Blog

Calendario dell’Avvento: 11 dicembre

“Lei non proveniva da una famiglia di circensi o di acrobati, non aveva nessun ricordo del suo passato né aveva una famiglia. L’unico affetto che aveva era la maga, era come se fosse sua madre. L’aveva trovata che vagabondava in giro da sola e l’aveva presa con sé. Così iniziò la sua avventura nel parco giochi. Venivano milioni di persone per vedere i loro spettacoli e per andare nelle loro giostre.”

Il profumo dello zucchero filato
di Eleonora Pumati
Sensoinverso Edizioni
Branduardi è buono in ogni stagione, anche sotto Natale 

Calendario dell’Avvento: 10 dicembre

“Così si arrovellava Doremus, come centinaia di migliaia di artigiani, insegnanti e avvocati in una dozzina di altri stati sotto dittatura, anch’essi abbastanza consapevoli da mal sopportare la tirannia, abbastanza coscienziosi da non lasciarsi cinicamente corrompere, eppure con un coraggio non così smisurato da scegliere l’esilio o andare incontro alla prigione e al patibolo… specie che avevano “mogli e famiglie da mantenere”.

Da noi non può succedere
di Sinclair Lewis
Passigli Editori

Calendario dell’Avvento: 9 dicembre

“Mentre se ne stava così a pensare col naso in aria vide qualcosa di molto bello. Il disco della luna, piuttosto in alto, era pieno e tondo, e ci passò davanti un grosso uccello. Più che passare davanti alla luna, sembrava quasi che ne uscisse. Si stagliò scuro sullo sfondo luminoso e le ali si estendevano da un lato all’altro della luna. Volava in modo così regolare, sempre nella stessa direzione, che a ragazzo sembrava quasi dipinto sul disco della luna.”
Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson
di Selma Lagerlöf
Iperborea

Calendario dell’Avvento: 8 dicembre

Ed è davvero una specie di oceano. Ettari profumati di alberi di Natale, agrifogli dalle foglie pungenti. Bacche rosse lucenti come campanelli cinesi; su di loro, il gracchiare dei corvi neri che volano in picchiata. Dopo aver riempito i nostri sacchi di fogliame verde e bacche cremisi sufficienti a inghirlandare una decina di finestre, ci mettiamo a cercare l’albero giusto. “Dovrebbe essere alto – riflette la mia amica – il doppio di un bambino. Così il bambino non arriva a rubare la stella.”

Ricordo di Natale
di Truman Capote
Donzelli Editore

Avanguardia pura: il Calendario dell’Avvento

Non me ne vogliate. Ci sono cascata anch’io con il Calendario dell’Avvento. Se ne vedono tanti in giro, uno più bello dell’altro, uno più completo dell’altro e uno più originale dell’altro. Per darmi un pizzico di tono, il mio inizierà l’8 dicembre, il giorno in cui si fa l’albero, e durerà fino al 24. Sarà molto minimal e semplice, piccoli bocconi di letteratura (e di musica). Saranno libri natalizi, idee regalo, squarci di calendario letterario e storie che fa bene leggere quando fuori è freddo.

Insomma: pura avanguardia.

Ah, il calendario sarà presente anche su Instagram con un piccolo gioco ispirato ai miei giorni da scolara con il grembiule. 

Non sono così agée, nella mia scuola si portava il grembiule anche negli anni Novanta. 

Comunque, quando andavo a scuola, il calendario dell’avvento era un premio ambito: il più buon* della giornata aveva il permesso di aprire la finestrella e gustarsi il cioccolatino. Da un lato era splendido perché “wow, cioccolata!”; dall’altro era terribile perché il fortunato veniva ostracizzato dagli altri compagni in quanto “cocc* della maestra”. Su Ig ogni giorno verrà taggata una persona, la prescelta della giornata, alla quale sarà dedicata la finestrella dell’avvento. La persona in questione, per non essere ostracizzata, potrà taggare qualcuno nei commenti. Il taggato vincerà la finestrella del giorno dopo a cui si aggiungerà un altro designato e via così. In modo da creare una community di predestinati che non si sentiranno in colpa per aver vinto l’onore della finestrella.

