Oggi si consiglia… per le vacanze eleganti

Le vostre vacanze prevedono dimore di lusso? Tè delle cinque, lunghe passeggiate nei giardini tra una pioggia e l’altra? Sperate di riuscire a inserire una battuta di caccia o, se siete contrari, una distensiva cavalcata prima di un pic-nic sulle rive del fiume?

Se sì, anzitutto, complimenti per tanta fortuna e poi serve che vi portiate letture adatte al luogo in modo da potervi adagiare sotto un frondoso albero a leggere. C’è niente di meglio di un romanzo del creatore di Downton Abbey per entrare nello spirito?*

L’Europa è con il fiato sospeso alla vigilia di una delle battaglie che potrebbero cambiare il volto del continente: Waterloo, dove Napoleone si giocherà la propria risalita o l’esilio definitivo. Nel fermento della guerra, alcune convenzioni sociali che sembravano inamovibili possono subite una scossa. Può quindi avvenire che la figlia di un fornitore dell’esercito si innamori, ricambiata, di un esponente della migliore nobiltà. E la loro unione, così brutalmente distrutta sul campo di battaglia, può creare intrighi e scompigli a distanza decenni nelle sale riccamente decorate della Londra vittoriana.

«Devo presumere che Lord Bellasis abbia procurato gli inviti per il ballo?» Ellis sollevò lo sguardo dalla sua posizione ai piedi di Anne Trenchard, dov’era impegnata a cambiarle le pantofoline. La domanda infastidì la padrona. Che diritto aveva una cameriera di interrrogarsi a voce alta su come i suoi padroni fossero stati ammessi nell’Olimpo degli invitati? O sul fatto di essere stati invitati, se era per questo. Decise di non rispondere, e lasciò cadere la domanda. Ciò non le impedì di ragionare sulla stranezza delle loro vite a Bruxelles e su come le cose fossero cambiate da quando James aveva attirato l’attenzione del grande duca di Wellington.

“Belgravia” è un romanzo piacevole. Anche se i protagonisti non sono quelli della serie tanto amata, è impossibile non figurarseli tali mentre si leggono delle vicende delle famiglie Trenchard e Bellasis. Da una parte James, imprenditore di umili origini che desidera una scalata sociale che è possibile, ma anche ostacolata, dai suoi soldi, considerati con disprezzo dalla nobiltà. Dall’altra i duchi di Richmond che coltivano il ricordo del figlio morto a Waterloo e che tutto vorrebbero tranne il ricordo dell’unione con questa famiglia così borghese. Ritroviamo i lunghi pranzi, i balli e le cene fatte di discussioni in codice per non far trapelare nulla davanti ai domestici. Domestici che hanno meno spessore e meno storie personali rispetto a quelli dei conti di Grantham, ma che fungono da perfetto contrappunto alle vicende dei loro padroni.

Una borghesia intelligente e rampante, una nobiltà che inizia a risentire di una certa debolezza economica (ma ancora non di spirito e alterigia) e tutti i vizi e gli intrighi che si possono nascondere solo sotto i tessuti più raffinati e tra i gioielli più sfavillanti.

Mettetelo in valigia con della crinolina e un cappellino adatto a un garden party. Chissà cosa vi toccherà fare nella cornice di una vacanza così raffinata.

P.S. scherzi a parte, se volete provare l’esperienza di una vacanza in dimore storiche, date un’occhiata sul sito di Landmark Trust, fondazione specializzata nell’affitto di dimore storiche e di lusso. Potrebbe sorprendervi la relativa facilità di soggiornare in una villa edoardiana.

Jules

Relax: un po’ di buone maniere, perdinci

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Il titolo potrebbe ingannare: cosa c’è di più antitetico del relax e dell’etichetta? Dover restare ingessati, seguire un determinato codice di comportamento in ogni situazione crea un notevole stress. Il volume che vi consiglio oggi è però più antropologico che di buone maniere, un modo per sbirciare nelle abitudini e nelle regole dell’Italia del boom economico: Il saper vivere di Donna Letizia.

Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, è stata illustratrice, giornalista ed esperta di bon ton, nonché terza moglie di Indro Montanelli. A partire da metà degli anni Cinquanta, prima sul giornale Grazia e poi su Gente, Donna Letizia ha dispensato consigli sulla sua rubrica di buone maniere.

Come organizzare il primo pranzo con i consuoceri, come allestire un perfetto cocktail party, come comportarsi come ospiti in casa d’altri, nulla è scappato al suo occhio. Nel 1960 è uscito il primo compendio dei suoi suggerimenti corredato da sue illustrazioni, appunto il “saper vivere”. Ora lascio parlare direttamente la voce dell’autrice.

Cosa fare se qualcosa durante il pranzo non funziona?

Durante lo svolgersi del pranzo, la padrona di casa non deve lasciare trasparire la minima apprensione. Se un tragico rovinio di cocci proviene dalla cucina, lei continuerà stoicamente a sorridere. Se il cameriere commette qualche errore di servizio non lo sgriderà.

Mi raccomando: sempre gentili con il cameriere! Come comportarsi durante un viaggio in treno?

La signora che viaggia non invade lo scompartimento con un numero irragionevole di bagagli. Entrando nello scompartimento inchina leggermente la testa. Che non debba incoraggiare i tentativi di conversazione del signore che le siede accanto o di fronte è cosa risaputa. Ma essere riservata non vuol dire essere sgarbata. Un atteggiamento educato le varrà il vantaggio di persuadere l’importuno che si trova davanti una vera signora e che perciò non ha nulla da sperare. Potrà chiedergli all’arrivo con un sorriso smagliante di aiutarla a tirare giù le valigie.

Be’, sul numero irragionevole di bagagli mi dichiaro d’accordo. Peccato non ci fossero ancora i cellulari al tempo di donna Letizia. Passiamo alle relazioni sentimentali?

I fidanzamenti prolungati sono sconsigliabili: logorano i nervi a tutti, la sposa deperisce, lo sposo si fa irrequieto, le madri portano scritta in fronte una sospettosa e crescente inquietudine.

Le battute qui potrebbero sprecarsi. E comunque sappiate che dopo i 25 anni si è considerate senza speranza e che le madri devono iniziare a fare inviti a cena a tutti gli scapoli papabili e il padri devono invitarli a giocare a golf. A giocare. A. Golf.

Leggerlo nel 2018 fa sorridere. Molte delle situazioni da lei descritte non hanno più senso di esistere: sono piuttosto sicura che non mi capiterà mai di ospitare dei cardinali per un pranzo formale. Altre sono state sdoganate: per il primo pranzo per far conoscere i consuoceri nessuno si farà precedere da una corbeille di fiori bianchi. Traspare però, oltre al tremendo snobismo e al classismo condiscendente, un senso di ordine e di codifica che, nel bene ma anche nel male, ormai si è completamente perso. Mettersi il coltello in bocca per pulirlo, non è disinvoltura: è maleducazione ed è oltretutto pericoloso. Non ho certo bisogno che qualcuno mi accenda la sigaretta, ma se un uomo mi avvicina la fiamma mentre cerco affannosamente l’accendino in borsa (mannaggia a trovarlo quando ti serve!) ha quel gusto retrò che a me piace. Il “saper vivere” è diventato altro, ha ceduto il passo a tempi più frettolosi e alla mano, ma per una patita di Downton Abbey come lo so sono io questo volume qualcosa di affascinante ce l’ha.

E ora sono in crisi perché non ho il piatto a mezzaluna per servire l’insalata.

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Ultima nota: la mia edizione arriva diretta dal 1960 e dalla libreria di mia nonna. La ristampa più recente è di Rizzoli Bur del 2007.

Jules

 

Ex Novo: i saldi da Zola ai tempi moderni

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Non ci si merita un po’ di shopping per iniziare bene l’anno? Qualche accessorio nuovo, una maglia che dimostri chi siamo… peccato non aver avuto questa maglietta quando ero al Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei

Oggi non sarà il Blue Monday, ma ricominciare (per chi si è fermato) dopo due settimane di festeggiamenti quasi continui non è affare da poco. Magari qualcuno è già caduto nella temibile sessione d’esami di gennaio! Che cosa può tirare su e aiutare a superare questo primo lunedì del 2018? I saldi, ovviamente!

