I libri del lunedì: audiolibro sia

Gennaio è un mese per veri duri. Bisogna essere dei veri badass per essere nati a gennaio, per vivere a gennaio, per affrontare nuove avventure a gennaio. Non a caso in questo mese cade il Blue Monday; non per caso la scuola è costellata di verifiche di fine quadrimestre; non a caso a gennaio succedono un sacco di cose che non si pensava potessero accadere. Dio non giocherà a dadi con l’Universo, ma anche noi a gennaio non perdiamo tempo con Candy Crash. Questo specifico gennaio 2019 con me è stato molto serio: ha raccolto la mia sfida di avere un anno “avventuroso” e, con la serietà del mese che ospita il segno del Capricorno, ha deciso di mettermi davanti una serie di prove. Ho iniziato a insegnare scrittura creativa; mi sto destreggiando con i primi editing professionali della mia vita; sto seguendo passo passo la nascita di un’antologia; mi è arrivato un gatto; mi hanno detto che devo lasciare la casa in cui vivo. È solo il 28: gennaio è anche un mese molto lungo e so che potrà riservare ancora un colpo di coda nelle pieghe degli ultimi giorni. Gennaio ed io ci stiamo divertendo: sono nata in questo mese, so come funziona e so come giocarci. L’unico problema è il tempo residuo da dedicare alla lettura di libri editi.

Dico che è un problema, ma in realtà è una questione di selezione, tanto importante nella narrativa come nella vita. Leggendo tutto il giorno testi di altri, testi in genesi e che richiedono attenzione, mi sono vista costretta a selezionare con molta cura i volumi a cui dedicare il mio tempo libero e di svago. Gennaio si è riempito quindi con “Nel cuore della notte” di Rebecca West (esce proprio oggi per Fazi e su Criticaletteraria trovate la mia recensione); “Robin Hood” di Alexandre Dumas; “Luce d’estate ed è subito notte” di Jòn Kalman Stéfasson; “L’amica geniale” di Elena Ferrante. Quest’ultimo è il protagonista della mia prima volta con un audiolibro.

Mi è sempre piaciuto farmi leggere storie ad alta voce. Sarà per un retaggio dell’infanzia, ma trovo rilassante che qualcuno legga per me. Questione sentimentale e necessità di incastrare la lettura in ogni angolo buono, ho provato la tanto famosa Audible e ho ascoltato il primo romanzo della saga letto da Anna Bonaiuto per la casa editrice Emons, specializzata in audiolibri. Ammetto di aver scelto “L’amica geniale” per due ordini di motivi: il primo è che il non averlo letto ti taglia un po’ fuori dal mondo dei lettori contemporanei. Il secondo è che non si trattava di un romanzo che mi avesse mai messo voglia di leggerlo. Sono stata abbastanza onesta da riconoscere che non avrei mai speso una settimana per le 400 pagine con la storia di Elena e Lila.

È stato fantastico. Tempi normalmente “sprecati” in attività quali la doccia, lavare i piatti, compiere il tragitto casa-lavoro in macchina, si sono trasformati in tempi di lettura. Quando poi a leggere è la voce di un’attrice che ha la possibilità di caratterizzare i personaggi anche meglio di come faresti tu nella tua mente, la storia prende colore. Undici ore di ascolto (tanto era il tempo dell’audiolibro) sono passate in un lampo, un po’ come questo gennaio. A livello di romanzo, confermo la mia prima idea, ovvero che non rientra per nulla nei miei gusti, pur riconoscendo che sia costruito in maniera molto attenta (e parlo della storia, non dell’ambientazione che non ho modo di riscontrare, ma che appassionati mi dicono essere splendida). Senza l’audiolibro non l’avrei mai considerato, perdendomi quindi un pezzo di letteratura che pare destinata a passare ai posteri. Potrebbe diventare una buona soluzione: tenere gli audiolibri per i testi che so che non leggerei mai volentieri. Per tutto il resto c’è la carta stampata: se passa l’attenta selezione che da ora in poi accompagnerà la mia vita di lettrice.

