Glossario: vecchio/nuovo Signore degli anelli

Non so se lo sapete, ma il 30 ottobre per Bompiani è uscita la nuova traduzione de “Il signore degli anelli” di J.R.R.Tolkien; traduzione realizzata da Ottavio Fatica che si è sobbarcato l’immane compito di mettere mano a un capolavoro della letteratura mondiale che non vedeva una ritraduzione dal 1967, anno in cui Vittoria Alliata di Villafranca tradusse la trilogia per l’allora casa editrice Astrolabio.

Con tanto di lembas fatto in casa

Se non avete saputo di questa uscita, è evidente che abbiamo due bolle social molto diverse.

Se volete fare battute sul cognome “Fatica” relativo all’immane compito, non fatelo.

Se volete urlare che “Fatica ha fatto per LOTR quello che Cannarsi ha fatto per Evangelion”, non fatelo.

Sono volati stracci tra i traduttori, si sono levati peana e lamentazioni varie tra i lettori, offesi nel loro diritto di rivendicare una versione del capolavoro sempre immutata nei secoli dei secoli.

Per aiutarvi a superare lo shock, qui vi propongo un piccolo glossario sul cambio avvenuto sui nomi e toponimi. Alcuni accattivanti, altri meno gradevoli, altri ancora che ci lasciano sorpresi. Ma almeno, quando due generazioni di nerd parleranno tra loro, non ci saranno incomprensioni di sorta.

VECCHIA TRADUZIONENUOVA TRADUZIONE
NOMI
Samvise GangeeSamplicio Gangee
GaffiereVeglio
Meriadoc BrandibuckMeriadoc Brandaino
Peregrino TukPippin Took
GrampassoPassolungo
Omorzo CactaceoOmorzo Farfaraccio
LUOGHI
HobbivilleHobbiton
DecumaniQuartieri
BreaBree
SinuosaliceCirconvolvolo
TumulilandePoggitumuli
Puledro ImpennatoCavallino Inalberato
Colle VentoSvettavento
RamingoForestale
Gran BurroneValforra
Terre SelvaggeSelva
Bosco AtroBoscuro
Campo GaggioloCampi Iridati
PungoloPungiglione
Valle dei Rivi TenebrosiVallea dei Riombrosi
AgrifogliereAgrifoglieto
InondagrigioPienagrigia
Monte FatoMontagna Fiammea
Erba pipaErba piparina
MirolagoSpeculago
ArgentaroggiaRoggiargento
LembasLembas o cram (al posto
di “gallette” come detto da
Gimli
LimtersoLimlindo

Jules

I luoghi dello shopping: un breve week end lungo a Lione

Per una volta non mi faccio riprendere di spalle

C’è un pezzo del mio libro preferito dell’infanzia, “Vacanze all’isola dei gabbiani”, che mi ha sempre colpito l’immaginazione. Una delle ragazzine dell’isola, Fredrika detta Fred, legge talmente tanto da avere i pensieri stipati come sardine e ha quasi l’impressione che possano sprizzarle fuori dalle orecchie. Arrivata e Lione ho avuto l’impressione che la città sperimentasse la stessa sensazione di Fred e che avesse così tanti libri e tante parole da non sapere più dove metterli. Così, per risolvere il problema, Lione si è risolta a sistemare libri ovunque ci fosse spazio: lungo il fiume, fuori dalle librerie, sulle pareti.

Va fatta una premessa: Lione è una città ricchissima. È piena di scorci interessanti, di locali e ristoranti, di negozi e di librerie. Non farete fatica a trovare queste cose, ci inciamperete anche senza camminare 15 chilometri al giorno come ho fatto io. Quindi mi limito a suggerire alcuni luoghi che sono riuscita a visitare in questo breve week end lungo. La domenica è tutto chiuso (beati loro!) e le mie incursioni librarie si sono limitate alla giornata del sabato.

