Yoga for reader: veicolate messaggi, fatevi sentire!

Garudasana

Ho passato l’ultima settimana in giro per uffici. Come chiunque viva in Italia sa, presentarsi in una struttura burocratica di qualunque natura comporta due punti certi: 1) non importa a quale ora uno si presenti: ci sarà sempre e comunque la fila 2) le persone in fila davanti a te saranno sempre e comunque agée e avranno occupato tutte le sedie disponibili.

So che molta gente si offende se qualcuno si alza, offre il proprio posto a sedere corredato da un “prego, signora”. Io non vedo l’ora che mi succeda, ma io avrei voluto essere chiamata “signora” e farmi dare del “lei” già a 16 anni. Vecchia dentro.

Quindi mi sono rassegnata ad aspettare pazientemente il mio numero in piedi e con un libro di circa 600 pagine che ho portato a termine con successo, giusto per dare un’idea dei tempi di attesa. Stare tanto in piedi non è una posizione che mi si addice poi molto: scarico il peso in maniera sbagliata, dopo poco ho male alla zona lombare e il ginocchio destro, che non si è mai ripreso da un infortunio sportivo, cigola e si lamenta.

Forse sono un po’ vecchia anche fuori, ormai.

In genere cerco di ovviare spostando il peso da una gamba all’altra provando anche a mantenermi in equilibrio su un piede solo, ben radicato a terra. Una posizione che permette di fare ciò è Garudasana, altrimenti detta “l’Aquila”.

Garudasana prende il nome da Garuda, creatura metà uomo e metà rapace cavalcatura e messaggero di Visnu. Spiegare l’entrata in posizione è più difficile di quanto non sia farlo realmente.

Ci si posiziona in piedi sul tappetino e si appoggia la pianta del piede sinistro a terra, aprendo bene le dita in modo da ampliare la base di appoggio. Si piega leggermente il ginocchio sinistro e si stacca il piede destro da terra, spostando il peso del corpo sulla sinistra. La coscia destra va sopra la sinistra e, se possibile, le dita del piede destro vanno dietro il ginocchio sinistro, oppure puntano verso il suolo. La schiena resta dritta e il bacino è diretto in avanti. Le braccia vanno in avanti, parallele al suolo. Mantenendo dritto il braccio sinistro, avvolgi il braccio destro attorno al sinistro (a questo punto il braccio sinistro è sopra il destro) e appoggia assieme i due palmi delle mani, come per rappresentare il becco dell’aquila.
Avvicina i gomiti al petto e abbassa gli avambracci portando avanti le mani, fino a riuscire a portare lo sguardo appena sopra le punte delle dita.
Tieni gli occhi aperti e mantieni l’equilibrio fissando lo sguardo su un punto prestabilito
In caso di mancanza di equilibrio si appoggiano brevemente le dita del piede destro a terra e lentamente e poi si riprende la posizione.
Si esce dalla posizione lentamente svolgendo prima le braccia e solo poi le gambe e poi si ripete la posizione dal lato opposto. L’asana aiuta a migliorare il proprio equilibrio e la stabilità, ma bisogna fare attenzione nel farla se si hanno problemi o si sono subiti infortuni alle ginocchia.

Non avendo noi occidentali, nel nostro substrato culturale, molti riferimenti all’induismo, alla parola “messaggero” l’associazione mentale a Ermes/Mercurio della mitologia classica è stato piuttosto immediato. Per modernizzare un po’ la figura degli dei, invece di leggere i poemi epici, mi sono riletta Per l’amor di un dio dell’autrice britannica Marie Phillips.

Gli dei olimpici hanno passato tempi migliori. Ignorati dalle masse e senza più fedeli si sono dovuti adeguare ad una miserabile vita a Londra. Afrodite lavora per un telefono erotico, Artemide fa la dog sitter, Ermes è un faccendiere impegnatissimo e Dioniso gestisce un bordello/night club dove si serve del vino eccellente. Apollo è il più restio a non considerarsi più il meraviglioso ed ammirato dio del sole. Continua a molestrare le umane, a trasformarle in alberi se rifiutano rapporti orali oppure a farle incenerire se non ricambiano il suo amore. Una di queste umane, la timida e schiva Alice, ha però alle sue spalle un vero eroe che veglia su di lei, uno di quelli che non si vedevano da secoli: un ingegnere strutturale con una faccia da roditore. Eppure sarebbe in grado di andare fino nell’Ade per lei e pronto a sconvolgere tutto lo status quo del pianeta pur di salvarla.

