I luoghi dello shopping: tra scenari di film e romanzi

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Sono tre le grosse città che più di altre sono state utilizzate come fondali per romanzi e film: Parigi, New York e Londra. Qualche settimana fa ho affrontato l’ultima di questa sacra trimurti di metropoli dopo tantissimi anni di assenza. Dico “affrontato” non a caso: anzitutto, perché dopo tre anni di eccellente salute, ho sperimentato una discreta botta di influenza esplosa in aereo e placatasi due giorni dopo. Questo mi ha costretta a usare la metropolitana molto più di quanto avrei voluto, da camminatrice patita, e mi ha limitato nelle ore trascorse all’aperto. In secondo luogo, e qui lo affermo a gran voce, le città del calibro di Londra non mi piacciono molto. Mi trovo più a mio agio in spazi più ampi, meno abitati e con una diversa percentuale di particolati nell’aria. Tralasciando la sensazione da “contadina in visita alla grande città”, a fine giornata avevo sempre una sensazione di fastidio alla gola come se avessi respirato polvere di carbone ancora nell’aria dalla Rivoluzione Industriale.

Città così ampie richiedono un ruolino di marcia molto preciso: tante cose da vedere in poco tempo, dislocate in punti anche distanti, hanno bisogno di una bella tabella. Non serve nemmeno precisare che sono andata in cerca di librerie, ma visto lo scenario cinematografico d’eccezione non mi sono fatta mancare alcuni luoghi per me iconici del mondo del cinema. Pronti, un bel respiro, sciarpa a coprire anche il naso per via del vento pungente e si parte.

Ho preso alloggio a Pimlico, in Vauxhall Bridge Road, nemmeno a farlo apposta a 10 numeri civici di distanza dalla sede della Penguin.

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C’è chi si è messo a ridere mentre mi vedeva fotografare l’insegna

Linea azzurra, cambio a Oxford Circus, linea marrone, arrivo in zona Baker Street. La prima tappa è stata Daunts Books in Marylebone. Entrando si ha l’impressione di essere in una serra per libri, oppure in una vecchia fermata parigina della metro. Vetro, legno, mazzi di fiori ovunque e luce, tanta, per quanto consente il tempo british. La libreria ha due interi piani specializzati in viaggi; non solo le classiche guide e mappe, ma narrativa dei vari luoghi. Così troviamo Chris Steward e la sua casa tra i limoni vicino alle guide Routard dell’Andalusia, Chatwin (poteva mancare?) vicino alle mappe della Patagonia. Con egocentrismo tutto coloniale, la sola Europa occupa lo stesso spazio di “tutto il resto del mondo”. Progetto senza titolo(1)

 

Ma la fermata Baker Street può voler dire solo una cosa: Sherlock Holmes, mi pare elementare!

Sì, lo so, Holmes non ha mai detto “elementare, Watson”. Ma d’altra parte anche il museo che hanno allestito al 221b di Baker Street è una ricostruzione di fantasia. La casa si sviluppa su tre piani, arredati con oggetti originali di epoca vittoriana e ricostruzione dei personaggi e degli oggetti di scena dei casi più celebri del detective. Possiamo dirlo: gli ultimi due piani sono un po’ pacchiani. Vi raccomando la visione dei manichini e della splendida testa del mastino dei Baskerville.

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Bau!

Il primo piano invece dove si trova il salotto dove Sherlock Holmes e Watson ricevevano offre un bel colpo d’occhio: è sovraccarico di oggetti, c’è l’angolo dove Holmes si dilettava di chimica, uno scrittoio ingombro, il violino (l’eroina non l’ho notata), ed è piccolissimo. Non so come mai ma lo immaginavo enorme vista la quantità di avventure e ingegno contenute in quei pochi metri quadri. Ma per quanto ricostruito, fatto apposta e fortemente improntato al merchandising mi ha divertito. Sherlock Holmes è antipatico a molti, in primis al suo creatore Conan Doyle, ma io ho sempre avuto un debole per lui e vedere “casa” sua è valso i soldi del biglietto.

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Non si può dire che lo spazio non sia organizzato

Tachipirina, fish and chips, una pinta di birra e la mattina dopo ero abbastanza in forma per ripartire. Linea azzurra, cambio a Victoria, Circle/ District Line, fermata Notthing Hill.

Per le fanciulle della mia generazione Notthing Hill vuol solo dire che da quelle parti c’è un libraio che ha di fronte una semplice ragazza che gli chiede di amarla. Il capolavoro delle commedie romantiche di fine anni Novanta con Hugh Grant e Julia Roberts richiama moltissime donne, ansiose di farsi la foto davanti alla porta blu al 280 di 280 Westbourne Park Road

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Potevo mancare? Ma ho rifiutato di mettermi in posa. Dopo tutto i proprietari saranno anche stufi di fan davanti a casa loro

e di rintracciare la libreria di viaggi a poca distanza. Ormai è meno di viaggi e più di IMG_5635narrativa varia e i prodotti legati al film sono molto meno invadenti di quanto si possa pensare. La ragazza che lavora lì probabilmente non era nemmeno nata quando tutte noi canticchiavamo al ritmo di Ronan Keating, ma l’ho vista un po’ annoiata nel vendermi quella che doveva essere l’ennesima cartolina con la frase celebre di Julia Roberts. Ma oltre a questo, praticamente dirimpettaia alla libreria, c’è un posto che mi premeva moltissimo vedere: Books for Cooks.

Questa libreria è diventata molto famosa da a seguito di un articolo uscito sul Guardian ormai un po’ di tempo fa. Vende solo libri di cucina e il proprietario, un francese con un ciuffo charmante, l’ha attrezzata in modo da ricavare una quindicina di coperti per mangiare. Lui sceglie un libro dagli scaffali e cucina piatti tratti da quel libro. Sono capitata di martedì, la giornata vegetariana. Conviene andare un po’ presto ed essere abbstanza sfacciati da passare davanti ai curiosi timidi se si vuole ricavare un posto. Ah, per presto intendo le 11.30/11.45 o non si riesce più a sedersi. Essendo da sola sono capitata al tavolo degli habitué, ben rodati sui meccanismi e curiosamente gentili verso gli stranieri: indipendentemente dal sesso e dall’età, mi sono trovata al tavolo con cinque Miss Marple. Copia di Ex Novo(1)

Il pranzo si è composto di crema calda di porri e patate: fantastica, soprattutto dopo una mattinata di vento tagliente. Risotto alla zucca: a mia madre sarebbe venuto un piccolo attacco di cuore, io ho dovuto sospendere il giudizio visto che provengo da una regione dove il riso è ragione di vita. Per “risotto” si intende un’insalata calda di orzo (!!!) legata con mascarpone e piselli, foglie di rucola intera che fa tanto “Italia” e zucca per far onore al nome. Posso dire che era buona, nutriente, confortante: basta cambiarle il nome e siamo a cavallo. Per dolce torta di mele: una fetta che avrebbe sfamato anche Dudley Dursley. Io e la ragazza di Barcellona al tavolo con me ci siamo guardate un po’ provate alla fine di questo pranzo, in modalità pitone che digerisce la gazzella. Costo totale: 7 sterline. Pensavo di aver capito male anch’io perché con quella cifra prendi il caffè e due tramezzini a Prêt a manger.