LIBRI

Il famoso ingresso de “Le bal des ardents”: spero non siate interessati proprio al titolo alla base dell’arco

Le bal des ardents: l’ingresso di questa libreria è giustamente famoso. Nelle varie pagine di appassionati bibliofili va spesso in coppia con la libreria Acqua Alta di Venezia in quanto a originalità. Quando si entra da questo piccolo ingresso non si è quasi preparati allo spazio che si sviluppa all’interno. Ambienti enormi con scaffali ordinatissimi e ogni sezione segnalata da una targa a mosaico. Le pubblicazioni sono in larghissima parte in francese.

La Bourse: poco distante c’è la libreria la Bourse, paradiso dell’usato garantito. Non solo libri, manga e fumetti (e una ricchissima e pervasiva presenza di Corto Maltese che è quasi più affascinante quando parla francese), ma anche cd e vinili. Il Grande Nerd ha trovato dei classici di musica metal che cercava da lustri mentre io e l’amica cicerone prendevamo in giro le copertine degli album.

La tradizione di bouquiniste

Il lungo Rodano: Lione è attraversata da due grandi fiumi, il Rodano e la Saona. Come nella migliore tradizione francese dei bouquiniste, sul lungo Rodano il sabato c’è il mercatino dei libri. Se volete un Asterix che parla gallico usato e in buone condizioni, dovete proprio passeggiare sul lungo fiume.

CIBO

Anche per i non amanti della cucina francese sappiate che a Lione si mangia davvero bene. I ristoranti tipici della città, detti bouchon, sono ovunque, sono buoni e affrontabili a livello di prezzo. Consiglio però due posti (che non sono bouchon) uno per la cena e uno per la colazione.

Le fromagivores: per amanti del formaggio, un ristorante che serve e vende solo formaggio. Al tavolo trovate la piastra, la cameriera vi porta circa tre etti di raclette (con vari sapori tra i quali scegliere. Quella al tartufo mi attirava così tanto, ma essendo sprovvista di primogenito da vendere per pagare il conto ho dovuto “accontentarmi” di quella al naturale) e ve la incastra sulla piastra. La raclette si scioglierà morbidamente sulle patate e voi finirete la cena desiderando di aprire un ristorante simile anche in Italia.

Anti cafè: si sta che il tempo è prezioso. Perché allora, in un caffè, non far pagare né cibo né bevande, ma chiedere una tariffa oraria? All’Anticafè si può mangiare e bere quanto si vuole: c’è un frigo ben rifornito di cibo, pane fresco, acque aromatizzate, tè e caffé. Si può lavorare, giocare a Scarabeo, studiare. Il prezzo è di 5 € all’ora, le marmellate sono molto buone e lo spazio non manca. Ottima soluzione per lavorare fuori da casa e lontano dalla confusione di Starbuks. È una catena quindi si trova anche in altre città europee.

Brioche con praline rosa: queste si trovano ovunque, in qualunque panetteria e pasticceria. Sono brioche costellate di praline di zucchero rosa Barbie. Buone senza essere stucchevoli e ti fanno sentire nel mondo della Mattel. Come non portarsi a casa qualche pralina per poi provare a replicare la ricetta?

ALTRI PUNTI DI VISTA

Per chi non lo sapesse, Lione è fatta di salite e discese. Non metaforiche, è una città piena di ripidi pendii e di scale vertiginose che consentono però una visuale stupenda sulla città. A parte un paio di grattacieli che sembrano piovuti lì per caso, la città dall’alto è molto ordinata, bianca e con tanti graziosi balconcini. Se non vi va di scarpinare, vicino al duomo si può prendere la funicolare (3€ biglietto a/r) e arrivare fino alla chiesa di, vicino alla zona romana della città. La vista è spettacolare.

