Shopping: di traslochi e altri spostamenti

Pappagallo albero pepe

Attraversai il nostro ponticello traballante e raggiunsi il verde dei campi lungo il fiume. In cima ci sono i pennacchi giganteschi del bosco di eucalipti, che dominano gli olivi intorno al campo di erba medica. Quest’ultima è del verde più intenso che si possa immaginare, punteggiata qua e là di fiorellini azzurri: basta guardarli per sentirsi rinfrescati, nei giorni d’estate. Il sentiero, lì, passa attraverso una specie di galleria di enormi rovi, tamerici e ginestre, dopo la quale inizia la collina che porta a casa nostra.

C’è stato un periodo, negli anni ’10 di questo secolo, in cui ha avuto un discreto successo il filone narrativo dei “trasferimenti”: generalmente si trattava di nativi anglosassoni che, stufi della pioggia e della nebbia della madrepatria, decidevano di spostarsi verso sud, in luoghi più caldi e ricchi di colori come la Spagna o la Francia. Peter Mayle ha invaso gli scaffali con molteplici titoli che contenevano la parola Provenza, fino ad attirare l’attenzione di Ridley Scott e regalarci anche una buona trasposizione cinematografica (un po’ stereotipata, ma piacevole). Questo breve cappello introduttivo serve per lo shopping di oggi: se un paio di settimane fa abbiamo parlato di cosa portare se si è invitati a cena, oggi si consiglia qualcosa da portare a chi sta/ha appena traslocato: Un pappagallo sull’albero del pepe.

Ha sicuramente goduto di minor fortuna rispetto a Peter Mayle, ma Chris Stewart, originario batterista dei Genesis, riconvertito a tosatore di pecore, riconvertito a scrittore, ha realizzato una brillante trilogia sulla sua vita in Andalusia. Un pappagallo sull’albero del pepe è una raccolta di piccoli aneddoti di vita nel cuore della Spagna, tra variopinti vicini, eccentriche usanze e sottile umorismo. Traspare tepore dalle pagine e fa sentire la grande passione di questo inglese che, dopo una vita abbastanza nomade, ha scelto la Spagna come sua terra di adozione e si batte attivamente per il matenimento della natura in quei luoghi.

Ogni trasloco porta traumi. Anche se non stiamo parlando di andare a vivere in un altro paese e cambiare completamente vita, il semplice spostamento di casa è un impegno e una fatica non da poco. Ci si rende conto di quante cose si sono accumulate, si decide, a volte con dolore, cosa buttare, si fanno i conti con scatoloni che, per quanto ci provi, restano a farti compagnia per molto, molto tempo. Se avete quindi qualche amico che trasloca, regalate questo libro con il consiglio di trovare il tempo per leggerlo anche in mezzo alle operazioni di imballaggio: un po’ per ridere e non soccombere allo stress e un po’ perché se l’autore è riuscito a stabilirsi nel mezzo del nulla in Andalusia, tutti possiamo spostarci quanto e come vogliamo. Questo volume è il centrale della trilogia, detta “dei limoni”: il primo, Una casa tra i limoni, è edito per Guanda. Il terzo capitolo The Almond Blossom Appreciation Society non è disponibile in italiano. Nulla di grave: si legge piacevolmente da solo e senza buchi narrativi.

Si abbina ad una camicia scozzese, per me, da sempre, divisa ufficiale quando si tratta di traslochi. Giusto per la cronaca, io ho traslocato cinque mesi fa: la scorsa settimana ho trovato uno scatolone sotto al letto. Non so come ci sia finito, ma ho ritrovato un beauty case che pensavo di aver perso.

Jules

Libri del lunedì: se anche Lucifero è in crisi

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«Io sono un nemico personale di Dio!»

«Noi non siamo nemici di Dio. Non si può essere nemici di una finzione».

«Ma io sono quello che combatte la Chiesa da secoli. Sono Lucifero» […]

«Sei il rudere più caparbio e forse l’unico essere che veramente creda nell’esistenza di Dio. Ti rivolgi ad una rivista antireligiosa e proponi una collaborazione. Indelicatezza e impudenza che solo satana poteva usare».

C’è crisi: ce lo sentiamo dire da talmente tanto tempo da averlo ormai interiorizzato. Ce lo dicono gli organi di informazione, i datori di lavoro quando chiediamo condizioni lavorative migliori. Ce lo ricorda anche il nostro conto in banca a volte e sembra allargare le braccia sconsolato.

Lucifero disoccupato è una raccolta di racconti tragicomici scaturiti dalla penna di Aleksander Wat nel 1926. Incentrati su una visione molto smaliziata e moderna del mondo di allora, hanno come capofila il racconto eponimo che vede il Signore di tutti i mali ormai trattato con sufficienza dagli esseri umani che hanno dalla loro tutto il progresso scientifico per interpretare ogni possibile evento. Lo vediamo respinto da un giornale, da una setta spiritica e perfino da chi vorrebbe l’immortalità perché preferisce affidarsi a noti biologi piuttosto che stringere patti con Satana. Persino lui si sente dire: “La ringraziamo, ha un CV interessante, ma le faremo sapere” e anche lui gira per le strade accaldato e rinchiuso nella corazza di una giacca che perde i bottoni.

Indossato con una camicia bianca, simbolo universale del mondo lavorativo, può essere una lettura del lunedì sia per chi ha un impiego e vorrebbe migliori condizioni lavorative e sia per chi è ancora alla ricerca. Nel primo caso potrà leggere come sia difficile farsi rispettare anche per chi ha millenarie competenze e capacità. Nel secondo caso potrà farsi coraggio: se anche Lucifero si è sentito dire “le faremo sapere”, allora basta solo un po’ di perseveranza.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Lucifero vaga per il mondo alla ricerca di un’occupazione degna di lui. Il mondo però, ormai moderno e smaliziato, lo rifiuta e pare che nessuno, da giornalisti a spiritisti, da poeti a storici ha più fiducia nelle sue capacità.