Have a break… la famiglia

 

Il temuto “anche a te e famiglia” si sta avvicinando. Tra poco più di un mese con le feste di Natale, la frequentazione con i membri del proprio circolo genetico vicini e lontani sarà inevitabile. Occasione gioiosa da un parte, dall’altra genera una buona dose di stress. Non è solo una mia convinzione, ma anche negli ospedali potranno confermare che le liti e le aggressioni familiari aumentano nel periodo festivo.

O almeno, così dicono sempre in Grey’s Anatomy e io non ho motivo di non credere al mio medical drama preferito.

Visto che per novembre stiamo scivolando in letargo e cerchiamo dei rimedi per le fonti di stress della vita di tutti i giorni, senza peccare di ipocrisia inseriamo la famiglia tra queste fonti di ansia e troviamo la cura. Se non ce l’avete in casa correte a recuperare Il corrierino delle famiglie di Giovanni Guareschi, il papà di Peppone e Don Camillo.

 

Perché io vi parlo sempre di me e della gente di casa mia? Per parlarvi di voi e della gente di casa vostra. Per consolare me e voi della nostra vita banale di onesta gente comune. Per sorridere assieme dei nostri piccoli guai quotidiani. Per cercare di togliere a questi piccoli guai (piccoli anche se sono grossi) quel cupo color di tragedia che spesso essi assumono quando vengano tenuti celati nel chiuso del nostro animo.

In casa mia questo volume è inesauribile fonte di citazioni e battute. “Sono tre giorni che mangiamo gli avanzi dell’arrosto: non finisce più, sembra la cicciolata di Guareschi”. “Margherita dice che andare al sud si va sempre in discesa e si arriva prima.” Giovanni Guareschi con la moglie Margherita e i figli Albertino e la Pasionaria (all’anagrafe, Carlotta) sono attori di infinite scenette che variano dal comico, al commovente all’esasperante e mettono in scena piccole tragedie quotidiane. Margherita che gioca a ripartire l’eredità mentre è ancora in vita e descrive il proprio funerale per far piangere i pargoli, la Pasionaria che racconta una storia strappalacrime per convincere il padre a firmare un brutto voto in calligrafia, Albertino che mette a letto la bicicletta di Guareschi per farla riposare perché “è stanca di stare in piedi” sono il ritratto dell’Italia da poco uscita dalla guerra. Dove abbondavano i problemi, dentro e fuori casa, ma dove si respirava aria di speranza e ottimismo. Tutti i drammi della famiglia si risolvono sempre con ironia (e anche con qualche urlata) senza dimenticare i sani principi che costituiscono la neonata repubblica italiana.

 

Io, quando rincaso, la sera, non lascio i principi democratici fuori dalla porta come fanno tanti padri di famiglia che, campioni del liberalismo nella vita pubblica, sono, in casa, dei feroci dittatori. In casa mia comando io ma decidono gli altri perché io, anche in casa, conto per uno e gli altri tre sono in netta maggioranza.

Guareschi fu uomo di grande e sanguigno spirito. È, da sempre, uno dei miei autori italiani preferiti e mi punge sempre un po’ constatare come sia considerato un autore minore del nostro panorama. Aveva ironia, intelligenza, un garbo un po’ rustico e forti convinzioni. Le sue storie vere che sembrano favole, oltre a depositarsi lungo il grande fiume, si svolgono anche tra le mura di casa sua. Storie comuni a tutti, problemi piccoli che scavano l’armonia. Se siete alle prese con un tacchino o l’arrosto e avete per le mani un coltello e vostra cugina commenta che, no!, non si taglia così, voi pensate alle pagine di Guareschi, sorridere e con bel garbo andate avanti. Non fate come Don Camillo che prendeva a tavolate i suoi avversari.