Marie Phillips è geniale nel modernizzare e rendere attuali personaggi dell’epica e della mitologia. Fonde perfettamente il nuovo con il classico con un’ironia garbata e pungente. Un po’ di tempo fa avevamo parlato anche de I cavalieri della tavola zoppa.

Con questa posizione e questo volume veicolate un messaggio. Siate messaggeri del fatto che non è possibile che ci vogliamo 45 minuti per fare un solo numero. Comunicate che il “scusi, chiedo solo una cosa” non può trasformarsi in venti minuti di litanie sul “o tempora o mores” con l’addetta dell’ufficio. Urlate al mondo che, sì, forse la faccia da “signora” ancora non ce l’avete, ma occupare tre sedie con sciarpa, guanti e il chihuahua non è sintomo di civiltà.

Jules

Yoga for readers: apri il cuore, respira, scocca

Ultimo appuntamento con lo yoga prima del Natale. Prima che la pancia da cenoni impedisca di vedere le dita dei piedi. Anche MappaMundi Yoga che mi aiuta per le note e le foto va in India: guardate qui per tutte le loro proposte di viaggi. Io mi limito a sospirare invidiosa e ripromettermi: “Il prossimo anno ci andrò”. Per ora, stendiamo quindi per bene la colonna vertebrale, prendiamo un bel respiro e questo mese leggiamo Hunger Games nella posizione di Dhanurasana.

EATERY
Anche la luce in questo periodo è difficile da regolare. Facciamo finta che sia una soffusa luce da caminetto

L’asana, detta “dell’arco” dal significato in sanscrito di dhanu,  è una delle posizioni tradizionale dell’Hatha Yoga con maggior estensione della colonna vertebrale e ci aiuta a focalizzarci sull’apertura del cuore, ad essere più empatici e a fissare con chiarezza i nostri obiettivi.

Per entrare in posizione ci si sdraia a terra a pancia in giù, poggiando la fronte a terra, unendo le gambe e con le braccia distese lungo i fianchi. Si piegano le ginocchia portando i talloni verso i glutei, allungando le braccia fino ad afferrare le caviglie dall’esterno con le mani e, attivando la muscolatura delle gambe, si spingono i piedi lontano dai glutei ed inspirando si solleva il busto e la testa verso l’alto, alla massima estensione possibile spostando il peso verso l’addome. La spina dorsale deve inarcarsi naturalmente in modo lento e progressivo, senza scatti, percependo le vertebre che si inarcano una dopo l’altra e la pressione che si muove dalle cervicali giù fino alle lombari e nella regione sacrale. Il petto si apre e le spalle scendono allontanandosi dalle orecchie mentre le scapole si avvicinano leggermente. Bisogna mantenere le ginocchia larghe quanto il bacino e le caviglie in linea con le ginocchia, continuando a lasciare salire i piedi il più in alto possibile e lasciando che solo le anche ed il basso addome rimangano a contatto con il tappetino. La muscolatura delle braccia e della schiena è rilassata mentre sono attivi i muscoli delle gambe.
Per entrare nella posizione finale si inarca la testa portando il mento verso l’alto, mantenendo la posizione stabile in equilibrio tra sforzo e rilassamento.

Quando si vuole terminare l’asana, i talloni si abbassano verso i glutei, si portano le gambe e il busto verso terra, si liberano le caviglie, e si riporta la fronte sul tappetino rilassando completamente il corpo e la schiena.

Utilissima per aprire le articolazioni delle spalle e sbloccarle migliorandone la flessibilità e per rinforzare deltoidi, trapezi, romboidi, dorsali e tricipiti, dal punto di vista mentale rinforza la concentrazione e la determinazione.

A livello simbolico, l’arco è l’arma dei grandi guerrieri e degli dei ed è un simbolo di forza e potere; il tiro con l’arco è una disciplina antica e rinomata, che allena la mente e dove chi scocca la freccia, in quell’istante infinito, diventa un’unica inscindibile essenza con il bersaglio. Nella mitologia Indiana l’OM rappresenta l’arco, la mente la freccia e il Brahman (l’assoluto) il bersaglio. Dhanurasana stimola in noi la flessibilità e la forza. Nella pratica stimoliamo la capacità di adattarci alle situazioni, di essere umili, di accettarle e allo stesso tempo si sviluppa la determinazione, la forza interiore e la sensibilità nel trovare la giusta tensione per poter scoccare la freccia, senza spezzarci.

