I libri del lunedì: non buttiamoci giù! Davvero!

Hornby

«Faccia pure.»

«Aspetterò che si sia…Insomma, aspetterò.»

«Quindi ha intenzione di starmi a guardare.»

«No. Si figuri. Penso che preferisce farlo in solitudine.»

«Pensa bene.»

«Andrò là.»

«Tanto poi, mentre cado, le do una voce.»

Io ho riso, ma lei no.

«E dai…non era male come battuta, date le circostanze.»

Lo so: ci si chiederà cosa possa avere una da lamentarsi in un lunedì di ponte. È la summa di ogni felicità e positiva congiunzione astrale. Un lunedì in cui non si lavora.

Giusto.

Sappiate che, purtroppo, per molti oggi non è ponte, anzi. C’è più gente, più movimento, più problemi da risolvere e sì, sono tra quelle che non fa ponte. Pertanto dedico ai lavoratori in lettura questo romanzo, quello che nello sconforto della sveglia di questa mattina, mi è balzato agli occhi: Non buttiamoci giù di Nick Hornby.

Nella notte di Capodanno, quattro persone si trovano in cima a un palazzo di Londra: sono tutti decisi a farla finita. Chi per problemi familiari, chi per una reputazione distrutta, chi per delusione amorosa sono tutti decisi a fare il grande passo nel vuoto. Il suicidio però è una cosa che si affronta in solitudine e se dietro di te c’è la coda, la poesia viene un po’ a scemare. Tra i quattro di instaura quindi un rapporto di mutuo soccorso: si terranno sotto controllo, l’uno con l’altro, in modo da scongiurare che la tentazione della passeggiata nel nulla non torni a farsi sentire.

Ci sono alcun argomenti che, pur politically incorrect, si prestano ad un umorismo nero, meglio ancora se anglosassone. Non ne faccio un elenco per sicurezza, ma diciamo che il suicidio è il tema scelto da Hornby in quest’opera del 2007. Oggi serve un volume così: delle pagine che facciano fare risate a denti stretti, a sfiorare quasi il pelo dell’isteria. Perché, mettetela come vi pare, questo lunedì è davvero una piccola morte.

Signore, mettetelo con dei tacchi: cerchiamo almeno di non cadere da quelli, per oggi. Leggetelo con calma: lunedì prossimo sarà di nuovo ponte e potrebbe essere ancora utile. Buon lavoro e buon lunedì a tutti!

Jules

Shopping: di traslochi e altri spostamenti

Pappagallo albero pepe

Attraversai il nostro ponticello traballante e raggiunsi il verde dei campi lungo il fiume. In cima ci sono i pennacchi giganteschi del bosco di eucalipti, che dominano gli olivi intorno al campo di erba medica. Quest’ultima è del verde più intenso che si possa immaginare, punteggiata qua e là di fiorellini azzurri: basta guardarli per sentirsi rinfrescati, nei giorni d’estate. Il sentiero, lì, passa attraverso una specie di galleria di enormi rovi, tamerici e ginestre, dopo la quale inizia la collina che porta a casa nostra.

C’è stato un periodo, negli anni ’10 di questo secolo, in cui ha avuto un discreto successo il filone narrativo dei “trasferimenti”: generalmente si trattava di nativi anglosassoni che, stufi della pioggia e della nebbia della madrepatria, decidevano di spostarsi verso sud, in luoghi più caldi e ricchi di colori come la Spagna o la Francia. Peter Mayle ha invaso gli scaffali con molteplici titoli che contenevano la parola Provenza, fino ad attirare l’attenzione di Ridley Scott e regalarci anche una buona trasposizione cinematografica (un po’ stereotipata, ma piacevole). Questo breve cappello introduttivo serve per lo shopping di oggi: se un paio di settimane fa abbiamo parlato di cosa portare se si è invitati a cena, oggi si consiglia qualcosa da portare a chi sta/ha appena traslocato: Un pappagallo sull’albero del pepe.

Ha sicuramente goduto di minor fortuna rispetto a Peter Mayle, ma Chris Stewart, originario batterista dei Genesis, riconvertito a tosatore di pecore, riconvertito a scrittore, ha realizzato una brillante trilogia sulla sua vita in Andalusia. Un pappagallo sull’albero del pepe è una raccolta di piccoli aneddoti di vita nel cuore della Spagna, tra variopinti vicini, eccentriche usanze e sottile umorismo. Traspare tepore dalle pagine e fa sentire la grande passione di questo inglese che, dopo una vita abbastanza nomade, ha scelto la Spagna come sua terra di adozione e si batte attivamente per il matenimento della natura in quei luoghi.

