Shopping: si fanno cene questo week end?

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«Sì, siamo i Vedovi Neri, signore. Lei cosa desidera?»

«E aiutate la gente, no?»

«No. Come le è stato detto questo è un incontro privato, e non abbiamo altro scopo che stare tra di noi».

«Mi hanno detto che voi indovinate le cose. Ho un problema».

«Giovanotto, normalmente comincerei chiedendole di giustificare la sua esistenza, ma lei non è nostro ospite e quindi la domanda non ha senso. Può esporci il suo problema, ma l’avverto che ognuno di noi ha il diritto di interromperla quando crede e che Henry, il nostro cameriere, può fare altrettanto. In cambio lei deve rispondere a tutte le domande in modo sincero e senza nascondere niente».

Cena da me/noi/voi, sabato sera? è una delle frasi più ricorrenti nei giorni immediatamente precedenti al week end. Nulla di meglio di un piatto di spaghetti, una pizza (per restare nel cliché della cena italiana) per rilassarsi dopo una lunga settimana.

Ottima idea! Cosa porto? è la domanda successiva. La scelta può cadere su una bottiglia di vino, il dolce o un antipasto. Per lo shopping di oggi, oso suggerire di infrangere l’etichetta e presentarsi con un volume narrante le avventure dei Vedovi Neri.

Il club dei Vedovi Neri è composto da gentiluomini della New York degli anni ’70. I signori si ritrovano mensilmente al ristorante Milano e, serviti dall’impareggiabile ed acuto maggiordomo Henry, conversano tra di loro e torchiano un invitato diverso ogni volta. In genere, ogni loro nuovo commensale ha un problema o un mistero da risolvere e lo sottopone alla loro attenzione. Utilizzando gli spesso insufficienti dati in loro possesso e soprattutto grazie all’acume pungente del loro maggiordomo, riescono a venire a capo di rompicapi apparentemente senza logica e nesso.

La fama di Asimov come scrittore di fantascienza non è nemmeno da ricordare. Forse meno nota è la sua produzione di racconti “gialli”: le avventure dei Vedovi Neri, pubblicati per l’Ellery’s Queen Mistery Magazine a partire dal 1971, sono ora raccolti in cinque volumi editi per Minimum Fax. I brillanti giochi di logica, la generale aria di bon ton che si respira, e l’arguzia del maggiordomo Henry, strizzano l’occhio ai racconti brevi di Agatha Christie e all’umorismo di Woodhouse. Per quanto di produzione americana, non hanno nulla da invidiare al garbo britannico e si rendono una splendida ispirazione per serate conviviali. Tant’è che dopo averli letti non ci si può esimere anche dallo scrivere e parlare in maniera più forbita.

Sono racconti che vanno indossati con guanti di pizzo, per le signore, e sono un ottimo regalo per il padrone di casa che organizzerà la cena questo week end. Saranno parole più solleticanti ed inebrianti di qualunque bottiglia di vino voi possiate mai portare.

Jules

I luoghi dello shopping: qualche indirizzo olandese

Tre giorni liberi al lavoro significano una sola cosa: guardare di corsa il volo più conveniente, fare una piccola ricerca delle librerie presenti nella meta predestinata e scaricare una app di navigazione off line per permetterti di girare suddetta città andando da uno scaffale all’altro. L’algoritmo combinato tra Ryanair e il limite della carta di credito, mi ha fatto scegliere Eindhoven, cittadina del Brabante settentrionale ad un’ora e mezza di distanza da Amsterdam, posti da me non ancora esplorati.

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Avendo organizzato questa veloce gita in maniera “champagne” (slang per dire “un po’ alla carlona”) confido che questo sistema di punti librari sulla mappa mi aiuti a scoprire la città in maniera più disinvolta. La prima tappa si trova in Overtoom 135, dove sorge la libreria Pied à Terre, specializzata in viaggi. Dopo una mezz’ora di marcia tra vento e pioggia che sembro notare solo io visto che girano tutti senza ombrello, arrivo davanti alla vetrina. Ho effettivamente attraversato il centro città, perdendomi a sorridere davanti alle loro case che sembrano tante scatole di cioccolatini.