Qualcosa è cambiato, dopo che mi sono fatta avanti per prendere il posto di Prim, e adesso sembra che io sia diventata una persona cara. Prima uno, poi un altro, poi quasi tutti i componenti del pubblico portano le tre dita di mezzo della mano sinistra alle labbra e le tendono verso di me. È un antico gesto del nostro distretto, un gesto che si usa di rado e si vede qualche volta ai funerali. Significa grazie, significa ammirazione, significa dire addio a una persona a cui vuoi bene.

Una delle prime e migliori distopie YA di questi ultimi vent’anni, trilogia che ha iniziato a codificare le caratteristiche di base del genere ed è diventata quasi un calco su cui costruire opere simili, Hunger Games ben rappresenta questa asana. Anche chi non è incappato nei romanzi sa che la protagonista, Katniss Everdeen, è un’arciera di prim’ordine. Non particolarmente forte o spietata, calcolatrice quel tanto che basta per sopravvivere all’arena, Katniss ha la capacità di adattarsi, di flettersi e focalizzarsi sull’obiettivo. Non che sia una figura particolarmente yogica o altruista, intendiamoci, ma è ben associabile a questa posizione. E poi, sotto Natale, non resisto alla rilettura di una bella distopia, anche se l’unico veramente meritevole è il primo della trilogia. Di film raccomando i primi due: cerco di dimenticare le due pellicole in cui hanno spezzato il terzo volume.

Magari, nei prossimi giorni, vi mostrerò comunque una buona posizione per questi giorni che ho ribattezzato sofasana: si rotola sul sofà con un libro in mano e non ci si muove più.

Jules

Yoga for readers: guerrieri alla ricerca di sé

thai restaurants

Quando ho detto a persone digiune di yoga che la posizione di lettura del mese sarebbe stata quello del “guerriero” quasi tutti hanno esclamato: “Ah sì! È quella dove pieghi il ginocchio avanti, hai la gamba dietro tesa… quella che vedi in tutte le locandine dei corsi di yoga!”.

Strumentalizzazione commerciale a parte, effettivamente questa asana è una delle più famose associate all’immaginario yogico. Visto che celebrità richiama altra celebrità, ho scelto un’autrice VIP (almeno nella mia personale libreria): sto parlando di J.K. Rowling, autrice di Harry Potter. Ma, come sempre, partiamo dalla posizione e ringrazio Mappamundi Yoga per le note tecniche.

Virabhadrasana prende il nome da Virabhadra, eroe mitologico indiano, nato da un capello di Shiva (il creatore dello Yoga). Non un guerriero violento ma che rispetta Ahisma, il principio yogico della non violenza; combatte con coraggio contro il nostro nemico universale, l’ignoranza del nostro vero Sé, ed alla ricerca della vera natura del proprio essere. Questa asana ci dona la forza, l’attenzione e la stabilità del potente guerriero dalle numerosa braccia e occhi di fuoco.

Virabhadrasana è una posizione polare, va eseguita prima da un lato, poi dall’altro. Posizionati in piedi sul tappetino con i piedi vicini tra loro, rivolto verso il lato corto del tappetino.

Espira e allarga le gambe (o fai un piccolo salto) fino a portare il piede sinistro indietro a circa una metro di distanza tra loro, i piedi sono sotto i polsi, avendo le braccia allargate. Il piede destro rimane verso il lato corto del materassino, mentre il piede sinistro è verso il lato lungo.

Gira il piede sinistro di 45° verso il lato lungo del materassino e gira il piede destro in modo che punti verso il lato corto del materassino. Allinea il centro del piede sinistro con il tallone del piede destro.

Espira e ruota il torace in avanti , direzionando il bacino in avanti il più possibile in linea con il lato corto del materassino. Abbassa il tallone sinistro fino a farlo toccare a terra, se riesci, mantenendo la gamba dritta. Allunga il coccige verso il pavimento, come se un filo lo tirasse verso il pavimento.

Con il tallone sinistro saldamente premuto verso terra, espira e piega il ginocchio destro di 90° circa, posizionandolo sopra la caviglia destra, così il polpaccio sarà perpendicolare a terra. Se sei già molto flessibile, puoi allineare la coscia destra in modo che sia parallela al materassino.

Nella posizione finale le braccia sono unite per i palmi e tese verso l’alto, ma per leggere sono rimasta con le breccia tese e in linea tra di loro.

Per uscire dalla posizione, inspira e sposta il peso sul piede destro e riavvicina i due piedi sul lato corto del materassino e abbassa le braccia espirando. Fai qualche respiro Yogico completo e poi ripeti la posizione dal lato opposto, per la stessa durata.

