Ex Novo: torneremo a stare vicini, ma nel frattempo…

Inutile dire che questo periodo porterà grossi cambiamenti nella vita di tutti. Non parlo di quelli massicci che andranno a influire sul lavoro e le nostre sicurezze: sono appannaggio personale di ciascuno di noi. Parlo delle cose minute, settori e argomenti a latere di cui ora non siamo consapevoli e che non è nemmeno così urgente identificare; ma ci saranno.

Per fare qualche esempio: probabilmente ci abitueremo a starnutire nella piega del gomito e non più portando la mano davanti alla bocca. Lavarsi le mani avrà acquisito una gestualità frutto delle numerose filastrocche e canzoni (anche per adulti) che ormai imperversano. Saremo più attenti e modulati nel fare le spesa. Avremo tutti imparato a fare il pane.

Di conseguenza: affronteremo una crisi mondiale del lievito. Gli abiti dell’autunno-inverno 2020-2021 avranno l’interno manica sostituibile e lavabile. La lobby delle creme mani prenderà il sopravvento. Torneremo a fare la spesa per tutta la settimana e ci abitueremo a trovare i supermercati chiusi la domenica.

Ex Novo di questo mese si adatta ai tempi e sarà un po’ diverso. A seguire ci saranno alcuni suggerimenti di lettura per tutti, indipendentemente da facoltà, corso, studenti e lavoratori. Per allietare la reclusione di molti di noi e per procurare un po’ di svago a chi l’emergenza la vive in prima linea. Così presto torneremo, con le dovute modifiche di cui sopra, alla nostra vita più o meno regolare.

Il giardino del Collegio Nuovo Fondazione Sandra e Enea Mattei è vuoto in questi giorni. Fiorisce, in attesa del momento in cui potremo di nuovo stare vicini

Per prepararsi all’apocalisse: “L’allegra apocalisse” di Arto Paasilinna, Iperborea

Asser Toropainen, che in gioventù non si è risparmiato nell’appiccare fuoco agli edifici di culto, sul letto di morte decide di lasciare al nipote Eemeli fondi sufficienti per costruire una chiesa tra i boschi di Finlandia. Quando ci sono soldi, terreni e una sauna per convincere i burocrati locali ad autorizzare la costruzione, i problemi sembrano svanire. Quando poi si dice chiesa, è chiaro che serve anche un cimitero e una Fondazione funeraria alle spalle. E poi una casa per il pastore; e una per il presidente della fondazione e sua moglie. E queste persone dovranno mangiare e bere alcol e serviranno case per chi alleva e coltiva. Ci vuole poco per costruire un piccolo centro ricco e fiorente, edificio dopo edificio. Chissà che questo piccolo centro arcadico non sia il solo nucleo in grado di sopravvivere alla distruzione del mondo e allo sterminio della razza umana. Sappiate che, se si è preparati, si ha sufficiente grappa e scorta di coregonini, anche un fallout nucleare non sarà un problema. Perché ogni morte ha in sé i seme della rinascita. Paasilinna, con lo humor pungente anche su argomenti scomodi, non ci permette di dimenticare questa verità: anche se tutto sta andando in malora, sappiate che da qualche parte un vecchio bruciachiese ha preparato per noi il germoglio per una nuova società.

Per stare all’aperto (ma tra le pagine): “Kilmeny del frutteto” di Lucy M. Montogomery, Caravaggio editore