Ogni trasloco porta traumi. Anche se non stiamo parlando di andare a vivere in un altro paese e cambiare completamente vita, il semplice spostamento di casa è un impegno e una fatica non da poco. Ci si rende conto di quante cose si sono accumulate, si decide, a volte con dolore, cosa buttare, si fanno i conti con scatoloni che, per quanto ci provi, restano a farti compagnia per molto, molto tempo. Se avete quindi qualche amico che trasloca, regalate questo libro con il consiglio di trovare il tempo per leggerlo anche in mezzo alle operazioni di imballaggio: un po’ per ridere e non soccombere allo stress e un po’ perché se l’autore è riuscito a stabilirsi nel mezzo del nulla in Andalusia, tutti possiamo spostarci quanto e come vogliamo. Questo volume è il centrale della trilogia, detta “dei limoni”: il primo, Una casa tra i limoni, è edito per Guanda. Il terzo capitolo The Almond Blossom Appreciation Society non è disponibile in italiano. Nulla di grave: si legge piacevolmente da solo e senza buchi narrativi.

Si abbina ad una camicia scozzese, per me, da sempre, divisa ufficiale quando si tratta di traslochi. Giusto per la cronaca, io ho traslocato cinque mesi fa: la scorsa settimana ho trovato uno scatolone sotto al letto. Non so come ci sia finito, ma ho ritrovato un beauty case che pensavo di aver perso.

Jules

Oggi si consiglia a… chi ha bisogno di un’avventura

Phillips cavalieri

Il lavoro del cavaliere non è mai finito. Soccorrere damigelle, combattere streghe, tirare giù gatti dagli alberi, aprire coperchi di vasetti. E tutto per l’onore, la ricompensa meno spendibile che Dio abbia creato

Tutti sentiamo il bisogno di vivere avventure. Ogni tanto ci incantiamo a guardare fuori dalla finestra, soprattutto in questi giorni di inizio primavera, e lasciamo andare la mente. Quando eravamo più piccoli, sognavamo liberamente di draghi e fate, avventurose ricerche e cavalieri maestosamente abbigliati. Con la crescita in genere ci “limitiamo” a fantasticare di viaggi, spiagge con mare cristallino come quello che abbiamo sul deskop del pc dell’ufficio o di luoghi temali dove restare a mollo senza dover fare un accidente di niente. Sono pensieri più circoscritti, certamente più realizzabili del duello contro un drago, ma proprio per chi in questo momento sta leggendo queste righe invece di lavorare (bravo/a continua!) consiglio un romanzo che risveglia la voglia di avventura in senso più classico senza però partire per la tangente fantastica.

Alla corte di Re Artù, oltre alla classica Tavola Rotonda, c’è un tavolata minore: viene chiamata la Tavola Dei Cavalieri Meno Importanti. Ha una gamba più corta dell’altra, il vino è spesso di cattiva qualità e ospita tutti gli scarti della tavola principale. Cavalieri vecchi, fallimentari o disonorati siedono lì e raccontano di vecchie avventure ormai da tutti dimenticate. Lì siede anche sir Humphrey, un cavaliere disilluso a parole, ma che tiene sempre d’occhio la tavola principale, nella speranza che si presenti un’avventura adatta a lui. Per fortuna, a quei tempi. fanciulle in difficoltà non scarseggiavano, e quando la nobile Elaine du Mont si presenta per ritrovare in proprio promesso sposo, sir Humphrey è più che pronto a rimontare in sella.

Così si avvia I cavalieri della tavola zoppa di Marie Phillips che, dopo la modernizzazione delle divinità greche in Per l’amor di un dio, passa ad analizzare  smitizzare anche i nobili cavalieri di re Artù. Così incontriamo cavalieri che pensano che l’onore non valga nulla. Fanciulle che, invece di chiedere aiuto per vendicare il proprio onore, usano i cavalieri erranti per ripescare i fidanzati dalle taverne dove giacciono ubriachi marci. Con garbo e ironia tutta inglese e una punta di grottesco di tanto in tanto, Marie Phillips riesce perfettamente nell’intento di smorzare l’aura epica che circonda il tavolaccio più famoso della storia. L’on the road (a cavallo) di sir Humphrey e della sua sgangherata combriccola ricalca tutti i modelli dell’avventura in senso medievale che sognavamo da bambini, ma i pericoli e le situazioni che si trova ad affrontare sono permeati di tale realismo, da permetterci di ricamarci sopra senza sentirsi troppo infantili.

Indossatelo, signore, con una bella gonna ampia, damascata potendo (visto che la cotta di maglia darebbe un po’ nell’occhio) e appoggiatelo con ostentazione sulla scrivania. Se la giornata dovesse risultare troppo ordinaria e doveste aver bisogno di un po’ di concreta ed adulta magia, potrete distrarvi e senza sensi di colpa. Se l’inferno sono gli altri, il nostro vicino di scrivania non potrebbe interpretare un drago?

Jules

Ex novo: “Funny girl” di Nick Hornby

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Funny Girl di Nick Hornby, fa coppia con Sara,  neo laureata in Lettere  del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra ed Enea Mattei, Pavia

 

Era abbastanza certa, però, che nessuna di quelle ragazze voleva far ridere la gente. Era la sua unica speranza. Qualunque cosa interessasse a quelle ragazze – e aveva la sensazione che non gli interessasse granché – non era quello. Far ridere la gente significava fare gli occhi strabici e mostrare la lingua e dire cose che potevano sembrare stupide o ingenue, e nessuna di quelle ragazze, con il rossetto rosso e un fulminante disprezzo per chiunque fosse vecchio o bruttino, lo avrebbe mai fatto.