La Confluence, coloratissima, divertentissima

Lione ha anche un’anima meno francese almeno all’apparenza. Alla confluenza di Rodano e Saona sorge il quartire della Confluence, un tempo zona industriale e negli ultimi quindici anni riqualificata con edifici di design. Passeggiate e vi trovate circondati da edifici moderni e cubi colorati sui quali spiccano il cubo arancione a firma Jacob e Mcfarlane architects e la sede verde di Euronews. I due fori sulla facciata sono gli occhi dell’emittente puntati sul mondo. Oppure sembra un gigantesco gufo.

Sembrano scene reali

Infine, ma li ho tenuti per ultimi perché mi hanno incantata, i murales. Lione è città ingannevole: si contano oltre un centinaio di muri dipinti a trompe l’oeil dove si possono ammirare scene di vita quotidiana cristallizzate dalla pittura. Non sono semplici da trovare perché sono così realistici da ingannare al primo sguardo distratto. Il famoso Mur des camus riproduce scale, macchine gente che osserva gli annunci immobiliari con così tanta cura da sorprendere che si tratti di un dipinto. La prima versione è stata fatta nel 1987 e guardando le foto si vede come, invecchiando, il dipinto migliori. Essendo nato in un anno simile non c’era da aspettarsi altro.

Da bibliofila non potevo perdere il murales de la biblioteque de la cité dove il dipinto arriva fino al cielo con citazioni che incombono e accolgono. È uno dei luoghi più fotografati e imperdibile per gli amanti dei libri e di tutti i loro corollari. Le citazioni, ovviamente, sono solo di scrittori francesi: si sa quanto ci tengono alla loro lingua e alla loro superiorità morale. D’altra parte, sono forti di una millenaria democrazia 😉

Jules

L’ultima Pagina di Giulia Pretta [RECENSIONE]

Condivido la prima recensione su “L’ultima pagina”. Cos’è? Il mio romando uscito fresco fresco per Ciesse Edizioni. Roba romantica, ambientata a Londra, da leggere nei momenti di svago.
Grazie a Il lettore curioso per la lettura e la recensione.

Il Lettore Curioso

Buongiorno lettori! Oggi per voi la recensione di un libro che ho avuto il piacere di leggere di recente e che mi è stato fornito dalla scrittrice emergente Giulia Pretta (che ringrazio): L’ultima pagina, edito Ciesse Edizioni.

41aqEGmNIEL._SX350_BO1,204,203,200_.jpgMark Holden, scrittore londinese di una celebre serie di thriller, si risveglia in ospedale in seguito a uno scippo. Nonostante la paura di essere rimasto vittima di un’amnesia, Mark si rende conto di ricordare tutto quanto e in breve tempo ritorna alla vita di tutti giorni.
La sua quotidianità viene però ravvivata da una novità, la sua nuova vicina di casa Judy Morgan, che si chiama come la protagonista femminile della sua trilogia letteraria. Judy è attraente, simpatica e ben presto i due legano, anche grazie alle chiacchiere sulla loro vicina impicciona, Mrs Mills.
Quando la donna apprende che Mark ha persona la sua preziosa borsa di pelle durante lo scippo, gli presenta un…

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Pausa estiva

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Breve nota di servizio. Arriva agosto e nelle sue “lunghe e oziose ore” non si deve lavorare. Ci si inebria “di vino e di calore” e si ritemprano le forze per l’autunno. Il blog (e io con lui) fa un po’ di ferie. Sfrutterò (e il blog con me) questo mese per guardare serie Netflix poco degne, per leggere oltre l’umano consentito, per pisolare, e per concedermi momenti in cui non fare un beato…per gustare l’ozio.

E anche per progettare qualcosa per settembre, dai.

Ci si rilegge tra un mese. Vi auguro un mese caldo e rilassante, intontito dall’ozio e sommerso da chili di gelato. Buone vacanze.

Jules

 

 

#Libriinloco

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Premetto che si tratta di un esperimento.

Premetto che non so come verrà la realizzazione.

Premetto che fare video non è proprio la mia specialità.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce.

Premetto che mi piace leggere ad alta voce in bei contesti.

