Calendario dell’Avvento: 23 dicembre

“C’era una volta un re che partì per chiedere la mano di una bella regina. Dopo averla ottenuta ed essere stati sposati per un po’ di tempo, la regina partorì una figlia. Ci fu grande gioia in città e nelle campagne, perché tutti amavano il re per la sua bontà e rettitudine. Ma dopo la nascita della bambina comparve una vecchia: aveva un aspetto strano e nessuno sapeva da dove venisse e dove andasse. La vecchia fece una predizione sulla principessa: disse che non doveva ucire all’aria aperta prima di aver compiuto quindici inverni, altrimenti avrebbe corso il pericolo di essere rapita dai troll della montagna.”

“Fiabe svedesi” a cura di Bruno Berni,
Iperborea
Ero riuscita a tradurre il titolo senza leggere il sottotitolo. Soddisfatta così

Calendario dell’Avvento: 21 dicembre

“C’era una volta un vecchio mago gentile che adoperava la magia con generosità e saggezza a beneficio dei suoi vicini. Invece di rivelare la vera origine del suo potere, egli fingeva che le pozioni, gli incantesimi e gli antidoti gli sorgessero già bell’e fatti dal piccolo calderone che chiamava la sua pentola fortunata. Nel raggio di miglia, la gente veniva da lui con i propri problemi e il mago era lieto di dare una rimestata alla pentola e aggiustare ogni coa. Il mago, che era molto amato, visse fino a una notevole età, poi morì, lasciando ogni bene all’unico figlio. Costui era di disposizione molto diversa dal suo gentile padre. Coloro che non sapevano praticare la magia erano, nella sua opinione, privi di alcun valore.”

“Le fiabe di Beda il Bardo” di J.K. Rowling,
Salani Editore

Siamo sempre più vicini a Natale. Da qui in poi tutte le arie natalzie che pensavate di aver scampato

Calendario dell’Avvento: 16 dicembre

“C’era una volta un contadino che aveva con sé un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ciò che coltivavano, o la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino coltivò rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pensò che le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ciò che cresceva al di sopra del terreno.”

Fiabe Faroesi
traduzione e postfazione di Luca Taglianetti,
illustrazioni di Lorenzo Fossati
Iperborea
Curo la mia indicibile nostalgia per le isole Faroe in tutti i modi possibili

Shopping: compleanni di giovani donne

Copia di meals

Uscendo piano piano e con fatica dalla morsa artica (si spera) si inizia a sbirciare con speranza alla primavera.

Sì, lo so, ha nevicato anche fuori dalla mia finestra, ma tant’è.

La primavera vuol dire fiori, abiti più leggeri, i primi tentativi di abbronzatura, gite fuori porta, l’arrivo degli inviti ai matrimoni e i compleanni.

Può darsi che capiti solo a me, ma passata la curva di febbraio esplode una ridda di compleanni. Se anche voi siete in questa situazione e avete amiche/i con già figli, questa settimana ci occupiamo di una categoria difficilissima: le ragazzine.

Avvicinandosi ai 10 anni le bambine iniziano a diventare difficili: non più bambine, non ancora adolescenti sono in quel limbo di interessi che fa snobbare loro i giochi dell’infanzia. Hanno tante curiosità e sono pronte a scoprire. Se vi trovate nella difficile situazione di dover fare un regalo ad una bambina di quell’età, il mio suggerimento è di orientarsi verso un romanzo che mescola storia, una città incantata e intrighi del Medioevo: La principessa e la sua forchetta di Annalisa Ponti.

Teodora, ha 12 anni, è una principessa e vive nella raffinata Bisanzio dell’Anno Mille. Veste abiti preziosi, è abituata a deliziose pietanze e ad aromi intensi e speziati. La vita di una principessa però non è fatta solo di piaceri, ma anche di doveri da adempiere per il bene della sua città. Teodora deve lasciare la sua amata Bisanzio perché il suo destino è di andare in sposa per suggellare un accordo commerciale. Dovrà sposarsi con il figlio cadetto del Doge, colui che è a capo di una città molto diversa da Bisanzio, ma altrettanto magica: Venezia.