La libreria sembra contenere tutto il mondo: innumerevoli scaffali pieni di mappamodi dalle dimensioni più svariate, plastici e planimetrie che mi ricordano quelle che avevo appese in classe alle elementari, e libri, guide, reportage su ogni angolo conosciuto del pianeta. La selezione è principalmente in olandese e in inglese, ma con un po’ di attenzione si trovano pubblicazioni in quasi tutte le lingue europee (italiano incluso). Mi trovo dentro ad un microcosmo interamente in legno, su due piani, stipato di volumi. In un angolo, perfettamente mimetizzata tra gli scaffali, una piccola caffetteria dove bere qualcosa di caldo e sfogliare i volumi prima dell’acquisto. img_2692

C’è moltissimo silenzio nonostante i numerosi lettori, quasi un silenzio rispettoso. Visto che mi trovo in un mondo attraverso lo specchio, avverto qualsivoglia futuro visitatore che lì i contanti non sono accettati, solo carta o bancomat. Lo dico perché sono protagonista di un’imbarazzante situazione con la Visa che non funziona: il proprietario mobilita tutto il negozio per capire come farmi pagare un caffè. Sono così in imbarazzo da non chiedere nemmeno la password per il wi-fi.

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La pioggia è sottile e persistente, ma ho un altro punto sulla mappa da visitare: l’unica e ultima libreria italiana in città. Faccio una deviazione in un bookshop in lingua inglese, una catena, dove recupero una “nocciolina” tascabile nel cestone delle offerte e poi, passando per il mercato dei fiori, marcio per alcuni chilometri. Sono davvero curiosa di vedere questo scampolo librario d’Italia nei Paesi Bassi anche perché ho sentito dire che presto chiuderà. La libreria Bonardi ha effettivamente l’aria di dismissione in corso. C’è una triste ghirlanda in cartapesta con i colori dell’Italia sbiaditi e cartelli con sconti sostanziosi un po’ ovunque.

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Mi presento alla proprietaria e le chiedo come mai questa chiusura prevista per marzo. “Non si vende più” commenta ironica “D’altra parte, voi italiani non leggete”. Ignoro la stoccata “Qui ho sempre avuto pochissimi clienti italiani. Principalmente venivano gli olandesi per prendere i romanzi e imparare così la vostra lingua”. Trovo infatti avventure di Corto Maltese e Dylan Dog fatti per imparare l’italiano attraverso i fumetti. Trovo Sciascia ed Elena Ferrante tradotti in olandese, corsi di lingua in cd accastati e tantissime parole crociate con qualche lustro di vita. Se avete in programma un giro da quello parti, trovate la libreria aperta ancora fino al 31 di marzo e se acquisterete un volume farete in modo di far sorridere un po’ la signora che ha così poca stima dei lettori italiani.img_2720

Eindhoven, per come la vediamo oggi, è una cittadina nata dall’accorpamento di piccoli villaggi intorno alle aree industriali, prima tra tutte la Phillips. Se si chiede ad un abitante di Amsterdam cosa ne pensi, vi risponderà che non è una bella città dal punto di vista architettonico, ma girando per le sue vie piene di negozi, sono incappata in moltissime librerie. Dalla grande libreria Van Piere con i suoi tre piani di libri e quattro vetrine di dolci della caffetteria a piccole botteghe specifiche come Boekhandel Spijkerman in Kleine Berg 5, la sua vicina di vetrina Landschap (specializzata in viaggi), a librerie per bambini con aree laboratori. Pur essendo una cittadina rispetto ad Amsterdam, ci sono molte più opzioni per i luoghi della lettura, quasi tutti disponibili anche di un (buon) caffè.

Probabilmente le vostre possibilità di acquisto saranno limitate, ma trovo sempre divertente andare in giro per librerie. Un modo come un altro se si desidera visita in maniera “champagne” un posto nuovo. Magari qualcuno di voi c’è già stato e ha anche voglia di scrivermi qualche commento o suggerimento per la prossima visita.

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Jules

Shopping: per un week end fuori porta

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Twentynine Palms, dice. Avete presente il parco, Joshua Tree? È tutto quello che sa.

Ha idea di cosa ci faccia lì?, domando alla donna. Sono in contatto?