Jules

Have a break… la scuola

Copia di meals

Il ponte dei morti è passato, Natale si prospetta in lontananza, le gite non ne parliamo: novembre, a livello scolastico è lungo e difficile, sia per insegnanti che per alunni di ogni ordine e grado. È venuta una punta di ansia a me nel vedere i compiti previsti per il lontano novembre in cui andavo al liceo, figuriamoci per chi ci sta ancora in mezzo. Studenti e insegnanti che state leggendo, come facciamo per quest’ansia? Vi regalo qualche chicca tratta da uno spassoso volume francese, piuttosto datato (la prima edizione è del 1965) che fa una gran concorrenza a Io speriamo che me la cavo. Ha duplice valenza: per gli insegnanti per tirarsi su di morale, per gli studenti per riuscire a evitare qualche colossale errore. Ben venuti nelle pagine di Jean-Charles La fiera delle castronerie.

Partiamo da un po’ di storia

Le tre grandi epoche dell’umanità sono l’età della pietra, l’età del bronzo e l’età della pensione. L’età della pietra si divide in età della pietra scheggiata ed età della pietra pomice.

I greci erano degli eccellenti artisti. Le loro opere più conosciute sono Sandra Milo e il Pollo del Belvedere.

La società romana si divideva in padri vizi, plebei e schiavi. Questi avevano il diritto di tacere. I plebei chiedevano allo stato pane e oche e amavano molto le corse dei gatti e i combattimenti di radiatori.

Viste alcune imprecisioni del film Il gladiatore quasi quasi potrei crederci ai combattimenti di radiatori. Fisica?

Ci sono dei corpi solidi, dei corpi liquidi e dei corpi graziosi. I corpi si dilatano sotto l’azione del calore. Esempio: d’estate i giorni si allungano perché fa caldo.

Principio di Archimede: ogni corpo tuffato in un liquido, se non è tornato a galla dopo mezz’ora deve considerarsi perduto.

Chimica che è stata la mia croce per gli anni delle superiori. Alcune di queste assurdità avrei potuto scriverle anch’io.

L’ossigeno si prepara con il biossido di maionese.

Il ferro è molto utile. Esempio: il ferro da stiro.

I carboni portati al rosso diventano indecenti.

Gli studenti definiti “Pierini” della Francia degli anni Cinquanta regalano delle vere e proprie chicche. Non mi dilungo ulteriormente perché so che avete i compiti da preparare, da correggere o da copiare. Chiudo con qualche chicca matematica che trovate in foto. Courage! Vedrete che Natale arriverà prima del previsto.

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Da notare la rilegatura ormai a brandelli. Da ragazzina l’ho letto molte volte

Jules

Have a break… il telefonino

Copia di meals

Vi ricordate la pubblicità del Kit Kat degli anni Novanta? Due cacciatori in cerca di anatre con il loro bravo richiamo: nessun’anatra è abbastanza ingenua da cascarci: i cacciatori si stufano e spezzano un Kit Kat: lo schiocco è così forte che le anatre, in maniera gucciniana, prendono il volo: i cacciatori, invece di approfittare della possibilità di fare carniere, mangiano lo snack mentre compare la scritta “Have a break… have a Kit Kat”. Suppongo si siano fatti rimborsare i soldi spesi per il richiamo poco funzionale.

Come annunciato dal volume per Ex Novo della scorsa settimana, questo mese scivoliamo verso il letargo: si parlerà di libri per staccare da tutti gli elementi che causano stress alla nostra vita. Partiamo da un oggetto che in qualunque formato monopolizza la nostra vita: il telefonino. E ho scelto il termine retrò apposta in modo che si sentano inclusi i possessori di smartphone, cellulari, blackberry e similari. Ciò che vi serve è la lettura de Il canto della fontana di Marzia Verona, edito da Pentàgora.