Jules

I libri del lunedì: il Tao è invisibile

Copia di meals(1)

Il lunedì serve forza d’animo. Si vorrebbe essere placidi e sereni come un fiore di camelia e invece si ascoltano le notizie in radio e la pressione sale; non rispettano la precedenza in una rotonda e parte il primo insulto della giornata; un cliente, un collega ciascuno con i proprio problemi, ti dà una rispostaccia. Forse era a loro che hai suonato e dato del cornuto quando ti hanno tagliato la strada.

Cerca in tutti i modi possibili di liberare il cuore,

Accertati di essere aggrappato forte alla quiete.

Tutte le cose crescono e si sviluppano,

e io vedo con ciò i loro cicli.

Lao Tsu è una delle più importanti figure della filosofia cinese. Un po’ come per il poeta epico più famoso del mondo ellenico, la sua reale esistenza è oggetto di dibattito. Viene considerato l’autore dell’opera Tao Te Ching: composo da solo 5000 logogrammi, contiene una serie di avvertenze, massime, dettami morali per seguire il Tao, ovvero la Via. Per un occidentale il Tao Te Ching non è semplice da capire. Il Tao prevede una “politica” fatta di non azione, di mancanza di desideri, di pacifismo e di oscurantismo della massa. Chiaramente, ne sto parlando in soldoni, perché un volumetto anche così smilzo andrebbe letto e riletto, studiato e commentato prima di riuscire a capire l’effettivo messaggio. Difficilmente applicabile nella vita di tutti i giorni, il lunedì si può però tenere in borsa e usare come fonte di ispirazione e di calma di fronte ai nodi che la vita mette davanti. Sentiamo le notizie politiche e il caffè va di traverso?

I migliori governanti sono coloro di cui la gente non conosce niente se non la loro esistenza. […] Quando alcuni affari saranno portati a termine, tutta la gente comune dirà “Noi siamo in noi”.

Non sarebbe male. A volte, la non azione al governo potrebbe essere una buona soluzione.

Un collega si prende il merito per un nostro suggerimento e ci mette in ombra?

Colui che per stare più in alto si mette in punta di piedi non è stabile;

colui che vuole raddoppiare il suo passo non è capace di affrettarsi; […]

colui che si considera superiore non è qualificato per il comando;

Non farà passare il nervoso, ma offrirà una certa consolazione filosofica.

Vorremmo essere altrove, in vacanza, e ci sembra di perderci un sacco di cose?

Senza uscire dalla porta, si possono conoscere le cose sotto il Cielo;

Senza guardare fuori dalla finestra, si può vedere la Via del Cielo;

Più in là si va, meno si conosce;

Anche se continuo a pensare che capirei meglio il significato dalla vita in una spiaggia di Bali.

Sia chiaro che il Tao Te Ching non andrebbe usato come magazzino di frasi motivazionali. Estrapolate dal contesto e dall’intera dottrina possono anche essere fuorivanti. Però, come detto, per noi occidentali sono concetti quasi del tutto alieni, inapplicabili in coda in autostrada o dopo un’ora di attesa alle poste. Questo può essere un modo per avvicinarvisi: anche con un pizzico di irriguardosa e nevrotica ironia.

Jules

Libri del lunedì: la vita non è mai perfetta

Copia di meals

I social sono fatti per mostrare la parte migliore delle nostre vite. Così come i diari segreti sono fatti per custodirne la peggiore.

Nel lontano 2009, Drew Barrymore nel divertente film La verità è che non gli piaci abbastanza (sì, a me è piaciuto) rendeva ben chiaro il concetto di come la nostra vita stesse cambiando in funzione dei social: “Quando voglio affascinare qualcuno non vado dal parrucchiere, ma aggiorno il mio profilo su MySpace”. In qualunque tipo di relazione, sia essa sentimentale, di amicizia, lavorativa, familiare, attraverso il filtro social offriamo il nostro profilo migliore. Tutto è set fotografico, ogni cosa con i giusti filtri è favolosa e il grandangolo reale o immaginifico può fare miracoli.