Negativo, risponde la donna. È storia antica. Altre collezioni, forse, la sua arte, chissà. Andate fino in California solo per dare un saluto ad un vecchio compagno di scuola?

Sì, forse, dico. Perché no? sorrido.

Non eravamo più abituati, ma si fanno vedere le prime giornate di sole. Con l’arrivo del week end, per chi può, questo dimenticato tepore può solo suggerire gite fuoriporta e i primi week end di minifughe. Prima di partire però, dopo essersi dotati di indumenti per ogni possibile clima, beautycase ben fornito e aver prenotato quel grazioso b&b che da tempo si guardava, è necessario scegliere la lettura più adatta ad una breve gita.

In fuga con la zia, ultimo lavoro della scrittrice canadese Miram Toews, sembra un volume fatto apposta per i mini viaggi. Hattie Troutman, improvvisamente zia a tempo pieno visto il ricovero della sorella in un ospedale psichiatrico, è costretta a lasciare Parigi e a prendersi cura dei due nipoti. Il modo migliore per farlo è quello di intraprendere una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca del padre dei ragazzi, perso da qualche parte in California oppure ai confini con il Messico. Un viaggio che è un on the road della parola, una storia che si dipana praticamente solo attraverso dialogo diretto, non appesantito dalle virgolette e dove il “parlare” è uno dei personaggi a tutti gli effetti.

Questo volumetto, sia per formato che per la storia narrata, vuole essere portato in giro! Vuole salire su auto, treni e aeroplani, vuole essere lasciato sui sedili e non ha paura di sporcarsi. Non ha bisogno di segnalibri raffinati, ma gli basta un’orecchia ad una pagina o, al massimo, un biglietto dell’autobus. Non perchè sia un libro che non ha valore, ma perché ne acquista tanto più risulta vissuto. Indossatelo con delle scarpe comode, da ginnastica e che vi sostengano bene perché sicuramente dovrete macinare moltissimi passi. Nulla esclude che vogliate regalare questo libro, alla fine del vostro viaggio, ad un altro lettore e In fuga con la zia non se la prenderà: sarà contento di sperimentare altri sedili e altri mezzi di trasporto.

Jules

I luoghi dello shopping: la tradizione delle librerie su ruote

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Fonte foto http://www.boredpanda.com/bookmobile-library-on-wheels/

«Ciao, buongiorno! Cosa ci fai da queste parti?»

«Ciao, come stai? Sono un po’ in anticipo, sto aspettando che arrivi una libreria. Ti va un caffè?»

L’altra mattina ero al ponte in fondo a via Porciglia, a Padova, e ho incontrato un’amica con la quale si è svolto il breve scambio di battute qui sopra. Lei si è messa a ridere e mi ha chiesto cosa intendessi con “aspettare una libreria”.

Da novembre 2016, un’Ape Piaggio si aggira per la provincia di Padova. Ha le fiancate decorate con delle strisce, quasi a ricordare i vecchi gelatai ambulanti, però è ripiena di libri. Al volante, Anna Paccagnella, la libraia e autista di questo piccolo mezzo però così apelibripotente. Anna è di Selvazzano, in provincia di Padova, e inserisce la sua attività su due tradizioni: una, meno piacevole e piuttosto attuale, ovvero quella del mercato del lavoro che “offre” la possibilità, spesso forzata, di reinventarsi quando le strade tradizionali non pagano più. L’altra, invece, è quella molto più romantica ed intrigante delle librerie su ruote che ha le sue origini in terreno anglosassone a metà dell’Ottocento. Anna, la Sarah Byrd Askew del Veneto, ha pregressi lavorativi nel campo dei libri e la necessità di rimettersi in gioco. Dopo due anni da mamma a tempo pieno e senza che, come spesso accade, il mondo del lavoro le permetta di rientrare, compra un’Ape, la farcisce di libri e decide di fare la libraia itinerante. Con coraggio, competenza, entusiasmo e gentilezza.

