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Oggi si consiglia…a chi cambia lavoro

Copia di meals

Quando si cerca lavoro si dice sempre che i momenti migliori sono gennaio e settembre. In questi due mesi si avviano nuove attività e progetti e si dà un cambio al personale. Si liberano posizioni, le bacheche di annunci si ripopolano. Nell’ottica del desiderio di cambiamento che settembre scatena, anche il lavoro è un aspetto importante. Chi ha da tempo lo stesso lavoro, dopo la pausa estiva, potrebbe trovare intollerabili alcuni aspetti o alcuni colleghi; chi invece è alla ricerca, con settembre si trova motivato e pieno di energia. Soprattutto di questi anni non è di sicuro un compito facile e allora, per far vedere che tutti possono cambiare lavoro, si consiglia La sovrana lettrice di Alan Bennet.

Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri. Era un hobby e la natura del suo mandato non prevedeva hobby. Il jogging, il giardinaggio, gli scacchi, l’alpinismo, l’aeromodellismo, la decorazione delle torte… No. Gli hobby implicavano predilezioni e le predilezioni andavano evitate; prediligere significava anche escludere. Quindi lei non prediligeva.

Essere La Regina non vuol dire essere liberi di fare ciò che si vuole. La vita è scandita da impegni con orari precisi, bisogna rispettare un “code” in pratica per ogni cosa. La lettura non ha di sicuro spazio in una vita così organizzata. Dove potrebbe leggere la Regina? Forse di nascosto in carrozza quando si reca a qualche pranzo di gala? L’arrivo di un libraio ambulante dalle parti del palazzo innesca una vera e propria rivoluzione: di libro in libro, la Regina scopre che leggere le piace, e anche tanto! Diventa vorace, le parole scritte hanno per lei la precedenza su tutto, anche sul rispetto del protocollo e dei programmi giornalieri. Possono forse dei miseri libri minare le basi di una delle monarchie più longeve e famose del mondo?

Alan Bennet è tesoro nazionale britannico. Garbatamente divertente e di recente ancora più famoso per la trasposizione di The lady in the van con l’immensa Maggie Smith, con La sovrana lettrice ha conquistato i lettori di tutto il mondo. Una commedia divertente su quanto i libri possano essere fagocitanti e sul loro immenso potere: se possono deformare i muri, possono anche portare la Sovrana a scegliere di cambiare o abbandonare il suo lavoro. Non è facile, non è da fare a cuor leggero, nemmeno se sei la regina con il regno più lungo della storia del proprio paese alle spalle. Però si può fare se si è coadiuvati da buoni libri.

Jules

Oggi si consiglia…per cambiare compagno

Copia di meals

Gli anni ’80 e ’90 ci hanno lasciato una pesante eredità: l’estate idilliaca. Tre lunghi mesi di giornate in spiaggia, tramonti con cuori di panna e serate intorno al fuoco in un tripudio di gioventù e felicità.

E io che ero ragazzina in quegli anni e stavo a casa a fare i compiti. Me misera!

L’estate idilliaca prevedeva anche, come obbligo non scritto, una storia d’amore folgorante, totalizzante, paralizzante che più che una storia d’amore sembrava un movimento nazionalista per tutti gli -ante che doveva avere tra le caratteristiche. Amiche che si lasciavano prima delle vacanze per non essere vincolate, altre che sognavano Raul Bova uscire stillante d’acqua salata e correre verso di loro.

E io che stavo a casa a leggere e sognavo che Sean Connery mi chiedesse informazioni stradali. Me misera!

Tra questo fuorviante substrato culturale e tutte le tentazioni date dall’estate, può essere che tra i vostri buoni propositi per settembre per imprimere una svolta alla vostra vita, ci sia anche quello di cambiare compagno; marito o fidanzato che sia. Una situazione di certo impegnativa: per aiutarvi consiglio la consultazione di Come ammazzare il marito senza tanti perché di Antonio Amurri*.

Questo piacevole libello di metà anni ’70 fornisce un’ampia casistica di mariti di difficile gestione e loro relativa eliminazione con una commovente attenzione al contrappasso dantesco.