Eseguita correttamente e con costanza rinforza i muscoli delle gambe, delle braccia e della schiena, aumenta il volume del torace e la capacità polmonare migliorando la respirazione, tonifica i muscoli e gli organi addominali e migliora la resistenza sia fisica che mentale, la coordinazione e l’equilibrio.
Inoltre è una posizione che regala una profonda concentrazione e la mente diventa calma e serena, perfetta per la lettura.

SCORPIUS: Pensavi davvero che venisse da noi? I Potter non sono destinati a Serpeverde.

ALBUS: Uno sì. Non l’ho scelto io! Non ho scelto io di essere suo figlio!

La maledizione dell’erede è lo spettacolo teatrale che prende avvio dalla fine della saga di Harry Potter. Si concentra su Albus Severus Potter, secondogenito del Ragazzo Che è Sopravvissuto, e completamente diverso, almeno in apparenza, al resto della sua famiglia. Smistato nella casa Serpeverde e migliore amico di Scorpius, il figlio di Draco Malfoy, il ragazzo rimpiange solo di avere il celebre Harry Potter come padre: sarebbe disposto a tutto pur di cambiare il passato e annullare tutto quello che Harry a fatto. A costo di giocare con il tempo e spianare la strada al più grande mago oscuro di tutti i tempi.

Albus Potter e Scorpius Malfoy, a livello letterario, sono la personificazione di questa asana. Incerti su chi siano e quale sia il loro posto, sono desiderosi di provare il proprio valore, anche spingendosi lontano dalla strada e dal destino tracciato per loro dalle azioni dei propri padri. Trovare se stessi con il peso di tutta la popolarità della generazione precedente è quanto di più difficile ci sia, soprattutto se pensi di essere nato nel posto e nel momento sbagliato. Sono due guerrieri alla ricerca del loro vero Io e con costanza e con molti errori riusciranno a trovare la loro reale dimensione.

L’asana sembra semplice da realizzare: in effetti, lo yoga prevede posizioni che per me sono una vera e propria sfida alle leggi della fisica, ma la sua difficoltà sta nell’avere costanza, nel provare, riprovare e respirarci dentro. Per aumentare la coordinazione e l’equilibrio, certo, ma soprattutto per consentire alla propria mente di focalizzarsi su ciò che siamo veramente.

Jules

 

 

Yoga for reader: Bhujangasana e l’Egitto

EATERY

Ci ho messo qualche tempo a riprendere con la pratica. Non sono particolarmente costante nel fare yoga da sola e sto iniziando solo ora a non sentir scricchiolare ogni singola articolazione quando faccio il saluto al sole: spero sempre che la nostra stella non si offenda per questi maldestri saluti più simili ad un “”iao” masticato che non ad un “buongiorno” ben scandito.

Amenità a parte, visto che si è in periodo di ripresa e di tentativo di adattarsi alla nuova stagione, questo mese propongo una posizione relativamente semplice e una saga facile da divorare. Bhujangasana e Ramses, il Figlio della Luce di Christian Jacq.

Bhujanga in sanscrito significa “serpente” (bhuj vuol dire “piegare) e asana, “posizione”. Bhujangasana viene quindi tradotta letteralmente come la “posizione del serpente” anche se è comunemente conosciuta come la “posizione del cobra”, perché la postura della testa, del busto e delle braccia raffigurano la forma di un cobra che si solleva con il cappuccio allargato.

Per entrare in posizione bisogna sdraiarsi a pancia in giù con la fronte sul tappetino e portare i palmi delle mani a terra sotto le spalle, allargando le dita delle mani e premendole a terra rivolte in avanti. I gomiti vanno tenuti piegati, leggermente sollevati e stretti vicino ai fianchi mentre le gambe sono unite e distese, con il collo del piede appoggiato al tappetino e le ginocchia sono tese. Inspirando, si premono i palmi delle mani a terra e si distendono le braccia sollevando il torace ed inarcando la schiena con i gomiti a contatto del corpo. L’osso pubico resta in contatto con il pavimento e il peso va scaricato su mani e gambe, contraendo i glutei e le cosce. Il torace si apre,  si rilassano le scapole e le spalle verso il basso e si porta leggermente la testa indietro.

L’asana tonifica la regione vertebrale, allieva i dolori alla schiena e aumenta la flessibilità della spina dorsale.

Ramses era solo, attendeva un segno dall’invisibile. Solo di fronte al deserto, all’immensità di un paesaggio brullo e arido, solo di fronte al proprio destino la cui chiave gli sfuggiva ancora.A ventitré anni, il principe Ramses era un atleta di un metro e ottanta, dalla splendida chioma bionda, dal volto allungato, e dotato di una muscolatura sottile e potente. La fronte larga e scoperta, l’arco prominente delle folte sopracciglia, gli occhi piccoli e vivaci, il naso lungo e lievemente arcuato, le orecchie rotonde e delicatamente orlate, le labbra alquanto spesse e la mascella forte contribuivano a dare al suo volto un piglio autoritario e seducente.