Dopo il caffè con la mia amica, sono comunqe arrivata troppo presto e sono stata tra i piedi di Anna mentre sistemava. Volevo quasi chiederle se potevo darle una mano, ma le avrei sicuramente scombinato tutto, quindi mi sono messa a ficcanasare. Mentre curiosavo e avevo la possibilità di vedere la vestizione dell’Ape, è passata una scolaresca. Bambini delle elementari che si sono messi a scattare foto a questo piccolo mezzo così curioso. Anna ha sorriso e mi ha detto che è sempre così: i bambini, soprattutto, vanno matti per la sua apelibreria. Infatti la sezione di libri per i giovani occupa un’intera fiancata dell’ape ed è molto ben fornita, sia con narrativa che con volumi di illustrazione.file-5 Inutile dire che non aveva nemmeno finito di allestire e già avevo selezionato il libro da portarmi a casa. Proprio per i ragazzi e a cura di AniMatte, organizza pomeriggi di lettura animate che hanno sempre un grandissimo successo. Certo, sono i primi mesi, fa ancora freddo ed aprire un’attività simile è sicuramente tante cose, ma non semplice. Eppure le soddisfazioni già iniziano a vedersi: aggiornando la sua selezione di titoli in base al periodo (fino a ieri il tema era San Valentino, da oggi si parte con il Carnevale), riceve anche prenotazioni, creando il primo nucleo di pubblico affezionato. L’Apelibri non ha problemi a raggiungere i posti più svariati: fa salite e discese con grande coraggio, macina chilometri e si sta facendo ben conoscere in tutta la provincia. Chissà, forse con la bella stagione amplierà ancora di più i suoi giri e magari andrà ad abbronzarsi in qualche zona balneare. Per il momento, seguite la sua pagina Facebook: Anna confessa di non aver mai avuto FB prima di questa avventura e ci siamo trovate d’accordo sulla difficoltà del mondo social.

Fate un salto a trovarla nel suoi due posti fissi settimanali: il lunedì mattina, al ponte di Via Porciglia, Padova e il venerdì mattina, a Tencarola, fronte chiesa. Se qualcuno vi chiederà cosa state aspettando, rispondere pure che deve arrivare una libreria, a strisce, come i vecchi gelatai di una volta, e colma di sorprese e magia come il castello errante di Howl.

Jules

Direi che sono a buon punto

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Ce ne sono tanti di articoli simili in giro: “libri da leggere almeno una volta nella vita”, “libri che tutti dovrebbero leggere”, “libri che tutti hanno finto di leggere” ecc. Qualche tempo fa, proprio poco prima del grande scatto del 3.0 (ormai versione gamma), mi sono soffermata sull’articolo di Grazia.it che trovate a piè di pagina: 12 libri da leggere prima dei 35 anni. Ho scoperto di essere davvero a buon punto: ho sempre letto molto e ho sempre adorato dare consigli, a volte anche un po’ dittatoriali, su cosa gli amici e i conoscenti avrebbero potuto e dovuto leggere. Mi sono sempre basata, come è ovvio, sui loro gusti personali, sul periodo della loro vita, sulla stagione e sull’umore e ho spesso creato abbinamenti e consigli azzeccati.

Arrivata quindi alla decina diversa da tutte le altre, mi sono detta: perché non provo a creare un mio piccolo spazio in cui consigliare, abbinare e degustare volumi? Visto che siamo spesso così di corsa da non avere il tempo di leggere, perché non far entrare il libro nella vita di tutti i giorni, quasi fosse parte del nostro outfit giornaliero? Quel giorno avevo in borsa “Colazione da Tiffany”, la cui copertina si abbinava perfettamente con delle scarpe bicolore celesti. Da lì il primo scatto Instagram, quella notte la costruzione del sito e poi il lavoro vero è iniziato. Sono in giro da poco, il mondo social per me è un mare burrascoso, ma i libri ci sono, i progetti anche e, a detta anche di chi mi sente parlare, l’entusiasmo trabocca. Quindi si continua, ogni mattina sempre più sommersa dai libri e con il cervello che già gira frizzante prima del caffè.

Ah e della lista dell’articolo, mi manca ancora un libro? Ho ancora un lustro per rimediare: e anche per far crescere sempre di più questo mio piccolo angolo.

Jules

http://www.grazia.it/stile-di-vita/libri/libri-da-leggere

San Valentino si avvicina… per i contro

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E poi se ne vanno insieme, lontani dalla routine prevista per il loro pomeriggio verso le ombre più scure della sera, verso un altrove sfumato e liminale, dove si sceglie un sentiero e se ne trascura un altro.