Finite le premesse, forse, ma solo forse, vi ho sfrancicato (trad. rotto, strapazzato) l’apparato riproduttore con la notizia delle mie vacanze alle isole Faroe. Parto dopodomani e lunedì mattina, se tutto fila liscio, atterrerò a Vagar. Cosa si mette in valigia? Come vedete dalla foto capsule stile Pinterest dei Poveri ci sono pantaloni antipioggia, cuffia di lana, guanti, maglioni e la guida. E Isola il romanzo di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, ambientato proprio alle isole Faroe. Questo romanzo, in qualche modo, torna quindi a casa, per qualche giorno.

L’idea sarebbe questa: ogni volta che mi troverò in una città o in un luogo dove sono stati ambientati dei romanzi, vorrei portarli con me e leggerne alcuni brani ad alta voce. Per la gioia di chi mi passerà vicino e si domanderà come mai una squilibrata legge alle scogliere e alle pecore. Seguite su IG, probabilmente sul nuovo canale IGTV vista la difficoltà di connessione, l’hashtag #libriinloco. Non tanto per la mia appassionata interpretazione, quanto per il paesaggio che promette di essere spettacolare. Tenete sempre a mente le premesse di cui sopra.

Turista fai-da-te, no hashtag nuovo? ahiahiahiahi

Jules

 

 

 

 

Calendario letterario: 12 ottobre

Ragionare e raccogliere le date nel fittizio mondo della narrativa, non è affare semplice. Passano in sordina, non essendo spesso funzionali allo svolgimento della storia; in molti casi non sono proprio indicate e restiamo con un effimero “Un giovedì di luglio del…”. Quando però i romanzi incontrano la Storia, quella da linea del tempo e sussidiari, il compito diventa più semplice. Oggi, 12 ottobre, ricordiamo un fatto di cronaca forse meno sentito dal pubblico italiano, ma che scosse la Gran Bretagna nel 1984: l’attentato a Margaret Thatcher al Grand Hotel di Brighton da parte dell’IRA, il movimento per la liberazione e l’indipendenza dell’Irlanda del Nord.

Jonathan Lee racconta, nel romanzo Il tuffo, pubblicato da Edizioni Sur, le settimane precedenti all’esplosione dell’ordigno che lasciò illesa e anzi, politicamente rafforzata, la Lady di Ferro. Si intrecciano tre punti di vista: quello del vice direttore dell’hotel, di sua figlia diciottenne e del fantomatico secondo attentatore (oltre a Patrick Magee) mai catturato.

Grey Elegant Monochromatic Photos Monthly Calendar

Jules

P.s. I dettagli del romanzo li tengo per un prossimo futuro abbinamento. Intanto, se non ne avevate ancora sentito parlare, recuperate questa affascinante narrazione.

Shopping: preparandosi al ponte

Pennac

«Sostenevi di detestare le maiuscole».

Ah! Terribili sentinelle, le maiuscole! Mi sembrava che si ergessero tra i nomi propri e me per imperdirmene la frequentazione. Qualsiasi parola su cui era impressa una maiuscola era destinata all’oblio istantaneo: città, fiumi, battaglia, eroi, trattati, poeti, galassie, teoremi espulsi dalla memoria causa maiuscola paralizzante. Altolà, esclamava la maiuscola, vietato varcare la porta di questo nome, è troppo corretto, non sei degno, sei un cretino!

La prossima settimana ci regala un altro ponte, uno dei tanti di questo generoso 2017. No, questa volta non dirò nemmeno una parola su chi lavora e deve cercare di farsi forza. Nemmeno una sillaba! Oggi voglio pensare a quanto sarà bello, per chi potrà, godersi qualche giorno di pace, con il sole. Prima di passare al volume consigliato per lo shopping in vista del ponte, è necessario un piccolo cappello introduttivo.

