La paura bianca: “Moby Dick”

Con l’arrivo di Halloween, vuoi per atmosfera, vuoi per tradizione, rifletto sempre sul concetto di paura. L’anno scorso era stata la volta di alcuni titoli usati per combattere specifiche paure, come se fossero ansiolitici. Il popolo dell’autunno mitigava la mia angoscia per gli specchi (e dopo aver rivisto di recente L’avvocato del diavolo questo disagio si è ripresentato); Vacanze all’isola dei gabbiani aiutava contro le api e le vespe; L’inventore di sogni combatteva fieramente contro le bambole.

Quest’anno mi sono imbattuta in una vignetta (e mannaggia se riesco a ritrovarla nel mare magnum del web) in cui si vede un fantasmino leggere ed emettere il caratteristico “boooo” che viene trasformato in “boooook”. Quindi i libri possono fare paura?

Diciamo più un timore reverenziale.

Ci sono alcuni titoli che spaventano anche il lettore più accanito: romanzi che sono circondati dall’aura di difficoltà nella comprensione e nello stile, altri incombono con la loro mole (chi non salta un battito nel vedere Infinite Jest?), altri sono penalizzati dalla fama del loro autore. Così ci risolviamo a lasciarli sugli scaffali, nostri o altrui, trincerandoci dietro il “non è il momento” oppure fingendo biecamente di averli letti. Perché questi titoli spaventosi sono anche famosi ed entrati nell’immaginario collettivo come modi di dire anche per chi non li ha mai aperti.

C’è una puntata di The Mentalist in cui il colpevole viene preso proprio per via della presenza del mio libro spauracchio in casa sua: Moby Dick di Herman Melville.

Bene o male so di cosa parla. Achab e la balena bianca, oltre che essere citati anche come modo di dire, sono stati da base e ispirazione per tante altre produzioni. Lo squalo, tanto per citarne una. Questo mi ha messo al riparo per molto tempo perché è opinione comune che una lettrice forte sia passata per tutte le tappe obbligate dei classici. Quest’anno, forte del mio tema avventuroso per le letture del 2019, ho deciso di smettere di vivere nella menzogna e salpare sul Pequod. Ci ho provato due volte. Sono dovuta scendere a terra tutte e due le volte.

Ci sono stati dei pezzi che mi hanno coinvolto. Il pezzo di Quiqueg che rispetta il Ramadan chiuso nella sua stanza e spinge il narratore a sfondare la porta convinto che sia morto di fame, mi ha fatto sorridere. Le declamazioni shakespeariane di Achab mi hanno incantato. Ho anche saltato delle parti, forte del mio diritto di lettrice: il lungo sermone prima della partenza era al di là delle mie forze. Ma, intorno a pagina 200, passata Nuntaket mi sono dovuta arrendere. Le infinite divagazioni mi hanno guastato ogni sete di avventura. Moby Dick è diventato il mio Moby Dick: non avrò pace fino a che non sarò riuscita a portarlo a termine e uccidere questo gigantesco cetaceo.

In quella puntata di The Mentalist però Patrick Jane afferma che molti professori universitari non sono mia riusciti a finirlo. Un po’ di consolazione mi resta e mitiga il mio terrore nei confronti della gigantesca balena.

E voi? Avete dei libri che vi fanno paura e che non riuscite ad affrontare o finire?

Jules

Oggi si consiglia a…chi è a dieta

Copia di meals

Gli “inizi anno” nel corso dei canonici mesi sono tanti. Con questa definizione intendo dei pit stop, dei momenti in cui si decide di iniziare qualcosa di nuovo, di dare il via ai buoni propositi. Settembre è uno di quei momenti. Appena finite le vacanze, ricaricati dal riposo e dai viaggi si è pronti a ricominciare con rinnovata energia. Lavoro, scuola, palestra, impegni paiono più sopportabili, si decide di imprimere una svolta alla propria vita e di cambiare.

Già, settembre è un mese infingardo. Non fatevi ingannare dalla luce più morbida del sole, dai primi freschi alla sera: settembre ha una guaina di velluto che ricopre un pugno irto di spunzoni. Ma state tranquilli: andrà tutto bene perché questo mese affronteremo il tema del “cambiamento” con libri adatti ad affrontare le grandi svolte che ci siamo messi in mente di fare. Partiamo dal primo step: la dieta.