Con San Valentino sempre più incombente, dopo aver suggerito un volume ai “pro” festa e che potete trovare qui, ecco che possiamo consigliare un romanzo anche alla fazione dei “contro”. Sarebbe semplicissimo, anche in questo caso, consigliare un divertente e cinico volume dissacrante, ma visto che stiamo giocando agli opposti per smussare un po’ le rispettive posizioni, mi trovo praticamente costretta a mettere sul tavolo Tre volte noi di Laura Barnett.

Partendo dal presupposto che una storia eccesivamente stucchevole non avrebbe appeal per il pubblico dei contrati, il pluri-romanzo della Barnett viene incontro alla necessità di commuovere, ma senza far sbuffare dall’incredulità. Eva e Jim sono un lui e una lei come tanti che un giorno, per un banale incidente di bicicletta, si incontrano fuori dall’università. Si piacciono, si innamorano e intraprendono la loro vita insieme, tra matrimonio, carriere che vanno e vengono, maternità e crisi di coppia. Ma se Jim quel lontano giorno avesse scelto di non aiutare Eva con la bicicletta? E se addirittura non fosse passato per quella strada, come sarebbero andate le loro vite? L’autrice esplora tutti e tre i possibili scenari: tutti hanno i loro aspetti positivi e quelli negativi, ma sotteso ad ogni sentiero, c’è il fatto innegabile che le storie di Eva e Jim sono comunque fatte per incrociarsi.

Nessun clichè di amore stereotipato, nessuna tinta pastello, anzi una discreta concretezza nell’analizzare i rapporti. Soprattutto porta ad una facilissima identificazione: anche la più scafata di noi, in una determinata situazione, si è domandata: come sarebbe andata se…? Un triplice romanzo per dare una parziale risposta e per valutare le conseguenze dell’amore. Solo per oggi, indossatelo con un anello: non deve essere l’Anello, ma chissà che non infonda un po’ di romanticismo. In generale e con tutte le debite cautele.

Jules

Oggi si consiglia a…chi vuole rimettersi in forma

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Ottava consapevolezza: di pedalare e imparare non si finisce mai. In una settimana ho visto paesaggi che non immaginavo: polvere, boschi, erba, nuvole e pioggia, nebbia e rugiada, asfalto e strade bianche. Ho scoperto un fiume che scorre a 50 metri da casa mia e che non conoscevo (e non pretendo di aver conosciuto del tutto, neanche lontanamente). Ho imparato che la colazione è il pasto più importante per il corpo. (…) Ho visto gente che pedalava, e quanto pedalava.

Lo so, è presto. O quanto meno lo sembra. Però la primavera è nell’aria. Già immaginiamo i primi tepori, i fiori, i vestiti più leggeri che vogliono significare una sola cosa: bisogna rimettersi in forma! Non sto sfruttando un logoro clichè, ma è un dato di fatto che il boom delle iscrizioni in palestra si abbia proprio in questo periodo, quando si è fermamente determinati a perdere il confortante strato invernale e affrontare leggeri e fiduciosi la rinnovata bella stagione. Non tutti sono sportivi di natura. Se tra questi refrattari allo sport c’è anche qualche lettore, ecco un consiglio per far venire voglia di darsi alla bicicletta.

Pedalando nel vento. In bici da Torino a Venezia, di Pino Pace ed edito per Zandegù è un reportage di viaggio. Vento prende il nome dalla fusione delle città di Torino e Venezia, punto di partenza e arrivo di una pista ciclabile nata da un progetto del Politecnico di Milano. 3 documentaristi, 5 ciclisti, 679 chilometri, 4 animali e 9 consapevolezze forniscono un breve ed emozionale resoconto di una delle prime traversate di questo novello cammino di Santiago. Passando per paesaggi guareschiani attraverso realtà che, sebbene vicine a noi, non si conoscono appieno, ci si rende conto che questo viaggio nulla ha da invidiare ad un più classico on the road su contrade lontane. Trasporta l’attività fisica nel mondo della letteratura e della poesia e fa venire voglia di abbandonare, solo un per un po’, le pagine dei libri e vedere questa grande strada. In modo da poter poi tornare sulla carta e confrontarsi con le esperienze vissute.