Per cercare di smaltire un po’ ho fatto due passi verso la fermata della metro successivo. Il vento era calato e la tachipirina aveva compiuto il suo miracolo. Così, più per svago che per reale curiosità, sono entrata in una libreria che ho trovato lungo Kensington Park Road, la Lutyens&Rubinstein e lì ho assistito ad un fenomeno che speravo di vedere da tempo. Mentre sbirciavo un po’ annebbiata i titoli sugli scaffali, sono stata affiancata da una delle ragazze che lavorano lì e ho visto che iniziava a spostare i libri. Non a toglierli per riordinarli, proprio a spostarli di poco sullo scaffale. Così per ridere ho pensato: “Ma sta cercando un passaggio segreto come quello delle librerie dei castelli?”

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Sembrano comuni scaffali, ma nascondono un segreto

Ebbene sì. Ha tolto un libro, ha tirato la parete che è scivolata di lato rivelando dietro di sè un ampio ufficio. A Londra lo spazio manca: bisogna ingegnarsi.

Ciotola di ramen, due pastiglie per la gola, linea azzurra fino a Kings Cross. Per gli amanti Kings Cross vuol dire due cose: la prima,  dove si struccano le puttane e si godono un po’ di tranquillità, come cantava Cisco in “Notturno Camnden Lock”. La seconda, molto più celebre, è dove si trova il binario 9 e 3/4 da dove parte l’Espresso di Hogwards della saga di Harry Potter. Per trovarlo, basta seguire la coda di persone che aspettano di farsi la foto con il carrello mezzo incastrato nella parete alla modica cifra di 9,50 sterline.

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Se poi sgomitando un po’ si vuole fare anche un giretto nel negozio, si trovano gadget di tutti i generi.

Cappuccino a portar via, nuovo fazzoletto, Circle/District Line, cambio sulla linea nera verso Borough Market. Lì, oltre alla veduta sul Tamigi, le enormi pentole di paella e spezzatino già alle dieci del mattino, c’è la casa di un altro mio idolo dell’adolescenza: Bridget Jones! Nel giorno del suo compleanno mi è sembrato opportuno rendere omaggio alla single britannica più celebre degli ultimi quarant’anni.

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Si sentiva chiaramente profumo di zuppa blu anche dalla strada e il latrare di pastori alsaziani

Salita sull’aereo del ritorno, tutti i miei problemi orofaringei si sono dileguati. Potrei quasi pensare di avere un po’ di allergia per le grandi città. O forse è stato entrare così a piè pari tra le pagine e le scenografie di alcune delle mie opere preferite a far degenerare una rara complicazione della sindrome di Stendhal: starnuti invece di svenimenti.

Jules

I luoghi dello shopping: Dennis

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Dennis mi ospita mentre leggo McCarthy

Dennis è rosso, simpatico, molto british. Ha 19 anni, quasi 20, ed è alto 4,20 m. Chi è? Dennis è un adorabile double-decker bus rosso, uno di quegli autobus a due piani che siamo abituati a veder girare per Londra ed è appena venuto a vivere a Spresiano, in provincia di Treviso. Nonostante l’età non più giovanissima è stato adottato da Sara e Simone. No, non è una storia tipo Cars. Sara e Simone sono due librai, di cui si sta perdendo lo stampino e hanno accolto Dennis in Veneto per dargli nuova vita: dopo tanti anni trascorsi a portare su e giù delle persone, tra pochissimo Dennis porterà in giro tanti libri. È destinato a diventare una libreria su due piani e quattro ruote, pronto a portare libri nei posti dove non ci sono. Ma proviamo ad andare con ordine.

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Ecco Dennis in tutti i suoi 4 m di splendore

Dico “proviamo” perché parlando con Sara e si incontra il suo entusiasmo, la sua passione, la sua competenza sui libri si fa fatica a seguire una serie precisa di domande. Senza soluzione di continuità ci siamo perse a chiacchierare di storie, di persone, di progetti passati e futuri, della Patagonia (eh sì!) e di mille altre cose che girano intorno a questo gigante rosso. Comodamente sedute sui sedili di fondo dell’autobus, quelli più ambiti nelle gite scolastiche, mi sono fatta raccontare di come Dennis è arrivato qui.

Sara e Simone sono gli ideatori di Libreria Diffusa, un progetto che mira a portare i libri in paesi in cui non ci sono librerie. Può sembrare assurdo, ma ci sono tanti posti orfani di un punto di riferimento importante come la libreria. Andando di mostra mercato in mostra mercato, di evento in evento, hanno portato la loro selezione di libri, la loro competenza e la loro passione in tantissimi paesi del Nord Italia. Proprio mentre si montava e smontava l’ennesimo stand, l’illuminazione: ma perché non costruirsi il proprio negozio itinerante? Correva il 2016.

La scelta originaria si orienta su un bello scuola bus giallo americano “Tipo quello dei Simpson” ride Sara. Ma il trasporto oltre oceano si prospetta come qualcosa di spaventoso (in termini economici) e quindi ci si avvicina restando nel Vecchio Continente: quale mezzo più adeguato di uno spazioso bus a due piani inglese? Così Sara e Simone vanno oltre Manica, prendono contatto con la ditta Ensignbus Company, e si mettono alla ricerca del mezzo giusto. Dennis, all’inizio, ha rischiato di non essere scelto. Stava per essere surclassato da un Leyland Olympian: ma questo, oltre ad avere un nome meno accattivante, era decisamente troppo alto. Così lo sguardo è caduto su Dennis: più giovane, il primo della sua epoca ad avere sospensioni idrauliche e che ha viaggiato tra Londra, Exeter, Manchestern e Plymouth. All’epoca, si presentava sgargiante in blu, bianco e arancione. Un bella pittura di rosso british ed era pronto a cambiare i suoi passeggeri: da persone a libri.

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Dennis si imbarca per arrivare a Livorno. Foto dalla pagina Facebook Parole in Movimento

Certo, andava ancora portato in Italia; scartata la possibilità di farlo viaggiare su strada per problemi assicurativi, Dennis si è imbarcato a Bristol e ha fatto rotta su Livorno. Sbarcato, sulla banchina ha avuto un piccolo attacco di timidezza: forse spaventato dall’idea di guidare sul lato sbagliato della strada (per lui) non ha voluto accendersi. Ma con un po’ di incoraggiamento e un intervento tecnico ha finalmente preso la rotta per Spresiano. Già in viaggio era una celebrità: la gente in autogrill si fermava a fotografarlo, sorpresa come se vedesse un animale esotico ad un safari. Sara racconta di essere salita al secondo piano e di aver fatto parte del viaggio osservando la strada da una prospettiva insolita.

Quando ieri l’ho conosciuto, l’ho trovato nel pieno dei lavori: i sedili sono stati tutti eliminati, ad eccezione di quelli di fondo che resteranno come area relax per sfogliare i libri che saranno esposti su scaffali di legno naturale proprio ora in preparazione. La domanda di ogni lettore a questo punto è: che libri ci saranno? E qui entra in gioco la pluriennale esperienza di Sara e Simone.