Del mio Io bambina, ricordo molto chiaramente la polivalenza di sensazioni provocatemi da una pubblicità: quella degli zaini e gli articoli per la scuola. Se la vedevo a giugno, la seguivo affascinata, mi piaceva pensare al nuovo astuccio che avrei comprato o alla gomma a forma di torta che avrei chiesto di avere. Se la pubblicità capitava dopo Ferragosto, venivo presa dall’angoscia. L’estate era agli sgoccioli, il nuovo astuccio non era un colorato e scintillante nuovo accessorio, ma uno strumento lavorativo; la gomma si sarebbe sporcata presto per tutti gli errori commessi.

Diario di scuola di Daniel Pennac racconta le vicissitudini accademiche del prolifico scrittore francese, da poco ritornato con il suo sempiterno Malusséne. Da uno scrittore ci immagineremmo un passato scolastico impeccabile, con ottimi voti soprattutto in letteratura e composizione. Ci vengono invece svelati trascorsi da monello, da somaro distratto insofferente alle lezioni. Ci fa ridere e ci fa riflettere sulla psicologia degli studenti meno brillanti: fate attenzione insegnanti! Forse, il ragazzo in ultima fila che scarabocchia degli omini a margine quaderno, è il futuro premio Campiello.

Questo volume metà saggio e metà autobiografico, è l’equivalente della pubblicità degli zaini. Terrificante se letto a settembre, con tutto l’anno scolastico e lavorativo davanti; sfizioso se letto a inizio giugno, quando le ferie sono vicine e le scuole in chiusura. Gli unici che dovrebbero astenersi dalla lettura sono gli studenti che affrontano la maturità, perché l’incubo non è ancora completamente passato. Abbinatelo ad un costume: voglio davvero augurarmi che l’estate sia finalmente arrivata e che la gita fuori porta possa includere le prime spiagge e le prime onde.

Scusate non ci riesco: se lavorerete durante il ponte, resistete, resistete, resistete!

Jules

Oggi si consiglia a… i vegetariani

Vegetariani

 

Dopo il consiglio della scorsa settimana per i carnivori, quest’oggi osserviamo l’altra parte della barricata: i vegetariani. Se negli anni ’90 fiorivano ovunque steak house e ristoranti specializzati in carne, la tendenza degli ultimi anni si è spostata verso il verde. L’uso originale e gustoso dei vegetali è diventato una nuova forme di arte culinaria e riscuote successo anche tra chi non disdegna ogni tanto un pezzo di carne. Insalate come mandala, soia trattata per assomigliare allo spezzatino, colorati ed originali abbinamenti sono presenti in ogni strada del centro città e in ogni pagina Instagram. Visto che stiamo giocando sugli estremi e visto che di vegetariani e vegani intransigenti che ne sono (non neghiamolo!), questa graphic novel è pensata per loro: Vivi e vegeta. Un noir vegetariano di Francesco Savino e Stefano Simeone.

Nel Distretto dei Fiori, dove si fugge dal mondo degli umani e molto spesso piove, l’atmosfera non è festante. Il cimitero di vasi rovesciati si arricchisce sempre di più: nei giorni di sole, i fiori spariscono senza lasciare traccia, rapiti dai perfidi girasoli Anthos ed Elios. Nessuno sa cosa succeda loro, solo che vengono portati verso la Serra. Carl il Cactus arriva in città in un giorno di pioggia, le spine fradice e il cuore pesante, alla ricerca di Nora, la sua fidanzata che rientra nella lista degli scomparsi. Mentre nel mondo delle piante e dei fiori si diffonde sempre più l’eco pauroso della parola “vegani”, Carl dovrà fare luce su un terribile mistero.