L’associazione con Ramses è venuta perché il cobra è l’animale simbolo della forza e della potenza del Faraone; l’ureo infatti si erge sulla corona del monarca. La saga, uscita a metà degli anni ’90, ha goduto di un successo strepitoso. Racconta la vita, dall’adolescenza alla morte, del più famoso faraone della storia dell’Egitto antico, Ramesse II. Si ripercorrono le tappe iconiche, dal grande amore per la sposa Nefertari, immortalato dalla costruzione del tempio di Abu Simbel, alla grande battaglia di Kadesh e alla liberazione degli ebrei ad opera di Mosè. Christian Jacq ha sempre saputo ben dosare la coerenza storica con un impianto narrativo molto scorrevole, semplice anche se a volte alcune situazioni sono ricorrenti e ripetitive. Da ragazzina amante dell’archeologia e dell’Egitto l’ho letto e stra letto: le copie cartacee che ho a casa hanno le coste scolorite e i bordi di plastica della copertina completamente arricciati. L’asana in questione non permette l’utilizzo delle mani, a meno che non si voglia rovinare a terra, e sono ricorsa quindi a leggio ed ereader.

Devo dire che tenendo questa fiera posizione, ho capito un po’ meglio perché l’ureo fosse simbolo della potenza del Faraone; e mi sono anche accorta che, pur essendo passati gli anni, la storia di Ramses si lascia leggere con piacere adesso come allora.

Jules

 

Natarajasana: in equilibrio in un cerchio di fuoco

yfr shiva

Lo yoga richiede equilibrio, fisico e mentale. O quantomeno è il risultato che io mi sono prefissata di raggiungere quando mi sono approcciata alla pratica. La posizione che per me meglio rappresenta il bilanciamento è quella di Natarajasana, anche detta Shiva danzante.

Nataraja è uno dei nomi di Shiva: è il Maestro di tutti gli Yogi ed è simbolo del dominio sui sensi e sulla mente. In quest’asana viene rappresentato come un danzatore nel momento della creazione dell’Universo. Partendo dal presupposto che non va eseguita se si hanno lesioni a ginocchia e zona lombare o se si soffre di pressione molto bassa, per entrare in posizione si parte in piedi: si inizia radicandosi a terra aprendo le dita del piede sinistro e spostando lentamente il peso. È consigliato fissare un punto davanti a sé per tutta la durata dell’esecuzione, in modo da avere un punto di riferimento stabile.

Una volta creata la base stabile,  si piega la gamba destra portando il tallone verso i glutei e afferrando il dorso del piede con la mano destra.

Aprendo bene il torace ed inarcando la schiena, si spinge il dorso del piede contro la mano e lontano dai glutei, attivando la muscolatura della gamba e dei glutei fino a distendere completamente in braccio destro.  A questo punto si sposta il peso in avanti e ci si bilancia con il braccio sinistro che è disteso in avanti senza fare torsioni col bacino. Sciogliere e ripetere sull’altro lato.

Natarajasana fa parte delle asana di equilibrio, sviluppa la concentrazione e l’attenzione. Tonifica e rafforza gambe, caviglie, glutei e addominali e garantisce flessibilità ad anche e schiena. Data la apertura, è adatta alle persone introverse che hanno difficoltà a relazionarsi e a creare buoni rapporti con gli altri ed equilibra gli stati di nervosismo e iperattività mentale.

(Si può fare di meglio di come l’ho realizzata io. Ma, come anticipato, l’equilibrio è il mio punto di arrivo e la strada da fare è ancora tanta. Si ringrazia sempre Cecilia e Sissy di Mappamundi Yoga che forniscono supporto nella pratica e le note tecniche per le asana).

Shiva, spesso immortalato nell’atto di compiere la sua danza di creazione e distruzione, viene rappresentato in un cerchio di fuoco. Mentre tenete quest’asana potete leggere Il cacciatore di draghi di J.R.R. Tolkien.

Aegidius de Hammo era un uomo che viveva nel bel mezzo dell’isola della Britannia. Il suo nome completo era Aegidius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo, perché in quell’epoca, molto tempo fa, quando quest’isola era ancora felicemente divisa in molti regni, le persone erano dotate di nomi altisonanti.

