Nils (ribattezzato Pollicetto) inizia un fantastico viaggio per la Svezia. Sotto la guida della saggia e vecchia oca, Akka del Kebnekajse, imparerà la bontà d’animo e l’altruismo, alla ricerca di un modo per spezzare l’incantesimo che lo ha reso alto come un ditale da cucito.

Nils accompagna i lettori adulti e bambini alla scoperta della Svezia sotto ogni punto di vista. Ogni tappa del viaggio è dettagliatamente spiegata dal punto di vista geografico, naturalistico e artigianale/industriale. Invece di scrivere, come nei migliori sussidiari della nostra infanzia (perché io ho fatto scuola con ancora il sussidiario), che nello Jemtland ci sono i monti Frostviksfällen è molto più poetico e divertente sapere che sono stati messi lì dal dio Asa-Thor per mostrare tutta la sua forza ad una coppia di Giganti. Invece di fare una noiosa lezione sulle risorse minerarie di Falun è meglio raccontare di come la figlia del Gigante rivelò al contadino di come arrivare ai filoni di rame sotto la montagna.  Profondamente legata alla spiritualità pagana e al ricco bagaglio di leggende della propria terra, l’autrice fa corrispondere ad ogni tappa del viaggio leggende, storie, racconti di usi e costumi e feste popolari, il tutto incorniciato da descrizioni naturalistiche di struggente bellezza.

Per noi che siamo ancora a casa, pagine simili sono un toccasana perché fanno respirare le fresche arie del Nord e abbattono le pareti di case che ormai conosciamo molto bene. Speriamo sempre che ci sia un folletto pronto a proteggerci casa.

Jules

Ex Novo: torneremo a stare vicini, ma nel frattempo…

Inutile dire che questo periodo porterà grossi cambiamenti nella vita di tutti. Non parlo di quelli massicci che andranno a influire sul lavoro e le nostre sicurezze: sono appannaggio personale di ciascuno di noi. Parlo delle cose minute, settori e argomenti a latere di cui ora non siamo consapevoli e che non è nemmeno così urgente identificare; ma ci saranno.

Per fare qualche esempio: probabilmente ci abitueremo a starnutire nella piega del gomito e non più portando la mano davanti alla bocca. Lavarsi le mani avrà acquisito una gestualità frutto delle numerose filastrocche e canzoni (anche per adulti) che ormai imperversano. Saremo più attenti e modulati nel fare le spesa. Avremo tutti imparato a fare il pane.

Di conseguenza: affronteremo una crisi mondiale del lievito. Gli abiti dell’autunno-inverno 2020-2021 avranno l’interno manica sostituibile e lavabile. La lobby delle creme mani prenderà il sopravvento. Torneremo a fare la spesa per tutta la settimana e ci abitueremo a trovare i supermercati chiusi la domenica.

Ex Novo di questo mese si adatta ai tempi e sarà un po’ diverso. A seguire ci saranno alcuni suggerimenti di lettura per tutti, indipendentemente da facoltà, corso, studenti e lavoratori. Per allietare la reclusione di molti di noi e per procurare un po’ di svago a chi l’emergenza la vive in prima linea. Così presto torneremo, con le dovute modifiche di cui sopra, alla nostra vita più o meno regolare.

Il giardino del Collegio Nuovo Fondazione Sandra e Enea Mattei è vuoto in questi giorni. Fiorisce, in attesa del momento in cui potremo di nuovo stare vicini

Per prepararsi all’apocalisse: “L’allegra apocalisse” di Arto Paasilinna, Iperborea

Asser Toropainen, che in gioventù non si è risparmiato nell’appiccare fuoco agli edifici di culto, sul letto di morte decide di lasciare al nipote Eemeli fondi sufficienti per costruire una chiesa tra i boschi di Finlandia. Quando ci sono soldi, terreni e una sauna per convincere i burocrati locali ad autorizzare la costruzione, i problemi sembrano svanire. Quando poi si dice chiesa, è chiaro che serve anche un cimitero e una Fondazione funeraria alle spalle. E poi una casa per il pastore; e una per il presidente della fondazione e sua moglie. E queste persone dovranno mangiare e bere alcol e serviranno case per chi alleva e coltiva. Ci vuole poco per costruire un piccolo centro ricco e fiorente, edificio dopo edificio. Chissà che questo piccolo centro arcadico non sia il solo nucleo in grado di sopravvivere alla distruzione del mondo e allo sterminio della razza umana. Sappiate che, se si è preparati, si ha sufficiente grappa e scorta di coregonini, anche un fallout nucleare non sarà un problema. Perché ogni morte ha in sé i seme della rinascita. Paasilinna, con lo humor pungente anche su argomenti scomodi, non ci permette di dimenticare questa verità: anche se tutto sta andando in malora, sappiate che da qualche parte un vecchio bruciachiese ha preparato per noi il germoglio per una nuova società.