Perché a questo punto è bene spostare il focus dal celebre Dennis e concentrarsi sugli ideatori del progetto. Come dicevo, Sara e Simone non sono nuovi alle librerie temporanee ed itineranti. Dal 2012 sono in movimento per portare libri a mostre mercato ed eventi in posti dove le librerie non ci sono. “Il nostro scopo è creare occasioni di incontro da libri e persone” mi racconta Sara con entusiasmo. “Ad ogni evento, ad ogni località diversa, portiamo una selezione di titoli pensati ad hoc. Magari anche volumi  ormai fuori dai circuiti della grossa distribuzione che ha una corsa al ricambio e alla pubblicazione di titoli sempre nuovi da far girare la testa. Con i nostri consigli riusciamo ad instradare i lettori verso nuovi autori che non avevano mai sentito e gli stessi lettori ci offrono continui spunti e nuovi nomi che non conoscevamo. È uno scambio bilaterale che fa crescere entrambi. E la soddisfazione di avere persone che, anno dopo anno, ci seguono nei nostri eventi e ci ringraziano per i consigli offerti…be’ commuove, non si può dire altrimenti”.

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Anche i compassati inglesi scrivono sotto i sedili! Cose che ci scoprono quando si lavora

Mi fa vedere come saranno montati gli scaffali, mi dice che i pulsanti per prenotare la fermata funzionano ancora e mi fa leggere qualche “UK graffiti” che hanno trovato sotto i sedili appena rimossi. “Per Dennis stiamo pensando a fare la sezione bambini al secondo piano” e visto che con la testa sfioro il soffitto al piano superiore non posso che essere d’accordo. “Al primo piano, narrativa per adulti. Ci sarà sicuramente un focus sul viaggio, ma si troverà una miscellanea. Niente di rigido o incasellato”.

Scendiamo a fare qualche foto. “Dennis sta attirando moltissima curiosità perché tipi come lui qui in giro non se ne vedono molti” continua Sara mentre gentilmente mi fa anche sedere al posto di guida, “ma è di fatto una prosecuzione del progetto che portiamo già avanti da anni: far arrivare libri dove non ce ne sono. Ma vorremmo che poi Dennis venisse visto come “spazio liquido” come contenitore anche di altre iniziative: musica, fumetti, conferenze… la potenzialità di questi 40 mq è infinita!”

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Segnatevi la targa!

Resta da capire quando Dennis farà la sua trionfale uscita. Già in tantissimi ne parlano e l’aspettativa cresce. “Dovremmo collaudare per fine aprile anche se… ci sarebbe già un’opportunità molto bella per metà aprile però vedremo. L’importante è fare un bel lavoro, realizzare quello che abbiamo in mente al nostro meglio”.

Per come l’ho visto io, Dennis è in fase di metamorfosi, ma mentre Sara parlava con entusiasmo e passione di tutto quello che hanno in mente di fare, vedevo il tutto prendere forma, come in quei film dove il personaggio vede le linee grafiche materializzarsi e comporre figure, oggetti, suoni. Però il lavoro non manca! Non potendo personalmente andare a svitare bulloni e cambiare i filtri, si può aiutare grazie ad una campagna di crowdfunding attivata su Ulule e che trovate qui per far sì che Dennis inizi il suo nuovo lavoro: e sappiamo bene quanto il mercato del lavoro in Italia sia spietato. Un aiuto serve sempre.

Abbiamo chiacchierato per due ore, saltando da un argomento all’altro, perdendoci, ritornando sui viaggi e sui tanti progetti che frullano in testa. Posso solo dire di essere molto orgogliosa di essere stata una dei primi a conoscere Dennis. Come dicono i talent scout: quel ragazzo è destinato a diventare una star.

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Dennis e Sara insieme. Foto dalla pagina Facebook Parole in Movimento

Trovate Dennis su Facebook, Ulule e Instagram.

Jules

Shopping: compleanni di giovani donne

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Uscendo piano piano e con fatica dalla morsa artica (si spera) si inizia a sbirciare con speranza alla primavera.

Sì, lo so, ha nevicato anche fuori dalla mia finestra, ma tant’è.

La primavera vuol dire fiori, abiti più leggeri, i primi tentativi di abbronzatura, gite fuori porta, l’arrivo degli inviti ai matrimoni e i compleanni.

Può darsi che capiti solo a me, ma passata la curva di febbraio esplode una ridda di compleanni. Se anche voi siete in questa situazione e avete amiche/i con già figli, questa settimana ci occupiamo di una categoria difficilissima: le ragazzine.

Avvicinandosi ai 10 anni le bambine iniziano a diventare difficili: non più bambine, non ancora adolescenti sono in quel limbo di interessi che fa snobbare loro i giochi dell’infanzia. Hanno tante curiosità e sono pronte a scoprire. Se vi trovate nella difficile situazione di dover fare un regalo ad una bambina di quell’età, il mio suggerimento è di orientarsi verso un romanzo che mescola storia, una città incantata e intrighi del Medioevo: La principessa e la sua forchetta di Annalisa Ponti.

Teodora, ha 12 anni, è una principessa e vive nella raffinata Bisanzio dell’Anno Mille. Veste abiti preziosi, è abituata a deliziose pietanze e ad aromi intensi e speziati. La vita di una principessa però non è fatta solo di piaceri, ma anche di doveri da adempiere per il bene della sua città. Teodora deve lasciare la sua amata Bisanzio perché il suo destino è di andare in sposa per suggellare un accordo commerciale. Dovrà sposarsi con il figlio cadetto del Doge, colui che è a capo di una città molto diversa da Bisanzio, ma altrettanto magica: Venezia.

La vicenda prende avvio da una storia realmente accaduta: non c’è sicurezza sulla figura di Teodora che potrebbe essere stata la moglie del doge Domenico Selvo oppure di Maria Argyropoulaina moglie del figlio del doge Pietro II Orseolo. A prescindere dalla Storia, pare che questa ragazza fosse guardata con molto sospetto per le sue abitudini bizzarre, quali fare il bagno e mangiare con la forchetta invece di prendere il cibo direttamente con le mani.

Questo romanzo parla di diversità. Teodora arriva a Venezia circondata da un’aura di mistero e di favola: si ipotizza che abbia la coda di sirena e non possa camminare visto che si muove in portantina e fa il bagno in grandi tinozze. Beve intrugli quasi malefici (il tè) in tazze di porcellana così fine da sembrare trasparente. E non mangia afferrando il cibo con le mani, ma con una preziosa forchetta dono per il suo compleanno. A quei tempi, il diverso spaventava. Nonostante il disagio e il sospetto con cui viene accolta, Teodora, da brava e compita principessa, sa come cavarsela e tirarsi fuori da una situazione che diplomaticamente potrebbe essere dannosa per la sua città. Fa amicizia con il suo promesso sposo, Giovanni, destinato a diventare mercante ma afflitto da un costante mal di mare e con intelligenza riesce a mettere al proprio posto anche il severo e fanatico Pietro il Castigatore.

E gli stranieri, tutti gli stranieri- si sa- parlano una lingua diversa, hanno abitudini eccentriche e mangiano cibi misteriosi, indossano abiti strani. Quindi… quindi costituiscono una minaccia, un pericolo. Portano disordine, confondono: potrebbero introdurre nuovo mode nelle tranquille tradizioni dei bravi veneziani. E in laguna non c’è nessun bisogno di novità!