Fissavo lo schermo anche quando il mio sguardo avrebbe potuto andare più distante. Avrei dovuto farlo! Ero volutamente miope, scartavo la realtà concreta che mi circondava e mi lasciavo avvolgere da un mondo inconsistente. Gli occhi mi dolevano costantemente. Smartphone, tablet, portatile. Foto da scattare e condividere in tempo reale. Contava solo più quello che veniva immesso nel mondo virtuale. Proprio io, in quanto scrittore, avrei dovuto rendermi conto che si trattava di un ossimoro. Ciò che è virtuale non può essere reale. Era diventato tutto compulsivo: immettere continuamente testi, foto, links e controllare le reazioni altrui, gli apprezzamenti, i commenti, replicare a questi ultimi e perdersi in discussioni infinite che mi sfibravano, ma che credevo importanti, fondamentali.

Un giornalista scopre di essere diventato single per via di un aggiornamento di stato di Facebook. Così concentrato sul mondo digitale da non accorgersi che la sua relazione si stava esaurendo, una volta alzato lo sguardo dai vari schermi luminosi realizza che la sua compagna lo ha lasciato. Decide quindi di prendersi un periodo di pausa e isolarsi dal mondo e dalle persone andando a vivere in un’isolata casetta in montagna. Dico “decide”, ma è in realtà uno step naturale, quasi obbligato, per cercare di rimettere ordine nella propria vita. Si organizza quindi in modo da poter restare solo con se stesso, una cosa che nel mondo digitale è praticamente impossibile da realizzare, e da poter affrontare la vita in montagna con meno contatti possibili con il mondo. Il contatto con la natura, con la terra e con le montagne gli sarà modo di conoscere di nuovo se stesso e trovare una nuova voce, sia interna che narrativa.

Un po’ Mauro Corona e un po’ Christopher McCandless, il protagonista vive in un paese dove non si avventurano nemmeno gli escursionisti e offre una visione della montagna vivida e rinfrancante. Seguendo il ritmo delle stagioni e con uno sguardo sulla montagna che può solo far innamorare, passa dalla solitudine, all’arrivo degli animali e poi al ritorno, o meglio, all’irruzione della società di nuovo nella sua vita. Un percorso quasi detox che fa desiderare di poter fare lo stesso, di staccare e isolarsi in un piccolo eremo con camino e profumo di legna bruciata.

Fate la prova: il mio telefono, leggermente sadico, ogni domenica mi informa del tempo percentuale che passo attaccata allo schermo, indicandomi se sono andata meglio o peggio rispetto alla settimana precedente. Non so, dal punto di vista della Apple, quale sia il meglio o il peggio. Dopo la lettura di questo romanzo, vincitore del premio letterario Parole di Terra 2017, vedrete che il vostro consumo tecnologico calerà in maniera sensibile.

Jules

 

Relax(?): pensiamo alla Terra

Copia di meals

Ogni anno, un mese e due giorni dopo l’Equinozio di primavera, in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Terra: cioè oggi, 22 aprile. Ormai dovremmo saperlo e averlo ben capito che questo è l’unico pianeta che (al momento) abbiamo per vivere e dovremmo fare come i Puffi e rispettare Madre Natura sempre. Come tanti Gargamella invece ridiamo in maniera stridula e sardonica mentre non facciamo la differenziata o usiamo la macchina anche per fare 100 metri perché tanto “così fan tutti”. Lungi da me iniziare una qualunque filippica sull’irresponsabilità del genere umano però penso che l’agente Smith di Matrix non avesse tutti i torti nel definirci dei parassiti: e poi il cattivo era lui.

Per questa giornata della Terra possiamo metterci comodi, rilassarci perché è domenica e leggere un romanzo che non potrebbe essere più indicato per questa ricorrenza: La strada di Cormac McCarthy.