E il cioccolato? Eh lo so. Ci stiamo attrezzando. 

Jules

Ex Novo: rituali di Natale

Il presepe si faceva anche in Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei e ci si sentiva a casa prima di rientrare per le vacanze

Tutti, con l’arrivo delle feste natalizie, abbiamo i nostri rituali. C’è chi, come i protagonisti di Ricordo di Natale di Capote, fanno il panfrutto; c’è chi fa l’albero rigorosamente l’8 dicembre, non prima e non dopo; c’è chi mangia Pan di Stelle solo a dicembre; chi fa i regali in anticipo e chi corre frenetico la sera della vigilia. Quando ero in collegio, dicembre voleva dire programmare il rientro a casa: hai già prenotato il volo/treno? Cosa facciamo l’ultima sera? erano domande che si rincorrevano di frequente. Dicembre era poi il mese delle feste danzanti (e sì, sono demodé apposta) e quindi ci si accordava a quale andare, quanti biglietti comprare, chi si sperava di incontrare. I rituali ci aiutano a sentire l’appartenenza a un luogo o a un periodo particolare. 

Sono passati gli anni e le feste danzanti non sono più parte della mia routine natalizia anche perché, come direbbe la Marchesa Colombi, alla mia età si è troppo vecchi per ballare*.  Però se c’è una costante che non viene mai meno durante il periodo natalizio è quella di avere tra gli autori in lettura Luisa May Alcott. Jo March borbottava che “un Natale senza regali non è Natale” e io esclamo che un Natale senza la Alcott non è veramente Natale. Questo dicembre, per restare in compagnia dell’autrice, ma per allentare un po’ la simbiosi con la famiglia March, è consigliata la lettura di Hospital Sketches edito da L’Iguana Editrice. 

Mi precipitai a casa attraversando la poltiglia di neve dicembrina come se fossi inseguita dai ribelli e, come molte altre reclute, feci irruzione tra i miei familiari con l’annuncio:
-Mi sono arruolata!-
Seguì un silenzio impressionante. Tom, l’incorreggibile, lo interruppe con una manata sulla spalla e l’aggraziato complimento.
-Vecchia Trib, sei un asso!-

Ho sempre pensato fosse un peccato che le opere “spurie” della Alcott restassero nell’ombra di casa March.
Hospital Sketches, ad esempio, non ha avuto edizioni italiane fino ad oggi e il volume, con il testo inglese a fronte, è appena stato pubblicato da Iguana Editrice. Si tratta di una raccolta di lettere scritte durante il servizio sotto le armi. Utilizzando la figura fittizia dell’infermiera Tribulation Periwinkle tra il maggio e il giugno del 1863 la Alcott pubblicò le sue scenette di vita militare sul giornale Boston Commonwealth.  Per tutte le ragazzine ormai diventate donne, ritrovare la penna ironica e scanzonata della Alcott è puro piacere soprattutto per una ragione: vedere Jo March affrontare la guerra, non solo tagliandosi i capelli, ma andando fisicamente incontro al pericolo.L’infermiera Trib è Jo March e la lettura di queste lettere spinge a ricercare i tratti della piccola donna preferita di tutti. I sondaggi non mentono sulla vittoria di Jo rispetto alle altre sorelle. Troviamo quindi una donna con un certo senso dell’umorismo: se in Piccole donne non aveva paura ad indossare un enorme cappello di paglia anche a costo di sembrare uno spaventapasseri, qui appena arruolata assume, in maniera divertente e applicato ai suoi vestiti, il modo di parlare militaresco. Se Jo viveva la guerra da lontano sferruzzando calze e preoccupandosi per le sorti del padre, qui si sporca le mani e si lancia nel pieno dell’azione, mostrando l’empatia riservata alla sola Beth ora applicata a tutti i giovani di ritorno dal fronte. 