Anche se è caratteristica più tipica di gennaio dopo gli importanti cenoni delle festività, settembre prevede impegno sul lato alimentare. Sia che si sia lasciati andare con aperitivi e grigliate, sia che il caldo ci abbia fatto perdere qualche chilo, siamo intenzionati a mantenere/riprendere una dieta sana ed equilibrata, ricca dei colori e dei sapori dell’autunno. Settembre è tentatore, oltre che infingardo. Per resistere e iniziare con il piede giusto i buoni propositi consiglio la lettura di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciotto anni e abito con mia sorella Costance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Costance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Thriller, horror, inquietante, tante sono le definizioni che si possono applicare a Shirley Jackson. In grado di creare il terrore con poche righe ben mirate, mai eccessiva, ma sempre al cuore del lettore, l’autrice ha creato alcune delle storie gotiche più belle di tutti i tempi. Abbiamo sempre vissuto nel castello racconta delle sorelle Blackwood, le uniche rimaste della famiglia: tutti gli altri membri sono stati avvelenati una sera a cena e, nonostante i sospetti, le accuse e le calunnie del paese, le sorelle sono state scagionate dall’omicidio. Mary, la più giovane, ha la limpidezza e la crudeltà tipica dei bambini. Ferocemente devota alla sorella e convinta sostenitrice della necessità del loro isolamento dal resto del mondo, ha messo in atto una serie di strategie che confinano con la magia: oggetti sepolti per creare un perimetro di sicurezza, parole sussurrate e poi mangiate per tenerle al sicuro poco possono quando il cugino Charles viene a rompere la loro solitudine; portando con sé l’odio e la paura del villaggio che ha solo bisogno di una piccola spinta per diventare violenza.

Mary, voce narrante, ci porta dentro il suo tortuoso mondo interiore e al suo rapporto con la sorella: come melo e vischio, avviticchiate l’una all’altra, si sostengono e si coprono per giustificare lo sterminio della famiglia che resta avvolto nel mistero, nonostante le accuse convergano su Costance. L’unica certezza che si ha è che l’omicidio è avvenuto durante la cena e il fatto che Costance abbia eliminato e lavato con cura la zuccheriera ancora prima di chiamare la polizia pare condannarla senza appello. Tanto che i bambini del paese ne hanno ricavato una filastrocca

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.

Fossi matta sorellina, se ci vengo m’avveleni.

Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?

In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Ogni volta che dovesse venirvi voglia di un dolce, pensate alla zuccheriera delle sorelle Blackwood mentre la filastrocca vi risuonerà in testa. La tentazione si allontanerà alla velocità della luce consentendovi di mantenere i buoni propositi.

Jules

I libri del lunedì: concisi, precisi, dritti al punto

Copia di meals (1)

Oggi è il Blue Monday. Lontani dalle feste e dalle vacanze c’è chi opta per un travestimento con un bikini rosso da Babbo Natale. Richiesto TSO, o, in mancanza, il piano ferie.

Finiti gli avanzi dei cenoni, orde vagano senza meta tra le corsie dei supermercati e cercano di ricordarsi se la mostarda si possa mangiare con le fette biscottate. A pranzo.

La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. La fiala di vetriolo non è un’arma di precisione.

Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. È entrato in una drogheria di Saint Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l’è bevuto.

A 80 anni la signora Saout, di Lambézellec, nel Finistére, cominciava a pensare che la morte si fosse dimenticata di lei. Così ha aspettato che sua figlia uscisse, e si è impiccata.

«E va bene, tolgo il disturbo!» ha detto il signor Sormet, di Vincennes, alla moglie e al di lei amante. Quindi si è fatto saltare le cervella.

I primi due sono un mio maldestro tentativo di imitare Félix Fénéon, autore di 1500 romanzi in tre righe, pubblicati anonimamente sul quotidiano “Matin” a inizio Novecento ed editi da Adelphi nel volumetto Romanzi in tre righe. Una chicca letteraria che è la massima espressione dell’eleganza e della precisione del linguaggio. Partendo da fatti di cronaca, veri o verosimili, l’autore in 30 parole o poco più sviluppa un micro romanzo, il più delle volte condito da nera ironia.

Oggi è il Blue Monday, ovvero il giorno più deprimente dell’anno: appena finite le feste natalizie, troppo lontani da ferie e vacanze, oggi si tende alla tristezza. Prendete quante più cose allegre e divertenti e di colore azzurro che avete e indossatele. Leggete queste fulminanti cronache per capire che c’è di peggio del rientro al lavoro. E sappiate che, così facendo, avete già letto ben quattro romanzi. Così potete già iniziate a far girare il vostro counter del libri letti del 2018.

Jules

P.S. ah e domani io maturo, invecchio, mi affino in barrique. Non ho ancora deciso se questo fatto peggiora o alleggerisce il mio Blue Monday