Gli orologi si fermarono all’una e diciassette. Una lunga lama di luce e poi una serie di scosse profonde. Lui si alzò e andò alla finestra. Cosa c’è?, disse lei. Lui non rispose. Andò in bagno e premette l’interruttore ma la corrente era già andata via. Un debole bagliore rosato alla finestra. Lui si chinò su un ginocchio e alzò la levetta per bloccare lo scarico della vasca e aprì al massimo tutti e due i rubinetti. Lei era ferma sulla porta in camicia da notte, aggrappata allo stipite, una mano a sostenere il pancione. Cosa c’è? Cosa succede?

Non lo so

Perché ti fai il bagno?

Non mi faccio il bagno.

Non un romanzo su prati verdi ed idilliaci colli; nel romanzo post apocalittico di McCarthy non ci sono colori. Solo la strada che porta a sud e un papà e un bambino che continuano a camminare per arrivare in un posto più caldo e sfuggire agli altri sopravvissuti che sono diventati cannibali. Loro sono i buoni, non mangiano altri umani, e portano con loro il fuoco. È un romanzo che, a livello basale senza analizzare struttura, impianto dialogico, senza ricamare sul cesello di ogni singola frase, ti azzanna alle viscere e smuove qualunque sentimento di paura, affetto e disperazione tu possa avere sedimentato che si legge veloce, una pagina dopo l’altra, e che lascia dietro di sé un senso di oppressione e inquietudine che dura per giorni. Un vaso di Pandora di cui non si vede il fondo. Però vedi l’amore di questo papà per il suo bambino, speranza per un mondo che ormai è sprofondato nella ferinità.

Perché questo romanzo proprio oggi per la giornata della Terra? Perché l’evento apocalittico che dà inizio a La strada non viene mai specificato. Non sappiamo cosa sia successo, cosa sia il bagliore e da dove siano venute le tempeste di fuoco. Forse è stato un evento naturale come un meteorite, o forse è qualcosa che abbiamo fatto noi umani. Forse un evento catastrofico ed improvviso, forse un progressivo accumularsi di cause. Possiamo perderci in mille arzigogoli pensando a guerre, fatalità, ma l’idea che dietro la distruzione del mondo ci sia la mano dell’uomo resta. Non sappiamo se sia stata colpa dell’ennesima bottiglia buttata in mare o di una guerra nucleare, ma potremmo essere sulla strada per avviarci ad un mondo come quello di McCarthy. Se riuscite state all’aperto, godetevi la primavera, e ricordatevi che anche noi potremmo trovarci sulla strada molto prima di quanto pensiamo.

Jules

 

Relax: un po’ di buone maniere, perdinci

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Il titolo potrebbe ingannare: cosa c’è di più antitetico del relax e dell’etichetta? Dover restare ingessati, seguire un determinato codice di comportamento in ogni situazione crea un notevole stress. Il volume che vi consiglio oggi è però più antropologico che di buone maniere, un modo per sbirciare nelle abitudini e nelle regole dell’Italia del boom economico: Il saper vivere di Donna Letizia.

Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, è stata illustratrice, giornalista ed esperta di bon ton, nonché terza moglie di Indro Montanelli. A partire da metà degli anni Cinquanta, prima sul giornale Grazia e poi su Gente, Donna Letizia ha dispensato consigli sulla sua rubrica di buone maniere.

Come organizzare il primo pranzo con i consuoceri, come allestire un perfetto cocktail party, come comportarsi come ospiti in casa d’altri, nulla è scappato al suo occhio. Nel 1960 è uscito il primo compendio dei suoi suggerimenti corredato da sue illustrazioni, appunto il “saper vivere”. Ora lascio parlare direttamente la voce dell’autrice.

Cosa fare se qualcosa durante il pranzo non funziona?

Durante lo svolgersi del pranzo, la padrona di casa non deve lasciare trasparire la minima apprensione. Se un tragico rovinio di cocci proviene dalla cucina, lei continuerà stoicamente a sorridere. Se il cameriere commette qualche errore di servizio non lo sgriderà.

Mi raccomando: sempre gentili con il cameriere! Come comportarsi durante un viaggio in treno?