Il pubblico femminile sicuramente ricorderà quel capolavoro cinematografico di Notthing Hill; Hugh Grant si trova a cena con una ragazza che si definisce “fruttariana”  e che mangia solo frutta e verdura già caduti dalla pianta. Guardando con aria schifata la carota sulla forchetta di Hugh Grant esclama, a metà tra rabbia e compassione, “Quella carota è stata assassinata”. Dopo tanti anni di galline in fuga e vari Babe destinati alle tavole delle feste, finalmente abbiamo anche la versione vegetale. I fiori e le piante, qui ritratti in maniera antropomorfa, vivono in una società organizzata, con le proprie faide e i propri problemi, ma caratterizzata dalla fuga del mondo degli umani, ormai sempre più asserviti alla cucina green. Nato come web comic sulla piattaforma Verticalismi.it, Vivi e Vegeta mescola elementi noir e western e si mette nei panni dei portatori di clorofilla, terrorizzati dal suono del minipimer e che riempiono i propri incubi con le ricette di verdeclorofilliano.com. Indossando elementi fioriti (ho fatto un po’ fatica a trovare qualcosa, avevo solo degli orecchini!) portate all’estremo la vostra empatia per le piante; aprite, leggete e sentitevi in colpa, o vegetariani! Pensate a quanti fiori e foglie si sono sacrificate per voi! Quanti amori vegetali spezzati, quanti traumi! Non potrete più guardare la vostra insalata con gli stessi occhi di prima.

Jules

Oggi si consiglia a… i carnivori

madsen

Ero completamente in estasi; pensare a come avevo trasmutato le carni di un animale vivo – come per un arcano procedimento alchemico che trasforma il piombo in oro – mi trasèprtò in una dimensione della realtà più elevata, più luminosa, più dolce, più sapida, più ricca. Il bouquet del suo prezioso icore indugiava nella mia bocca come il retrogusto di un vino d’annata, come la grazia sontuosa di un sacramento amministrato per via orale. Ancor più, era carne assimilata alla mia carne.

Don Camillo, nella pellicola Il compagno Don Camillo, per esortare i finti profughi russi a raccontare le atrocità commesse dal regime, imbottendoli di cibo spiegava che, in Italia, quando si mangia, si parla e si discute. La tavola è per noi zona di incontro conviviale. Negli ultimi anni però, è anche terreno di uno scontro degno delle migliori partite di Risiko: la sempiterna disputa tra carnivori e vegetariani.

Gli appartenenti agli estremi delle due fazioni provano forte insofferenza nei confronti dei loro opposti. Come puoi mangiare qualcosa che era vivo, come puoi negare la natura della nostra specie, ma cosa mangi se non mangi carne/verdure… le variabili sul tema oscillano tra lo scherno e la stoccata, tesi a portare a casa il ragionamento vincente della propria filosofia alimentare. Cercherò quindi, in queste due settimane, un consiglio per entrambi gli schieramenti; pubblicazioni e abbinamenti “estremi” per entrambi in modo da smorzare un po’ l’integralismo. Partiamo con i carnivori: per voi si mette nel piatto Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen.

Orlando Crispe, sin da bambino, è stato affascinato dalla carne in maniera erotica e voluttuosa. L’ossessione per la ricerca della perfezione, della mirabolante ricetta e del gusto eccelso lo ha portato ad andare contro a critici, clienti e finanche alla regole della comune morale e della legge. Attingendo all’orgiastico piacere dato dalle compatte fibre di carne, non c’è nulla che questo dionisiaco chef non possa realizzare. Compreso plagiare, sedurre, rovinare e distruggere chi gli si para davanti.

Quando ho visto il titolo sullo scaffale, non ho avuto dubbi sull’acquisto: in un mondo di narrativa in cui la cucina ha poteri magici e taumaturgici, in pagine colme di profumo di zenzero, cupcake che fanno innamorare e spezie che curano le ferite del passato, una storia moralmente scorretta sul primitivo ed erotico piacere della carne mi è sembrata riequilibrante. Parzialmente lo è stata: sanguigna e cruda, la vicenda del folle chef, gronda sangue e trasuda gusto. Ma in molti punti travalica il puro e primitivo piacere del dilaniare, scivola nel grottesco e nel disturbante e suscita un inorridito, per quanto intrigato, disgusto. Fa l’effetto di un’indigestione di carne che, per quanto tenera e succosa, nausea.