Per stare all’aperto (ma tra le pagine): “Kilmeny del frutteto” di Lucy M. Montogomery, Caravaggio editore

Dall’autrice di “Anna dai capelli rossi”, una storia d’amore che sembra uscire da un quadro di William Waterhouse. Eric Marshall, giovane laureato, arriva sull’isola del Principe Edoardo per diventare maestro di scuola. Lì conosce Kilmeny che vive da sempre isolata, vuoi per la sua menomazione alla voce, vuoi per le chiacchiere che girano sulla madre e sulla sua nascita al limite del decoroso. L’amore fiorisce immediato e spontaneo, benedetto dalla famiglia di lei: gli unici contrasti che sorgono sono dati dalla naturale ritrosia della giovane e dal suo disagio nel non poter parlare e quindi essere una buona moglie per Eric e dalla gelosia di Neil, un italiano poco raccomandabile adottato dalla famiglia Gordon. A farla da padrone, lo splendore del giardino dove i due giovani si incontrano. Chiocchiolii d’acqua, profumo di lillà e mughetti, stormire di fronde e i numerosi rimandi poetici ad autori quali Alfred Tennyson e William Wordsworth immergono in un luogo che sembra quasi la terra degli elfi, dove il tempo passa diversamente e una sola mezz’ora può corrispondere a sette anni.

Per farsi una risata: “Sesso amore e croccantini” di Flavia Borelli, Fazi editore

Micioara, gattina randagia trovata nel motore di una macchina ma perfettamente riconvertita alla vita d’appartamento e al lusso, è in calore perpetuo: la sua proprietaria (anche se forse dovremmo dire “custode”) decide di trovarle un compagno per fornire sollazzo e, si spera, una cospicua nidiata di gattini. Dopo vari tentativi falliti con gatti di buona famiglia, arriva Giuda, abbigliato come il marchese di Carabas, che è pronto a distruggere l’appartamento per lunghi giorni di amplessi rumorosi e furibondi. Le descrizioni dei focosi incontri tra i due gatti e le lamentele dei vicini che, forti del regolamento condominiale del 1936, non tollerano animali domestici nel loro lussuoso condominio sfiorano la Commedia dell’Arte. La buona dose di albagìa intellettuale della protagonista fa ghignare con gusto quando i gatti scelgono di accoppiarsi per la tredicesima volta sul divano provenzale. Ma un buon umorismo non è mai fine a se stesso e questo romanzo nasconde un filo sotteso che mostra come i gatti, fedeli all’articolo 13 della costituzione di Užupis, sono d’aiuto al loro umano nel momento del bisogno.

Iniziamo aprile con la fiducia che, in tempi ragionevoli, potremo tornare a trovarci. Nel frattempo, abbiamo di che impiegare le nostre giornate.

Jules

Ex Novo: favole per il freddo

Non che dichiari di aver vissuto nel villaggio del giovane Adam in “Good Omens”, ma per diversi anni della mia vita, a Natale o nei giorni limitrofi ha spesso nevicato. I grassi fiocchi di neve non hanno solo deliziato la mia infanzia, ma anche funestato i primi anni di patente: quando guardi la neve e pensi che le strade saranno impraticabili sai di aver passato un confine che ti separa dalla fanciullezza.

All’Universià però, la neve si traduceva in “lezioni sospese” (anche se lo scoprivi una volta fatta tutta la strada e trovavi solo un foglietto appeso alla porta dell’aula). Il che portava, di conseguenza, allo stare alla finestra a guardare il giardino completamente imbiancato, fare foto se avevi animo artistico e saccheggiare la biblioteca per leggere mentre i fiocchi turbinavano fuori dalla finestra.

Se hai un giardino e c’è neve, scopri di avere in te un animo da Catherine o da Fanny.