Ma se allora il diverso sfumava spesso nel magico e nel diabolico, ai giorni nostri il diverso continua ad essere visto con sospetto. Pare quasi scontato dover ripetere e far capire alle nuove generazioni che il diverso è solo “altro”, né migliore né peggiore: solo diverso. Se la pillola con zucchero e stevia va giù meglio, questo importante messaggio passa meglio se si riesce a raccontarlo con grazia, con un pizzico di favolistico e di meraviglia. La principessa e la sua forchetta riesce in quest’intento a meraviglia.

Certo, un braccialetto o un paio di orecchini sono un porto sicuro per le ragazzine di tutte le età, ma una bambina già ben avviata sulla strada della lettura non potrò che apprezzare questa bella favola: se il romanzo fosse associato ad una bella gita a Venezia per visitare i luoghi di Teodora, il pacchetto regalo sarebbe davvero completo. Dopo tutto, arriva la primavera e le gite fuori porta sono un imperativo morale. Quando la neve si sarà sciolta.

Jules

I luoghi dello shopping: Boblu. Una parola inventata per un universo di carta

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La spirale indaco è il loro simbolo. L’indaco, con il tempo, non sbiadisce, anzi diventa più brillante e la spirale è spazio e tempo, percorsi non sempre lineari, svolte e cambi

Per fare tutto ci vuole un fiore. Così si cantava da bambini. E per fare un libro o un quaderno? Ci va ingegno, ci vanno idee, passione e tanto amore. E ci va la carta. Pochi giorni fa mi è arrivato un pacchetto con un ricettario personalizzato e uno scrap yoga journal realizzato da due artigiane che riuniscono tutte le qualità che ho appena elencato. E che usano carte di grande bellezza: sono Luciana e Roberta del marchio Boblu.

Come ogni narrazione che si rispetti, dobbiamo soddisfare la regola delle 5 W.

Who: Luciana Rutigliano e Roberta Dibenedetto, rispettivamente copywriter e graphic designer, insieme formano Boblu, un parola di fantasia (che si legge con l’accento sulla u) e che nell’anima è fatta di carta. Vecchie locandine, imballi, confezioni di pasta, prove di stampa… tutto può entrare nell’universo Boblu.

When: la mitografia narra che il primo seme sia stato piantato il giorno del compleanno di Luciana: ha ricevuto in regalo da Roberta un’agendina cucita da lei con carta “nuova e pulita”. Da lì a pensare di lavorare insieme per cucire carta di riciclo e darle nuova vita, il passo è stato breve. Ufficialmente il progetto è partito il 31 gennaio 2017 e quindi hanno appena festeggiato il primo compleanno

Where: la sede è a Barletta, ma raggiungono ogni punto dello stivale con le loro spedizioni. Il posto più lontano colonizzato dalla loro spirale indaco è Londra, dove hanno mandato dei segnaposti per un matrimonio

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Questa carta me la ricordo anche da bambina! La usava il negozietto/panetteria sotto casa!

What: non conventional paper. Agende, quaderni, ricettari, libri, segnaposti, inviti… tutto in carta riciclata

Why: perché la carta è bene prezioso ed è importante ridarle una seconda vita dopo il primo utilizzo.

Queste due mastro Geppetto della carta recuperano carta e cartone dai più disparati ambienti, la prendono, la plasmano e creano nuovi e meravigliosi universi di carta. Io le ho scoperte per caso, girando su quello sconfinato universo che è Instagram (e andate subito sul loro profilo), e sono rimasta ipnotizzata dalla spirale color indaco che è il loro logo. Per me la carta è magia: come già detto, se potessi mi farei i vestiti di carta. Purtroppo mi manca ogni tipo di manualità e la carta riesco solo ad impregnarla di parole. Trovare quindi i lavori di Boblu mi ha incantato e ho pensato a cosa farmi plasmare.

Chi un po’ mi legge/segue sa che libri-cucina-yoga sono la mia sacra triade. Le mie ricette sono sparse un po’ ovunque: salvate su file, sugli appunti del telefono, scritte sul retro di vecchi racconti stampati… immaginate la caccia al tesoro per ritrovarle ogni volta, anche perché non mi ricordo mai con esattezza le dosi da una volta all’altra. Primo prodotto della lista: un ricettario fatto apposta per me. Ecco il risultato

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Ricettario personalizzato e scrap yoga journal

Tutte la pagine sono fatte esclusivamente di carta alimentare recuperata, intervallate da immagini a tema prese dalle locandine di Market Street food festival donate da Cristiana Ceglie, organizzatrice del festival. Boblu infatti ha attivo anche un programma per il recupero della carta. Invece di diventare donatori di sangue si può diventare donatori di carta: i modi sono tanti. C’è l’old but good sistema del passaparola e un gruppo pubblico specifico Facebook (Boblu_Carta nel cassetto). Nel gruppo vengono segnalati i tipi di carta necessari, vengono condivisi i lavori e si crea di fatto una rete sociale di amanti della carta di qualunque genere ed epoca. E arriva di tutto! Dalle vecchie riviste, ai cartoncini, fino ai bozzetti e alle prove di stampa di qualche illustratore. Per un universo di carta sempre più vario e colorato.

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Ho già iniziato a trascrivere le ricette!

Per quanto riguarda lo yoga, le Boblu mi hanno introdotta nel mondo del paper sound. Se per i lettori il profumo della carta è drogante, il rumore può portare al più profondo rilassamento. Su youtube si trovano tantissimi video di paper sound con il crocchiare dei vari tipi di carta. Luciana e Roberta hanno realizzato uno splendido Scrap Yoga Journal, fatto con diversi tipi di carta da accarezzare, accartocciare e toccare ad occhi chiusi con le sezioni ordinate dai colori legati ai 7 chakra. Un po’ yogico e un po’ ispirato a Munari. Vi chiedo di prendervi un minuto per guardare questo breve video che spiega al meglio la sensazione che ho provato. Meditare dopo è stato molto più facile.

La rilegatura e la costa sono in carta ricavata da un diario Naj Oleari degli anni ’80 di ispirazione giapponese.

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Visto dall’alto è coloratissimo! E la rilegatura Naj Oleari mi ha fatto impazzire!

Sono in giro solo da un anno e sono lanciate in tanti progetti che includono recupero della carta, laboratori, fiere… La loro spirale color indaco si allarga sempre di più, quasi un’increspatura sull’acqua, e sta arrivando ovunque. Se volete che lambisca anche voi consultate il loro sito, la loro pagina Facebook e quella Instagram per potervi ordinare il vostro quaderno o la vostra agenda, un ricettario, insomma tutto quello che volete. Per fare tutto, alla fine, ci va proprio la carta

Jules

 

 

 

I luoghi dello shopping: quando il contenente è bello quanto il contenuto

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D’oro, alla torre quadra, all’antica, merlata alla ghibellina fondata sopra una base di tre gradini, sostenuta da due leoni affrontati, il tutto di rosso. Lo scudo sarà fregiato di corona o di cinque fioroni visibili, o di città così recita l’araldica per lo stemma di Bassano, cittadina della provincia di Vicenza adagiata tra le Prealpi e il Brenta. Forse sarebbe più semplice ed immediato mettere due bicchierini da grappa, bordati d’oro, alle estremità del celebre ponte degli Alpini. Quanto meno, non ci sarebbero dubbi sullo stemma di fronte a noi.