La vicenda prende avvio da una storia realmente accaduta: non c’è sicurezza sulla figura di Teodora che potrebbe essere stata la moglie del doge Domenico Selvo oppure di Maria Argyropoulaina moglie del figlio del doge Pietro II Orseolo. A prescindere dalla Storia, pare che questa ragazza fosse guardata con molto sospetto per le sue abitudini bizzarre, quali fare il bagno e mangiare con la forchetta invece di prendere il cibo direttamente con le mani.

Questo romanzo parla di diversità. Teodora arriva a Venezia circondata da un’aura di mistero e di favola: si ipotizza che abbia la coda di sirena e non possa camminare visto che si muove in portantina e fa il bagno in grandi tinozze. Beve intrugli quasi malefici (il tè) in tazze di porcellana così fine da sembrare trasparente. E non mangia afferrando il cibo con le mani, ma con una preziosa forchetta dono per il suo compleanno. A quei tempi, il diverso spaventava. Nonostante il disagio e il sospetto con cui viene accolta, Teodora, da brava e compita principessa, sa come cavarsela e tirarsi fuori da una situazione che diplomaticamente potrebbe essere dannosa per la sua città. Fa amicizia con il suo promesso sposo, Giovanni, destinato a diventare mercante ma afflitto da un costante mal di mare e con intelligenza riesce a mettere al proprio posto anche il severo e fanatico Pietro il Castigatore.

E gli stranieri, tutti gli stranieri- si sa- parlano una lingua diversa, hanno abitudini eccentriche e mangiano cibi misteriosi, indossano abiti strani. Quindi… quindi costituiscono una minaccia, un pericolo. Portano disordine, confondono: potrebbero introdurre nuovo mode nelle tranquille tradizioni dei bravi veneziani. E in laguna non c’è nessun bisogno di novità!

Ma se allora il diverso sfumava spesso nel magico e nel diabolico, ai giorni nostri il diverso continua ad essere visto con sospetto. Pare quasi scontato dover ripetere e far capire alle nuove generazioni che il diverso è solo “altro”, né migliore né peggiore: solo diverso. Se la pillola con zucchero e stevia va giù meglio, questo importante messaggio passa meglio se si riesce a raccontarlo con grazia, con un pizzico di favolistico e di meraviglia. La principessa e la sua forchetta riesce in quest’intento a meraviglia.

Certo, un braccialetto o un paio di orecchini sono un porto sicuro per le ragazzine di tutte le età, ma una bambina già ben avviata sulla strada della lettura non potrò che apprezzare questa bella favola: se il romanzo fosse associato ad una bella gita a Venezia per visitare i luoghi di Teodora, il pacchetto regalo sarebbe davvero completo. Dopo tutto, arriva la primavera e le gite fuori porta sono un imperativo morale. Quando la neve si sarà sciolta.

Jules

Libri del lunedì: storie vere che sembrano favole

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– Se in questo sporco paese le case dei pochi galantuomini potessero galleggiare come l’arca di Noè, io vi pregherei di far venire una tal piena da spaccare l’argine e da sommergere tutto il paese. Ma siccome i pochi galantuomini vivono in case di mattoni uguali a quelle di tanti farabutti, e non sarebbe giusto che i buoni dovessero soffrire per le colpe dei mascalzoni tipo il sindaco Peppone, vi prego di salvare il paese dalle acque e dargli ogni prosperità.-  […] Don Camillo prese la via del ritorno e, quando fu arrivato sul sagrato e si volse perché il Cristo desse l’ultima benedizione al fiume lontano, si trovò davanti: il cagnetto, Peppone, gli uomini di Peppone e tutti gli abitanti del paese. Il farmacista compreso che era ateo ma che, perbacco, un prete come don Camillo che riuscisse a rendere simpatico il Padreterno, non lo aveva mai trovato!