Quando nevica, il giardino del Collegio Nuovo-Fondazione Sandra e Enea Mattei diventa silente e soffice

La migliore lettura da affrontare a dicembre che si sposi con il clima e con il riconnettersi con il proprio io bambino, è spolverare volumi di favole e fiabe. E per esplorare aree meno battute, ecco che Iperborea viene in soccorso con le Fiabe Faroesi tradotte da Luca Taglianetti

C’era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno.

Sapete quanto sia affezionata e innamorata del piccolo arcipelago lassù a Nord. Per il mio futuro (spero anche vicino) ritorno, mi piacerebbe poter assistere, sempre che si facciano ancora, alle kvøldsetur, ovvero sedute serali dove vecchie signore nubili raccontano storie e leggende attorno al fuoco: storie di troll, di giganti, di asini saggi e di ultimogeniti piuttosto svegli.
Il patrimonio di leggende faroesi è rimasto affidato alla tradizione orale fino a metà Ottocento. Le isole hanno dovuto aspettare la figura di Jakob Jakobsen, linguista e filologo, per avere la prima raccolta di favole scritte alla fine del XIX secolo. Proprio sul suo Færøske Folkesagn og Æventyr si fonda la selezione di queste favole nordiche.

Per chi è già un po’ avvezzo alla letteratura del nord Europa e alla sua mitologia, questo volume presenterà elementi molto ben riconoscibili. Troll e giganti malvagi (e non molto svegli) che sentono “odor di cristianucci” lontano miglia; cigni che in realtà sono splendide principesse sotto incantesimo (Odette, sei tu?); bambini che si perdono nel bosco e incappano in case deliziose fatte di dolci e frittelle. Ma alcuni nuclei e storie che non hanno eguali sul continente, proprio grazie all’isolamento che ha sempre “protetto” le isole Faroe.

Dalla lettura della fiabe si possono isolare alcuni elementi ricorrenti. I figli minori, quelli che in genere sono disprezzati dai fratelli più grandi, sono anche quelli che escono sempre vincenti dalle situazioni, riconoscono il sovrannaturale e sposano principesse. Poi è verità universalmente riconosciuta che perché una cosa vada a buon fine bisogna sempre superare almeno tre prove, oppure la stessa prova ripetuta tre volte come nel caso del racconto Il ragazzo che salvò la principessa dal troll del mare. I personaggi sono spesso senza nome, a parte rari casi in cui il racconto pesca ancora a piene mani dalla mitologia norrena: è il  caso del giovane Lokki di Il gigante e Lokki che ricorda il mendace dio Loki. L’elemento sovrannaturale è presente in misura molto minore rispetto al substrato nordico a cui siamo abituati. Streghe e incantesimi non mancano, ma le fiabe faroesi tendono a concentrarsi sugli esseri umani: sono loro che con la loro astuzia o stupidità, umiltà o arroganza, onestà o scaltrezza sono gli artefici della loro sorte. I giovani che alla fine sposano le principesse sono costretti alle prove di valore dalla maldicenza degli altri esseri umani come nel caso di L’asinello grigio dietro la porta. Non mancano le mutazioni umane in animali come nel caso di Fiuto, e nemmeno ammiccamenti a favole a noi più familiari come le storie di Ceneraccio, figlio più giovane e bistrattato che se ne sta sempre in mezzo alla cenere. Come tipico del nord Europa, il folklore pagano viene infiltrato dalla religione cristiana e dalla figura del diavolo come si racconta nella fiaba L’allievo supera il maestro. Tra elementi già noti, contaminazioni esterne e uno zoccolo duro di temi originali, le fiabe faroesi sono una perfetta interpretazione di quell’arcipelago che ancora adesso tiene alla propria riservatezza.

Guardando la neve, affidatevi al mormorio delle favole. Potrete immaginare di essere vicino al fuoco, lassù, in quelle isole che ti accolgono poco alla volta, facendoti prima superare le tre prove canoniche, ma che ti lasciano andare con profonda riluttanza.

Jules

Ex Novo: quando le notti sono luminose

È arrivato luglio e con lui il periodo dei festeggiamenti. Gli esami si stanno esaurendo, chi si è già laureato può rilassarsi, a chi mancano pochi giorni ormai il più è fatto e, se lavorate, le ferie si avvicinano. A Pavia è tempo di veri e propri party per celebrare la fine di un anno o di un percorso che magari porterà a delle separazioni. Ma in queste notti di luglio dove il buio è restio ad arrivare, non si pensa alle cose tristi, ma ci si ritrova nei collegi per festeggiare il più possibile. Pool party, garden party, dj-set ci sono le opzioni più svariate che riescono a convincere anche chi (come me ai tempi dell’università) non è particolarmente festaiolo.

