Calendario dell’Avvento: 15 dicembre

“Nel pomeriggio Peppone portò a spasso il piccolino e, quando furono lontani dal paese, fece l’ultimo tentativo: – Adesso che siamo soli me la dici la poesia?-
– No- rispose il piccolino.
– Qui nessuno ci sente!-
– Ma il Bambino Gesù lo sa – sussurrò il piccolino.
Questa era la più bella poesia che il piccolino potesse dire, e Peppone lo capì.”
L’anno di Don Camillo
di Giovannino Guareschi
Bur Rizzoli
Nel Mondo Piccolo si è affezionati alle tradizioni. Anche se magari l’Adeste Fideles viene cantato in latino un po’ maccheronico 

Have a break… la famiglia

 

Il temuto “anche a te e famiglia” si sta avvicinando. Tra poco più di un mese con le feste di Natale, la frequentazione con i membri del proprio circolo genetico vicini e lontani sarà inevitabile. Occasione gioiosa da un parte, dall’altra genera una buona dose di stress. Non è solo una mia convinzione, ma anche negli ospedali potranno confermare che le liti e le aggressioni familiari aumentano nel periodo festivo.

O almeno, così dicono sempre in Grey’s Anatomy e io non ho motivo di non credere al mio medical drama preferito.

Visto che per novembre stiamo scivolando in letargo e cerchiamo dei rimedi per le fonti di stress della vita di tutti i giorni, senza peccare di ipocrisia inseriamo la famiglia tra queste fonti di ansia e troviamo la cura. Se non ce l’avete in casa correte a recuperare Il corrierino delle famiglie di Giovanni Guareschi, il papà di Peppone e Don Camillo.

 

Perché io vi parlo sempre di me e della gente di casa mia? Per parlarvi di voi e della gente di casa vostra. Per consolare me e voi della nostra vita banale di onesta gente comune. Per sorridere assieme dei nostri piccoli guai quotidiani. Per cercare di togliere a questi piccoli guai (piccoli anche se sono grossi) quel cupo color di tragedia che spesso essi assumono quando vengano tenuti celati nel chiuso del nostro animo.

In casa mia questo volume è inesauribile fonte di citazioni e battute. “Sono tre giorni che mangiamo gli avanzi dell’arrosto: non finisce più, sembra la cicciolata di Guareschi”. “Margherita dice che andare al sud si va sempre in discesa e si arriva prima.” Giovanni Guareschi con la moglie Margherita e i figli Albertino e la Pasionaria (all’anagrafe, Carlotta) sono attori di infinite scenette che variano dal comico, al commovente all’esasperante e mettono in scena piccole tragedie quotidiane. Margherita che gioca a ripartire l’eredità mentre è ancora in vita e descrive il proprio funerale per far piangere i pargoli, la Pasionaria che racconta una storia strappalacrime per convincere il padre a firmare un brutto voto in calligrafia, Albertino che mette a letto la bicicletta di Guareschi per farla riposare perché “è stanca di stare in piedi” sono il ritratto dell’Italia da poco uscita dalla guerra. Dove abbondavano i problemi, dentro e fuori casa, ma dove si respirava aria di speranza e ottimismo. Tutti i drammi della famiglia si risolvono sempre con ironia (e anche con qualche urlata) senza dimenticare i sani principi che costituiscono la neonata repubblica italiana.

 

Io, quando rincaso, la sera, non lascio i principi democratici fuori dalla porta come fanno tanti padri di famiglia che, campioni del liberalismo nella vita pubblica, sono, in casa, dei feroci dittatori. In casa mia comando io ma decidono gli altri perché io, anche in casa, conto per uno e gli altri tre sono in netta maggioranza.

Guareschi fu uomo di grande e sanguigno spirito. È, da sempre, uno dei miei autori italiani preferiti e mi punge sempre un po’ constatare come sia considerato un autore minore del nostro panorama. Aveva ironia, intelligenza, un garbo un po’ rustico e forti convinzioni. Le sue storie vere che sembrano favole, oltre a depositarsi lungo il grande fiume, si svolgono anche tra le mura di casa sua. Storie comuni a tutti, problemi piccoli che scavano l’armonia. Se siete alle prese con un tacchino o l’arrosto e avete per le mani un coltello e vostra cugina commenta che, no!, non si taglia così, voi pensate alle pagine di Guareschi, sorridere e con bel garbo andate avanti. Non fate come Don Camillo che prendeva a tavolate i suoi avversari.

Jules

Libri del lunedì: storie vere che sembrano favole

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– Se in questo sporco paese le case dei pochi galantuomini potessero galleggiare come l’arca di Noè, io vi pregherei di far venire una tal piena da spaccare l’argine e da sommergere tutto il paese. Ma siccome i pochi galantuomini vivono in case di mattoni uguali a quelle di tanti farabutti, e non sarebbe giusto che i buoni dovessero soffrire per le colpe dei mascalzoni tipo il sindaco Peppone, vi prego di salvare il paese dalle acque e dargli ogni prosperità.-  […] Don Camillo prese la via del ritorno e, quando fu arrivato sul sagrato e si volse perché il Cristo desse l’ultima benedizione al fiume lontano, si trovò davanti: il cagnetto, Peppone, gli uomini di Peppone e tutti gli abitanti del paese. Il farmacista compreso che era ateo ma che, perbacco, un prete come don Camillo che riuscisse a rendere simpatico il Padreterno, non lo aveva mai trovato!

Questo è il lunedì per eccellenza. Dopo due settimane o più di orari rilassati, ponti, confusione sul giorno della settimana, ecco che il 9 gennaio ci accoglie, freddo e pronto alla lotta. Ci portiamo dietro un po’ di relax, qualche chilo in più e ancora degli avanzi nel congelatore perchè il cibo natalizio è difficile a morire. Nel mio caso specifico ho ricevuto la visita dei miei genitori direttamente da terra sabauda: la bagna cauda non ha avuto scampo, gli agnolotti invece sono stati porzionati e congelati, sapendo che ben presto avrei avuto bisogno del loro potere confortante.

Per cercare di addolcire questo lunedì ho scongelato una porzione, l’ho condita con burro e salvia e ho cercato ulteriore rifugio nelle pagine del mondo piccolo di Guareschi. Generalmente, associo il suoi libri all’autunno e consiglio di leggerli all’aperto, avvolti in un mantello: ma sono da sempre così innamorata di questo autore da fare uno strappo. Nelle avventure del prete e del sindaco più famosi della letteratura italiana troviamo un mondo ancora pulito: una convizione quasi assoluta del bene e del male, idee precise interpretate però con grazia e ingenuità fanciullesca. Ogni parola scorre lenta, come il grande fiume, e raggiunge la grandezza senza necessità di complessi sintagmi e parole al di fuori del vocabolario più basilare. Ci si sente bene leggendolo e mandando giù un piatto corroborante. Perchè se questo è il primo grande lunedì dell’anno e ci sentiamo come bambini che devono tornare a scuola, allora tanto vale cullarsi con queste storie vere che sembrano favole.

Bentornati a tutti e buon inizio anno!

Jules