Da abbinare ad occhiali Ray-Ban che fanno tanto on the road. Il volume è disponibile in versione ebook, in modo da poterlo portare comodamente con sè anche durante le lunghe biciclettate che ora sarete invogliatissimi a fare. Magari a partire da domani, dai!

Jules

Per chi fosse interessato al progetto, può trovare maggiori informazioni sulla ciclovia Vento proprio qui.

Relax: seltz per il cervello

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Gioco: less ambitous books

MECCANISMO: Modificare in parte il titolo di un libro famoso, rendendolo meno pomposo e smargiasso, ma lasciandolo riconoscibile

La pancia è un incubo (Calderon de la Barca)

Disordine un po’ fastidioso (Sandro Veronesi)

Il malore a Marghera (Thomas Mann)

Appunti di una bambina maligna (Simone de Beauvoir)

Un grande passione che purtroppo non riesco a coltivare come merita, è l’enigmistica. Nipote di una scioglitrice di rebus di primissima categoria, ho sempre preferito le parole crociate. Mi danno un senso di ordine e razionalità con i loro incroci bianchi e neri e le soluzioni univoche. Rilassano e fanno fare esercizio dolce al cervello e mi lasciano con la sensazione del post lezione di pilates, ma per la testa. Viene quindi spontaneo associarle alla domenica e al relax.

Su tutti i cruciverbisti, lo scoglio da superare è sempre stato lo schema Bartezzaghi, di gran lunga il più complesso e colto di tutta l’eccellente Settimana Enigmistica che trovavo sul divano della nonna. Da piccola ero convinta che i nomi tra parentesi vicino allo schema indicassero il tipo di schema stesso e non, più concretamente, il nome del loro creatore. Scoprire che Bartezzaghi rispondeva al nome di Stefano e che si trattava di un giornalista/ scrittore/ linguista mi ha aperto il mondo delle sue pubblicazioni di cui oggi mi sento di consigliare Dando Buca a Godot.  Si tratta di un volume composto da giochi linguistici nati dal tam tam su Twitter e da hashtag tematici sviluppati da normali lettori e da grandi letterati. L’effetto è quello di avere la pistola del seltz sparata direttamente sul cervello. Ogni gioco, ogni trovata fa sorridere e riflettere perché a volte bisogna anche impegnarsi per capire la deformazione o la derivazione linguistica. Consiglio di prestare attenzione ai tautogrammi narrativi (riconoscete Candidaneve e in canonici corti?) che hanno come scopo quello di farci sentire incredibilmente limitati nell’uso della lingua.

Passate quindi la domenica tra una pagina e una definizione di Bartezzaghi, bevendo acqua tonica per stimolare anche le papille gustative. Confesso di aver terminato lo schema solo due volte in vita mia: eppure, quante Settimane Enigmistiche mi sono passate per le mani!

Jules

San Valentino si avvicina… per i “pro”

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Si avvicina una di quelle feste che nessuno vuole festeggiare, della quale non importa a nessuno, ma che teniamo tutti sotto osservazione con la cosa dell’occhio. Come scrisse qualcuno “è solo un’insensata e ridicola operazione commerciale”, ma già nel XV secolo la si riconosceva e con il secolo scorso ha raggiunto il suo apice. Possiamo dire che sia una festa che “tira” e quindi, per un paio di interventi me ne occuperò anch’io guardandola dai due versanti: per chi è pro e per chi è contro, single o accoppiati non fa differenza. Cominciamo da quelli che sono a favore.

Ritenendo davvero troppo facile consigliare ai romantici l’ennesima storia d’amore (e ce ne sono veramente a bizzeffe!) vorrei provare a riequilibrare la loro visione, in modo che non sia troppo zuccherosa. Anche in amore è fondamentale sapersi prendere in giro. Suggerisco quindi L’amore dura tre anni di Frédéric Beigbeder, il Woody Allen francese che descrive l’evoluzione del rapporto di coppia, dal folle innamoramento iniziale, al matrimonio, alla stanca. Un piccolo manuale di finto cinismo per gli innamorati cronici. Intendiamoci, non un libro indimenticabile né da avere assolutamente: a volte scade nello scontato, a volte è anche gratuitamente volgare, ma ha il lato positivo di farvi ridere almeno tre volte in maniera sincera. Non è mai una cosa da rifiutarsi.