L’occhio di bue dell’ultimo romanzo di Sophie Kinsella, La mia vita non proprio perfetta, è sull’apparenza, ingannevole quanto le luci dei camerini dei negozi di abbigliamento

Cat lavora a Londra. Originaria e genuina ragazza del Somerset, si è spostata a Londra per lavorare nel campo della pubblicità e del design. Ha un impiego di fatto poco interessante, ma ha la possibilità di stare a contatto con Demeter, la guru nel campo del design, la dea delle trovate geniali, la donna che ha la casa più cool di Londra, che viene ospitata ad ogni evento mondano importante della città. Ha la vita che Cat vorrebbe avere, quella che finge di vivere mettendo foto “false” su Instagram per far vedere a tutti come ce la sta facendo in un ambiente difficile come Londra. Quando il lavoro sfuma, Cat è costretta a tornare Katie, a trasferirsi nella fattoria di suo padre e a rassegnarsi a fare un lavoro che non potrebbe essere più lontano dalla vita perfetta da sempre sognata. Non potrebbe essere più diversa dalla vita di Demeter che sembra essere così luccicante. Sembra…

Il fatto è questo, non sono invidiosa. Non esattamente. Non voglio essere come Demeter. Non voglio quello che ha lei. Cioè, ho soltanto ventisei anni: che me ne farei di un SUV Volvo? Ma quando la guardo è come se, non so… mi pungesse qualcosa, e penso: “Potrò mai essere io? Potrò mai essere così? Quando me la sarò guadagnata, potrò avere una vita come quella di Demeter?”. Non è soltanto quello che ha, è la sicurezza. Lo stile. La sofisticatezza. Le conoscenze. Non mi importerebbe metterci vent’anni, anzi, andrei in estasi! Se mi dicessero: “Sai, se ti impegni e lavoro sodo fra vent’anni la tua vita sarà così”, io ci starei subito.

La trama e in generale il titolo del romanzo possono essere fuorvianti. La storia pare essere incentrata sulla classica protagonista dei romanzi di Sophie Kinsella (sì, li ho letti tutti): la ragazza un po’ pasticciona, ma capace e di buon cuore che riesce a tirarsi fuori dai guai all’ultimo secondo. La mia vita non proprio perfetta parla in realtà di Demeter, la capa apparentemente stronza e incurante dei propri sottoposti.

La capa che tutti noi abbiamo avuto, una o più volte nella vita.

È un romanzo su quanto le apparenze possano ingannare, sulle apparenti vittime che diventano carnefici e sull’inconsistenza del patinato.

Oggi è lunedì, state andando al lavoro probabilmente. Siete in autobus o in macchina e pensate che l’ultima faccia che volete vedere è quella del vostro capo. Si può dire tutto il male possibile sui romanzi della Kinsella, so che i detrattori sono moltissimi, ma non si può negare che aiuti ad alleggerire momenti di tensione. Questo lunedì tenetevi vicino questo romanzo per la pausa pranzo, per cercare di capire perché vi hanno fatto una sfuriata o se sono stati pungenti senza ragione apparente. Non vuol dire che tutto sia giustificabile, ma comprensibile sì.

Guardatevi intorno: ci sarà sicuramente un bello scorcio che vi permetterà di fare una bella foto per risollevarvi il morale. Anche se non perfetta sarà il vostro momento di bellezza. Nello specifico, vicino a dove lavoro, c’è un murales di Kenny Random pieno di farfalle.

E comunque, una capa come Demeter l’ho avuta. Aveva sicuramente i suoi problemi, ma era una donna difficile da tollerare. Molto difficile.