Domenica scorsa, vista la potente nebbia che faceva presagire un bel sole (che volete? Noi della pianura padana ragioniamo così) sono andata a fare un giretto a Bassano del Grappa, città molto carina e piacevole per fare un bell’aperitivo. Se non devi guidare. Se si deve guidare, si beve un bicchiere appena arrivati e poi si va in caccia di librerie, quisquilie e pinzillacchere librarie. Pare infatti, che proprio a Bassano abbia sede una delle librerie più belle del mondo, così riferisce IlLibraio, e sono quindi andata a controllare di persona. Ma prima, piccola tappa proprio a fianco del Ponte degli Alpini, al momento sorretto e imbracato per evitare che cada nel fiume come una scultura fatta di fiammiferi.

Bassano del Grappa, oltre che per la grappa, vanta una grande produzione nel campo della carta. Come ogni amante di libri sa, il profumo della carta è qualcosa che attrae più del tartufo e non ci si può quindi esimere dal visitare il negozio delle Grafiche Tassotti. Nato a metà del Seicento con il nome di Stamperia Remondini, diventa famoso in tutta Europa come tipografia e per la produzione di stampe popolari e carta da parati. Dopo varie traversie a seguito della caduta della Serenissima che portano l’attività a smembrarsi, a metà del secolo scorso la famiglia Tassotti riprende in mano questo marchio della tradizione bassanese e produce carta decorativa, artistica, biglietti d’auguri per poi espandersi all’oggettistica e alla cartoleria. Quando si entra si ha l’impressione di arrivare in un negozio di tessuti, più che di carta. Le pareti e le scale sono ricoperte di metri e metri di eleganti carte decorative, così belle da volersi quasi far confezionare un vestito.

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Stoffe? No! Carta!

I biglietti, gli ex libris, la cancelleria fanno andare in solluchero qualunque appassionato e/o feticista della carta. Due piani di meraviglia e al secondo piano si può ammirare la collezione Remondini- Tassotti con esempi di stampe originali del Settecento. IMG_5245Difficile, molto difficile uscire senza qualcosa. Io ho lasciato il cuore sugli ex libris.

Proseguendo verso il centro, si susseguono una serie di palazzi uno più signorile dell’altro. Molti con delle targhe che ricordano quello o questo gran personaggio che ha soggiornato tra le loro pareti. Persi a osservare le varie diciture si arriva ad un portone dove si informa che lì alloggiò persino Napoleone Bonaparte. Si va avanti e si arriva alla fine della via e… la libreria? Meglio rifare la strada seguendo i numeri civici e, una volta tornati alla targa di Bonaparte, fermarsi perché quel signorile ed imponente palazzo è la libreria. Si dice sempre che il contenuto è la cosa più importante, ma quando tre piani di libri sono avvolti da mura e affreschi settecenteschi si considera quando sia, a volte, importante anche il contenente.

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Attenzione a non perdervi il portone, troppo presi dalle targhe!

Aperta nel 1998, la libreria Palazzo Roberti ospita al primo piano e al mezzanino la libreria vera e propria, mentre l’ultimo piano viene utilizzato per conferenze ed eventi. Presentare o anche solo assistere in un salone affrescato dalla scuola del Tiepolo consente quasi di respirare più a fondo. Oltre a questi spazi, un piccolo terrazzo e un giardino completano la villa e mi riprometto di tornare a primavera per poterne usufruire.

Inutile precisare che con due enormi piani, la scelta di generi e titoli è molto, molto vasta. La parte di narrativa è quasi labirintica e senza aiuto non sarei mai riuscita a cercare i titoli che mi interessavano anche perché la libreria è frequentatissima! Sempre per la narrativa, molto spazio dedicato alle case editrici “major”, un po’ più ristretta la selezione dei titoli delle indipendenti. Si trova comunque di tutto e per tutti: il mio valente (e paziente) accompagnatore in queste escursioni tra gli scaffali ha scovato un volume sulla storia del metal al quale dava la caccia da un lustro. Il colpo d’occhio dalla galleria del secondo piano non lascia indifferenti.

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Il calendario eventi è ricchissimo, la sezione bambini ospita parecchi giochi che facevano gola anche a me e la cornice data dal palazzo vale comunque una capatina.

Ubi Sapientia est, Pax et Iustitia regnant così recita il motto della libreria: sarebbe l’ottimo complemento da aggiungere allo stemma ripensato con il ponte e la grappa. Forse più ruspante di quello reale, ma perfetta sintesi di questa cittadina. Non si può, a questo proposito non chiudere con questo celebre cartello.Bassano3

Dice tutto in cinque parole.

Jules

 

I luoghi dello shopping: in laguna, in cerca di spazio

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Tanto lo sapete che a Venezia c’è l’acqua, no?

Si sa che più si hanno i posti vicini, più si rimanda a visitarli. Ma sì, tanto è qui, ci vado quando voglio. Abito a pochi chilometri di distanza da una delle mete più gettonate del turismo mondiale, Venezia, ed erano almeno sei mesi che non ci mettevo piede. Certo, è una città, in certi periodi, completamente invivibile per la massa di persone che intasano le vene e le arterie di pietra e d’acqua; scegliere volontariamente di andarci nei mesi primaverili ed estivi della Biennale è un suicidio. Il Carnevale è uno dei miei peggiori incubi. Ho fatto Capodanno una volta sola e ho giurato a me stessa che non sarebbe mai più successo. Il Redentore mi ha tolto il fiato e fatto sperimentare un attacco di demofobia come mai prima di allora.

Sì, mettendola giù così, non restano così tante finestre temporali in cui passeggiare.

Eppure Venezia è uno dei grandi amori della mia vita; c’è stato un periodo, quando lavoravo in laguna, in cui ho seriamente pensato di trasferirmici. La cosa non si è mai concretizzata, ma, nel corso degli anni, ho individuato alcuni periodi in cui andare e godermi con calma la città. Le prime due settimane di gennaio fanno al caso mio.  Passata la buriana delle feste natalizie, appena prima del bailamme del Carnevale la città è un po’ più silenziosa e tranquilla.

Tutto questo spiegone babilonese (cit.) per introdurre il fatto che finalmente sono riuscita ad andare a curiosare in una libreria che seguo da tempo solo sui social: la libreria Marco Polo.

