Chi ha paura de… i calabroni?

Copia di meals

Allargherei questa paura a tutte le cose gialle e nere che ronzano e volano. Lo so che non si dovrebbe fare di tutte le erbe un fascio. Le api sono fondamentali e non pungono se non in caso di estremo pericolo perché poi muoiono dopo aver perso il pungiglione: ma dopo Black Mirror non posso fare altro che guardarle con sospetto. E dell’Ape Maia non voglio nemmeno sentir parlare. I bombi non pungono e sono da ammirare perché per volare devono fare una fatica del demonio: però sono ributtanti, non c’è verso di cambiare idea. Se sento ronzare e intercetto un corpo a strisce o un ago minaccioso non faccio differenze. In base all’umore o esco dignitosamente dalla stanza o scappo con un urlo lacerante.

Sconfiggere l’apifobia o melisofobia (specifica per le api, ma applicabile anche in questi casi) che nasconde anche un rischio per la salute non è semplice. Gli allergici quindi potranno leggere tutte le cose positive del mondo, ma continueranno a scappare a gambe levate ogni volta. Per provare a curare la parte irrazionale si consiglia come rimedio Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren

«Sei stato tu a mettere in tavola anche le vespe?» chiese Johan.

«No, quelle bestiacce hanno fatto tutto da sé. E pensare che dobbiamo sopportare quel vespaio anche quest’anno!»

Ma Pelle, benché tenesse in grembo il cucciolo più bello del mondo, serbava comunque nel suo cuore un posto anche per tutti gli altri animali (insetti compresi) che vivevano sotto la volta celeste. Così protestò:

«Lascia stare le mie vespe, papà! Anche loro desiderano abitare alla Vecchia Falegnameria, non lo capisci? Proprio come noi».

Questo romanzo dell’autrice di Pippi Calzelunghe è uno dei miei preferiti di sempre. È stato il primo romanzo che ho letto tutto da sola da bambina e partirà con me domenica per il piccolo giro di Stoccolma come libro dei Libri in Loco. A parte questo, racconta di una famiglia di Stoccolma che trascorre le sue estati in una delle isolette dell’arcipelago attorno a Stoccolma con tutte le avventure del caso sia per adulti che per bambini. Tra i figli della famiglia Melkerson c’è il più piccolo, Pelle, che è un vero animalista. Per lui tutti gli animali sono degni di affetto e di protezione. All’inizio del romanzo, anche se lo desidera disperatamente, non ha un animale da compagnia e guarda con invidia quelli delle amichette: il gigantesco cane Nostromo, di Melina, e il corvo Schizzo, di Stina. Così, per compensare, prende a benvolere delle vespe che hanno fatto il nido nella loro casa delle vacanze, la Vecchia Falegnameria. Certo, non può accarezzarle e fare loro “pat-pat” sulla testa e suo papà viene spesso punto, però le difende a spada tratta e offre sempre loro un po’ di marmellata alla mattina: chissà che un giorno non si accorgano di essere i suoi animaletti e non ricambino il suo affetto.

La dolcezza di questo romanzo mi rapisce ogni volta. Non scade nello stucchevole o nel patetico, ma con la sua semplicità porta sempre a sorridere e fa sentire quel caldo piacevole dato dalle narrazioni ben fatte. Da sempre, quando vedo una vespa, un calabrone o una cosa ronzante cerco di guardarla con gli occhi di Pelle e capire che non si meritano le mie urla o il mio ribrezzo e che se non vado a disturbarle dovrebbero lasciarmi in pace. Sono le volte in cui esco dignitosamente dalla stanza senza troppe tragedie, anche se non sono ancora arrivata a offrire loro la merenda.

Jules

 

 

 

Oggi si consiglia a… chi si sente troppo “grande”

vacanze isola card

Ne parlano come uno dei mali del secolo, ma ci sono volte in cui un pizzico di sindrome di Peter Pan non guasterebbe. Sono i giorni in cui al lavoro ci sono rogne, il lavandino perde, hai dimenticato importanti fogli burocratici e nel frigo ci sono solo alimenti sani: insomma, una giornata adulta in tutti i sensi. Certo, quando eravamo bambini non vedevamo l’ora di diventare “grandi” ed essere indipendenti e padroni della nostra vita. Sembrava così allettante! Poi, quando ci si arriva, ci sono giornate in cui si è in coda al semaforo e si guardano i bambini che vanno a scuola e si pensa “Che invidia! Loro sì che non hanno problemi!”. Se siete in una giornata di questo tipo o ci siete mai passati, ecco il consiglio per voi: Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren.

Nato dalla mente dell’autrice di Pippi Calzelunghe, questo romanzo ha goduto di minor successo popolare rispetto all’avventurosa orfanella. Narra della famiglia Melkerson, eclettico gruppo di Stoccolma guidato da Melker, il padre scrittore un po’ squinternato, che porta i figli a passare le vacanze estive in un isolotto ai confini dell’arcipelago della capitale svedese. Qui, grandi e bambini vivono avventure e momenti magici, circondati dalla natura e dalle atmosfere del nord Europa.

Sono particolarmente affezionata a questo volume. È stato uno dei primissimi romanzi che ho letto tutto da sola e per il mio Io bambina era un grande traguardo. Lo rileggo ancora, ogni estate, perché mi riporta alla mente il piacere della scoperta della carta stampata e perché l’ambientazione resta una delle più vibranti che io abbia mai letto. Quando sono andata a Stoccolma, mi sono precipitata a prenotare un giro in barca per le isole e mi è parso di essere entrata nelle pagine della Lindgren. È la storia perfetta per rilassare il nostro muscolo da adulti e tornare ad essere un po’ ingenui e leggeri: il padre, Melker Melkerson, mantiene uno spirito fanciullesco e a volte poco pratico che è una boccata di aria fresca quando si è immersi nelle logoranti quotidianità. I suoi figli a volte sono costretti ad essere per lui punto fermo eppure non smettono di credere ai ranocchi che si trasformano in principi o alle foche figlie del re del mare. Questo non perché siano infantili, ma perché il buon cuore e la spensieratezza dominano anche sui momenti tristi della vita.

«Isola dei Gabbiani, che bel nome! È per via di questo nome che ci ho preso in affitto la casa».

Karin, la figlia diciannovenne, lo guardò scuotendo la testa. Che padre sventato avevano! Si avvicinava alla cinquantina, ma era più ingenuo, spensierato e impulsivo dei suoi figli. «Proprio una cosa da te. Sì proprio una cosa da te affittare una casa su un’isola che non hai mai visto, solo perché ti piaceva il nome».

«Perché non fanno tutti così? O forse bisogna essere uno scrittore mezzo matto per fare una cosa del genere. Un semplice nome… Isola dei Gabbiani… ah ah! Magari un altro sarebbe andato prima a vedere».

Godetevelo, ridete, sentite l’estate e, se ne avete ancora, tirate fuori un pelouche per accompagnare la lettura. Ma sì che li avete ancora! Sono dietro le borse invernali, li avete messi lì per non far prendere polvere. Tiratene fuori almeno uno.

Jules

Ah, piccolo inciso: questo romanzo sarà per me protagonista per “Letti di notte 2017”. Come, dove, perché? A brevissimo su Facebook tutti i dettagli.