Che Natale sarebbe senza la Alcott? Posso continuare la mia tradizione iniziata quando ero ancora bambina. Quali sono i vostri rituali in preparazione alle feste?

Jules

*mi ha sconvolto rendermi conto di questa realtà

Have a break… la famiglia

 

Il temuto “anche a te e famiglia” si sta avvicinando. Tra poco più di un mese con le feste di Natale, la frequentazione con i membri del proprio circolo genetico vicini e lontani sarà inevitabile. Occasione gioiosa da un parte, dall’altra genera una buona dose di stress. Non è solo una mia convinzione, ma anche negli ospedali potranno confermare che le liti e le aggressioni familiari aumentano nel periodo festivo.

O almeno, così dicono sempre in Grey’s Anatomy e io non ho motivo di non credere al mio medical drama preferito.

Visto che per novembre stiamo scivolando in letargo e cerchiamo dei rimedi per le fonti di stress della vita di tutti i giorni, senza peccare di ipocrisia inseriamo la famiglia tra queste fonti di ansia e troviamo la cura. Se non ce l’avete in casa correte a recuperare Il corrierino delle famiglie di Giovanni Guareschi, il papà di Peppone e Don Camillo.

 

Perché io vi parlo sempre di me e della gente di casa mia? Per parlarvi di voi e della gente di casa vostra. Per consolare me e voi della nostra vita banale di onesta gente comune. Per sorridere assieme dei nostri piccoli guai quotidiani. Per cercare di togliere a questi piccoli guai (piccoli anche se sono grossi) quel cupo color di tragedia che spesso essi assumono quando vengano tenuti celati nel chiuso del nostro animo.

In casa mia questo volume è inesauribile fonte di citazioni e battute. “Sono tre giorni che mangiamo gli avanzi dell’arrosto: non finisce più, sembra la cicciolata di Guareschi”. “Margherita dice che andare al sud si va sempre in discesa e si arriva prima.” Giovanni Guareschi con la moglie Margherita e i figli Albertino e la Pasionaria (all’anagrafe, Carlotta) sono attori di infinite scenette che variano dal comico, al commovente all’esasperante e mettono in scena piccole tragedie quotidiane. Margherita che gioca a ripartire l’eredità mentre è ancora in vita e descrive il proprio funerale per far piangere i pargoli, la Pasionaria che racconta una storia strappalacrime per convincere il padre a firmare un brutto voto in calligrafia, Albertino che mette a letto la bicicletta di Guareschi per farla riposare perché “è stanca di stare in piedi” sono il ritratto dell’Italia da poco uscita dalla guerra. Dove abbondavano i problemi, dentro e fuori casa, ma dove si respirava aria di speranza e ottimismo. Tutti i drammi della famiglia si risolvono sempre con ironia (e anche con qualche urlata) senza dimenticare i sani principi che costituiscono la neonata repubblica italiana.

 

Io, quando rincaso, la sera, non lascio i principi democratici fuori dalla porta come fanno tanti padri di famiglia che, campioni del liberalismo nella vita pubblica, sono, in casa, dei feroci dittatori. In casa mia comando io ma decidono gli altri perché io, anche in casa, conto per uno e gli altri tre sono in netta maggioranza.

Guareschi fu uomo di grande e sanguigno spirito. È, da sempre, uno dei miei autori italiani preferiti e mi punge sempre un po’ constatare come sia considerato un autore minore del nostro panorama. Aveva ironia, intelligenza, un garbo un po’ rustico e forti convinzioni. Le sue storie vere che sembrano favole, oltre a depositarsi lungo il grande fiume, si svolgono anche tra le mura di casa sua. Storie comuni a tutti, problemi piccoli che scavano l’armonia. Se siete alle prese con un tacchino o l’arrosto e avete per le mani un coltello e vostra cugina commenta che, no!, non si taglia così, voi pensate alle pagine di Guareschi, sorridere e con bel garbo andate avanti. Non fate come Don Camillo che prendeva a tavolate i suoi avversari.

Jules