Green party al Collegio Nuovo Fondazione Sandra e Enea Mattei e dolce scuro e pieno di stelle per “Luce d’estate ed è subito notte”.

E visto che anche la luce tira fino a tardi, iniziamo il mese con la lettura di “Luce d’estate ed è subito notte” di Jón Kalman Stefánsson. Dove se non in Islanda possiamo trovare giornate con luce infinita?

Il mare è profondo, cambia colore e sembra che respiri. È un bene per noi avere il mare, perché a volte i giorni passano senza che accada un bel niente e allora guardiamo il fiordo che diventa blu, e poi verde, e poi scuro come la fine del mondo.

Lassù, in alto in alto, c’è una nazione con grandi spazi, ancora indecisa se migrare sempre di più verso la Groenlandia o restare ancorata alla Vecchia Europa. L’Islanda, orgogliosa terra di vulcani, geyser e ricordi vichinghi, è disseminata di paesini di poche anime. Quattrocento persone, a farla larga, e qualche altro grumo nelle fattorie dalle sconfinate estensioni. Posti così dispersi che non hanno nemmeno un cimitero perché anche la morte si è dimenticata di quegli abitanti e i centenari la sera ridacchiano e giocano a minigolf. Proprio uno di questi paesi è al centro della narrazione del romanzo corale di Stefánsson che fa luce sulla vita dei piccoli centri sperduti islandesi: solo perché un posto è piccolo, non vuol dire che non contenga storie dal respiro così ampio da arrivare fino al cielo.
E proprio dal cielo parte la narrazione, la prima favola con cui l’autore ci intrattiene: quella dell’Astronomo. Un tempo direttore del Maglificio, dopo aver iniziato a sognare in latino abbandona il lavoro e la sicurezza economica per dedicarsi a osservare i misteri del cielo. Viene chiamato da tutti “l’Astronomo” e, una volta al mese, tiene conferenze per i suoi compaesani dove li aggiorna sulle sue scoperte fatte anche grazie alla corrispondenza in latino che gli arriva da ogni pare del mondo. Di questa corrispondenza sono tutti informati grazie ad Ágústa che gestisce l’ufficio postale e ha un’innata curiosità nel sapere cosa succede nelle vite degli altri. Per fortuna c’è lei che con le informazioni che riceve aiuta a salvare matrimoni e a mettere il cuore in pace a chi non ha speranza di recuperare un rapporto. L’Astronomo è aiutato da Elísabet, ragazza dalla conturbante bellezza e restia a indossare il reggiseno, abitudine che scatena le fantasie di tutti gli uomini e le maldicenze di tutte le donne per bene del paese. Lei ama Matthías, di origine slava, che per anni ha girato il mondo e che torna da lei e fanno l’amore sul pavimento dove è incollata la cartina del Sud America così i capelli di Elísabet possono accarezzare la foresta amazzonica. E via di questo passo. Perché in un posto così piccolo è normale che tutte le storie si intreccino e crescano unite. 

Pare facile raccontare le vite dei paesi. Nei mondi piccoli di ogni latitudine e longitudine c’è un’atmosfera favolistica, cristallizzata in un tempo eterno e impreciso e che suscita la nostalgia del lettore: un bene e un male, perché tutti i paesini felici finiscono per assomigliarsi. Nella narrazione di Stefánsson però non si scade mai in questa trappola perché pur con tutta la poesia e lo struggimento che una terra come l’Islanda non manca mai di ispirare, non ci si dimentica di quelli che sono gli inevitabili aspetti cupi. Con accenni ben mirati che sottendono a tutta la narrazione, si ricorda il problema dell’alcolismo, piaga sociale di tutti i paesi del Nord Europa; la depressione che può colpire chi vive in questi centri così piccoli e sfociare nel suicidio; le sventure che sembrano capitare a fagiolo per separare chi si cerca da una vita. In questi paesi, dove la luce dura poco, anche le cose belle sono effimere: bisogna goderne finché ce n’è e prepararsi ai lunghi mesi di buio. 

