Calendario letterario: 7 aprile

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Il primo lunedì di aprile del 1625, un giovane guascone trotterellava stancamente in sella al suo ronzino e apriva la prima pagina di uno dei romanzi d’appendice più avventuroso di tutti i tempi: I tre moschettieri di Alexandre Dumas.

Eccellenti programmi per il calcolo del calendario mi rivelano che il primo lunedì di aprile del 1625 cadeva il giorno 7. Un buon giorno per partire all’avventura!

Voi siete giovane e dovete essere coraggioso per due ragioni: la prima è che siete Guascone, la seconda che siete mio figlio. Non evitate le occasioni, e le avventure cercatele. Vi ho insegnato a maneggiar la spada, avete garretti di ferro e polsi d’acciaio: battetevi in ogni occasione: battetevi, tanto più che i duelli sono proibiti e che, per conseguenza, occorre doppio coraggio a battersi. Figlio mio, io non ho da darvi che quindici scudi, il mio cavallo e i consigli che vi ho or ora impartiti. Vostra madre vi darà in sovrappiù la ricetta di un certo balsamo avuto da una zingara, e che ha la miracolosa virtù di guarire ogni ferita che non abbia leso il cuore. Fate di tutto questo il vostro pro, e vivete felicemente e a lungo.

In questo giorno viene pronunciato uno dei migliori discorsi che un padre possa fare ad un figlio, specie se sta partendo per l’Erasmus.

E tra le tante trasposizioni, revisioni, opere tratte da, non posso passare sotto silenzio la versione steampunk The Musketteers prodotta dalla BBC. Guardatela, sul serio.

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Jules

 

Oggi si consiglia a… chi ha bisogno di un’avventura

Phillips cavalieri

Il lavoro del cavaliere non è mai finito. Soccorrere damigelle, combattere streghe, tirare giù gatti dagli alberi, aprire coperchi di vasetti. E tutto per l’onore, la ricompensa meno spendibile che Dio abbia creato

Tutti sentiamo il bisogno di vivere avventure. Ogni tanto ci incantiamo a guardare fuori dalla finestra, soprattutto in questi giorni di inizio primavera, e lasciamo andare la mente. Quando eravamo più piccoli, sognavamo liberamente di draghi e fate, avventurose ricerche e cavalieri maestosamente abbigliati. Con la crescita in genere ci “limitiamo” a fantasticare di viaggi, spiagge con mare cristallino come quello che abbiamo sul deskop del pc dell’ufficio o di luoghi temali dove restare a mollo senza dover fare un accidente di niente. Sono pensieri più circoscritti, certamente più realizzabili del duello contro un drago, ma proprio per chi in questo momento sta leggendo queste righe invece di lavorare (bravo/a continua!) consiglio un romanzo che risveglia la voglia di avventura in senso più classico senza però partire per la tangente fantastica.

Alla corte di Re Artù, oltre alla classica Tavola Rotonda, c’è un tavolata minore: viene chiamata la Tavola Dei Cavalieri Meno Importanti. Ha una gamba più corta dell’altra, il vino è spesso di cattiva qualità e ospita tutti gli scarti della tavola principale. Cavalieri vecchi, fallimentari o disonorati siedono lì e raccontano di vecchie avventure ormai da tutti dimenticate. Lì siede anche sir Humphrey, un cavaliere disilluso a parole, ma che tiene sempre d’occhio la tavola principale, nella speranza che si presenti un’avventura adatta a lui. Per fortuna, a quei tempi. fanciulle in difficoltà non scarseggiavano, e quando la nobile Elaine du Mont si presenta per ritrovare in proprio promesso sposo, sir Humphrey è più che pronto a rimontare in sella.

Così si avvia I cavalieri della tavola zoppa di Marie Phillips che, dopo la modernizzazione delle divinità greche in Per l’amor di un dio, passa ad analizzare  smitizzare anche i nobili cavalieri di re Artù. Così incontriamo cavalieri che pensano che l’onore non valga nulla. Fanciulle che, invece di chiedere aiuto per vendicare il proprio onore, usano i cavalieri erranti per ripescare i fidanzati dalle taverne dove giacciono ubriachi marci. Con garbo e ironia tutta inglese e una punta di grottesco di tanto in tanto, Marie Phillips riesce perfettamente nell’intento di smorzare l’aura epica che circonda il tavolaccio più famoso della storia. L’on the road (a cavallo) di sir Humphrey e della sua sgangherata combriccola ricalca tutti i modelli dell’avventura in senso medievale che sognavamo da bambini, ma i pericoli e le situazioni che si trova ad affrontare sono permeati di tale realismo, da permetterci di ricamarci sopra senza sentirsi troppo infantili.

Indossatelo, signore, con una bella gonna ampia, damascata potendo (visto che la cotta di maglia darebbe un po’ nell’occhio) e appoggiatelo con ostentazione sulla scrivania. Se la giornata dovesse risultare troppo ordinaria e doveste aver bisogno di un po’ di concreta ed adulta magia, potrete distrarvi e senza sensi di colpa. Se l’inferno sono gli altri, il nostro vicino di scrivania non potrebbe interpretare un drago?

Jules