Relax(?): pensiamo alla Terra

Copia di meals

Ogni anno, un mese e due giorni dopo l’Equinozio di primavera, in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Terra: cioè oggi, 22 aprile. Ormai dovremmo saperlo e averlo ben capito che questo è l’unico pianeta che (al momento) abbiamo per vivere e dovremmo fare come i Puffi e rispettare Madre Natura sempre. Come tanti Gargamella invece ridiamo in maniera stridula e sardonica mentre non facciamo la differenziata o usiamo la macchina anche per fare 100 metri perché tanto “così fan tutti”. Lungi da me iniziare una qualunque filippica sull’irresponsabilità del genere umano però penso che l’agente Smith di Matrix non avesse tutti i torti nel definirci dei parassiti: e poi il cattivo era lui.

Per questa giornata della Terra possiamo metterci comodi, rilassarci perché è domenica e leggere un romanzo che non potrebbe essere più indicato per questa ricorrenza: La strada di Cormac McCarthy.

Gli orologi si fermarono all’una e diciassette. Una lunga lama di luce e poi una serie di scosse profonde. Lui si alzò e andò alla finestra. Cosa c’è?, disse lei. Lui non rispose. Andò in bagno e premette l’interruttore ma la corrente era già andata via. Un debole bagliore rosato alla finestra. Lui si chinò su un ginocchio e alzò la levetta per bloccare lo scarico della vasca e aprì al massimo tutti e due i rubinetti. Lei era ferma sulla porta in camicia da notte, aggrappata allo stipite, una mano a sostenere il pancione. Cosa c’è? Cosa succede?

Non lo so

Perché ti fai il bagno?

Non mi faccio il bagno.

Non un romanzo su prati verdi ed idilliaci colli; nel romanzo post apocalittico di McCarthy non ci sono colori. Solo la strada che porta a sud e un papà e un bambino che continuano a camminare per arrivare in un posto più caldo e sfuggire agli altri sopravvissuti che sono diventati cannibali. Loro sono i buoni, non mangiano altri umani, e portano con loro il fuoco. È un romanzo che, a livello basale senza analizzare struttura, impianto dialogico, senza ricamare sul cesello di ogni singola frase, ti azzanna alle viscere e smuove qualunque sentimento di paura, affetto e disperazione tu possa avere sedimentato che si legge veloce, una pagina dopo l’altra, e che lascia dietro di sé un senso di oppressione e inquietudine che dura per giorni. Un vaso di Pandora di cui non si vede il fondo. Però vedi l’amore di questo papà per il suo bambino, speranza per un mondo che ormai è sprofondato nella ferinità.

Perché questo romanzo proprio oggi per la giornata della Terra? Perché l’evento apocalittico che dà inizio a La strada non viene mai specificato. Non sappiamo cosa sia successo, cosa sia il bagliore e da dove siano venute le tempeste di fuoco. Forse è stato un evento naturale come un meteorite, o forse è qualcosa che abbiamo fatto noi umani. Forse un evento catastrofico ed improvviso, forse un progressivo accumularsi di cause. Possiamo perderci in mille arzigogoli pensando a guerre, fatalità, ma l’idea che dietro la distruzione del mondo ci sia la mano dell’uomo resta. Non sappiamo se sia stata colpa dell’ennesima bottiglia buttata in mare o di una guerra nucleare, ma potremmo essere sulla strada per avviarci ad un mondo come quello di McCarthy. Se riuscite state all’aperto, godetevi la primavera, e ricordatevi che anche noi potremmo trovarci sulla strada molto prima di quanto pensiamo.

Jules

 

Relax: riemergendo dopo un mese

relax blog

Questa mattina, dopo l’ultimo sorso di caffè, sono riemersa da un mese di full immersion. Per circa cinque settimane mi sono dedicata esclusivamente ad una corposa saga familiare, coinvolgente, avvincente e tutti gli altri avverbi positivi in -mente che possono passarvi per la testa.