Sebbene sia una lettrice con un buon numero di testi all’attivo, è raro che un romanzo mi commuova fino alle lacrime. Stefánsson è riuscito nell’impresa e mi ha suscitato una forte nostalgia sia di posti lasciati che di posti ancora da visitare. Posti che hanno in comune una luce che dura fino a tardi.

Jules

Calendario dell’Avvento: 23 dicembre

“C’era una volta un re che partì per chiedere la mano di una bella regina. Dopo averla ottenuta ed essere stati sposati per un po’ di tempo, la regina partorì una figlia. Ci fu grande gioia in città e nelle campagne, perché tutti amavano il re per la sua bontà e rettitudine. Ma dopo la nascita della bambina comparve una vecchia: aveva un aspetto strano e nessuno sapeva da dove venisse e dove andasse. La vecchia fece una predizione sulla principessa: disse che non doveva ucire all’aria aperta prima di aver compiuto quindici inverni, altrimenti avrebbe corso il pericolo di essere rapita dai troll della montagna.”

“Fiabe svedesi” a cura di Bruno Berni,
Iperborea
Ero riuscita a tradurre il titolo senza leggere il sottotitolo. Soddisfatta così

Calendario dell’Avvento: 16 dicembre

“C’era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno.”

Fiabe Faroesi
traduzione e postfazione di Luca Taglianetti,
illustrazioni di Lorenzo Fossati
Iperborea
Curo la mia indicibile nostalgia per le isole Faroe in tutti i modi possibili

Calendario dell’Avvento: 9 dicembre

“Mentre se ne stava così a pensare col naso in aria vide qualcosa di molto bello. Il disco della luna, piuttosto in alto, era pieno e tondo, e ci passò davanti un grosso uccello. Più che passare davanti alla luna, sembrava quasi che ne uscisse. Si stagliò scuro sullo sfondo luminoso e le ali si estendevano da un lato all’altro della luna. Volava in modo così regolare, sempre nella stessa direzione, che a ragazzo sembrava quasi dipinto sul disco della luna.”
Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson
di Selma Lagerlöf
Iperborea

#Libriinloco

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Premetto che si tratta di un esperimento.

Premetto che non so come verrà la realizzazione.

Premetto che fare video non è proprio la mia specialità.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce in bei contesti.

Finite le premesse, forse, ma solo forse, vi ho sfrancicato (trad. rotto, strapazzato) l’apparato riproduttore con la notizia delle mie vacanze alle isole Faroe. Parto dopodomani e lunedì mattina, se tutto fila liscio, atterrerò a Vagar. Cosa si mette in valigia? Come vedete dalla foto capsule stile Pinterest dei Poveri ci sono pantaloni antipioggia, cuffia di lana, guanti, maglioni e la guida. E Isola il romanzo di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, ambientato proprio alle isole Faroe. Questo romanzo, in qualche modo, torna quindi a casa, per qualche giorno.

L’idea sarebbe questa: ogni volta che mi troverò in una città o in un luogo dove sono stati ambientati dei romanzi, vorrei portarli con me e leggerne alcuni brani ad alta voce. Per la gioia di chi mi passerà vicino e si domanderà come mai una squilibrata legge alle scogliere e alle pecore. Seguite su IG, probabilmente sul nuovo canale IGTV vista la difficoltà di connessione, l’hashtag #libriinloco. Non tanto per la mia appassionata interpretazione, quanto per il paesaggio che promette di essere spettacolare. Tenete sempre a mente le premesse di cui sopra.

Turista fai-da-te, no hashtag nuovo? ahiahiahiahi

Jules

 

 

 

 

Ex Novo: tornare a casa

Ex Novo
Quante cose c’erano da staccare dalle pareti a luglio! Quante cose da portare via per tornare a casa!

A luglio, chi prima, chi dopo, in base alla fine della sessione d’esami, il Collegio Nuovo si svuotava. Enormi valigie transitavano per i corridoi e ci si domandava come avessimo potuto accumulare tutte quelle cose in una sola stanza. Si parlava delle vacanze imminenti, si appuntavano gli indirizzi per mandare cartoline (sì, sono abbastanza vecchia da ricordare le cartoline, croce e delizia di ogni vacanza) e si tornava a casa. Casa, le città natie, a volte a pochi chilometri di distanza, a volte raggiungibili sono con lunghi viaggi in treno o con l’aereo. Le più desiderose di tornare a casa erano le isolane: perché, a partire da Odisseo, chi è lontano dalla propria patria isolana è esule due volte. Per celebrare il ritorno estivo a casa e per augurare buone vacanze, oggi parliamo di un inno d’amore alle diciotto isole più solitarie d’Europa: le Faroe nel romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Con la sua Prince 100 tracciò un cerchio morbido che includeva tutto: le montagne, i fiordi profondi e i tunnel bui.