Signore, siete intrappolate in una relazione con un uomo che ha malauguratamente smesso di fumare? Nessun problema, anzi, l’eliminazione si preannuncia molto semplice

Eliminazione del marito che ha smesso di fumare.

Indurlo a fumare. “Fumare” nel senso di andare in fumo. Insomma, dargli fuoco. Su un rogo di sigari. Accesi.

Siete per caso la compagna di un uomo con la sindrome di Peter Pan, altrimenti detta “cinquantennite”? Un uomo che desidera disperatamente sembrare più giovane per correre dietro alla segretaria (ok, il volume è del 1976 non dimenticalo)? C’è la soluzione anche per questo.

Eliminazione di un marito con la cinquantennite.

Ditegli improvvisamente “Ho trovato il chirurgo che ti fa gratis il lifting al viso! C’è solo una piccola difficoltà. Questo chirurgo opera solo nella sua clinica a Santiago del Cile. Ma caro, c’è la posta aerea: la tua testa gliela mandiamo par avion!” sibilate assestandogli una bella, forte, decisa, sacrosanta accettata sul collo.

Povere voi, non starete con un egocentrico? Uno di quelli che ritiene che per voi sia un onore poter stare al fianco di un uomo d’ingegno e bellezza come lui? Basta sfruttare la sua innata propensione all’egocentrismo.

Eliminazione del marito egocentrico.

Avvicinatevi a lui tutta carina e cominciate a dirgli: «Chi è la luce degli occhi miei?»

«Io!» dirà, senza un attimo di esitazione.

«E chi è il più bell’uomo del circondario?»

«Io!» ammetterà felice

«E chi mi fa delirare d’amore?»

«Io!»

«E chi è il più elegante del mondo?»

«Io!»

«E chi si becca una coltellata nella pancia?»

«Io!» urlerà gioioso.

«Ti accontento subito, caro!»

Per ogni fastidioso consorte (declinabile anche con i termini “fidanzato, moroso, ragazzo”), il rimedio e la pena adeguati. A volte si tratterà di piani semplici, a volte necessiterete di un po’ di preparazione, ma seguendo i suggerimenti sarete presto libere di correre incontro al bagnino dei vostri sogni.

Ah, e giusto per non essere di parte o sessisti, sappiate che, dello stesso autore, esiste anche la controparte femminile ovvero Come ammazzare la moglie e perché. Anche gli uomini, in vacanza, hanno sognato le avvenenti vicine di ombrellone.

Jules

*Quando l’ho preso in prestito, il bibliotecario mi ha chiesto se fosse previsto un fatto di cronaca nera di lì a breve e se avrebbe dovuto coprirmi cancellando la mia cronologia utente. Perché il mio bibliotecario ha la faccia da Chiarchiaro e il cuore di Groucho Marx

Oggi si consiglia a…chi è a dieta

Copia di meals

Gli “inizi anno” nel corso dei canonici mesi sono tanti. Con questa definizione intendo dei pit stop, dei momenti in cui si decide di iniziare qualcosa di nuovo, di dare il via ai buoni propositi. Settembre è uno di quei momenti. Appena finite le vacanze, ricaricati dal riposo e dai viaggi si è pronti a ricominciare con rinnovata energia. Lavoro, scuola, palestra, impegni paiono più sopportabili, si decide di imprimere una svolta alla propria vita e di cambiare.

Già, settembre è un mese infingardo. Non fatevi ingannare dalla luce più morbida del sole, dai primi freschi alla sera: settembre ha una guaina di velluto che ricopre un pugno irto di spunzoni. Ma state tranquilli: andrà tutto bene perché questo mese affronteremo il tema del “cambiamento” con libri adatti ad affrontare le grandi svolte che ci siamo messi in mente di fare. Partiamo dal primo step: la dieta.