Nessuna delle lettrici arricci il naso infastidita da questo cliché donna=saldo. E nemmeno i lettori, perché so da fonti sicure che anche il sesso maschile non è immune dai grandi cartelli rossi con le percentuali in negativo.

E non pensiamo neanche che questo fenomeno di accaparramento sia figlio di questi debosciati tempi moderni, di questi decenni superficiali. Perché le svendite e i grandi magazzini hanno un illustre romanziere che ha dedicato loro un capitolo di una delle più importanti saghe degli ultimi due secoli: per questi giorni di saldi, parliamo di Al paradiso delle signore, undicesimo capitolo della saga dei Rougon- Macquart di Émile Zola.

Il romanzo si incentra su Octave Mouret, scaltro e sanguigno provenzale che apre, nella Parigi di fine Ottocento, l’antenato dei nostri moderni centri commerciali, appunto “Il paradiso delle signore”. Giunge a cercare impiego presso il magazzino Denise, giovinetta di campagna rimasta orfana e con due fratelli al seguito affidati alle sue cure. La ragazza è timida, impacciata e nipote di uno dei bottegai di quartiere che si vede ormai andare in rovina a causa del nuovo e spregiudicato modo di condurre gli affari di Mouret. Una storia d’amore tra i due sembra impossibile e fuori da ogni logica: Mouret la trova piuttosto insignificante, da principio,  e la povera Denise deve difendersi dal mobbing da parte delle colleghe e dell’amante del padrone, Madame Desforges. Eppure Mouret perde la testa per la rettitudine e la viva intelligenza della ragazza che, dopo lunghi tentennamenti ed esami di coscienza, decide di convolare a nozze con il suo padrone.

La BBC ne ha tratto uno sceneggiato in due stagioni. Uno sceneggiato molto, molto, molto bello. Non a livello di Downton Abbey, ma si tratta di un ottimo adattamento dell’opera. La storia viene spostata in Inghilterra, ammantata di maggiore perbenismo (la BBC non poteva certo riprodurre le deprecabili e dissolute usanze francesi di metà Ottocento) e Denise, per incontrare i gusti del pubblico moderno, viene privata della fragilità zoliana e diventa una brillante ed indipendente maga del marketing e del merchandising. Le sue esitazioni nella relazione con Morey (anglismo per Mouret) non sono date dal decoro e dal buon costume, ma dal desiderio di mantenere la sua indipendenza: una store manager in carriera con idee assolutamente all’avanguardia.

Il protagonista, del romanzo e di questi primi giorni di gennaio, è il Paradiso, il grande magazzino. Zola lo dipinge come una macchina, un nuovo luogo di culto dove le donne vengono irretite e coinvolte in orge di acquisti dal sapore quasi di baccanale. “Il Paradiso” è una forza prepotente, oscura e totalizzante della vita di Parigi: assorbe e strappa tutto intorno a sé. Mangia le vecchie botteghe che vengono assorbite per la continua espansione; strappa ai bottegai del commercio al dettaglio ogni ragione e possibilità di vita; strappa persino la vita alla cugina di Denise, abbandonata dal promesso sposo perché invaghito della scostumata Claire, commessa del grande magazzino. Eppure è una forza inevitabile ed inarrestabile come il progresso.

Dio mio! Quanti dolori! Quante famiglie che piangono e quanti vecchi gettati sul lastrico! Quanti spaventosi drammi e rovina e miseria! E lei non poteva salvare nessuno e sentiva dentro di sé che tutto ciò accadeva per il bene: che ci voleva quel mucchio di miserie per la salute di Parigi.

Possiamo storcere il naso e deprecare questa ressa nei negozi, ma ci caschiamo tutti. Aspettiamo sempre questo periodo per poterci aggiudicare quella maglietta tanto carina, ma finché non cala del 30% titubiamo nel comprare. Zola fornisce un illustre modello al quale rifarsi e al quale pensare, perché no, con un pizzico di snobismo, mentre giriamo tra le affollate corsie, sperando che nessuno si sia portato via l’ultimo modello con la nostra taglia.

Jules