Bisogna decidersi: o si vive con qualcuno o lo si desidera. Non si può desiderare quello che si ha, è contro natura. Ecco perché i bei matrimoni vengono mandati in rovina dalla prima che passa. Anche se avete sposato la ragazza più bella del mondo, ci sarà sempre una sconosciuta che entrerà nella vostra vita senza bussare e vi farà l’effetto di un afrodisiaco superpotente. Ora, per aggravare le cose, Alice non era una sconosciuta qualsiasi. Portava un maglione aderente nero. Un maglione aderente nero può modificare il corso di due vite.

Conosco coppie che si divertirebbero moltissimo a leggerlo insieme, ma preferirei consigliarlo come regalo scanzonato ad un’amica troppo romantica. L’autore stesso ci suggerisce l’abbinamento ideale: maglione  oppure abito nero aderente. Forse non sconvolgerà il corso di nessuna vita, ma di sicuro è un capo versatile, riutilizzabile anche dopo questa festività.

Per la prossima settimana vedremo cosa consigliare agli irriducibili “contro”.

Jules

Oggi si consiglia a… i troppo impegnati

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Dobbiamo rimanere sconosciuti. Nessuno deve sapere che esistiamo e cosa facciamo… Abbiamo cura che nessuno possa ricordarsi di noi…Soltanto finché rimaniamo sconosciuti possiamo occuparci dei nostri affari…affari difficili, travagliati, salassare gli uomini del tempo della vita, ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo, e i secondi così spillati, tutto il tempo che loro risparmiano è perduto per loro…

Buongiorno! Ebbene sì, confesso: mi sono svegliata da poco e sono ancora a letto. Nella frenetica società di oggi, una simile dichiarazione infrasettimanale può essere giustificata solo da una malattia, qualcosa di grave, detto come direbbe la Maga Magò. Invece ho semplicemente un giorno libero, il primo in eoni e non essendo io mattiniera per natura oggi ne ho approfittato. Caraffa di caffè sul comodino e un discreto caos fatto di libri e fumetti acquistati proprio per oggi. Questa breve incursione nella mia situazione personale, che può interessare come no, serve di introduzione al romanzo di oggi che, guarda caso, va suggerito a chi è sempre di corsa.

Fratello maggiore del forse più famoso La storia infinita e giunto alla ribalta cinematografica solo una quindicina di anni fa, Momo esce dalla penna di Michael Ende. Di genere fantastico, ma ambientato in una società che condivide alcune delle nostre caratteristiche, è una feroce critica alla mancanza di tempo del mondo occidentale. I Signori Grigi della Banca del Tempo, vestiti di abiti di ragnatela e con il viso cinereo, ritirano i minuti dalla vita delle persone, rassicurandoli sul fatto che verranno poi loro restituiti. Nella speranza di accumulare tempo che poi potranno godersi in un non meglio precisato futuro, le persone riducono gli svaghi, gli affetti e lavorano di più, alimentando così il potere dei Signori Grigi. Con una metafora non proprio sottile, che tra l’altro vedrei benissimo come trama per un episodio di Black Mirror, Ende ci invita a dedicarci del tempo, a non essere preda della frenesia. Il messaggio lo vediamo anche tropo spesso in giro sui social: frasi motivazionali di ogni genere ci invitano a cogliere l’attimo, aforismi più o meno attendibili ci dicono di goderci una passeggiata, il profumo di un fiore ecc. Messaggi giusti e positivi, ma, purtroppo, non sempre realizzabili. Il mio consiglio è quindi di associare, paradossalmente, questo romanzo ad un orologio. Perché se è vero che non dobbiamo esserne schiavi, è necessario avere il Tempo sott’occhio per vivere con il giusto equilibrio. E poi, da feticista degli orologi quale sono, li ho sempre trovati un accessorio incredibilmente chic.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Momo, misteriosa bimba orfana, lotta contro i Signori Grigi della Banca del Tempo che mirano a rubare il tempo alle persone. Immune al loro potere, partirà per un viaggio allo scopo di liberare le Orefiori e restituire il cuore e la vita ai risparmiatori di tempo