Anche se è caratteristica più tipica di gennaio dopo gli importanti cenoni delle festività, settembre prevede impegno sul lato alimentare. Sia che si sia lasciati andare con aperitivi e grigliate, sia che il caldo ci abbia fatto perdere qualche chilo, siamo intenzionati a mantenere/riprendere una dieta sana ed equilibrata, ricca dei colori e dei sapori dell’autunno. Settembre è tentatore, oltre che infingardo. Per resistere e iniziare con il piede giusto i buoni propositi consiglio la lettura di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciotto anni e abito con mia sorella Costance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Costance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Thriller, horror, inquietante, tante sono le definizioni che si possono applicare a Shirley Jackson. In grado di creare il terrore con poche righe ben mirate, mai eccessiva, ma sempre al cuore del lettore, l’autrice ha creato alcune delle storie gotiche più belle di tutti i tempi. Abbiamo sempre vissuto nel castello racconta delle sorelle Blackwood, le uniche rimaste della famiglia: tutti gli altri membri sono stati avvelenati una sera a cena e, nonostante i sospetti, le accuse e le calunnie del paese, le sorelle sono state scagionate dall’omicidio. Mary, la più giovane, ha la limpidezza e la crudeltà tipica dei bambini. Ferocemente devota alla sorella e convinta sostenitrice della necessità del loro isolamento dal resto del mondo, ha messo in atto una serie di strategie che confinano con la magia: oggetti sepolti per creare un perimetro di sicurezza, parole sussurrate e poi mangiate per tenerle al sicuro poco possono quando il cugino Charles viene a rompere la loro solitudine; portando con sé l’odio e la paura del villaggio che ha solo bisogno di una piccola spinta per diventare violenza.

Mary, voce narrante, ci porta dentro il suo tortuoso mondo interiore e al suo rapporto con la sorella: come melo e vischio, avviticchiate l’una all’altra, si sostengono e si coprono per giustificare lo sterminio della famiglia che resta avvolto nel mistero, nonostante le accuse convergano su Costance. L’unica certezza che si ha è che l’omicidio è avvenuto durante la cena e il fatto che Costance abbia eliminato e lavato con cura la zuccheriera ancora prima di chiamare la polizia pare condannarla senza appello. Tanto che i bambini del paese ne hanno ricavato una filastrocca

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.

Fossi matta sorellina, se ci vengo m’avveleni.

Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?

In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Ogni volta che dovesse venirvi voglia di un dolce, pensate alla zuccheriera delle sorelle Blackwood mentre la filastrocca vi risuonerà in testa. La tentazione si allontanerà alla velocità della luce consentendovi di mantenere i buoni propositi.

Jules

Ex Novo: settembre fa rima con trasloco

Ex Novo
Il trasloco era ufficialmente finito quando si parcheggiava la bici. L’anno al Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei poteva iniziare

Gli anni dell’università vedevano sempre due momenti in cui fare grosse valigie nel corso dell’anno. Il primo era a luglio, il secondo a settembre, rispettivamente per svuotare e poi rimontare la camera in Collegio dopo la pausa estiva. Se in vacanza riuscivo a partire sempre piuttosto leggera, quando si trattava di riportare tutte le cose che mi servivano per avviare l’anno scolastico occorrevano sempre un paio di viaggi in macchina, con il bagagliaio ben pieno e la bici legata sul tettuccio perché senza di lei gli spostamenti in città si sarebbero rivelati faticosi.

Ricordo il settembre in cui mi trasferii: avevo visto le foto, certo, ma si trattava pur sempre della mia prima sistemazione fuori casa ed ero del tutto digiuna sulle cose di cui avrei avuto bisogno, degli spazi che avrei potuto occupare e di come mi sarei trovata con le altre “inquiline”. Perché, a conti fatti, avrei avuto delle vicine e delle dirimpettaie tutte mie per la prima volta: gente che magari sarebbe stata rumorosa o che si sarebbe lamentata per la mia musica. O forse avrei trovato lì alcune delle persone a me più care.

Per fortuna è andata proprio così.

Ciò non toglie che il primo trasloco generi ansia e timore dell’ignoto. Proprio per questa occasione è caldamente raccomandata la lettura de Lo Straordinario di Eva Clesis.