La signora che viaggia non invade lo scompartimento con un numero irragionevole di bagagli. Entrando nello scompartimento inchina leggermente la testa. Che non debba incoraggiare i tentativi di conversazione del signore che le siede accanto o di fronte è cosa risaputa. Ma essere riservata non vuol dire essere sgarbata. Un atteggiamento educato le varrà il vantaggio di persuadere l’importuno che si trova davanti una vera signora e che perciò non ha nulla da sperare. Potrà chiedergli all’arrivo con un sorriso smagliante di aiutarla a tirare giù le valigie.

Be’, sul numero irragionevole di bagagli mi dichiaro d’accordo. Peccato non ci fossero ancora i cellulari al tempo di donna Letizia. Passiamo alle relazioni sentimentali?

I fidanzamenti prolungati sono sconsigliabili: logorano i nervi a tutti, la sposa deperisce, lo sposo si fa irrequieto, le madri portano scritta in fronte una sospettosa e crescente inquietudine.

Le battute qui potrebbero sprecarsi. E comunque sappiate che dopo i 25 anni si è considerate senza speranza e che le madri devono iniziare a fare inviti a cena a tutti gli scapoli papabili e il padri devono invitarli a giocare a golf. A giocare. A. Golf.

Leggerlo nel 2018 fa sorridere. Molte delle situazioni da lei descritte non hanno più senso di esistere: sono piuttosto sicura che non mi capiterà mai di ospitare dei cardinali per un pranzo formale. Altre sono state sdoganate: per il primo pranzo per far conoscere i consuoceri nessuno si farà precedere da una corbeille di fiori bianchi. Traspare però, oltre al tremendo snobismo e al classismo condiscendente, un senso di ordine e di codifica che, nel bene ma anche nel male, ormai si è completamente perso. Mettersi il coltello in bocca per pulirlo, non è disinvoltura: è maleducazione ed è oltretutto pericoloso. Non ho certo bisogno che qualcuno mi accenda la sigaretta, ma se un uomo mi avvicina la fiamma mentre cerco affannosamente l’accendino in borsa (mannaggia a trovarlo quando ti serve!) ha quel gusto retrò che a me piace. Il “saper vivere” è diventato altro, ha ceduto il passo a tempi più frettolosi e alla mano, ma per una patita di Downton Abbey come lo so sono io questo volume qualcosa di affascinante ce l’ha.

E ora sono in crisi perché non ho il piatto a mezzaluna per servire l’insalata.

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Ultima nota: la mia edizione arriva diretta dal 1960 e dalla libreria di mia nonna. La ristampa più recente è di Rizzoli Bur del 2007.

Jules

 

Relax: meglio un grosso e morbido bozzolo in cui rintanarsi

Copia di meals

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di partecipare ad un incontro con Sarah Andersen, la giovane fumettista newyorkese autrice di Sarah’s Scribbles, in Italia per presentare il calendario 2018. Di chi stiamo parlando? Be’, lei

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Ora che avete visto queste vignette avete certamente associato. Capelli corti, esile, sorriso timido e voce bassissima nel rispondere alle domande dell’editore e del pubblico. Chi ama i fumetti e le maglie a righe, come la sottoscritta, non può non incappare in lei.

Sarah’s Scribbles inizia a popolare le il web nel 2013 sulla piattaforma Tumblr e da lì il successo cresce andando ad invadere gli altri social e poi finendo su carta. In Italia viene tradotta e pubblicata da BeccoGiallo, casa editrice di Padova. I volumi (da cui sono tratte anche queste due vignette) sono “Crescere! Che palle” e il seguito “Un grosso morbidoso bozzolo felice”.