Il problema, che poi di reale problema non si tratta, è che in queste cinque settimane si è generata un po’ di anarchia. Non sono affetta da Tsundoku, ovvero l’accumulo di libri senza leggerli, ma complice la mia totale immersione nel mondo britannico a cavallo della seconda guerra mondiale (avete capito che saga ho letto?), i libri hanno preso il controllo. Hanno fatto come i gatti randagi: si avvicinano, prima guardinghi, alle finestre. Poi si mettono in un angolo del giardino a prendere il sole e scappano non appena li guardi. Infine li trovi a gironzolare in cucina mentre studiano le ricette migliori per cuocere il salmone che hanno già messo a marinare. Scroccandoti pure il wi-fi per andare su giallozafferano.it. Così ora mi trovo con la pila di libri che vedete in foto: mi guardano sornioni e fanno le fusa. Sanno che è domenica e non potrò rifiutare loro un po’ di dovute coccole.

Jules

Relax: di nuovo a proposito di felini

Lettere gatto

Nulla, nella mia mente, incarna l’idea del relax come i gatti. Una domenica libera richiama quindi tra le mani l’ennesimo volume che parla di felini: Lettere dal mio gatto di Helen Hunt Jackson.

Sui social abbondano le pagine umoristiche fatte per dare voce ai nostri animali domestici. Finte chat su whatsapp e meme mettono in scena una profonda umanizzazione dei nostri animali domestici che vengono dipinti come dolci sciocchi (i cani) oppure attenti e cinici calcolatori (i gatti). In questo volumetto, scritto nella seconda metà dell’Ottocento, la visione è modificata. Micina, la gatta della scrittrice, viene immaginata come l’autrice di una fitta corrispondenza durante le vacanze della padroncina. Tra domestiche che non la sopportano, simpatie per il nuovo gattone dei vicini e disavventure con i barili di sapone, la gatta viene presentata in maniera molto diversa dai suoi simili contemporanei: Micina mostra venerazione e autentica affezione verso la “sua” umana. Ne sente la mancanza non tanto in quanto distributrice di cibo, ma autentica amica e compagna e la idolatra con cieco affetto. Più simile ad un cane, nella nostra mente, che non ad un animale indipendente come il gatto.

«Povera Micina, niente più bei giochi per te, fino a che Helen non torna a casa!» e io pensato che sarei scoppiata in lacrime. Mi sembra tuttavia che sia un comportamento molto sciocco da tenere, di fronte a ciò che è inevitabile, così ho finto di avere qualcosa nell’occhio sinistro e l’ho strofinato con la zampa. È molto raro che io pianga per qualcosa, a meno che non si tratti del latte versato. Spero tu abbia trovato le castagne per il cavallo che ti ho messo sul fondo della carrozza. Non riuscivo a pensare a nient’altro da mettere lì dentro che ti potesse ricordare la tua gattina.

Difficile immaginare un gatto di oggi rivolgersi così al proprio domestico, giusto? I gatti di cui mi prendo cura io, di solito, si strusciano con affetto fino a che non ho aperto la busta con i bocconcini per poi ignorarmi ed indirizzarmi solo vezzosi colpi di coda una volta compiuto il mio dovere.

Jules

P.S. Gli orecchini in abbinamento sono di Tun Design

Relax: calzini caldi e noccioline

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Non ho mai avuto una routine della domenica. Nell’immaginifico mondo della fiction, sia essa letteraria, cinematografica o biblica, la domenica è il giorno del riposo, il momento in cui si sospendono le abitudini degli altri sei giorni e potenzialmente non si fa nulla, con l’eccezione del mangiare di più e, se siete appassionati, guardare la partita. Così ci si creano dei piccoli rituali, cose che possiamo fare solo nel giorno di riposo: leggere il giornale, prepararsi un secondo caffè, mettere su musica mentre si fa colazione.