Ho sempre vissuto in città universitarie. Partendo da Pavia, arrivando a Padova e frequentando nel mezzo anche Bologna, mi sono imbattuta e ho partecipato a numerosi festeggiamenti di laurea. Dove vivo ora poi particolarmente sentiti e vivaci, con travestimenti, papiri e alcol in quantità. Ogni tanto, mi fermo ad osservare gli ormai-da-poco non più studenti e li vedo euforici, esaltati e stremati, com’è giusto che sia. Di sicuro tra di loro c’è qualche lettore “forte” che ha dovuto mettere da parte la narrativa per scartabellare bibliografie ed immergersi nel monotematico mondo della tesi. So per certo che non vedono l’ora di tornare a sdraiarsi con un libro di puro svago e diletto. Se vi riconoscete nella descrizione, allora potrebbe farvi bene trovare in biblitoeca Funny girl di Nick Hornby.

Barbara viene da un piccola città inglese. È una reginetta di bellezza, ma il suo grande sogno è quello di andare a Londra e diventare un’attrice comica come Lucy Ball, il suo personaggio iconico che studia con religiosa attenzione ogni pomeriggio in televisione. Non è un sogno comune, né tantomeno facile da realizzare, ma Barbara ha grinta e un pelo sullo stomaco notevole. Liberatasi di tutto quello che può ricondurla al suo passato di provincia, compreso il nome, dietro lo pseudonimo di Sophie Straw riesce laddove molte avevano fallito e imponendosi nello show business delle prime sit- com della BBC.

Molte ragazze, una volta uscite dall’università, sanno già verso quale obiettivo mirare. Forse per merito di uno stage, di un’occasione con il proprio argomento di tesi, hanno idea di come strutturare la loro vita dopo anni scanditi da esami e libri.

Molte ragazze, una volta uscite dall’università, sono incerte. Sicuramente hanno studiato con profitto e passione quello che desideravano e hanno realizzato che il mondo del lavoro può essere più ostico del previsto. Avranno magari periodi di disorientamento e non sapranno dove girarsi.

Questo romanzo è adatto per tutte e due le categorie di neo laureate. Da grande appassionata di letteratura anglosassone contemporanea, ho sempre apprezzato Nick Hornby. La costruzione dei dialoghi e delle situazioni bilanciate eppure freddamente divertenti (proprio da classico humor inglese), non manca mai di farmi sorridere. La storia di questa giovane donna con in testa un preciso obiettivo anche se anticonvenzionale mostra che, se si ha già una direzione precisa e una motivazione forte, si può arrivare praticamente ovunque. Ma mostra anche che, talvolta, la strada che si è intrapresa non è esattamente come la si voleva e allora bisogna riprogrammare il navigatore e scegliere altre vie che magari non si erano mai nemmeno prese in considerazione.

L’abbinamento è molto specifico: un gioiello a forma di bussola (per farvi un’idea date un’occhiata qui). Per chi ha già chiara la direzione, servirà come memento e per chi ancora la sta cercando sarà un ottimo punto di partenza.

Jules

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Shopping natalizio: per nerd e scrittori

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L’angoscia di scrivere la parola fine e scoprire di aver prodotto un’enorme vaccata che ti ha occupato per un ventennio. Meglio fantasticare sul possibile, splendido, futuro romanzo che diverrà, no?

Leggenda statistica vuole che gli uomini siano meno lettori delle donne. Sta in quel bagaglio di conoscenze comuni insieme al fatto che non sappiano distinguere più di sedici colori come le impostazioni base Windows e che si scordino sempre le date importanti. Di vero c’è che regalare un libro ad un uomo è sempre affare complicato: certo, ci sono i generi “franchi” come i romanzi storici o la fantascienza, ma voler andare più sullo specifico diventa difficile. Se volete imbarcarvi nello shopping librario anche per un uomo, consiglio Lo scrittore deve morire, romanzo a quattro mani di Gianluca Morozzi e Heman Zed (tra l’altro padovano quindi divento un po’ di parte).

La storia di due scrittori falliti che si imbarcano in un assurdo tour promozionale del loro ultimo e penoso lavoro, ha del grottesco: si spinge fino al surreale in certe situazioni, fa ridere in maniera incorrect e sta benissimo addosso a due categorie di uomini:

a) quelli con velleità da scrittori (e sono molti più di quelli che non possiate immaginare) dotati di autoironia (sono un po’ meno, ma esistono).

b) i nerd di vario livello, per portarli fuori dai loro soliti generi, ma senza sconvolgerli troppo. Sono animali abitudinari.

L’abbinamento per entrambe le categorie è una maglietta con sopra fumetti, cartoni, videogame: così la categoria A si farà una sana risata e la B sentirà di non essere uscita troppo dai terreni conosciuti.

Jules