Libri del lunedì: caffè, in tutte le possibili forme

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Finalmente capii la tazza indiana. Ogni religione ha la sua bevanda sacra: i cristiani e gli ebrei hanno il vino; i buddisti il tè; i musulmani il caffè. Per gli indù è il latte della vacca sacra. Tutto ciò che mi aveva reso perplesso si era chiarito: l’uomo che aveva criticato chi mi aveva preparato il caffè per aver “annacquato il suo latte”; gli enormi tini di latte condensato usato per preparare il caffè “speciale”; lo sguardo perplesso dei venditori, quando avevo chiesto una tazza di caffè nero.

Il lunedì dopo un ponte è sempre più difficile degli altri. Sia che abbiate fatto vacanza sia che, come la sottoscritta, abbiate lavorato senza guardare i giorni rossi sul calendario, serve qualcosa che vi faccia affrontare la giornata. Caffè, caffè, caffè. In tutte le sue possibili forme. Se questa mattina avessi avuto del profumo al caffè me lo sarei spruzzato fin sui capelli: altro che le famose due gocce di Chanel n. 5!

La tazzina del diavolo del reporter americano Steward Lee Allen vi può aiutare. Della serie Feltrinelli Traveller e quindi di formato compatto e utile per i viaggiatori (del mondo o anche solo pendolari), racchiude tra le sue pagine tante cose: è un diario di viaggio, un trattato di gastronomia, di storia ed etnografia. Tutto legato alla bevanda miracolosa che ci fa alzare ogni mattina: leggende, storie vere e abitudini alimentari da ogni parte del mondo ci aiutano a comprendere un po’ di più e quindi ad amare questa mistura diabolica.

Visto che il caffè mi serviva in ogni possibile forma, l’ho abbinato ad un anello a forma di tazza fumante. Nello specifico e se si tratta di un regalo, l’anello è di Design Tun (senza h!), designer brasiliani estremamente sfiziosi (qui le loro creazioni http://www.designtun.com.br/ ). Spero che tutto ciò vi aiuti, almeno fino all’ora socialmente accettabile in cui si può sostituire il caffè con qualcosa di più forte.

Jules

Oggi si consiglia a… i precisini

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Mio caro Malacoda,

le proposte da dilettante che appaiono nella tua ultima lettera mi suggeriscono che è ormai tempo che ti scriva esaurientemente sul penoso argomento della preghiera. Avresti potuto fare a meno di dire che il mio consiglio relativo alle preghiere per la madre “si è dimostrato singolarmente sfortunato”. Non sono cose che un nipote dovrebbe permettersi d iscrivere a suo zio e neppure un Tentatore jr al Sottoegretario di una sezione. Quel tuo modo di fare rivela pure un desiderio di scaricare le responsabilità.

Tutti noi conosciamo delle persone precise. Non precisi nel senso di ordinati, ma nel senso di “maestrini dalla penna rossa”. Questo modo di dire, lasciatoci in eredità dal libro Cuore (insieme ad un desueto e anacronistico sentimento monarchico e di amor di patria) indica quelle persone che sanno sempre meglio di te cosa dovresti fare. Non è una caratteristica necessariamente negativa perchè, il più delle volte, i precisini hanno ragione. Suscitano un certo livello di fastidio nell’interlocutore, ma spesso centrano il punto.

Se vi riconoscete nella descrizione o avete amici che hanno la spilla di P appuntata sul bavero della divisa, allora Le lettere di Berlicche di C.S. Lewis (più noto per Le cronache di Narnia) è una chicca che non si può perdere. Di sapore vagamente senecano vista la forma epistolare senza risposta del destinatario, questo manuale di formazione per giovani diavoli tentatori è un inno alla genìa dei precisini. Berlicche è un diavolo eccezionalmente pedante, cattedratico, ma che conosce alla perfezione il suo lavoro. Abbinatelo, se è un regalo, ad una penna, ovviamente. Vedrete che sia che si prenda sul serio e sia che abbia un po’ di sense of humor, il precisino apprezzerà immensamente.

Il fatto che io già possegga una penna rossa unitamente a questo volume è da considerarsi un fatto puramente casuale.