Nei suoi disegni assistiamo alle avventure di una ragazza che ama indossare felpe grandi, è spesso spettinata, afflitta da mille ansie e un po’ goffa. Dialoga con la sua “coscienza”, rappresentata da un coniglietto, con il suo cervello, le sue ovaie… rappresenta i problemi della vita di ogni giorno dei Millenians, raccontati con autoironia e una punta di autocompiacimento di fondo nel non essere ancora del tutto cresciuti. C’è parte di ispirazione autobiografica, ma non completa identificazione, visto che non viene mai dato un nome al personaggio.

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Questa domenica, per rilassarsi, le sue strisce sono la cosa migliore. La domenica possiamo autocompiacerci nel rimanere a letto fino a tardi, nel non lavare i piatti e nel dire a Netflix che sì! sì! stiamo ancora guardando Family Guy e non vogliamo essere giudicati. Anche se è la terza ora di fila. Anche se lunedì è fuori dalla finestra che sogghigna e ci consiglia di goderci la nostra spessa coperta che funge da armatura. Domani non potremo portarla in giro e dovremo incontrare gente e fare cose.

Jules

Relax: tè e humor britannico

Copia di meals

«È in ritardo tuonò.

«Non precisamente», disse Joss.

«Come sarebbe a dire non precisamente?

«Un uomo come me par sempre più in ritardo di quanto in realtà non sia. E questo perché la gente non vede l’ora che arrivi. Tutti s’irrigidiscono tendendo l’orecchio per udire lo scalpiccio del suo passo, e ogni minuto sembra un’ora»

È il primo week end di autunno, anche se già da diversi giorni il freddo si fa sentire (ma quando mai ho avuto le coperte di lana a metà settembre?) e ci si prepara per i lunghi pomeriggi domenicali fatti di letture rilassanti. Visto che la stagione è solo agli inizi e c’è ancora un po’ di luce, lasciamo i romanzi più spessi per i prossimi mesi e scegliamo un romanzo consumabile in un paio di ore: Servizio espresso di Wodehouse.

L’umorista inglese, celebre per i romanzi incentrati sull’impeccabile maggiordomo Jeeves, è responsabile anche di diverse opere slegate, sempre caratterizzate dalla sottile ironia britannica. Servizio espresso, pur nella sua brevità, contiene una trama complessa: il proprietario e fondatore di un’azienda di prosciutti e alimentari, Mr Duff, desidera rientrare in possesso di un dipinto, realizzato dal suo braccio destro, ex ritrattista Joss Weatherby. Raffigura la sua ex fidanzata,  Beatrice Chavender, e sarebbe perfetto per la realizzazione di una campagna pubblicitaria dell’azienda “Duff e Trotter”. Solo che si è lasciato in pessimi rapporti con Beatrice e quindi incarica Joss di infiltrarsi in quella casa per rubarlo. Joss si è intanto innamorato di  Sally, fidanzata con Lord Holbeton di cui Mr Duff  è l’amministratore finanziario. Anche Holbeton si ingegna per rubare il quadro perché altrimenti le sue finanze resteranno bloccate e… capito? La storia sembra deliziosamente complicata, ma non appena ci si immerge nelle battute e nelle ambasce della società britannica tutto assume un senso, tutto diventa divertente.

Un pomeriggio vola così e, mi raccomando, accompagnate la lettura con del buon tè e dei sandwich con i cetriolini, maionese e rigorosamente senza crosta. Pare che la regina Elisabetta II li mangi così durante il suo tè delle cinque.

Jules

P.S. il mio volume è un reperto rintracciato negli oscuri angoli della libreria dei miei. Data alla fine degli anni Cinquanta, edito dalla casa editrice Elmo ormai scomparsa (e vedo che su eBay non è quotata poi male). Wodehouse è attualmente pubblicato da Guanda e da Polillo Editore. Rintracciare i romanzi “spuri”, ovvero quelli non appartenenti alla saga del maggiordomo Jeeves, è un po’ più difficile, ma armatevi di pazienza oppure riordinate la libreria delle vostre avite dimore: qualcosa salterà fuori.