Jules

I libri del lunedì: concisi, precisi, dritti al punto

Copia di meals (1)

Oggi è il Blue Monday. Lontani dalle feste e dalle vacanze c’è chi opta per un travestimento con un bikini rosso da Babbo Natale. Richiesto TSO, o, in mancanza, il piano ferie.

Finiti gli avanzi dei cenoni, orde vagano senza meta tra le corsie dei supermercati e cercano di ricordarsi se la mostarda si possa mangiare con le fette biscottate. A pranzo.

La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. La fiala di vetriolo non è un’arma di precisione.

Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. È entrato in una drogheria di Saint Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l’è bevuto.

A 80 anni la signora Saout, di Lambézellec, nel Finistére, cominciava a pensare che la morte si fosse dimenticata di lei. Così ha aspettato che sua figlia uscisse, e si è impiccata.

«E va bene, tolgo il disturbo!» ha detto il signor Sormet, di Vincennes, alla moglie e al di lei amante. Quindi si è fatto saltare le cervella.

I primi due sono un mio maldestro tentativo di imitare Félix Fénéon, autore di 1500 romanzi in tre righe, pubblicati anonimamente sul quotidiano “Matin” a inizio Novecento ed editi da Adelphi nel volumetto Romanzi in tre righe. Una chicca letteraria che è la massima espressione dell’eleganza e della precisione del linguaggio. Partendo da fatti di cronaca, veri o verosimili, l’autore in 30 parole o poco più sviluppa un micro romanzo, il più delle volte condito da nera ironia.

Oggi è il Blue Monday, ovvero il giorno più deprimente dell’anno: appena finite le feste natalizie, troppo lontani da ferie e vacanze, oggi si tende alla tristezza. Prendete quante più cose allegre e divertenti e di colore azzurro che avete e indossatele. Leggete queste fulminanti cronache per capire che c’è di peggio del rientro al lavoro. E sappiate che, così facendo, avete già letto ben quattro romanzi. Così potete già iniziate a far girare il vostro counter del libri letti del 2018.

Jules

P.S. ah e domani io maturo, invecchio, mi affino in barrique. Non ho ancora deciso se questo fatto peggiora o alleggerisce il mio Blue Monday

Libri del lunedì: non diciamo sciocchezze

Copia di meals

Abbiamo un grande privilegio e non ce ne rendiamo conto: quello di parlare una lingua splendida. L’italiano è ricco, elegante, pieno di sfumature. Lo sentiamo dire in ogni momento che non la valorizziamo e sfruttiamo abbastanza, che il nostro vocabolario si sta impoverendo e che lo maltrattiamo e strattoniamo senza alcun riguardo. Nelle interazioni, scritte e orali, ci limitiamo a raggiungere un minimo livello di comprensione e non di comunicazione organica.

Lavoro a contatto con il pubblico; so di cosa sto parlando quando dico che anche organizzare una semplice domanda o comprendere un breve testo scritto mette in difficoltà moltissime persone. Viene definito “analfabetismo funzionale”.

Per questo lunedì vi presento un piccolo vademecum: L’abbecedario delle sciocchezze da non scriversi di Alessandro Zaltron ed edito da Ronzani Editore. Ironico, snello e brillante presenta alcuni dei termini usati a sproposito nella nostra lingua: inglesismi, storpiature di significato, vocaboli così reiterati da aver perso ogni contenuto… gli stridenti errori della lingua italiana messi a colori su bianco e in ordine alfabetico. Ve ne cito giusto qualcuno.

Partiamo da una parola che negli ultimi anni si trova ovunque

eccellenza: parola aziendalese che funge da superlativo di ottimo, è la supercazzola di quando non si sa circoscrivere la qualità di qualcosa. Spesso abbinata a termini altrettanto vacui come tradizione e innovazione è una zeppa fastidiosa: se tutte le aziende sono eccellenti nessuno lo è per davvero.