Dall’autrice di “Anna dai capelli rossi”, una storia d’amore che sembra uscire da un quadro di William Waterhouse. Eric Marshall, giovane laureato, arriva sull’isola del Principe Edoardo per diventare maestro di scuola. Lì conosce Kilmeny che vive da sempre isolata, vuoi per la sua menomazione alla voce, vuoi per le chiacchiere che girano sulla madre e sulla sua nascita al limite del decoroso. L’amore fiorisce immediato e spontaneo, benedetto dalla famiglia di lei: gli unici contrasti che sorgono sono dati dalla naturale ritrosia della giovane e dal suo disagio nel non poter parlare e quindi essere una buona moglie per Eric e dalla gelosia di Neil, un italiano poco raccomandabile adottato dalla famiglia Gordon. A farla da padrone, lo splendore del giardino dove i due giovani si incontrano. Chiocchiolii d’acqua, profumo di lillà e mughetti, stormire di fronde e i numerosi rimandi poetici ad autori quali Alfred Tennyson e William Wordsworth immergono in un luogo che sembra quasi la terra degli elfi, dove il tempo passa diversamente e una sola mezz’ora può corrispondere a sette anni.

Per farsi una risata: “Sesso amore e croccantini” di Flavia Borelli, Fazi editore

Micioara, gattina randagia trovata nel motore di una macchina ma perfettamente riconvertita alla vita d’appartamento e al lusso, è in calore perpetuo: la sua proprietaria (anche se forse dovremmo dire “custode”) decide di trovarle un compagno per fornire sollazzo e, si spera, una cospicua nidiata di gattini. Dopo vari tentativi falliti con gatti di buona famiglia, arriva Giuda, abbigliato come il marchese di Carabas, che è pronto a distruggere l’appartamento per lunghi giorni di amplessi rumorosi e furibondi. Le descrizioni dei focosi incontri tra i due gatti e le lamentele dei vicini che, forti del regolamento condominiale del 1936, non tollerano animali domestici nel loro lussuoso condominio sfiorano la Commedia dell’Arte. La buona dose di albagìa intellettuale della protagonista fa ghignare con gusto quando i gatti scelgono di accoppiarsi per la tredicesima volta sul divano provenzale. Ma un buon umorismo non è mai fine a se stesso e questo romanzo nasconde un filo sotteso che mostra come i gatti, fedeli all’articolo 13 della costituzione di Užupis, sono d’aiuto al loro umano nel momento del bisogno.

Iniziamo aprile con la fiducia che, in tempi ragionevoli, potremo tornare a trovarci. Nel frattempo, abbiamo di che impiegare le nostre giornate.

Jules

Oggi si consiglia a… chi ha troppo da studiare

Copia di meals (1)

Non c’è universo, compreso il nostro, che non inizi con la parola. Ogni golem della storia del mondo, dalla deliziosa capra del rabbino Hanina al Frankestein fatto con l’argilla del fiume dal rabbino Judah Loew ben Bezalel, è stato chiamato in vita attraverso il linguaggio, il mormorio, il racconto, le chiacchiere cabalistiche.

Già De Crescenzo se ne lamentava: uno che per lavoro legge tutto il giorno per documentarsi o per studiare, la sera, momento statisticamente più frequente da dedicare alla lettura, non ha proprio voglia di prendere un libro in mano. Ne discutevo anch’io, nel mio piccolo, con un’amica una settimana fa. Sommerse da studio e lavoro, vagheggiavamo come un miraggio la possibilità di avere una serata in cui stappare una bottiglia di vino e perdersi in un bel libro. Ci tengo a sottolineare la parola “bello” perché, anche per chi è vorace lettore, capitano periodi in cui non si riesce a farsi coinvolgere dalle pagine. Si aprono due, tre volumi di fila che hanno i loro pregi, ma che non ti fanno venir voglia di metterti lì tranquilla e sprofondare nella storia. Per chi studia poi il problema è aggravato dal fatto che già legge tutto il giorno articoli e testi scolastici; la sera si vuole solo riposare gli occhi e staccare il cervello. Il consiglio di oggi è duplice: come per i profumi, ho scelto di fare la fragranza “She” e “Him” e selezionare due tomi adatti per chi studia troppo. Ovviamente e come appena detto, si abbinano entrambi con del vino. Io amo il Lambrusco, ma qui c’è libertà di scelta.

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon narra di due originali creatori di fumetti nella New York degli anni ’30-’40. Attento alla realtà storica, è splendidamente documentato. Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, è la storia di ascesa della giovane Sugar, prostituta nella Londra vittoriana.