Lievemente calvinista da sempre, sia per indole che per educazione, non ho mai oziato la domenica. Da studente era il giorno migliore per fare i compiti; da sportiva, si partecipava a tornei; da lavoratrice è diventato un giorno di lavoro come gli altri perché i musei non dormono mai, soprattutto la domenica. C’è stato però un periodo, breve, durante la mia vita universitaria in cui ho avuto una tradizione domenicale: noccioline e brioche due domeniche al mese. Per “noccioline” intendo i volumetti della Baldini Castoldi che riproponevano le strisce di Charlie Brown, Snoopy e Lucy e di tutta la piccola banda creata dal disegnatore Charles Schulz. Filosofia, psicologia, umorismo e nevrosi tutti concentrati in una manciata di personcine e un cane. Servono a ricordare che oggi è domenica, Charlie Brown e che la vita è sogno, Charlie Brown nonostante tutto. Nella mia testa hanno il sapore delle brioche e vanno accostati a dei bei calzini caldi, preferibilmente a pois a voler proprio essere pignoli.

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Segnalo che la casa editrice ha da poco cambiato la veste grafica di copertina, ma lo spirito è rimasto lo stesso.

Buona domenica. Sgranocchiate noccioline a volontà.

Jules

Relax: apologia della chick lit

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Non serve esagerare. È sufficiente una cerimonia semplice ed elegante. Niente eccessi né stravaganze. In fondo, Romeo e Giulietta non hanno avuto bisogno di un matrimonio sfarzoso con caviale e vol-au-vent, no? Anzi, forse dovremmo sposarci in segreto, come hanno fatto loro. All’improvviso vedo me e Luke inginocchiati davanti ad un prete italiano nel cuore della notte, in una piccola cappella di pietra. Dio, come sarebbe romantico! E poi, per qualche motivo, Luke penserebbe che sono morta e si suiciderebbe, e io pure, e sarebbe una storia incredibilmente tragica.

Qualcuno ha riconosciuto lo stralcio, lo so. Non sarà famoso come l’incipit di Anna Karenina, ma tra le seguaci del genere il nome Luke e le bislacche fantasie sono il marchio di fabbrica per le avventure di Becky Bloomwood, eroina della serie I love shopping nata dalla mente di Sophie Kinsella. Per chi ancora navigasse nel buio, il genere è quello della chick lit.

Normalmente, citare questo filone letterario genera le più varie reazioni di perplessità, educato disgusto o, al limite, una bonaria risata. Mi permetto una breve metafora apologetica perché, diciamolo, a me la chick lit piace parecchio. La trovo un po’ le caramelle della letteratura. Non saranno gli spinaci, ricchi di proprietà nutritive e salutari (potremmo identificarli in Dostoevskij), ma danno quel senso di dolce e contentezza facile che gli spinaci, per quanto buoni, non potranno mai offrire. E a me gli spinaci piacciono. Detto questo, se la mia libreria offre una serie di titoli seri e rispettabili, l’e-reader trabocca di romanzi di genere: alcuni belli e ben costruiti, come quelli della Kinsella, altri meno ben fatti, ma comunque gradevoli. Tant’è che se voglio veramente rilassarmi prendo un paio di romanzetti e passo un pomeriggio a leggerli e rileggerli.

Ovviamente il consiglio di oggi è per le sole donne, non mi spingo a suggerire ad un uomo di addentrarsi nei meandri rosa di queste pagine. Beveteci su una tisana rilassante e godetevi il week end di pace prima delle grandi abbuffate di Natale.

Se siete amanti del genere e già avevate riconosciuto la citazione, non vergognatevi! Io sono al lavoro e, per pausa pranzo, mi sono portata I love shopping in bianco in borsa. Giusto da gustare con il caffè.