Questa cosa che scopri le corna il giorno stesso in cui il tuo caporedattore – che beve cibo sintetico Soylent e che all’inizio diceva che eri una penna tanto brillante, la loro pasionaria della moda – ti dà il benservito con una manina curatissima premuta sul petto e un plurale majestatis per dirti che “forse quello che ci manca è la sintonia” e “siamo sicuri di essere noi il tuo sogno nel cassetto, Lea?!; questa cosa che scopri le corna il giorno stesso in cui il caporedattore ti caccia via a pedate accade solo nei film e in certe serie tv. Certa sfiga è pura fiction. O Leopardi

Lea non riesce a crederci. Nella stessa giornata ha perso il lavoro dopo un infernale stage  (non pagato, ma non sottilizziamo) a Vogue Italia e ha scoperto che il suo ragazzo la tradisce. Quello stesso ragazzo che è intestatario del contratto d’affitto della casa in cui lei vive. Come può trovare una nuova sistemazione senza più un lavoro nella competitiva Milano? L’annuncio in cui incappa per caso parla di un appartamento mansardato per una miseria d’affitto. Il condominio, chiamato da tutti, lo Straordinario, sta a metà tra una comune hippie e una casa delle bambole: è perfetto, profumato, autosufficiente e tutti i condomini sono di una cortesia squisita. Certo, i proprietari sono due vecchietti un po’ invadenti che cercano di accoppiarla con il figlio e il tempo da dedicare al lavoro collettivo sembra un po’ eccessivo, ma cosa si può trovare di meglio dello Straordinario? Con i suoi uccellini e i suoi deliziosi tè autoprodotti può forse essere diverso dal quell’idilliaco luogo che sembra?

Pensare a condominio e non andare subito a Ballard* risulta difficile. Le interazioni che nascono tra i pianerottoli coprono tutta la gamma dei rapporti umani: si va dalla semplice indifferenza fino all’amore per la ragazza della porta accanto e all’odio per quella che sta sopra di noi e, mannaggia se si toglie i tacchi per camminare in casa dopo mezzanotte. Eva Clesis crea una storia brillante e ironica che riflette sulle difficoltà della generazione precaria definita “marcia”, cresciuta a suon di sospetti e impossibilitata ad affrontare la vita adulta. Lo Straordinario, oltre a essere una splendida ambientazione, è un personaggio vero e proprio, bello e vorace come un’orchidea dai vividi colori. A metà tra humor, distopia e thriller il romanzo rivede il concetto di trasloco: se una cosa sembra troppo bella per essere vera, è probabile che nasconda qualcosa di oscuro.

State per trasferirvi o tornare al Nuovo?

*pausa a effetto*

State tranquille e pigiate bene le cose nelle vostre valigie. Gli uccellini non cinguettano sempre come in un film Disney, il tè e il caffè sono buoni e tra le vostre vicine troverete alcune delle migliori amiche che potrete mai avere. Senza trucco e senza inganno.

Jules

*Vi siete persi Il condominio? Andate subito qui

 

I luoghi dello shopping: la LibrOsteria a Padova

«Ho vissuto qui in zona per qualche anno e non riesco a ricordare cosa ci fosse prima».

«Un negozio di pellami. Una parete di meno e la LibrOsteria ha tutto lo spazio che occorre».

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Il 19 luglio ha aperto in via Savonarola a Padova, di fronte al collegio Mazza, la LibrOsteria. Si scrive con una o sola, il logo ne ha due per indicare la compagnia e l’accoglienza…o forse perché dopo le prime due ombre inizi a vedere doppio? Questo nuovo locale a metà tra libreria e osteria sta per inaugurare ufficialmente il 15 settembre. Per arrivare preparata a inizio settembre e con lo stomaco convenientemente vuoto, sono andata a sbirciare in anteprima e a chiacchierare un po’ con Marianna Bonelli e Elisa De Rossi, le librOsti.

Marianna Bonelli è un’istrionica condottiera, già fondatrice di Spritz Letterario. L’associazione, nata a Vicenza e cresciuta raminga con lo scopo di raccogliere quanti più lettori e non lettori possibili, trova nella Librosteria la sua sede naturale: d’altra parte, anche le associazioni diventano grandi e decidono di prendere casa.

