Ex Novo: ah studi lettere?

Ho fatto l’università negli anni della crisi: quella dei ristoranti sempre pieni nonostante quei mutui subprime che echeggiavano dall’altra parte dell’oceano. Scegliere il proprio percorso di studi superiori quando il lavoro inizia a scarseggiare non è una cosa da prendere alla leggera. Anche se mentalmente non si è ancora adulti e pronti a prendere una strada che influenzerà tutta la vita, bisogna essere lungimiranti e rivolgersi verso carriere accademiche che possano garantirti un minimo di appiglio.

Infatti mi sono iscritta ad archeologia. Una professione che non ha mai fatto la ricchezza di nessuno, nemmeno nei tempi d’oro in cui potevi far esplodere le porte delle tombe e girare armato di piccone. Dovevi già essere ricco per potertelo permettere a inizi Novecento, figuriamoci intraprendere la carriera nel nuovo millennio e con una crisi economica che Steinbeck si è mangiato le mani per non averla potuta raccontare.

Strano che nel mio corso fossimo solo in dodici, vero?

Crisi a parte, nonostante le effettive difficoltà, la strada degli studi umanistici è sempre stata trafficata. Gli iscritti a Lettere, per fortuna, non mancano mai. Ma sorgeva spesso l’indelicata domanda: ah studi Lettere? E oltre all’insegnamento poi cosa potrai fare? Vuoi mica fare la scrittrice?

Non vi dico le reazioni di quando confessavo la specializzazione del mio corso di studi.

La digressione è servita per introdurre il focus di Ex Novo di quest’anno: dopo avervi raccontato della vita al Collegio Nuovo, quest’anno parleremo di romanzi adatti a ogni corso di studi. Partiamo quindi dal grande calderone di Lettere.

Le Letterate non mancano mai al Collegio Nuovo Fondazione Sandra e Enea Mattei. Anzi, c’è chi, dopo anni di altre facoltà, inverte la rotta e si dedica alle materie umanistiche

Non c’è penuria di scrittori protagonisti di romanzi, nonostante le indicazioni delle scuole di scrittura che sconsigliano di usarli. Visto quanto può essere in salita la strada di chi sceglie di fare Lettere, è bene leggere di un’eroina che, nonostante la partenza difficile, non ha mai smesso di rinunciare al proprio sogno di diventare una scrittrice: Judy Abbot

Papà, papà, Gambalunga, Gambalunga,tu per Judy sei davvero importante. Papà, papà, Gambalunga, Gambalunga, lei ti pensa e ti ripensa ogni istante

Esatto, proprio la Judy di Papà Gambalunga, il cartone che guardavamo facendo merenda. I cartoni giapponesi ispirati alle opere della letteratura occidentale si definiscono “meisaku” e Papà Gambalunga è ripreso dall’omonimo romanzo epistolare della scrittrice americana Jean Webster.

La storia dovremmo ricordarcela tutti: Jerusha (Judy) Abbot, orfana dell’istituto John Grier, riceve la possibilità di continuare gli studi grazie a un misterioso benefattore di cui lei intravede solo l’ombra. Proprio per via delle gambe lunghissime proiettate sul muro, lei lo ribattezza con l’appellativo di papà Gambalunga, prendendo il nome dal ragno daddy long legs. Da quel momento Judy potrà andare al college (nel romanzo) e al liceo (nell’anime) e intratterrà una corrispondenza con papà Gambalunga senza mai poterlo incontrare o ricevere la benché minima risposta. L’anime ha lavorato in maniera fedele il testo originale.

Da bambini, la questione dell’essere orfani è percepita come una grande avventura. Pippi Calzelunghe, Peter Pan, Judy Abbot ci hanno presentato un mondo ricco di avventure e, a parte qualche rara malinconia, non hanno mai mostrato lo sconfortante senso di solitudine che questa situazione porta con sé. La Judy del romanzo però nonostante il modo scanzonato con il quale affronta la vita e le vivaci lettere punteggiate da disegni che invia al suo tutore rivelano un disperato bisogno di appartenenza e svelano la crudele realtà della vita in orfanotrofio.

Quando si mette una bambina affamata di nove anni nella dispensa a pulire i coltelli, con un vasetto di biscotti vicino al gomito, e ci si allontana e la si lascia sola; e poi improvvisamente si ritorna, non ci si aspetta di trovarla un po’ coperta di briciole? E poi quando la si strattona per il braccio e le si tirano le orecchie, e la si fa allontanare dal tavolo quando arriva il pudding, e si dice agli altri bambini che è una ladra, come non aspettarsi che scappi? Mi sono allontanata solo di quattro miglia. Mi hanno presa e riportata indietro, e ogni giorno per una settimana venivo legata, come un cucciolo disobbediente, a un palo nel cortile retrostante mentre gli altri bambini erano fuori durante la ricreazione.

Se nell’anime questo episodio viene fatto passare come un racconto di fantasia di Judy nei suoi primi tentativi come scrittrice, qui emerge con tutta la sua crudezza. Nessuna sorpresa che Judy si affezioni così tanto a questo misterioso benefattore: un uomo che risulta un manipolatore oppressivo che spera di tenere alla catena la ragazza solo in virtù del suo esborso di denaro. È papà Gambalunga che le proibisce di andare in vacanza con le amiche se c’è rischio di conoscere o passare del tempo con dei giovanotti; lui che si oppone strenuamente al fatto che lei accetti una borsa di studio che la renderebbe indipendente; lui che, anche nei panni di Jervis, la spinge a dibattersi tra  la riconoscenza, l’amore, il senso del dovere e il bisogno di avere “qualcuno”, sentimenti che sfoceranno in una relazione nata da presupposti sbagliati. Per i nostri ricordi infantili, questa lettura è sconvolgente e il romanzo di Jean Webster ci toglie qualunque illusione sulla dolcezza dei cartoni animati.

Judy, tra queste righe, emerge come un personaggio molto stratificato: consapevole del suo inestinguibile debito di riconoscenza, affamata di affetto, testarda, dalle idee politiche definite e con un desiderio di indipendenza ben fisso. Peccato che non si accorge di essere avviluppata nella sottile ragnatela del suo daddy long legs. 

Relazione malata a parte, Judy non ha mai smesso di lottare per il proprio desiderio. Ha scritto, si è fatta valere, ha studiato e pubblicato. E alla domanda “ma allora studi Lettere?” ha sempre risposto orgogliosamente di sì.

Jules