Jules

 

Oggi si consiglia a… gli artistici

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Una donna davanti a un tavolo, rivolta verso uno specchio appeso al muro, così da mostrarsi di profilo. Indossava una casacca di satin giallo sgargiante orlata di ermellino bianco, e nei capelli aveva un nastro rosso alla moda,  cinque punte. Le illuminava il volto la luce proveniente da una finestra a sinistra, che metteva in evidenza la curva delicata della fronte e del naso. Si stava annodando intorno al collo un filo di perle, di cui reggeva in alto i nastri, le mani sospese a mezz’aria.

Insistenti voci, mi dicono che questo sia il periodo maggiormente legato alla creatività.

Forse perchè fa freddo ed è più semplice stare in casa al caldo a creare di quanto non lo sarebbe d’estate. Fatto sta che la categoria destinataria di questo consiglio sono proprio le persone “artistiche”: non parlo necessariamente dei classici pittoriscrittoriscultorimusicistifotografi, ma anche chi ha voglia di cambiare semplicemente la disposizione dei piatti nella credenza o proprio non sopporta più le proprie collane allineate in un determinato modo. In realtà, tutti i romanzi della Chevalier sono adatti: è una scrittrice che si è dedicata a romanzare la realtà che si cela dietro a dipinti e opere d’arte, ma La ragazza con l’orecchino di perla è il primo che ho letto e ci sono molto affezionata. Sicuramente in molti l’hanno già letto, ma uno dei diritti del lettore è proprio quello di rileggere e farlo in quest’ottica pare una buona idea.

Vuoi per suggestione di titolo, l’abbinamento ottimale è una collana di perle, o perline, insomma qualcosa che abbia rotondità e ci aiuti ad esplorare angoli di noi che non pensavamo potessero nascondere il germe artistico.

Jules

I libri del lunedì: il glamour di Capote

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Portava sempre gli occhiali neri, era sempre in perfetto ordine, c’era un innato buon gusto nella semplicità dei suoi abiti; nei grigi, negli azzurri, nell’opacità dei tessuti che la faceva brillare di luce propria. La si sarebbe potuta scambiare per una modella fotografica, magari per una giovane attrice, solo che, a giudicare dagli orari, era evidente che non aveva tempo di essere nè l’una nè l’altra cosa.

Il 28 novembre 1966 nella sale dell’hotel Plaza di New York, Truman Capote organizzò la sfarzosa festa “Black and White” per le maggiori personalità dell’epoca: tutti i partecipanti avrebbero indossato una maschera. Pur dedicando formalmente il party a Key Graham, era chiara la funzione autoincensatoria che la serata era destinata ad avere. Per quello scrittore da poco salito agli onori con la pubblicazione di A sangue freddo  doveva essere l’equivalente di un’incoronazione.

Il lunedì è una giornata molto poco glamour. Si ritorna o si continua a lavorare; si sbrigano commissioni; si punta la sveglia. Colazione da Tiffany serve proprio a dare un po’ di scintillio anche a questa giornata estremamente pragmatica. Magari associato a qualche capo che richiama alla mente l’epoca del proibizionismo, come le scarpe bicolori. Giusto per essere mentalmente eleganti anche nell’affrontare le “cose” del lunedì

Jules

Oggi si consiglia a… gli intrepidi

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Ma sappiamo che un gatto del porto mantiene sempre i suoi miagolii. Per aiutarlo a riuscirci, ordino che il compagno Zorba non abbandoni l’uovo finché il piccolo non sia nato, e che il compagno Diderot consulti la sua emplicope… encimope… quei libri insomma, su tutto quanto ha a che vedere con l’arte del volo.

Oggi, scelta autoreferenziale. Visto che il progetto è appena partito, serve coraggio e intraprendenza. Questo libro è consigliato a tutte le persone coraggiose o che hanno bisogno di un’iniezione di valore. Certo, è una favola e, sì, parla soprattutto di amicizia. Ma io l’ho sempre letta come un insieme di atti di coraggio. Non parlo di quello più ovvio, quello del volo: parlo dell’infilarsi nelle fogne per proteggere un amico, parlo del coraggio di ammettere di essere diversi da ciò che si credeva.

Lo si abbina al colore del coraggio per eccellenza: il rosso. Sia una sciarpa, un trench nelle cui tasche la gabbianella si accomoda per bene, sia anche solo un calzino, uscite indossando quest’accoppiata e vedrete che i piccoli atti di coraggio ordinario vi verranno naturali.

Jules