Ho volutamente mantenuto la trama sul vago e con informazioni che si possono tranquillamente trovare su Wikipedia, per una precisa ragione: non ho mai usato la massa come discrimine, ma i volumi si aggirano intorno alle 900 pagine. Cadauno. Impossibile farne quindi un sunto preciso ed esaustivo. Sembrerebbero l’antitesi del consiglio per chi vuole solo rilassarsi e leggere senza difficoltà. Ma, così come ci sono volumi di poche decine di pagine dense come il mercurio, entrambi i romanzi avviluppano così tanto nella storia da scivolare via leggeri. Hanno l’enorme pregio di essere costruiti con attenzione alla realtà storica che viene descritta in maniera tutt’altro che pedante e didattica. Creano un intreccio di storie, livelli di lettura e sottobosco di personaggi che paiono quasi più romanzi in uno. Riportano la mente ai tempi in cui si sprofondava felici in un libro voluminoso: si correva meno il rischio di finirlo troppo presto. Fanno riassaporare il gusto dell’avventura che ci prendeva da ragazzini all’apertura di ogni nuovo testo.

La loro stessa mole li impone come libri “da casa”: vi assicuro, ho provato a portarli in giro, ma finivo per lasciare a casa tutto il restante contenuto della borsa.

Jules

P.S. Entrambi i romanzi sono di inizio millennio. Se c’è qualche lettore di gusto più conservatore e desideroso comunque di annegare in un oceano di pagine, propongo la variante Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas e Via col vento di Margaret Mitchell.

Oggi si consiglia a… chi ha l’influenza

Copia di meals

Beda il Bardo è vissuto nel quindicesimo secolo e la gran parte della sua vita rimane avvolta nel mistero. Si sa che è nato nello Yorkshire e l’unica xilografia esistente lo mostra con una barba straordinariamente rigogliosa. Se le fiabe riflettono accuratamente le sue opinioni, doveva essere abbastanza bendisposto verso i Babbani, che considerava più ignoranti che malevoli. Gli eroi e le eroine che trionfano nelle sue storie non sono i più dotati di poteri magici, ma coloro che dimostrano maggiori gentilezza, buonsenso e ingegnosità.

Sono sicura che capita anche a voi o conoscete persone con un curioso sistema immunitario. Per tutto l’inverno non hanno nemmeno un accenno di raffreddore, escono con i capelli umidi la mattina perché sono in ritardo, dimenticano la sciarpa, ma nemmene uno starnuto si presenta. Poi arriva l’agognata primavera, il primo giorno di una stagione tiepida e di rinascita ed ecco che si bloccano a letto. L’allergia non c’entra è semplicemente una questione di karma stagionale.

Come vi curavano quando eravate bambini? Io ho un ben preciso ricordo di mela grattuggiata, bevande calde, tachipirina e una lettura in sottofondo perché la testa faceva troppo male per leggere da soli. Ho iniziato Sinuhe l’Egiziano proprio durante un’influenza. Sta di fatto che, da malati, torniamo tutti un po’ bambini e abbiamo bisogno di essere accuditi. Consiglio quindi Le favole di Beda il Bardo di J.K Rowling.

Qui diventa superflua ogni presentazione. Tutti lo conoscono; uscito dopo la fine della saga di HP, contiene la favola dei tre fratelli in aggiunta ad altri titoli nominati nel corso dei volumi e tratta delle fiabe che vengono narrate ai bimbi maghi. D’altra parte, se dici loro Cenerentola, ti domandano se non si tratti di una malattia. Cinque racconti con traduzione dalle rune ad opera di Hermione Granger e commenti del professor Albus Silente. Lette da soli o lette da qualcuno ad alta voce (se proprio siete moribondi) hanno un effetto terapeutico e riportano a quel periodo in cui essere malati era, sì, una scocciatura, ma era anche un modo per saltare la scuola.

Abbinatelo con dei fazzoletti di stoffa. Tanti anche!