L’azione si svolge in Gran Bretagna in un indefinito Medioevo: lo spazio è nettamente diviso tra il villaggio, sicuro e assoggettato al dominio dell’uomo, e il pericoloso “esterno” detto anche “Vasto mondo” o “Colline selvagge” dove abitano tutti gli esseri del folklore e della fantasia anglosassone. Il protagonista è un semplice agricoltore di nome Giles che, più per fortuna che per reali meriti, si procura la nomea di eroe per aver salvato il proprio borgo dall’attacco di un gigante. A seguito di ciò viene incaricato dal re di scovare e cacciare il pericoloso drago Chrysophylax Dives; al sua fianco pende la famosa spada Mordicoda, flagello e terrore di ogni drago.

A parte l’elemento del fuoco di Shiva e del drago distruttore, questo libello è un perfetto mix  di realtà ed elementi fantasy che consentono un ingresso soft nel grande mondo di Tolkien. Abbiamo un piede ben radicato nell’epica cavalleresca e un braccio proteso verso il fantastico. Equilibrio e bilanciamento, nello yoga e nella lettura.

E poi sì, ammettiamolo: è un volume abbastanza sottile da non farvi sbilanciare mentre tenete la posizione. Se siete miopi, mettete gli occhiali o il braccio sarà così proteso da farvi perdere l’ingresso nel mondo fantasy.

Jules

 

Baddha Konasana: in omaggio all’India

YFR ciabattino

 

Lettere arrotondate ridotte ad un color fango secco sbiadito formano la scritta IL BAZAAR DELLE SPEZIE. Dentro, pareti costellate di ragnatele in mezzo alle quali pendono scolorite le immagini degli dèi indiani dai tristi occhi ombrosi. E in ogni angolo, esalati da chi è entrato qui, ammonticchiati tra i bioccoli di polvere, i desideri. Tra tutti gli oggetti della mia bottega, la presenza più antica. Perché persino qui, in questa terra nuova che è l’America, in questa città orgogliosa di rinascere a ogni palpito del cuore, sono sempre le stesse cose a destare le nostre brame, ancora e ancora.

Pensando allo yoga, viene naturale l’associazione con l’India, culla di questa pratica. Visto che questo mese faccio esattamente un anno come “yogina”,  vorrei che sia l’asana che il libro fossero un atto di omaggio a questa nazione.  Da una posizione che si può trovare in ogni strada d’India a un romanzo che è con me da ormai quasi un decennio: Baddha Konasana e La maga delle spezie di Chitra Banerjee Divakarumi.

Partiamo dalla posizione (e ringrazio Cecilia Gandolfi di Mappamundi Yoga per le note tecniche) di Baddha Konasana: baddha significa «legato», «trattenuto»; kona può essere interpretato come «angolo» e, in maniera più incerta, «aquila». Etimologicamente si traduce come «posizione dell’angolo trattenuto» ed è tipica dei ciabattini indiani seduti nei loro negozietti di strada; viene infatti comunemente chiamata «posizione del ciabattino». Per entrare in posizione, si avvicinano i talloni al pube e si premono i piedi l’uno contro l’altro in modo che le piante combacino e le ginocchia siano libere e, man mano che ci si rilassa, possano scendere lateralmente verso terra. La colonna vertebrale si distende, allungando la zona cervicale e mantenendo il mento leggermente verso il basso. Come sempre, i benefici sono molteplici: aiuta a prevenire la formazione di ernie del disco nella zona lombare e a ridurre il dolore nel caso si soffra di sciatalgia o lombosciatalgia, rilassa e distende i muscoli pelvici e dell’interno coscia e sviluppa la flessibilità di anche, ginocchia e caviglie riequilibrando artrosi a livello femorale, dell’anca e del ginocchio. Attenzione solo se si è subito un trauma, o si soffra di un disturbo cronico o sia stato sottoposto recentemente a un intervento chirurgico alle ginocchia, anche o zona pelvica. La posizione è ottima per la meditazione e si può tranquillamente tenere anche nei momenti di lettura.

Tilo porta il nome dei semi di sesamo. Nei panni di un’anziana e curva signora, dalla sua bottega nel centro di San Francisco, dispensa spezie ed incantesimi. Cannella, per il coraggio, polpa di mango, per una bellezza abbagliante, trigonella, per il desiderio. La maga dovrebbe attenersi a una serie di regole: mai affezionarsi a chi le chiede aiuto, non intervenire personalmente e ricordare che solo le spezie sono eterne ed importanti. Tilo però è ribelle, passionaria e con le mani di lava e le vite che vede passare sotto i suoi occhi e il fascino del caos fuori dai muri della bottega, la porteranno ad infrangere i regolamenti.