Ah lavoriamo tutti tantissimo ormai. Ogni giorno, tutte le ore del giorno… come potremmo dire?

h24: non è il nome di un antidepressivo e nemmeno il codice del mio antifurto. Anche se accaventiquattro centra con ronde e sorveglianza, da cui eredita lo sbrigativo populismo. Espressione che non vale un’acca.

Anche il giornalismo non è esente da castronerie e reiterate espressioni. Vi dice niente “la morsa del gelo”? Come se il gelo avesse bisogno di un sostantivo chaperon per essere più freddo. Oppure

occhio del ciclone: i giornalisti utilizzano questa immagine per definire la collocazione turbolenta del protagonista di qualche scandalo. “Nell’ambito dell’inchiesta piedi puliti il calciatore XY è finito nell’occhio del ciclone”. In realtà, anche per persone digiune di Quark, Voyager e Misteri, l’occhio del ciclone è esattamente il posto più tranquillo dentro una tempesta devastante.

Le definizioni di Alessandro Zaltron ci mettono nella condizione di pensare e ripensare a i vezzi ed errori linguistici in cui tutti noi cadiamo. Personalmente, ho avuto un piccolo brivido rendendomi conto di aver sempre utilizzato in maniera errata la preposizione “presso”. Ho ridacchiato leggendo della condanna delle espressioni “entrare dentro” e “uscire fuori” che mi hanno sempre infastidito ai massimi livelli.

Prendendo spunto dall’introduzione, l’utilizzo della lingua italiana in maniera corretta e varia contro l’insieme di parole raffazzonate, è paragonabile all’utilizzo di scarpe di marca contro delle vecchie e sforacchiate scarpacce: entrambe, in qualche modo, proteggono il piede e consentono di muoversi, ma volete mettere l’effetto che fa un paio di belle Prada?

P.S. Ho letto e riletto queste poche righe, terrorizzata di aver tanto pontificato e di aver poi scritto qualche orrore.

Jules

 

Libri del lunedì: l’orrore cosmico non ci abbandona mai

Copia di meals

Nessuno dovrebbe meravigliarsi dell’esistenza di una letteratura del terrore cosmico. È sempre esistita ed esisterà sempre.

Tra gli scrittori in grado di realizzare delle puntuali e precise notazioni sul genere narrativo dell’orrore, Lovecraft mi è sempre sembrato il meno credibile per il ruolo. Il recluso di Providence, con la sua vita breve e colma di problemi, mi pareva più un autore in preda ai propri deliri e agli incubi che agitavano le sue notti che non un serio catalogatore delle regole per la realizzazione del racconto horror perfetto. I bambini avranno sempre paura del buio, una splendida, piccola edizione realizzata da Nuova Editrice Berti, mi ha aperto gli occhi sul rigore e l’estrema lucidità che il creatore di Cthulhu metteva in ogni suo scritto. Strutturato in modo da evidenziare gli orrori di base efficacemente utilizzati in letteratura,

2) sepoltura prematura […]

16) residuo psichico in una vecchia casa infestata dai fantasmi […]

25) modificazione di un dipinto corrispondente a fatti veri (presenti o passati) […]

e di principali idee che possono motivare un racconto fantastico,

8) demone evocato da un rito […]

23) riesumazione di orrori archeologici […]

solo per citarne alcuni, questi appunti di H.P. Lovecraft gettano una lama di razionalità che potrebbe aiutarci a tirarci indietro dal bordo dell’Abisso. L’autore compila anche un esauriente Bignami della storia del romanzo gotico, partendo da Il castello di Otranto fino ad arrivare ad autori suoi contemporanei. Alcune trame, lette con gli occhi di oggi, fanno quasi sorridere per l’eccesso di artifici e complicazioni.