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Campo Santa Margherita è uno dei punti di ritrovo per aperitivi e spritz della città lagunare e in un angolo, appena passata la Bifora (e se non siete mai andati lì a bere la consiglio), al numero 2899 si trova la libreria, aperta nell’autunno del 2015. Una delle tante caratteristiche di Venezia è la mancanza di spazio: calli e ponti stretti, ingenti masse di persone rendono difficile ritagliarsi il proprio spazio vitale. Entrando alla Marco Polo questa sensazione scompare. La libreria, di per sé, è piuttosto grande: occupa tre locali spaziosi (per Venezia, ma anche in generale), ma il bello è che il visitatore- lettore ha la possibilità di muoversi liberamente. Non ci sono “corridoi” obbligati, scaffali centrali ad intralciare il cammino, nessun percorso che porta ai titoli del momento.IMG_5064

Narrativa nella prima sala, arte e viaggi nella seconda, graphic novel e illustrazione in quella finale, il lettore può camminare senza rischiare di rovesciare pile di volumi. Anche se è sempre molto frequentata, e io sono andata il 2 gennaio, si può girare senza doversi fare piccoli e osservando con calma gli scaffali. Va da sé che le case editrici e i volumi selezionati sono una chicca dietro l’altra. Il sito ha un buon “muro” che rende l’idea di cosa potrete trovare.

In partenza, a brevissimo, anche dei corsi di scrittura creativa (che raccomando per esperienza diretta con i docenti) e di fotografia. Se ci sono veneziani in lettura che stavano cercando, qui trovate tutte le informazioni

Copia di Ex Novo

Sui social, la Marco Polo è conosciuta per le sue famose “panche rosse”. Due panche lignee di un bel rosso brillante, originarie delle montagne di Sappada, fanno da sfondo alle foto del mondo digitale. Non ho resistito, sono andata lì anche per conoscere le famose panche e per trovare il mio primo Nobel del 2018. Date un’occhiata alla loro pagina Instagram e capirete cosa intendo quando dico che le panche sono ormai celebri.

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Non ho resistito! Era una vita che volevo fare una foto tutta rossa 😀

C’è una Marco Polo anche in Giudecca e mi riservo di visitarla più avanti. Lì ci sono cugine più piccole delle panche rosse, ma dalle foto che ho recuperato, l’affaccio sul canale sembra spettacolare.

Il modo migliore per girare Venezia è perdersi: non è difficile, basta svoltare una calle prima del giro abituale e ci si può trovare in mondo nuovi e mai visti. Seguendo a naso l’odore dei libri (e sono ormai come un bracco che punta la pernice in questo campo), sono arrivata in Calle de l’Ogio, sestiere San Polo: una libreria a cielo aperto. Anzitutto si incappa nella fumetteria Zazà (che ho sbirciato solo dall’esterno per non aggravare le mie compromesse finanze) e poi si trovano scaffali di libri usati a bassissimo costo acquistabili mettendo la cifra esatta in una cassettina adibita allo scopo: un po’ come l’osteria senz’oste, qui abbiamo la libreria senza libraio che è anche stata protagonista di un caso di cronaca locale. Per regolamento comunale pare non sia possibile occupare lo spazio delle calli per esposizione di libri. A seguito di petizione e raccolta firme il pericolo della chiusura e dell’eliminazione dei volumi pare essere scongiurata. Il problema di spazio che affligge Venezia è reale e colpisce anche i libri.

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Venezia è ricca di questi angoli. Dall’ormai celeberrima “Acqua alta”, catalogata tra le più belle librerie al mondo, ai libri a cielo aperto, la soluzione è sempre la stessa: perdersi. Girovagare, con il naso all’insù, alla ricerca di spazio.

Jules

Shopping: l’educazione sentimentale inizia da giovanissimi

Copia di meals

Mio nome: Woody

Miei anni: quasi tre

Mia razza: basenji

Woody: sa bene perché Padrona: dice sempre quando persone: chiedono.

Ma che bel cane, come si chiama? Woody

Ma che bel cane, quanti anni ha? Quasi tre

Ma che bel cane, di che razza è? Basenji

Ma che bel cane: eccomi, proprio me!

Chi ha figli in età lo sta sperimentando in prima persona; chi non ne ha rispolvera i propri ricordi. Per quanto mi riguarda, poche cose nella mia vita sono state più drammatiche del passaggio dalle elementari alla scuola media. Sarà che, come si dice dalle mie parti, ero un po’ “indietro di cottura”, sarà che avevo delle compagne di classe molto più… ehm… spigliate, fatto sta che per me l’idea dell’inferno è uguale all’anno della prima media (però ambientato in una corsia Ikea). A 11 anni si sentono le prime spinte dell’età pre-adolescenziale, si vorrebbe già essere trattati come ragazzi più grandi, ma si è ancora dei bambini. Quando ci sono passata, ammettere di adorare i peluche era considerato troooppo da sfigati, a meno che non fosse un regalo del proprio moroso. Non riporto nemmeno come fosse vista con la passione per la lettura. Nessuna scena da telefilm americano di maltrattamenti alla ragazzina con gli occhiali, ma di sicuro le amicizie non sono abbondate in quel periodo.

In omaggio a quell’età oggi consiglio una storia che è un ottimo regalo di Natale per ragazzini appena sbarcati alle medie: Woody di Federico Baccomo con le illustrazioni di Alessandro Sanna.

Woody è un cane di razza basenji di quasi tre anni e, come tutti i cani, ha uno sfrenato amore per la sua Padrona. Non sopporta di starle lontano nemmeno per poche ore. Ora che l’hanno rinchiuso in una gabbia e portato via da tre giorni non sa più cosa pensare. Non gli pare di essere stato un cane cattivo: ha solo difeso la sua Padrona. Perché lei non voleva far entrare in casa quell’uomo e ha sentito che urlava “No!” mentre lui le strappava la camicetta. Lui ha fatto quello che farebbe un bravo e coraggioso cane: perché lo stanno punendo e minacciano di non fargli più rivedere la sua Padrona?

La voce di Woody è una delle più tenere e commoventi che si possano leggere. Parla come tutti noi pensiamo parli il nostro cane: anzi, mentre lo leggiamo, probabilmente facciamo, nella nostra testa, la vocetta che adottiamo con tutti gli esseri pelosi a quattro zampe. Proprio questa sua bontà e questa sua gioia di vivere fanno da durissimo contrasto alla scena di violenza alla quale Woody assiste. La sua innocenza non gli fa comprendere appieno cosa sta succendendo, ma sa di dover proteggere la persona che lui ama senza se e senza ma. La tematica, con tutta l’attenzione che si sta ponendo alla violenze sulle donne, è molto pià “grande” e seria di quanto la voce a volte buffa del cane lasci intendere. Eppure, l’educazione sentimentale deve iniziare presto, quando si è ancora bambini, ma si vorrebbe essere trattati da adulti: perché quando si è adulti bisogna sapere come comportarsi e bisogna sapere che anche il fare del male cresce con noi. Sembra una favola, ma dovrebbe essere un manifesto.

E volete negare un peluche sotto Natale? Non è necessario che i compagni di scuola lo sappiano. Tanto, quando si diventa “grandi” per davvero, i peluche possono stazionare in bella vista e sono motivo di vanto e di orgoglio. Basta solo superare quell’inferno che è l’adolescenza.

Jules

 

Shopping: per chi non ama troppo il Natale

Copia di meals

Martedì sera. Mancavano ancora quattro giorni, eppure Babbo Natale procedeva lungo il viale principale a bordo del suo voluminoso furgone rosso: salutava i bambini, zigzagava in mezzo alla strada e ruttava nella barba, molto più che leggermente alticcio. “Oh, oh, oh” canticchiava Dale Pearson, maligno imprenditore edile e Babbo Natale della Loggia del Caribù per il sesto anno consecutivo, soffocando l’impulso di aggiungere “e una bottiglia di rum”, comportandosi più come Barbanera che come San Nicola.