Considero la posizione del ciabattino un filo che unisce la mia vita sportiva e da lettrice pre- yoga. Quando giocavo a pallavolo, era un classico esercizio per riscaldare le anche; da lettrice (e quando ero più flessibile) riuscivo a stare a lungo in questa posa immersa nel romanzo di turno. La trovavo molto più comoda delle classiche gambe incrociate. Quando l’ho ritrovata, mi sono sentita più a casa e l’ho associata a questo romanzo che mi accompagna, con varie riletture, da diversi anni. Per una pratica che rende omaggio all’India, in tutte le sue forme, dallo yoga alla letteratura, e alla meditazione che può accomunare entrambe.

Jules

 

Yoga for readers: pilastri tra libro e cielo

YFR pilastro

Il filo si leva dalla torre dietro di me. Insieme intraprendiamo il nostro viaggio aereo, facendo un buco nel cielo che ci guarda.

Nel cappello introduttivo a questa rubrica, ho segnalato che i lettori praticano lo yoga in maniera inconsapevole. Da ragazzina, una delle mie pose preferite per la lettura era stare con le gambe dritte, appoggiate al muro e tese verso l’alto. Riuscivo a mantenerla per ore, il libro praticamente schiacciato sulla faccia. Sempre nelle primissime lezioni di yoga, sono incappata nella posizione del pilastro che mi ha fatto avere l’illuminazione e mi ha definitivamente convinto che lo yoga poteva fare per me.

L’asana di questo mese è proprio quella del pilastro e il romanzo che le si associa è Toccare le nuvole di Philippe Petit. Senza l’appoggio del muro, così provvidenziale per me bambina, ecco come si presenta la asana.

Stambasana è composto da Stamba, ovvero “il pilastro di sostegno” e Asana posizione. In quest’asana il corpo dell’allievo diventa come un pilastro che simbolicamente sostiene il cielo. Entrare in posizione è relativamente semplice: sdraiati a terra con le braccia lungo il corpo con le palme rivolte verso il basso, si sollevano le gambe in modo da formare un angolo retto con il busto. Si possono tenere le gambe tese nella versione più intensa, oppure piegarle per chi vuole praticare più dolcemente. La posizione si mantiene tra i 10 e i 30 respiri con i piedi a martello, per poi riportare le gambe a terra il più lentamente possibile, senza piegarle nella versione più intensa. Tra i tanti benefici contribuisce a facilitare la digestione, previene le sciatalgie, rafforza gli addominali e dà ristoro al cuore.

Philippe Petit è un giocoliere e un funambolo. Ha tracciato il suo palcoscenico di gesso sui marciapiedi di tutta Europa. Poi, un giorno, nella sala d’attesa del dentista, si imbatte in un trafiletto che annuncia la costruzione, a New York, di due grattacieli alti addirittura 100 metri in più della Torre Eiffel: sono destinati a fare il solletico alle nuvole. Philippe è un funambolo abusivo esperto: ha passeggiato sognante a 80 metri d’altezza tra i campanili di Notre- Dame e tra i piloni del ponte d’acciaio del porto di Sidney. Queste torri sono la sfida che cercava: non sa nulla né della loro architettura né delle difficoltà o dei venti che dovrà superare. Sa solo che deve realizzare questo coup. Circondato dalla più eterogenea delle équipe composta da giocolieri, fotografi, funamboli e commessi in negozi di elettronica provenienti da ogni parte del mondo studia il colpo che lo porterà, la mattina del 7 agosto 1974, a danzare a 417 metri di altezza contro il cielo lattiginoso di Manhattan.

Non è una storia che si legge per la prosa. Sono frasi brevi, senza virtuosismi. Ad essere del tutto onesti, nemmeno il protagonista è particolarmente simpatico. È un sognatore della razza più pericolosa, di quelli così concentrati sul loro obiettivo da diventare egoisti, arroganti e insensibili. Più di una volta, durante la lettura, viene da chiedersi perché i suoi complici non l’abbiano mandato al diavolo. Eppure è una storia che toglie il fiato. Non solo perché le foto di repertorio mostrano questo piccolo essere umano camminare disinvolto su un filo che sembra invisibile oppure in equilibrio sui cornicioni del 110 piano della torre sud. Ma anche e soprattutto perché racconta di un sogno apparentemente impossibile: tutti noi ne abbiamo uno del genere nel cassetto. Toccare le nuvole è la storia di un uomo che, per un paio d’ore, è stato così vicino al cielo da sembrarne quasi il pilastro. Veniva da domandarsi se il cielo avrebbe retto, una volta che lui fosse disceso. Tenendo l’asana del pilastro e leggendo queste pagine possiamo e dobbiamo immaginare di essere colonne portanti del cielo sopra di noi, pronti e capaci a realizzare ogni impresa.