A mio avviso, questi luoghi dove parole e cibo si combinano dovrebbero avere due caratteristiche: la prima è di farti sentire a tuo agio in un ambiente già ben definito e con il proprio carattere. La seconda di farti capire che è uno spazio in cui puoi vivere e interagire, contribuendo alla crescita. IMG_0009

La LibrOsteria soddisfa entrambi i requisiti: da una parte, porta con sé il bagaglio e l’esperienza decennale di Spritz Letterario con tutte le iniziative rodate negli anni, dall’altra si presenta come uno spazio aperto dove includere nuovi lettori e non lettori e fornire la base per nuove attività. Nonostante sia aperta da pochissimo, infatti, si stanno già creando i primi gruppi di lettura.

Per gli aficionados non dirò nulla di nuovo. La LibrOsteria ospiterà alcune delle attività storiche di Spritz Letterario: la bancarella dello scrivente, ovvero l’asta per aggiudicarsi testi inediti di prosa e poesia. Milk Lettarario, rivolto ai bambini. Le discussioni dedicate al vino e ai libri ovvero qual è il vino giusto per supportare/ sopportare la lettura di un determinato romanzo. Andando di pari passo e parlando un po’ con il sommelier e un po’ con le libraie si arriverà a selezionare un vino perfetto di accompagnamento alle parole. Nicolai Lilin, ad esempio, si può leggere bevendo un Amarone che con il suo rosso si aggancia al sangue dei tatuaggi.

Ma Marianna non è persona da fossilizzarsi sul passato o solo su format collaudati. Stanno lavorando alla ristrutturazione del piano inferiore per poter ospitare anche gruppi di scrittura creativa, cinema, momenti di lettura. Da non escludere un futuro circolo per gli scacchi e giornate dedicate ai tornei di Trivial lettarario. Ogni ultimo martedì del mese ci sarà la serata jazz. Per coppie di futuri sposi ci sarà la possibilità di fare la propria lista nozze e non verranno trascurate le feste di laurea. Con il collegio proprio di fronte poi non mancheranno le occasioni.

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Un bicchiere di vino? Un’acqua tonica allo zenzero? Uno sponciotto?

Dopo tutto questo parlare di libri, vale la pena fermarsi e ristorarsi parlando di cibo. Perché non bisogna assolutamente dimenticare la parte mangereccia. Cosa si servirà in LibrOsteria? Be’, anzitutto cose buone, risponde Elisa da dietro il banco. Vini principalmente veneti e friulani e sponciotti per accompagnare. Perché è fondamentale non uscire da lì a stomaco (e a mente) vuoto. Le librOsti sono ferratissime sui vini e non ti lasciano andare via senza consigliarti un libro: perché i due cerchi del logo stanno anche a indicare che le due anime del luogo non possono e non devono essere separate.

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Sono libri o sono i menù? Apriteli

Dopo esserci rifocillati con la lista per il pranzo, torniamo a parlare di libri. Va da sé che la Librosteria è libreria indipendente al 99,99%. Marianna tiene libero lo 0,01% perché gli estremismi, in ogni campo, non fanno mai bene e ci sono autori pubblicati dalle tanto temute major che non si possono escludere. Con la sua conoscenza letteraria maturata negli anni non si resta delusi dalle proposte di titoli e dalla selezione delle case editrici presenti. La sua conoscenza è poi chiaramente estesa anche agli autori: il calendario si preannuncia già fittissimo. Anzi tutto, durante l’inaugurazione, non è escluso di incontrare qualche autore che viene a rifocillarsi durante il festival di Mantova, ma la prima presentazione ufficiale è fissata per il 20 settembre con Carla Fiorentino e il suo volume Fandango: Cosa fanno i cucù nelle mezz’ore. Converrà restare sempre aggiornati sulla loro pagina Facebook.

Il quartiere ha reagito benissimo a questo nuovo arrivo, nonostante il vuoto dato dalla stagione estiva. Si sono già formati i gruppetti di abituè (e i cani sono molto ben accetti) e la commistione cibo-libri pare funzionare molto bene. Per fare una media in soldoni, per ogni cicchetto consumato si è acquistato anche un libro, giusto per sfamare ogni aspetto.