Per questo lunedì, proprio prima di Halloween, portate in borsa queste pagine. Forse in questi giorni vi è venuta voglia di rileggere Lovecraft e le sue storie, per quanto siamo cresciuti, fanno sempre correre un filo di terrore gelato lungo la schiena. Scorrendo le regole, possiamo forse razionalizzare un po’ e smettere di sbirciare dietro agli angoli bui della casa.

Io mi immagino Lovecraft, seduto in poltrona, mentre discorre con la voce più tranquilla del mondo, delle regole da applicare all’orrore cosmico. Mentre mi parla, ha gli occhi completamente dilatati e sorride un po’ storto: e l’ombra di Cthulhu fa capolino da dietro la porta.

Jules

 

Libri del lunedì: prendila con filosofia

Copia di meals

1) Si romperà una stringa degli scarponcini in pelle di vitello preferiti di Gertrud; 2) Gertrud chiederà al fratellino Emil di recarsi presso l’emporio di Wolfhalden per acquistare un nuovo paio di stringhe per i suoi scarponcini preferiti in pelle di vitello. (…) 11) Emil indosserà il cappottino e i guanti e si recherà presso l’emporio di Wolfhalden ad acquistare le stringhe nuove per gli scarponcini in pelle di vitello preferiti di sua sorella Gertrud preservando almeno un po’ l’esistenza del cosmo.

Come siamo arrivati dal punto 1 al punto 11? Questo brano, tratto dal racconto Domino-Effekt, è lo svolgimento, in chiave ironica e spiritosa, del lemma “Catena degli eventi” del dizionario filosofico di Voltaire. Ma andiamo con ordine o chissà quali avvenimenti catastrofici potrei causare scrivendo così a casaccio.

Era un po’ di tempo che non avevo un bel libro del lunedì da proporre. Il cambio di stagione, la nebbia, gli inevitabili ostacoli alti 12 metri che si devono saltare ogni inizio settimana, mi hanno allontanato dalla lettura in questo specifico giorno. “Dai, stai tranquilla prendila con filosofia”, ti senti ripetere quando qualcosa non va per il verso giusto. Solo che, leggere di filosofia il lunedì mattina può essere proibito: il lunedì mi ricordo appena come si allacciano le scarpe, figuriamoci il “cogito ergo sum” quanto bene mi descrive. Poi però, tra i libri ancora da leggere, mi è caduto l’occhio su Voltaire Light, il nuovo dizionario filosofico edito da Gorilla Sapiens. Senza dizionario, senza filosofia e con un basso contenuto di Voltaire: perfetto!

Questa raccolta di racconti di autori vari, ancora colpevolmente intonso dall’acquisto alla Fiera del Libro di Torino, si ispira al dizionario filosofico di Voltaire. L’opera, scritta in piena epoca illumista, nacque quasi come un gioco letterario con l’intenzione di creare un nuovo dizionario rivolto a persone di mente aperta ed illuminata. I vari lemmi dovevano essere declinati in maniera ironica, divertente e con un discreto intento polemico e di rottura con le definizioni del passato. Gli AA.VV. contemporanei hanno perfettamente inteso il senso di Voltaire. Prendendo 13 lemmi del filosofo francese, hanno tratto dei racconti che ancora di più ne ampliassero il concetto, sempre in senso umoristico. La concatenazione degli eventi viene allora spiegata con un litigio tra fratello e sorella, la gloria, con la storia di un piccolo imprenditore lombardo che scala le vette del successo e della fama, l’entusiasmo, con una sovrannaturale vendita porta a porta di aspirapolveri.

Fossi un’insegnante di filosofia, farei leggere questa raccolta agli studenti del liceo.

Suggerisco, anche se siete patiti delle lenti a contatto come la sottoscritta, di leggerlo indossando degli occhiali. Se non ne avete effettivamente bisogno, usate quelli con le lenti finte che tanto vanno di moda al momento. Se poi volete essere veramente perfetti, completate l’outfit con una giacca con le toppe di velluto ai gomiti: non ho mai rimpianto così tanto di non averne una nel mio armadio.

Jules