Jules

Relax: favole sotto l’albero

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Immagino sia la prima domenica di albero di Natale. Se siete tradizionalisti, giovedì 8 avete rispolverato le decorazioni e seminato aghi di pino e brillantini per ogni angolo della casa. Vale la pena godersi l’atmosfera e leggere, ben avvoltolati, vicino alle luci intermittenti. Qualunque sia la vostra età, una buona scorpacciata di favole è il modo migliore per inaugurare il periodo natalizio; adatte sia a leggere da soli che in caso di bambini per casa. Ve ne leggo giusto un paio di brani?

Nel tempo remoto non c’era nulla: non sabbia, non mare, né gelide onde; non esisteva la terra e neppure la volta del cielo, l’erba non cresceva in alcun luogo. C’era soltanto il Ginnungagap, la voragine immane. Tuttavia l’abisso degli abissi non era vuoto; vi erano in essi due mondi contrastanti: a settentrione Niflheim, la dimora delle nebbie, territorio di duri ghiacci e di nevi esistenti da innumerevoli ere; a mezzogiorno Muspell, la dimora dei distruttori del mondo, regione di fiamme e calore ardente impenetrabile allo straniero e a chi non vi era nato, poiché ai suoi estremi confini risiedeva, fin dagli inizi dei tempi. Surt il Nero, che a Ragnarok avrebbe mosso a devastare il mondo con la sua spada fiammeggiante.

Io inizio con ordine, dall’alba dei tempi nella mitologia scandinava.

Oltre a tutte le belle musiche irlandesi, egli aveva una sua aria assai strana, la più stramba che si fosse mai udita, poiché nel momento che attaccava con quella, ogni oggetto della casa pareva sul punto di ballare: piatti e ciotole tintinnavano sulla credenza, i paioli e i loro ganci dondolavano nel camino e alcuni pensarono persino di sentire le sedie muoversi sotto di loro. Ma, comunque avvenisse per le sedie, quel che è certo è che nessuno riusciva mai a starvi seduto a lungo, poiché vecchi e giovani si buttavano sempre a saltare di qua e di là più che potevano.

E poi una favola irlandese su un suonatore diabolico di cornamusa.

Chiaramente, abbinatele con cibi quali biscotti, caramelle, marshmallow: tutto ciò che fa Natale e vi fa tornare bambini va bene. Voi che favole sceglierete per questa domenica di fine ponte?

Jules

Relax: fate i gatti!

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Il gatto, se non si bruciacchia il mantello tigrato, rimane al caminetto e soddisfatto vi si siede dentro: ma una volta lucido, scapperà dal suo angoletto a giocare con la coda o a divertirsi al sole; si leccherà il muso rotondo e salterà ovunque per mostrare il suo mantello e per essere ammirato (Geoffrey Chaucer)

Don Pierrot, come tutti i gatti viziati e coccolati, sviluppò una piacevole amenità di carattere. Condivideva la vita della casa con tutti quei piaceri che i gatti trovano nell’intimità del focolare domestico. Seduto al suo solito posto accanto al camino, sembrava veramente capire quello che gli veniva detto e sembrava esservi anche molto interessato (Théophile Gautier)

Non so se valga per tutti, ma nel mio parlato quotidiano uso parecchie metafore animalesche: quando ho mangiato troppo mi definisco “un pitone che sta digerendo una gazzella”, quando voglio essere pigra dico che “sto facendo il gatto”.

Fare il gatto leggendo brani che parlano di gatti aiuta ad entrare nello spirito giusto. Rende più giusto rotolarsi tra le coperte, stiracchiarsi senza motivo apparente, pretendere che qualcuno ti porti una tazza di tè perché sei troppo pigra anche solo per alzarti.

Fare il gatto leggendo brani di gatti e indossando degli orecchini tintinnanti che possono distrarti e spingerti a giocherellare è ancora più corretto. Fate i gatti con questi estratti tratti da narrativa, saggistica e lirica e rilassatevi. Non c’è nulla di più giusto.

Jules