Jules

Oggi si consiglia… alle ragazze nerd

Your name

E poi, tutto a un tratto, mi sono accorta che la punta della cometa si era divisa in due. Sembrava che una delle due punte enormi e luminose si avvicinasse sempre di più. Poco dopo hanno cominciato a splendere diverse meteore sottilissime. Sembrava che stessero cadendo le stelle. Anzi, è stata una notte in cui sono davvero cadute le stelle. Quel cielo notturno era bellissimo, tanto da dare l’impressione di non essere reale, come se fosse una visione dentro a un sogno.

Un po’ di tempo fa, avevo suggerito un libro per uomini nerd, per farli uscire dalla solita spirale fantasy. Per equilibrare, oggi ci occupiamo della controparte femminile. Giochiamo per qualche riga sugli stereotipi e sugli estremi di genere.

Se pensiamo ad un uomo nerd, lo immaginiamo concentrato su fumetti, videogiochi, giochi di ruolo e, ammettiamolo, poco propenso alla vita sociale e difficilmente a proprio agio con il mondo femminile. L’uomo dei fumetti dei Simpson e The Big Bang Theory hanno fatto enormi danni alla categoria.

Per le ragazze la questione è un po’ diversa. Una nerd può anche essere solo appassionata di HP, leggere manga e, se possibile, portare occhiali grandi, ma graziosi. Una nerd ha un privilegiato accesso al mondo maschile e, in alcuni casi e ad alcuni livelli, può anche entrare in conversazioni altrimenti poco comprensibili: un po’ come aver capito il fuorigioco. La lettrice nerd è generalmente più eclettica della sua controparte maschile non essendo solo focalizzata su fantasy e distopie. La cosa migliore da fare è quindi aprire un volume che è sceneggiatura cinematografica, romanzo e shojo manga allo stesso tempo: Your Name.

Probabilmente ne avete sentito parlare per via del film uscito questo gennaio. Molto ben accolto da critica e pubblico, narra di due adolescenti giapponesi che, senza ragione apparente, si scambiano oniricamente il corpo, vivendo uno la realtà dell’altra. Inizialmente spiritoso per gli ovvi problemi che possono nascere quando un ragazzo ed una ragazza si alternano in vite agli antipodi in tutti i sensi, si tinge poi di un romanticismo malinconico che, viene da pensare, è una costante in molte storie di genere. La genesi, per ammissione stessa di Makoto Shinkai, autore del romanzo e regista del film, è incerta; così come tra uovo e gallina non si riesce mai a decidere, così non si distingue la nascita di anime e romanzo. Il manga, contrariamente a quello che verrebbe da pensare, non esiste. Eppure, nel leggerlo, viene quasi naturale immaginare i disegni, le pose per noi buffe e le esclamazioni così lontane dal nostro modo di essere e di fare letteratura. Your name è una storia romantica, molto coinvolgente e per nulla infantile che ben equilibra attimi di pathos con momenti divertenti e mostra spaccati della realtà giapponese che in un manga sarebbero passati in secondo piano. Richiama, a tratti, la delicatezza di Miyazaki.

Abbinatelo ad orecchini di pietre semi preziose. Io ho scelto il turchese per assonanza cromatica con la copertina e per favoritismo personale nei confronti del minerale. Aggiungo che, da discreta consumatrice di shojo, non ho potuto fare a meno di terminare la lettura in un pomeriggio.