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Tenete ben a mente l’orario di apertura!

Un’oretta in compagnia di Marianna e faccio fatica a tenere dietro e appuntare ogni cosa (e se ho saltato qualcosa chiedo venia), ed esco sapendo che nei prossimi mesi potrò andare lì ogni volta che sentirò il pungolo della fame: fisica e mentale.

 

Ci si trova in LibrOsteria il 15 settembre dalle 16 alle 24 per inaugurare degnamente.

Jules

Pausa estiva

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Breve nota di servizio. Arriva agosto e nelle sue “lunghe e oziose ore” non si deve lavorare. Ci si inebria “di vino e di calore” e si ritemprano le forze per l’autunno. Il blog (e io con lui) fa un po’ di ferie. Sfrutterò (e il blog con me) questo mese per guardare serie Netflix poco degne, per leggere oltre l’umano consentito, per pisolare, e per concedermi momenti in cui non fare un beato…per gustare l’ozio.

E anche per progettare qualcosa per settembre, dai.

Ci si rilegge tra un mese. Vi auguro un mese caldo e rilassante, intontito dall’ozio e sommerso da chili di gelato. Buone vacanze.

Jules

 

 

I luoghi dello sheep…ing: le isole Faroe parte 2

Con un occhio già sui prossimi voli per Scandinavia e affini, continuo a curare la mia nostalgia per le isole Faroe, così belle da essere bramate dei giganti islandesi che hanno sempre cercato di trascinare le “isole delle pecore” verso le loro coste. Almeno così narrano le leggende e non fatico a crederci. Seconda parte dei piccoli consigli di viaggio e esperienze on the road: abbiamo già parlato dell’arrivo, della guida e del cibo. Continuiamo!

Ex Novo
Giuro che era la stessa giornata a 20 km di distanza

CLIMA

Se il tempo non ti piace aspetta cinque minuti e vedrai che cambia. Saggio proverbio che riassume la situazione climatica faroese. Su un’isola può piovere e su quella accanto esserci il cielo limpido. Due tornanti possono essere infradiciati dalle nuvole gonfie e un cunicolo dopo può risplendere il sole. Inutile negare che sia un arcipelago piovoso: portate il kway e lasciate l’ombrello a casa perché il vento lo renderà inutilizzabile. Non abbiate paura di sfoggiare berretti di lana, ma restate a strati.

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Ho sofferto un po’ il mal di mare, lo ammetto!

Potreste persino azzardare una manica tre quarti se siete spavaldi. L’importante è controllare il meteo ogni mattina: c’è l’utilissima applicazione Landsverk che segnala le condizioni atmosferiche con una precisione micidiale. Fidatevi e siate pronti a cieli e mari color opale.

GENTE (E PECORE)

In un luogo con 46.000 abitanti e 75.000 pecore, è forse più utile sapere come interagire con le pecore. Non fate loro i fari, non avvicinatevi troppo alle zone recintate e lasciate loro parcheggio e spazio. Se non lo fate vi colpirà la maledizione del montone.  Tremende pene aspettano il folle che oserà avvicinarsi per fare foto ai regali ovini: sprofonderà in una pozza di fango e liquami nascosta dall’erba alta.

L’ho visto accadere sotto i miei occhi. Tutankhamon fa un baffo al montone.

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Hai osato farmi una foto? Sprofonda, povero folle, sprofonda!

Parliamo delle persone. Non ho avuto moltissimo tempo per stringere amicizie o per andare oltre le due chiacchiere di convenevoli. Se io sono una persona molto riservata, i faroesi lo sono di più. Sono gentili, cordiali, ma non vanno mai oltre. Persino la nostra ospite Airbnb, dopo averci consegnato la chiave e dato due informazioni, è stata discreta. Abbiamo ricavato molti sorrisi stile Queen Elizabeth in “The Crown”. Però se possono si prodigano per gli sperduti viaggiatori.

Sketch 1.

Fermo un giovane fumatore. Non porto mai l’accendino per non doverlo abbandonare ai controlli all’imbarco e, pur avendo girato supermercati e negozi, ho trovato abbondanza di sigarette, ma non di accendini. Chiedo al giovane dove posso acquistarne uno. Risata divertita come se avessi chiesto dove recuperare del crack.