«Questa non è Europa. Queste sono le Faroe.»

«Hette er Føroyar.»

Queste isole ricche di verde, paesaggi mozzafiato e un mare freddo e pescoso, non sempre offrono molte scelte e prospettive agli abitanti del luogo che, con il cuore bagnato e pesante, sono costretti ad emigrare sul continente e sull’amata/odiata madrepatria. Siri Jacobsen, scrittrice e giornalista danese di origini faroensi e alla sua prima opera di narrativa, prende avvio dalle vicende della propria famiglia per raccontare la nostalgia che alberga nell’animo di ogni espatriato. Fino ad oggi questo arcipelago è sempre rimasto fuori dalla mappa della nostalgia. Le Faroe, formalmente danesi, intrinsecamente indipendenti, solo ora iniziano ad affacciarsi sul panorama letterario europeo. Con quest’opera, diventano anche loro punto di arrivo e ritorno per gli esuli del continente. Con una prosa poetica e struggente, l’autrice racconta la storia del suo abbi e della sua omma, il nonno e la nonna, emigrati in Danimarca poco prima della seconda guerra Mondiale. Il titolo originale è “Ø” che vuol dire “isola”, ma che graficamente (per noi) e mentalmente per i protagonisti è un punto a cui tendere: non solo geograficamente, ma anche mentalmente. Per il nonno è la possibilità di diventare ingegnere, per la nonna è un nostos al contrario, per l’autrice il recupero delle proprie radici. Traspare nostalgia, è un romanzo che si può leggere ad alta voce e farsi cullare dal verde e dalle onde di quel gruppetto di rocce con poche abitanti.

Così si resiste meglio agli ultimi giorni lontani da casa e ci si sente in buona compagnia nell’essere esuli, isolani e abitanti di terra ferma. E visto che vengo da una terra d’acqua, circondata da un mare a quadretti, posso in parte capire il desiderio dell’eterno ritorno. A qualunque distanza e latitudine.

Jules

Calendario letterario: 20 marzo

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L’inizio di una nuova stagione porta sempre nuovi e buoni propositi. Dieta, un viaggio, alzarsi prima la mattina, stare più all’aperto, fare sport… questi me li sono detti solo una settimana fa. In onore di questo giorno di quasi primavera, per il calendario letterario ho scovato un avvenimento che è proprio la summa di tutti questi buoni propositi. Il 20 marzo, Nils Holgersson, il monello protagonista del romanzo Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf, parte per il suo fantastico viaggio con le oche selvatiche.

Nils è un ragazzino che non tutte le mamme sognerebbero come figlio: ribelle, pigro, poco affettuoso in famiglia. Come punizione per aver tentato di catturare un folletto, viene trasformato in folletto lui stesso e parte per un viaggio attraverso tutta la Svezia con uno stormo di oche selvatiche capitanate dall’anziana e rigorosa Akka del Kebnekajse. Durante il lungo volo diventerà il protettore delle oche, nume tutelare degli animali e imparerà gentilezza e bontà d’animo mentre noi potremo, come facevano gli alunni della maestra Lagerlöf, imparare la geografia e la storia svedese. Un sussidiario fantastico che scorre via avventura dopo avventura e ci fa provare una forte nostalgia per i tempi in cui potevamo prendere e partire all’avventura. Be’, forse lo si può aggiungere alla to do list di questa primavera.

Il ragazzo non riusciva proprio a credere di essere stato trasformato in folletto. “Sarà solo un sogno e uno scherzo della fantasia”, pensò. “Se aspetto un attimo, ridiventerò di sicuro un essere umano”. Si mise davanti allo specchio e chiuse gli occhi. Li riaprì solo dopo un paio di minuti, aspettandosi che fosse passato tutto. E invece no: era e restava sempre piccolo. Per tutto il resto era esattamente come prima. I capelli chiari come il lino e le lentiggini sul naso, le toppe ai calzoni di pelle e i rammendi alla calza: tutto uguale, solo che si era ristretto.

Jules