Bisogna pensare anche a loro. Tutti noi siamo avvinti dalla magia del periodo: lucine colorate, biscotti allo zenzero, alberi carichi e occhiate furtive al cielo nella speranza di qualche fiocco di neve. Ci sono persone che invece il Natale non lo sentono in maniera particolare.

O magari sta a loro altamente sulle palle.

Non che siano tutti dei Grinch, ma quando ti sbattono sotto gli occhi i panettoni già da prima di Halloween, quando la neve paralizza ogni città italiana come se nessun Comune avesse pensato alla possibilità di palline bianche dal cielo in inverno (in nord Italia), quando ti dicono che la vigilia di Natale è un giorno lavorativo come gli altri… be’ qualche giustificazione per non avere lo sguardo luminoso dei bambini la possiamo anche trovare. Se si vuole dare loro una lettura che sia in tema con il Natale, ma che non abbia nulla di stucchevole, allora bisogna rivolgersi a Christopher Moore e al suo Uno stupido angelo. Storia commovente di un Natale di terrore.

Quando si aspetta il Natale a Pine Cove, California, l’atmosfera non è quella che si immagina: non ci si trova in un villaggio da cartolina, nè in un paradiso tropicale, ma in un paese con l’acqua infestata da squali bianchi e un’umidità micidiale. Se non fosse per la foresta di pini intorno alla città non ci sarebbe un solo elemento natalizio canonico. Eppure anche lì i bambini aspettano con ansia Babbo Natale: se poi hai sette anni e sei in ritardo per tornare a casa e sai di essere stato un bambino cattivo, hai tutti i motivi per non essere sicuro di ricevere regali. Se poi assisti all’omicidio di Babbo Natale completamente ubriaco che picchia la ex moglie, la magia del Natale tende a perdersi. Per fortuna ci sono gli angeli di nostro Signore che sono scesi per portare la lieta novella. Se poi, per errore, questo si traduca nella resurrezione di tutti i defunti per celebrare l’arrivo del bambinello cosa volete che sia? Niente di meglio di un bell’attacco di zombie per rafforzare lo spirito comunitario.

Scanzonato, volgare a tratti, irriverente, dissacrante, Moore ci porta nel romanzo del non Natale. Pieno di non sense e di un umorismo alla Guida galattica per autostoppisti, questo romanzo è il regalo perfetto per chi non vede l’ora che le feste natalizie passino a gran velocità. Indossatelo con un vestito rosso perché, dopotutto, è sempre il periodo delle carole e della cioccolata calda.

E se il destinatario, proprio perché odia il periodo, dovesse essere seccato per lo scambio di regali, non temete: con questo libro rientrerete ampiamente nell’Amnistia Natalizia. Di cosa si tratta? Eh suvvia! Volete che ve lo sveli? Pensate che a Natale diventiamo tutti più buoni?

Jules

I luoghi dello shopping: Lanzarote, un’isola di vulcani e Nobel

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C’era una vecchia pubblicità di una compagnia di navigazione: ritraeva una donna seduta in una piccola e triste vasca da bagno. Mentre l’acqua gocciolava lenta dal rubinetto, davanti ai suoi occhi scorrevano le immagini della crociera appena trascorsa: erano così belle e colorate da farla scoppiare in singhiozzi mentre lo spot ti ricordava che, dopo aver provato una crociera, era dura tornare alla vita di tutti i giorni.

E dire che Don Draper cercava di emozionare la gente, non di spingerla al suicidio.

In questi giorni mi sto riconoscendo nella disperata protagonista di quella pubblicità. Visto che la mia vita lavorativa occupa spesso e volentieri i week end, le feste comandate e i ponti, a fine novembre cerco sempre di racimolare un po’ di ferie per poter compensare in vista del periodo natalizio: due anni fa sono stata colta da profondo amore per un’isola delle Canarie, composta da vigne e vulcani, così bella da spingere anche uno scrittore premio Nobel a costruirsi casa e trascorrerci gli ultimi anni della sua vita: Lanzarote. IMG_4731

Meno alla moda della sua vicina, Fuerteventura, in inverno è il luogo perfetto per respirare, liberarsi dei maglioni, camminare e azzardare qualche bagno nell’oceano (anche se non di lunga durata). Si mangia pesce ottimo, si bevono Malvasie vulcaniche e ci si può dimenticare del passare del tempo guardando le evoluzioni dei surfisti. Se poi si ha la fortuna di trovare un appartamento sul mare, ci si gode anche sonni lunghi e riposanti con il fragore delle onde proprio fuori dalla porta di casa.

Sì, sto soffrendo moltissimo il rientro.

Pur essendo partita con l’ereader ben carico, come sempre sono andata in caccia di librerie e luoghi con libri: in modo da fornire qualche coordinata se mai vi dovesse capitare di fare una vacanza da quelle parti.

Va premesso che Lanzarote non è un’isola molto popolosa e buona parte dei paesi non sono nulla più che degli agglomerati di casette bianche, così piccoli da avere a mala pena un minimarket, figuriamoci una libreria. Dove alloggiavo, a La Santa nel nord dell’isola, c’era un minimarket, un negozio per surfisti e 7 ristoranti. Le due discoteche e le 106 farmacie le trovate nel post su Pavia.

Muovendosi però verso le cittadine si trovano i bancomat, i parrucchieri, i ferramenta e i centri culturali con annessa biblioteca. A Playa Blanca e ad Haria ho curiosato dalle finestre delle biblioteche pubbliche: scaffali ben nutriti e una buona frequentazione cosa che mi fa ben pensare della situazione attuale del prestito del libro, ambito sempre più marginale. Con la grande disponibilità di mezzi del mondo digitale, chi te lo fa fare di andare a prendere in prestito un libro?

Passando poi per Teguise, ho inscenato un siparietto comico: sulla strada ho visto l’indicazione per “Librerìa”. Forte del mio spagnolo che comprende solo le parole “grazie”, “buon giorno” e “birra” ho inchiodato per fare manovra e raggiungere l’edificio, congratulandomi con me stessa per l’occhio fino nello scoprire quel posto. Ho atteso pazientemente davanti all’ingresso, visto che era ora della siesta, e quando il proprietario è venuto ad aprire ho scoperto che “librerìa” stava per l’equivalente della nostra “edicola”. Ho sorriso e fatto marcia indietro dopo aver fatto finta di guardare dei raccoglitori ad anelli e aver annuito davanti alla rastrelliera con i giornaletti di gossip.

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Non fatevi ingannare se trovate l’insegna “librerìa”

Ho capito quindi che le librerie sono concentrate nei “grossi” centri: Arrecife, la capitale, e Tìas- Puerto del Carmen dove non mancano i turisti alla ricerca di volumi da leggere in vacanza. A tal proposito sono andata a fare un giretto da The Bookswop, una piccola casetta bianca che vende libri usati, principalmente in lingua inglese. Copia di Ex Novo

Visto che siamo in un luogo di villeggiatura, si trovano romanzi leggeri: chick lit, YA, thriller, qualche romanzo storico. La selezione di questi titoli, ovunque stampati con copertine dai colori chiari, dà agli interni una gradevole tinta pastello. Se avete terminato le letture che vi siete portati sotto l’ombrellone, vale la pena passare di lì: troverete di sicuro un romanzo rinfrescante che vi aspetta. Lo trovate in calle Timanfaya, Tìas- Puerto del Carmen.