«Ma da dove vieni?»

«Italia».

«Ah! Senti, facciamo così: ti regalo il mio accendino».

Gentile, ma non ho risolto il grosso dilemma su dove comprare un banalissimo Bic.

Sketch 2.

«Ti dico che dovrebbe esserci una caffetteria qui». Il Vecchio Nerd controlla e ricontrolla Google. Sono senza internet quindi mi devo fidare del suo maps che ha la tendenza a fare quel caz…. a non essere sempre accurato, di tanto in tanto.

«Dice di fronte al supermercato e questo è il supermercato!» File e file di casette bianche e tutte uguali. Sarà… poco convinti iniziamo a girare in tondo, finiamo in un giardino privato, torniamo al punto di partenza. Ci intercetta un pescatore, più o meno l’unico essere umano che incontriamo da diverse curve.

«State cercando la caffetteria?» ci accompagna davanti a una delle casette. «La signora apre alle 11.00 con caffè e torta*».

«Be’, è di fronte al supermercato», puntualizza il Vecchio Nerd.

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E ora dove andiamo?

Tutti parlano danese, faroese e inglese. La comunicazione non sarà un problema: basterà non voler diventare amici di bevute subito.

LIBRI

Pensavate che potessi saltare la parte sui libri? Le librerie si nascondono in fondo all’arcobaleno, o almeno sono altrettanto difficili da trovare della pentola piena d’oro. In molti borghi non c’è nemmeno il supermercato e la libreria perde la classificazione di “servizio necessario”. Inoltre, il Nord Europa è abbastanza votato al digitale. Tenendo conto che il faroese scritto ha circa un secolo di vita, il nazionalismo e il desiderio di avere libri tradotti nella propria lingua è forte: gli scaffali sono occupati da volumi in faroese/danese, più raramente in lingua inglese. A Tórshavn c’è il Paname Cafè che, oltre alla meravigliosa cheesecake al rabarbaro, ha una sezione libreria con titoli internazionali in inglese. C’è anche una saletta dedicata a Jakob Jakobsen, uno dei loro eroi nazionali: fu lo studioso che “certificò” la morte della lingua norrena e si impegnò a far capire quanto il faroese andasse difeso e preservato. Un paese che ha come eroe nazionale un filologo può solo essere un grande paese.

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Lode ai filologi!

In giro per l’arcipelago trovate la catena Bókabúðin che fa da cartoleria, negozio di souvenir, prodotti per ufficio e anche sezione libreria. In questo caso i titoli sono in danese/faroese. Se andate in vacanza sprovvisti e pensate di acquistare in loco, sappiate che farete fatica. Ma so che partite sempre provvisti, quindi il problema non si pone.

Ah, momento spot autoreferenziale: sul canale IGTV di Instagram trovate tutte le puntate di #libriinloco dedicate a “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Nelle istruzioni all’arrivo sulle norme di guida e di comportamento c’è una clausola molto importante: “take a deep breath”. Respirate! Siete in uno dei posti più belli al mondo. Fermatevi, e respirate profondamente. Vorresti imbottigliarla quell’aria. Fare una boccetta piena di quel profumo di sale, di camomilla e di erba appena tagliata; appenderla al collo e trarre profonde boccate per superare la crisi di astinenza che vi colpirà, senza dubbio, non appena l’aereo si staccherà dalla corta pista di Vágar. Vorresti trattenere nelle orecchie il silenzio, fatto dal vento e dal belato delle pecore. Resti lì pochi giorni e ti sembra di averci trascorso una vita, ti sembra che il mondo esterno sia invecchiato in maniera diversa, nemmeno fossi la Fata Morgana di ritorno dalla terra degli Elfi. Ti riprometti di tornare, perché forse hai visto un terzo di quanto c’è da vedere e vuoi tornare. Devi tornare. Le terre degli Elfi generano eterna nostalgia del ritorno.

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Jules

*Riguardate il capitolo CIBO: è il luogo del crumble di rabarbaro