Così deliziosamente cattivo da abbinare a pelle nera e borchie, per rafforzarne l’effetto. Posso assicurare che anche il più convinto dei carnivori dopo queste pagine, desidererà solo insalate dai colori vivaci e morbidi plumcake alle verdure. Almeno per un paio di giorni.

Jules

Shopping: per gli addii al celibato

Niven celibato

Chissenefrega. Da un punto di vista esistenziale: a chi cazzo frega? Ti scopi una, ti scopi un’altra, non ti scopi un’altra, il pianeta continuerà a girare e tutti noi in questa stanza saremo polvere nel giro di sessant’anni.

Nonostante il tempo miri a farci credere il contrario, è maggio. Vi ricordate cosa si diceva la settimana scorsa? Maggio è il mese delle rose, delle prime belle giornate, dei matrimoni… se una settimana fa abbiamo parlato di addii al nubilato, per par condicio e mia personale predilezione per la simmetria, oggi si parla di addii al celibato. ALERT: da qui in poi entriamo nel campo dello stereotipo.

Storica consuetudine, fatta di alcol, grandi mangiate e battute sulla “fine dei giochi” e l’inizio della schiavitù. Non so se la spogliarellista sia ancora di moda o legale, fatto sta che l’addio al celibato deve essere una festa epicamente testosteronica. Miei cari gentlemen, c’è un libro anche per questa occasione: Maschio bianco etero di John Niven.

Kennedy Marr è uno scrittore di successo che ha saputo prendere dal verso giusto la capricciosa dea dell’arte. Dopo alcuni romanzi tradotti in ogni angolo del globo, si è dedicato alla scrittura e limatura di sceneggiature cinematografiche. Passa il suo tempo tra locali, cocktail, droghe e gambe aperte di ogni starlette e donna appetibile di tutta la costa losangelina. Pazienza se non scrive un romanzo da oltre quattro anni e, ‘rcatroia se ha un sacco di sceneggiature arretrate da consegnare e sono anni che non vede la sua famiglia: lui continua a vivere così la sua vita, in qualche modo si farà. Il “qualche modo” giunge nell’inaspettata forma di un premio letterario britannico: in cambio di mezzo milione di sterline (fondamentali per salvarlo dal fisco in agguato), Kennedy è costretto a rientrare in Gran Bretagna e ad insegnare nella stessa università della ex- moglie, ad un tiro di schioppo dalla madre moribonda e lontano da tutta la scintillante vita hollywoodiana. Per Kennedy è come sprofondare nel proprio inferno personale.

Kennedy Marr è un bad boy antipatico, agli occhi femminili, ma gli occhi maschili lo guardano con un pizzico di (ben dissimulata) invidia. Cazzo, lui fa veramente tutto quello che ogni maschio bianco etero vorrebbe fare: soldi, sesso, successo, non c’è nulla che gli sia precluso. Ogni uomo in procinto di sposarsi immagina che il suo “game over” lo porti a rinunciare a queste tre scintillanti S. Eppure Kennedy Marr è un grandissimo ed irrimediabile coglione. Le lettrici lo pensano dopo due pagine, i lettori dopo quattro, ma la conclusione è sempre quella. Nonostante la vita gli vada sempre e comunque per il verso giuto, anche quando proprio non lo meriterebbe, nessuno vorrebbe fare cambio con lui e con lo squallore della sua vita che lui non riesce a percepire, ma che noi vediamo fin troppo bene.

Gentlemen, leggetelo, invidiatelo per qualche paragrafo e poi ringraziate di non essere lui. Potrete poi avviarvi all’altare senza che nessun dubbio vi offuschi la mente.

Sì, l’abbinamento è sempre sul genere della scorsa settimana (frusta e manette sono intercambiabili con i due volumi). Rideteci su e divertitevi.

Jules