Questo è il lunedì per eccellenza. Dopo due settimane o più di orari rilassati, ponti, confusione sul giorno della settimana, ecco che il 9 gennaio ci accoglie, freddo e pronto alla lotta. Ci portiamo dietro un po’ di relax, qualche chilo in più e ancora degli avanzi nel congelatore perchè il cibo natalizio è difficile a morire. Nel mio caso specifico ho ricevuto la visita dei miei genitori direttamente da terra sabauda: la bagna cauda non ha avuto scampo, gli agnolotti invece sono stati porzionati e congelati, sapendo che ben presto avrei avuto bisogno del loro potere confortante.

Per cercare di addolcire questo lunedì ho scongelato una porzione, l’ho condita con burro e salvia e ho cercato ulteriore rifugio nelle pagine del mondo piccolo di Guareschi. Generalmente, associo il suoi libri all’autunno e consiglio di leggerli all’aperto, avvolti in un mantello: ma sono da sempre così innamorata di questo autore da fare uno strappo. Nelle avventure del prete e del sindaco più famosi della letteratura italiana troviamo un mondo ancora pulito: una convizione quasi assoluta del bene e del male, idee precise interpretate però con grazia e ingenuità fanciullesca. Ogni parola scorre lenta, come il grande fiume, e raggiunge la grandezza senza necessità di complessi sintagmi e parole al di fuori del vocabolario più basilare. Ci si sente bene leggendolo e mandando giù un piatto corroborante. Perchè se questo è il primo grande lunedì dell’anno e ci sentiamo come bambini che devono tornare a scuola, allora tanto vale cullarsi con queste storie vere che sembrano favole.

Bentornati a tutti e buon inizio anno!

Jules

Relax: favole sotto l’albero

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Immagino sia la prima domenica di albero di Natale. Se siete tradizionalisti, giovedì 8 avete rispolverato le decorazioni e seminato aghi di pino e brillantini per ogni angolo della casa. Vale la pena godersi l’atmosfera e leggere, ben avvoltolati, vicino alle luci intermittenti. Qualunque sia la vostra età, una buona scorpacciata di favole è il modo migliore per inaugurare il periodo natalizio; adatte sia a leggere da soli che in caso di bambini per casa. Ve ne leggo giusto un paio di brani?

Nel tempo remoto non c’era nulla: non sabbia, non mare, né gelide onde; non esisteva la terra e neppure la volta del cielo, l’erba non cresceva in alcun luogo. C’era soltanto il Ginnungagap, la voragine immane. Tuttavia l’abisso degli abissi non era vuoto; vi erano in essi due mondi contrastanti: a settentrione Niflheim, la dimora delle nebbie, territorio di duri ghiacci e di nevi esistenti da innumerevoli ere; a mezzogiorno Muspell, la dimora dei distruttori del mondo, regione di fiamme e calore ardente impenetrabile allo straniero e a chi non vi era nato, poiché ai suoi estremi confini risiedeva, fin dagli inizi dei tempi. Surt il Nero, che a Ragnarok avrebbe mosso a devastare il mondo con la sua spada fiammeggiante.

Io inizio con ordine, dall’alba dei tempi nella mitologia scandinava.

Oltre a tutte le belle musiche irlandesi, egli aveva una sua aria assai strana, la più stramba che si fosse mai udita, poiché nel momento che attaccava con quella, ogni oggetto della casa pareva sul punto di ballare: piatti e ciotole tintinnavano sulla credenza, i paioli e i loro ganci dondolavano nel camino e alcuni pensarono persino di sentire le sedie muoversi sotto di loro. Ma, comunque avvenisse per le sedie, quel che è certo è che nessuno riusciva mai a starvi seduto a lungo, poiché vecchi e giovani si buttavano sempre a saltare di qua e di là più che potevano.

E poi una favola irlandese su un suonatore diabolico di cornamusa.

Chiaramente, abbinatele con cibi quali biscotti, caramelle, marshmallow: tutto ciò che fa Natale e vi fa tornare bambini va bene. Voi che favole sceglierete per questa domenica di fine ponte?

Jules