Jules

Oggi si consiglia a… chi ha bisogno di un’avventura

Phillips cavalieri

Il lavoro del cavaliere non è mai finito. Soccorrere damigelle, combattere streghe, tirare giù gatti dagli alberi, aprire coperchi di vasetti. E tutto per l’onore, la ricompensa meno spendibile che Dio abbia creato

Tutti sentiamo il bisogno di vivere avventure. Ogni tanto ci incantiamo a guardare fuori dalla finestra, soprattutto in questi giorni di inizio primavera, e lasciamo andare la mente. Quando eravamo più piccoli, sognavamo liberamente di draghi e fate, avventurose ricerche e cavalieri maestosamente abbigliati. Con la crescita in genere ci “limitiamo” a fantasticare di viaggi, spiagge con mare cristallino come quello che abbiamo sul deskop del pc dell’ufficio o di luoghi temali dove restare a mollo senza dover fare un accidente di niente. Sono pensieri più circoscritti, certamente più realizzabili del duello contro un drago, ma proprio per chi in questo momento sta leggendo queste righe invece di lavorare (bravo/a continua!) consiglio un romanzo che risveglia la voglia di avventura in senso più classico senza però partire per la tangente fantastica.

Alla corte di Re Artù, oltre alla classica Tavola Rotonda, c’è un tavolata minore: viene chiamata la Tavola Dei Cavalieri Meno Importanti. Ha una gamba più corta dell’altra, il vino è spesso di cattiva qualità e ospita tutti gli scarti della tavola principale. Cavalieri vecchi, fallimentari o disonorati siedono lì e raccontano di vecchie avventure ormai da tutti dimenticate. Lì siede anche sir Humphrey, un cavaliere disilluso a parole, ma che tiene sempre d’occhio la tavola principale, nella speranza che si presenti un’avventura adatta a lui. Per fortuna, a quei tempi. fanciulle in difficoltà non scarseggiavano, e quando la nobile Elaine du Mont si presenta per ritrovare in proprio promesso sposo, sir Humphrey è più che pronto a rimontare in sella.

Così si avvia I cavalieri della tavola zoppa di Marie Phillips che, dopo la modernizzazione delle divinità greche in Per l’amor di un dio, passa ad analizzare  smitizzare anche i nobili cavalieri di re Artù. Così incontriamo cavalieri che pensano che l’onore non valga nulla. Fanciulle che, invece di chiedere aiuto per vendicare il proprio onore, usano i cavalieri erranti per ripescare i fidanzati dalle taverne dove giacciono ubriachi marci. Con garbo e ironia tutta inglese e una punta di grottesco di tanto in tanto, Marie Phillips riesce perfettamente nell’intento di smorzare l’aura epica che circonda il tavolaccio più famoso della storia. L’on the road (a cavallo) di sir Humphrey e della sua sgangherata combriccola ricalca tutti i modelli dell’avventura in senso medievale che sognavamo da bambini, ma i pericoli e le situazioni che si trova ad affrontare sono permeati di tale realismo, da permetterci di ricamarci sopra senza sentirsi troppo infantili.

Indossatelo, signore, con una bella gonna ampia, damascata potendo (visto che la cotta di maglia darebbe un po’ nell’occhio) e appoggiatelo con ostentazione sulla scrivania. Se la giornata dovesse risultare troppo ordinaria e doveste aver bisogno di un po’ di concreta ed adulta magia, potrete distrarvi e senza sensi di colpa. Se l’inferno sono gli altri, il nostro vicino di scrivania non potrebbe interpretare un drago?

Jules

Oggi si consiglia a…chi vuole rimettersi in forma

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Ottava consapevolezza: di pedalare e imparare non si finisce mai. In una settimana ho visto paesaggi che non immaginavo: polvere, boschi, erba, nuvole e pioggia, nebbia e rugiada, asfalto e strade bianche. Ho scoperto un fiume che scorre a 50 metri da casa mia e che non conoscevo (e non pretendo di aver conosciuto del tutto, neanche lontanamente). Ho imparato che la colazione è il pasto più importante per il corpo. (…) Ho visto gente che pedalava, e quanto pedalava.

Lo so, è presto. O quanto meno lo sembra. Però la primavera è nell’aria. Già immaginiamo i primi tepori, i fiori, i vestiti più leggeri che vogliono significare una sola cosa: bisogna rimettersi in forma! Non sto sfruttando un logoro clichè, ma è un dato di fatto che il boom delle iscrizioni in palestra si abbia proprio in questo periodo, quando si è fermamente determinati a perdere il confortante strato invernale e affrontare leggeri e fiduciosi la rinnovata bella stagione. Non tutti sono sportivi di natura. Se tra questi refrattari allo sport c’è anche qualche lettore, ecco un consiglio per far venire voglia di darsi alla bicicletta.