Tìas ha buona aria per la letteratura. Un po’ fuori dalla calca della cittadina e con una bella vista sul mare, si trova la casa dove trascorse gli ultimi anni di vita il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago. Mi ero quasi dimenticata della cosa: se non avessi visto al Bookswop una copia de “I quaderni di Lanzarote” avrei corso il rischio di ricordarmi dell’escursione non appena messo piede sull’aereo. E di mangiarmi le mani.

La casa museo ha un bookshop piccolo, ma intelligente. Se non sapete dove acquistare una copia delle opere di Saramago, lì è il posto giusto. Ma a parte l’aspetto commerciale, l’abitazione merita la visita. In genere non vado matta per le case museo: trovo più coinvolgente trovare un autore tra le pagine delle sue opere che non osservando in compunto e religioso stupore la sua penna preferita. Le poltrone preferite, la pipa che fumava ogni sera, oh guarda! Quello è il cuscino che gli aveva ricamato la moglie, non sono oggetti per me d’interesse.

Qui è diverso: sarà che in parte è ancora abitata, sarà perché la visita ti permette di “vivere” la casa con tanto di possibilità di prendere il caffè fatto con la miscela preferita di Saramago che la guida ti offre in cucina oppure i segni dei denti dei cani sulle gambe del tavolo, ma la visita mi ha emozionato moltissimo.

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Lo studio: le gambe del tavolo sono tutte rosicchiate dai suoi cani
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Tutti gli orologi della casa segnano le 16.00, l’ora esatta in cui conobbe la seconda moglie, Pilar Del Rio
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Questo ulivo era appena una pianticella all’arrivo a Lanzarote: Saramago si tenne il vaso in braccio per tutto il volo da Portogallo ad Arrecife

La visita dura circa un’ora e l’audioguida è molto esaustiva. Se poi vi capita la fortuna di essere in un gruppo ristretto (noi eravamo in 4), la guida sarà più che felice di arricchire con ulteriori aneddoti. E il caffè preso in terrazza era veramente buono.

Se invece la smania di libri usati non vi ha ancora abbandonato, sappiate che ogni domenica a Teguise c’è un mercato molto grande e vivace con parecchie bancarelle.

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Qualche amico riconoscibile anche in spagnolo si trova sempre

Qualcun’altro che c’è stato sa indicarmi altri posti? Ho la ferma intenzione di ritornare e mi piacerebbe scoprire altri angoli con le pagine. Per il momento mi accontento di sfogliare ancora le foto, conscia di condividere sempre più lo stato d’animo della signora della crociera.

Jules

I luoghi dello shopping: 2 discoteche e 106 farmacie

Se avete avuto modo di bazzicare la musica italiana tra gli anni ’80 e ’90, il titolo vi suggerisce già di che città stiamo parlando. Max Pezzali, allora ancora 883, lamentava la gente e le manie della sua città d’origine: Pavia, tranquillo centro universitario lungo il Ticino dove era impossibile trovare una brioche fresca quando si usciva dalla discoteca. Almeno, così era quando ero studentessa, e mi spiace ammetterlo, ma sono passati un po’ di anni. In questi giorni ci sono tornata per vedere un paio di mostre, un paio di amiche (con qualche birra di contorno), e un paio di librerie.

 

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Ovunque vado trovo libri. Anche se si vogliono nascondere e cercano l’anonimato restando senza copertina

Quando ero studentessa, anche se pare strano, giravo poco per librerie. Le scarse risorse finanziarie e l’ottima diffusione delle biblioteche mi rendeva più adepta al prestito che non all’acquisto. Chiedendo alle amiche autoctone, anche loro parecchio dipendenti dalle biblioteche, sono stata indirizzata in due posti.

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La prima, la libreria Delfino, me la ricordavo dai tempi dell’università. All’epoca era in piazza Vittoria, con le bancarelle aggettanti sotto i portici: cinque anni fa si è spostata in Piazza Cavagneria, dietro il duomo. Un’esposizione artistica ti accoglie all’ingresso, le pareti sono colme fino al soffitto, i pilastri riportano l’incipit delle grande opere della letteratura, e si sente acciottolio di tazzine e cucchiai. La libreria confina infatti con un locale e sono divisi solo da uno strato di libri.

Nulla di nuovo, no? Caffetterie e librerie stanno diventando sempre più realtà che si intersecano e lavorano insieme. Ecco, qui c’è invece l’esempio di una sinergia non proprio funzionante. Premetto che sono due realtà con proprietà e gestione diversa: non si è mai creata però una collaborazione valida. Le feste di laurea e l’happy hour talvolta disturbano le presentazioni e non si è mai riusciti a unire libri e rinfreschi.Progetto senza titolo

Nulla di tutto ciò toglie valore a Il Delfino: è uno spazio ricchissimo, con case editrici indipendenti e poltroncine che ti invitano a sfogliare.

La tappa successiva è stata la libreria Cardano, in via Cardano 48, libreria d’arte presente in città da oltre 30 anni e che io non avevo mai sentito nominare. Mi piacerebbe giustificarmi dicendo che appare solo in una particolare fase della prima luna di primavera, ma la verità è che nei miei anni d’università, evidentemente, non sono andata troppo in caccia di posti così. Che errore e che spreco!

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Ho aspettato qualche minuto l’apertura in compagnia di una sagoma d’uomo. Simpatico, alla mano!

Entrando, ti colpiscono due cose: il profumo che ricorda quello dei sigari sbriciolati e il dirigibile che pende dal soffitto.

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Sul serio, un dirigibile

L’arte è ovunque: negli scaffali ripieni con cataloghi e volumi su ogni artista e movimento che possa venire alla mente, nel chiacchiericcio del proprietario che discute di perfomance e arte contemporanea con altri clienti che sembrano essere venuti lì apposta per scambiare impressioni. Il proprietario, il signor Pellegrin, può essere definito solo con la parola “galantuomo”: baffi bianchi, garbo nelle risposte e scuse per avermi fatto aspettare qualche minuto prima di farmi entrare. Sospetto fosse un modo per ingolosirmi facendomi sbirciare dalle vetrine. L’ultima sala della libreria è dedicata all’esposizione e vendita di gioielli di oreficeria e alto artigianato. Una piccola wunderkammer, ma più ordinata.

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Giusto per togliere ogni dubbio e per scusarmi dei miei debosciati anni universitari, sono uscita da entrambe le librerie con dei pacchetti. In particolare, alla libreria Cardano, ho trovato una chicca, nascosta dietro pesanti tomi d’arte. Un volume che non mi sarei mai e poi mai aspettata di trovare in quel luogo e che persino il proprietario ha guardato sgranando gli occhi e chiedendomi dove fossi andata a pescarla. Ho il radar.

No, purtroppo non posso dire cos’ho trovato perché è un regalo di Natale e c’è il rischio che il destinatario passi di qui e lo scopra.

Jules