Oggi si consiglia…per il dentista

Copia di meals

“Guarda, preferirei andare dal dentista”. Una frase che si usa per indicare compiti o incombenze sgradevoli che si preferirebbe evitare. Il dentista è un luogo che genera paura e apprensione a ogni età. La semplice parola evoca ronzii sinistri di trapani, apparecchi metallici scintillanti nel buio, denti con radici enormi che non vogliono essere estratte.

Dentista.

Lo sentite? Sentite il ronzio?

Persino io che con il dentista (vedete lo scintillio?) non ho mai avuto esperienze traumatiche, all’idea di andarci tendo a procrastinare. Se da bambini è un obbligo imposto dai genitori che si premurano di prenotare gli appuntamenti ed esortarci a lavarci bene i denti, da adulti l’incombenza passa a noi.

Quando si diventa grandi si pensa che ci si potrà liberare dagli obblighi sgradevoli: potremo evitare di lavarci i denti tutte le sere, se non vorremo prenotare il dentista ogni sei mesi nessuno potrà forzarci. Mai credenza bambina fu così fallace. La verità è che, anche senza obbligo, dovremo preoccuparci della salute delle nostre fauci, sottoporci al dolore, tenere d’occhio i mesi tra una prenotazione e l’altra e sobbarcarci i costi non indifferenti. E tutto questo lo dovremo fare senza nessun obbligo per conto terzi. Uno spasso vero? Visto che questo mese è dedicato alle incombenze dell’età adulta (trovate i precedenti capitoli qui e anche qui) oggi parliamo del dentista. Rimedio suggerito: Topolino.

Le sale d’attesa dei dentisti non cambiano mai: riviste impilate in un angolo, fumetti in un altro. Le riviste sono un armonico miscuglio di pubblicazioni scientifiche, fogli patinati sui viaggi, inserti di ricette (soprattutto di dolci, per qualche strana forma di sadismo) e flessuose modelle che sfoggiano borse che costano come il preventivo che andrai a saldare dopo la visita. I fumetti sono in larga parte fatti da Topolino, Paperino e PK in vari gradi di disfacimento: pagine colorate che cadono a terra come i vostri denti da latte.

Continuate a sentire il ronzio minaccioso?

Sta di fatto che quando andavo dal dentista ed essendo già una che arrivava cronicamente in anticipo già da bambina, potevo occupare il tempo con la lettura dei Topolino. Perché Topolino, quando ero piccola, non lo si comprava ogni mercoledì. Era un regalo per quando avevo preso un bel voto o aiutato in casa o una sorpresa che la nonna mi faceva trovare all’uscita di scuola. Quindi avevo un sacco di arretrati da recuperare e non mi pesava nemmeno più di tanto andare dal dentista. Se fossi stata brava poi, per premio, avrei potuto chiedere uno speciale di Paperinik o Minnie&Company.

Insieme alle caramelle, se non avessero trovato carie.

Pochi giorni fa mi sono sottoposta all’annuale controllo e mi sono messa in borsa Topo Maltese, la rivisitazione di Corto Maltese fatto da Tito Faraci. Finita quella mi sono letta l’ultimo Topolino che ho trovato in sala d’aspetto. E c’è mancato poco che non rispondessi “Ancora un momento!” quando mi hanno chiamato per sottopormi al ronzio della macchina per la detartrasi.

Jules

Relax: meglio un grosso e morbido bozzolo in cui rintanarsi

Copia di meals

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di partecipare ad un incontro con Sarah Andersen, la giovane fumettista newyorkese autrice di Sarah’s Scribbles, in Italia per presentare il calendario 2018. Di chi stiamo parlando? Be’, lei

sarahs-scribbles-waking-up

Ora che avete visto queste vignette avete certamente associato. Capelli corti, esile, sorriso timido e voce bassissima nel rispondere alle domande dell’editore e del pubblico. Chi ama i fumetti e le maglie a righe, come la sottoscritta, non può non incappare in lei.

Sarah’s Scribbles inizia a popolare le il web nel 2013 sulla piattaforma Tumblr e da lì il successo cresce andando ad invadere gli altri social e poi finendo su carta. In Italia viene tradotta e pubblicata da BeccoGiallo, casa editrice di Padova. I volumi (da cui sono tratte anche queste due vignette) sono “Crescere! Che palle” e il seguito “Un grosso morbidoso bozzolo felice”.

Nei suoi disegni assistiamo alle avventure di una ragazza che ama indossare felpe grandi, è spesso spettinata, afflitta da mille ansie e un po’ goffa. Dialoga con la sua “coscienza”, rappresentata da un coniglietto, con il suo cervello, le sue ovaie… rappresenta i problemi della vita di ogni giorno dei Millenians, raccontati con autoironia e una punta di autocompiacimento di fondo nel non essere ancora del tutto cresciuti. C’è parte di ispirazione autobiografica, ma non completa identificazione, visto che non viene mai dato un nome al personaggio.

GROSSO_MORBIDOSO_BOZZOLO_FELICE_coniglietto

Questa domenica, per rilassarsi, le sue strisce sono la cosa migliore. La domenica possiamo autocompiacerci nel rimanere a letto fino a tardi, nel non lavare i piatti e nel dire a Netflix che sì! sì! stiamo ancora guardando Family Guy e non vogliamo essere giudicati. Anche se è la terza ora di fila. Anche se lunedì è fuori dalla finestra che sogghigna e ci consiglia di goderci la nostra spessa coperta che funge da armatura. Domani non potremo portarla in giro e dovremo incontrare gente e fare cose.

Jules