Pedalando nel vento. In bici da Torino a Venezia, di Pino Pace ed edito per Zandegù è un reportage di viaggio. Vento prende il nome dalla fusione delle città di Torino e Venezia, punto di partenza e arrivo di una pista ciclabile nata da un progetto del Politecnico di Milano. 3 documentaristi, 5 ciclisti, 679 chilometri, 4 animali e 9 consapevolezze forniscono un breve ed emozionale resoconto di una delle prime traversate di questo novello cammino di Santiago. Passando per paesaggi guareschiani attraverso realtà che, sebbene vicine a noi, non si conoscono appieno, ci si rende conto che questo viaggio nulla ha da invidiare ad un più classico on the road su contrade lontane. Trasporta l’attività fisica nel mondo della letteratura e della poesia e fa venire voglia di abbandonare, solo un per un po’, le pagine dei libri e vedere questa grande strada. In modo da poter poi tornare sulla carta e confrontarsi con le esperienze vissute.

Da abbinare ad occhiali Ray-Ban che fanno tanto on the road. Il volume è disponibile in versione ebook, in modo da poterlo portare comodamente con sè anche durante le lunghe biciclettate che ora sarete invogliatissimi a fare. Magari a partire da domani, dai!

Jules

Per chi fosse interessato al progetto, può trovare maggiori informazioni sulla ciclovia Vento proprio qui.

Oggi si consiglia a… i troppo impegnati

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Dobbiamo rimanere sconosciuti. Nessuno deve sapere che esistiamo e cosa facciamo… Abbiamo cura che nessuno possa ricordarsi di noi…Soltanto finché rimaniamo sconosciuti possiamo occuparci dei nostri affari…affari difficili, travagliati, salassare gli uomini del tempo della vita, ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo, e i secondi così spillati, tutto il tempo che loro risparmiano è perduto per loro…

Buongiorno! Ebbene sì, confesso: mi sono svegliata da poco e sono ancora a letto. Nella frenetica società di oggi, una simile dichiarazione infrasettimanale può essere giustificata solo da una malattia, qualcosa di grave, detto come direbbe la Maga Magò. Invece ho semplicemente un giorno libero, il primo in eoni e non essendo io mattiniera per natura oggi ne ho approfittato. Caraffa di caffè sul comodino e un discreto caos fatto di libri e fumetti acquistati proprio per oggi. Questa breve incursione nella mia situazione personale, che può interessare come no, serve di introduzione al romanzo di oggi che, guarda caso, va suggerito a chi è sempre di corsa.

Fratello maggiore del forse più famoso La storia infinita e giunto alla ribalta cinematografica solo una quindicina di anni fa, Momo esce dalla penna di Michael Ende. Di genere fantastico, ma ambientato in una società che condivide alcune delle nostre caratteristiche, è una feroce critica alla mancanza di tempo del mondo occidentale. I Signori Grigi della Banca del Tempo, vestiti di abiti di ragnatela e con il viso cinereo, ritirano i minuti dalla vita delle persone, rassicurandoli sul fatto che verranno poi loro restituiti. Nella speranza di accumulare tempo che poi potranno godersi in un non meglio precisato futuro, le persone riducono gli svaghi, gli affetti e lavorano di più, alimentando così il potere dei Signori Grigi. Con una metafora non proprio sottile, che tra l’altro vedrei benissimo come trama per un episodio di Black Mirror, Ende ci invita a dedicarci del tempo, a non essere preda della frenesia. Il messaggio lo vediamo anche tropo spesso in giro sui social: frasi motivazionali di ogni genere ci invitano a cogliere l’attimo, aforismi più o meno attendibili ci dicono di goderci una passeggiata, il profumo di un fiore ecc. Messaggi giusti e positivi, ma, purtroppo, non sempre realizzabili. Il mio consiglio è quindi di associare, paradossalmente, questo romanzo ad un orologio. Perché se è vero che non dobbiamo esserne schiavi, è necessario avere il Tempo sott’occhio per vivere con il giusto equilibrio. E poi, da feticista degli orologi quale sono, li ho sempre trovati un accessorio incredibilmente chic.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Momo, misteriosa bimba orfana, lotta contro i Signori Grigi della Banca del Tempo che mirano a rubare il tempo alle persone. Immune al loro potere, partirà per un viaggio allo scopo di liberare le Orefiori e restituire il cuore e la vita ai risparmiatori di tempo