Jules

 

Yoga for readers: il cane a testa in giù

EATERY (1)

Dentro di me ero convinta che lo yoga mi avrebbe in qualche modo fatta diventare una persona migliore. Migliore di prima, migliore di tutti gli altri. Più virtuosa. Mi piaceva l’idea di essere una che faceva yoga.

Come anticipato ieri, ecco il primo consiglio della popolare (lo diventerà di sicuro!) rubrica Yoga for readers. Visto che si è in apertura, ho scelto un volume dal titolo esemplificativo: Il cane a testa in giù di Claire Dederer che si associa alla posizione Adho Mukha Svanasana ovvero… il cane a testa in giù.

Mi permetto di riutilizzare un volume già consigliato (lo trovate qui): un racconto autobiografico di una scrittrice freelance e neo mamma che inizia a praticare più  per trovare una soluzione al mal di schiena perenne che non per altre ragioni. Lo yoga diventa pratica importante nella sua esistenza e diventa anche lente di interpretazione per la vita quotidiana e per eventi del suo passato. Tutto questo senza innalzarlo a dottrina.

Scritto in maniera molto lineare e con lessico semplice, mostra la situazione di tanti neofiti (e non solo): sto praticando in maniera corretta, lo sto facendo per le ragioni giuste, non sto solo facendo ginnastica sono interrogativi che passano per la mente di chiunque si approcci allo yoga.

Adho Mukha Svanasana deriva dal sanscrito: adho/in basso, mukha/faccia, svana/cane e asana che significa posizione. Se avete mai osservato un cane, sapete benissimo come fa per stirarsi la schiena allungando le zampe posteriori. La posizione si incontra fin dalle prime lezioni di yoga, visto che fa parte della sequenza del Saluto al Sole. Pur essendo relativamente leggera, è un’asana invertita con la testa più in basso del cuore. Tra i suoi tanti benefici tonifica e distende la colonna vertebrale, rinforza le braccia, migliora l’agilità nelle gambe e allevia il mal di testa e i problemi di insonnia. 

Appare abbastanza ovvio perché questo romanzo e questa posizione ben si associno. Li considero entrambi un buon punto di inizio: Claire Dederer ci mostra l’approccio di una persona normale, senza particolare propensione iniziale per lo yoga e di come la pratica possa diventare quasi essenziale nella vita ognuno. Si fa la conoscenza di Adho Mukha Svanasana sin dalle prime lezioni, pare quasi troppo semplice da eseguire, ma tenendola per alcuni respiri si inizia veramente a capire cosa lo yoga sia o possa essere per noi.

Jules

Informazioni yogiche a cura di MappaMundi Yoga Padova.

Yoga for readers

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Illustrazione ad opera di Gemma Correl

Tutti i lettori sono inconsapevoli praticanti dello yoga.

Avete mai letto con le gambe stese per aria o appoggiate contro il muro? State facendo “il pilastro”.

Avete mai sfogliato un volume a pancia in giù con la braccia incrociate sotto il mento? Complimenti, è la posizione del “coccodrillo”.

Siete mai stati a gambe incrociate? Sicuramente vi siete avvicinati alla posizione del “loto”.

Sono una “yogina” piuttosto recente: quasi un anno di pratica. La cosa  che mi colpì di più durante le prime lezioni fu proprio la presenza di asana che “normalmente” usavo per leggere: il pilastro, il coccodrillo, il mezzo loto, mi accompagnavano da quasi una vita e non me ne ero mai resa conto. Con il passare del tempo, la pratica è diventata una componente importante della mia quotidianità e, acquisita quella minima (davvero minima) sicurezza, ho deciso di unire lettura e yoga in maniera più precisa ed organica.

Nasce quindi un’altra piccola rubrica: yoga for readers che combinerà letteratura e posizioni yoga. A volte saranno posizioni evocative di un determinato romanzo (o viceversa), a volte saranno posizioni utili e comode per la lettura. Ovviamente, per la parte dello yoga, mi avvalgo della preziosissima collaborazione di Mappamundi Yoga, centro di yoga a Padova. Le mie insostituibili insegnanti si sono prese carico delle spiegazioni riguardanti le asana e si sobbarcano anche il compito di fotografe. Hanno tutta la mia gratitudine per la grande esperienza che forniscono e anche per la pazienza.

Ci leggiamo domani con il primo consiglio yogico.

Jules

yoga for readers