Calendario dell’Avvento: 18 dicembre


“Le ho detto di dover fare una biopsia.
Non volevo arrivare a tanto, in primo luogo perché dire bugie mi mette in agitazione, e poi perché sono convinta di portarmi sfiga mentendo sulle malattie. Ieri sera mi sono palpatamaniacalmente le tette sotto la doccia per essere sicura di non avere noduli sospetti.
Lo Stambecco Ipocondriaco, mia datrice di lavoro, non concepisce il concetto di “permesso”, “emergenza” o“famiglia”: l’assenza è giustificabile solo per malattia, meglio se grave e adalto contenuto virale. Vengono richieste prove, perché è ipocondriaca, ma noncredula: eczemi, pallore, svenimenti, delirio da febbre. Troppo per le mie doti recitative.
Quando le ho detto che mi serviva tutta la giornata di oggi di permesso, ha smesso di pesare i cento grammi di noci del suo pranzo e mi ha guardata sollevando l’occhio liquido.
«Perché?»
È bastato a mandarmi nel panico.”

Da “Permesso” di Giulia Pretta (che sarei io)
nell’antologia “Le geografie della distanza”, Cleup
Una delle mie canzoni preferite di sempre. Il tema del raccono è “Si va via per tornare”. Cosa c’è di meglio?

Libri del lunedì: prendila con filosofia

Copia di meals

1) Si romperà una stringa degli scarponcini in pelle di vitello preferiti di Gertrud; 2) Gertrud chiederà al fratellino Emil di recarsi presso l’emporio di Wolfhalden per acquistare un nuovo paio di stringhe per i suoi scarponcini preferiti in pelle di vitello. (…) 11) Emil indosserà il cappottino e i guanti e si recherà presso l’emporio di Wolfhalden ad acquistare le stringhe nuove per gli scarponcini in pelle di vitello preferiti di sua sorella Gertrud preservando almeno un po’ l’esistenza del cosmo.

Come siamo arrivati dal punto 1 al punto 11? Questo brano, tratto dal racconto Domino-Effekt, è lo svolgimento, in chiave ironica e spiritosa, del lemma “Catena degli eventi” del dizionario filosofico di Voltaire. Ma andiamo con ordine o chissà quali avvenimenti catastrofici potrei causare scrivendo così a casaccio.

Era un po’ di tempo che non avevo un bel libro del lunedì da proporre. Il cambio di stagione, la nebbia, gli inevitabili ostacoli alti 12 metri che si devono saltare ogni inizio settimana, mi hanno allontanato dalla lettura in questo specifico giorno. “Dai, stai tranquilla prendila con filosofia”, ti senti ripetere quando qualcosa non va per il verso giusto. Solo che, leggere di filosofia il lunedì mattina può essere proibito: il lunedì mi ricordo appena come si allacciano le scarpe, figuriamoci il “cogito ergo sum” quanto bene mi descrive. Poi però, tra i libri ancora da leggere, mi è caduto l’occhio su Voltaire Light, il nuovo dizionario filosofico edito da Gorilla Sapiens. Senza dizionario, senza filosofia e con un basso contenuto di Voltaire: perfetto!

Questa raccolta di racconti di autori vari, ancora colpevolmente intonso dall’acquisto alla Fiera del Libro di Torino, si ispira al dizionario filosofico di Voltaire. L’opera, scritta in piena epoca illumista, nacque quasi come un gioco letterario con l’intenzione di creare un nuovo dizionario rivolto a persone di mente aperta ed illuminata. I vari lemmi dovevano essere declinati in maniera ironica, divertente e con un discreto intento polemico e di rottura con le definizioni del passato. Gli AA.VV. contemporanei hanno perfettamente inteso il senso di Voltaire. Prendendo 13 lemmi del filosofo francese, hanno tratto dei racconti che ancora di più ne ampliassero il concetto, sempre in senso umoristico. La concatenazione degli eventi viene allora spiegata con un litigio tra fratello e sorella, la gloria, con la storia di un piccolo imprenditore lombardo che scala le vette del successo e della fama, l’entusiasmo, con una sovrannaturale vendita porta a porta di aspirapolveri.

Fossi un’insegnante di filosofia, farei leggere questa raccolta agli studenti del liceo.

Suggerisco, anche se siete patiti delle lenti a contatto come la sottoscritta, di leggerlo indossando degli occhiali. Se non ne avete effettivamente bisogno, usate quelli con le lenti finte che tanto vanno di moda al momento. Se poi volete essere veramente perfetti, completate l’outfit con una giacca con le toppe di velluto ai gomiti: non ho mai rimpianto così tanto di non averne una nel mio armadio.

Jules

Relax: fate i gatti!

gatto-domenica

Il gatto, se non si bruciacchia il mantello tigrato, rimane al caminetto e soddisfatto vi si siede dentro: ma una volta lucido, scapperà dal suo angoletto a giocare con la coda o a divertirsi al sole; si leccherà il muso rotondo e salterà ovunque per mostrare il suo mantello e per essere ammirato (Geoffrey Chaucer)

Don Pierrot, come tutti i gatti viziati e coccolati, sviluppò una piacevole amenità di carattere. Condivideva la vita della casa con tutti quei piaceri che i gatti trovano nell’intimità del focolare domestico. Seduto al suo solito posto accanto al camino, sembrava veramente capire quello che gli veniva detto e sembrava esservi anche molto interessato (Théophile Gautier)

Non so se valga per tutti, ma nel mio parlato quotidiano uso parecchie metafore animalesche: quando ho mangiato troppo mi definisco “un pitone che sta digerendo una gazzella”, quando voglio essere pigra dico che “sto facendo il gatto”.

Fare il gatto leggendo brani che parlano di gatti aiuta ad entrare nello spirito giusto. Rende più giusto rotolarsi tra le coperte, stiracchiarsi senza motivo apparente, pretendere che qualcuno ti porti una tazza di tè perché sei troppo pigra anche solo per alzarti.

Fare il gatto leggendo brani di gatti e indossando degli orecchini tintinnanti che possono distrarti e spingerti a giocherellare è ancora più corretto. Fate i gatti con questi estratti tratti da narrativa, saggistica e lirica e rilassatevi. Non c’è nulla di più giusto.

Jules