Oggi si consiglia a… le prime donne

bookcard-eva

Ora ho un giorno di vita. Quasi un giorno intero. Sono arrivata ieri. Almeno così mi sembra. E credo sia così, perché se è esistito un giorno-prima-di-ieri, quando quel giorno c’era non c’ero io, altrimenti me ne ricorderei (…) Dunque, se sono un esperimento, è a me che quell’esperimento si riduce? No, non credo; credo che il resto ne sia parte. Io ne sono la parte più importante, ma penso che tutto il resto abbia il suo peso.

Abbiamo tutti un’amica un po’ prima donna. Di quelle che amano essere al centro del’attenzione, raccontare diffusamene le proprie avventure ed essere, in generale, sotto l’occhio di bue del riflettore. Nessuna cattiveria o snobismo: così come non accusi una persona di avere gli occhi azzurri, così non le puoi più di tanto rimproverare di esser una prima ballerina. Anzi, talvolta può essere metro di confronto, sfida e miglioramento personale. Un buon volume per loro (o per voi, se siete della categoria e vi state riconoscendo senza finte autogiustificazioni), è Il diario di Eva di Mark Twain.

L’autore americano, per eccellenza associato a romanzi d’avventura con connotazione picaresca, qui si riprone in una veste più intimistica e raffinata: la forma, per l’appunto, del diario della prima donna alle prese con la scoperta del Creato nuovo di zecca. Mescolando in Eva tratti di ingenuità, presunzione e curiosità di scoperta, crea un personaggio fantastico e complesso, un’incarnazione della “prima donna” di tutti i tempi e tutte le età.

Abbinatelo ad orecchini con riproduzioni di figure femminili (nella bookcard sono orecchini in legno con una copertina di Vogue anni’20) e ricordate sempre che anche le prime donne devono fare attenzione alle cadute. Di ogni genere.

Ah, doveste conoscere una controparte maschile, sappiate che esiste anche Il diario di Adamo.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Eva, prima donna del creato, descrive i suoi primi giorni nel mondo nuovo di zecca. Lo esplora con ingenuità, presunzione e curiosità, fornendoci una visione romantica e da sogno dalla quale è destinata a svegliarsi.

Oggi si consiglia a… chi ama dormire (anche troppo)

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Ma anche se “pata” vuol dire “piede” in spagnolo, il suffisso gon è privo di significato. Παταγος, però, in greco, vuol dire “muggito” o “digrignar di denti” è poiché Pigafetta descrive i patagoni “muggenti come tori” si potrebbe immaginare che ci fosse stato tra l’equipaggio di Magellano un greco sfuggito ai turchi.

Se la settimana scorsa si suggeriva per gli insonni, questa settimana leggiamo qualcosa per i loro opposti: i ghiri, nel sentire popolare, coloro i quali si addormentano con facilità e dormono con gusto e piacere. A volte anche troppo. Serve quindi qualcosa che faccia venire loro voglia di abbandonare il caldo rifugio delle coperte, in questo periodo più attraente che mai.

Non c’è persona che non conosca, almeno per sentito dire, In Patagonia di Bruce Chatwin. Secondo quando ci racconta la voce di questo affascinante scrittore, la Patagonia era una destinazione presente sin nei suoi sogni di bambino. Ipnotizzato da una pelle di brontosauro, eredità di famiglia, nel 1974, poco più che trentenne, Chatwin fa quello che molti di noi sognano di fare da una vita: si licenzia, lascia un biglietto attaccato al frigo con su scritto “Sono andato in Patagonia” e parte. La gira, la studia e la conosce e partorisce questo diario di viaggio ricco di digressioni e regala ad ogni lettore l’impressione di essere con lui durante questo folle viaggio.

Con i tempi che corrono, fare come lui sarebbe difficilme: se non altro perché non è così scontato avere un lavoro dal quale licenziarsi con animo leggero. Tolkien però diceva che anche solo una passeggiata serale può essere considerata un viaggio, basta che ci abbia portato qualcosa in più. Pertanto esorto i ghiri a leggere questo volume. Per lanciarsi all’avventura, piccola o grande che sia. Per capire quanto si perdono poltrendo e quante cose ci sono fuori. Per dare una scossa anche a chi rischia di impigrirsi mentalmente. Personalmente, ritengo utile rileggerlo, di tanto in tanto, per ricordarmi di non sedermi e fossilizzarmi troppo.

Ha molteplici abbinamenti, ma letto in questa stagione, va indossato con una giacca di velluto, calda e comoda per muoversi. Per un classico della letteratura, serve un classico del guardaroba. Certo, se la giacca ha anche le toppe sui gomiti, allora abbiamo fatto davvero centro.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Una delle terre più suggestive del mondo vista attraverso gli occhi dello scrittore, antropologo, esperto d’arte, archeologo più affascinante del secolo scorso che ne ha tracciato una panoramica ormai simbolo di ogni viaggio

 

Oggi si consiglia a… i timidi

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Margherita si accorse d’essere sola con la luna che volava a sinistra sopra di lei. Da un pezzo i capelli di Margherita s’erano aggrovigliati insieme e il chiaro di luna le lambiva il corpo con un sibilo. Dal fatto che in basso le due file di luci rade si erano fuse in due linee ininterrotte e dalla rapidità con la quale scomparvero, Margherita intuì che volava a una fantastica velocità e fu sorpresa di non rimanere senza fiato.

Ci sono determinati libri che tutti abbiamo detto di aver letto. Don Chisciotte, Cuore di tenebra, Delitto e Castigo, L’insostenibile leggerezza dell’essere: sono romanzi che ogni persona che si fregia del titolo di “lettore” deve aver assimilato. O quanto meno deve averne imparato la trama e un paio di dettagli per poterne parlare con cognizione di causa. Normalmente, si leggono durante l’adolescenza, in cerca di nuovi spunti sul mondo o per affermare la propria indipendenza e raffinatezza culturale. O per rimorchiare le ragazze all’università, insomma un motivo più o meno valido c’è sempre.

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov è uno di questi.Tutti direte di averlo già letto, ma chi l’ha effettivamente fatto è un numero più esiguo di quanto non si creda. Io l’ho letto nel 2014 per la prima volta, ormai, a livello letterario, un po’ più matura dell’adolescente che lo abbandonò dodici anni prima insieme a Jane Austen. Ho amato la visione beffarda e a tratti comica del male, la raffinatezza dell’eloquio e la sfrenatezza del festino finale. Lo considero il regalo perfetto per i timidi. Parlo sia dei timidi classici, riservati e silenziosi di tutte le età, in modo che provino quel desiderio di scatenarsi e fare qualche piccola pazzia, perchè a questo porta Bulgakov; ma lo consiglio anche ai timidi letterari, di quelli che ancora non hanno fatto coming out dichiarando di non aver letto questo imprescindibile capolavoro russo. Abbinatelo a una mantella in lana: i timidi hanno spesso freddo e poi bisogna pur sopravvivere ai rigori dell’inverno russo.

Ah, sì: nell’elenco che ho presentato all’inizio c’è un libro che non letto, benché sia fondamentale. Qual è? Forse sono un po’ timida anch’io per rivelarlo.

Jules