Ex Novo: prime foto, primi gruppi

Passato settembre e stabiliti i primi punti di riferimento per immergersi nel nuovo anno e (in caso) in una nuova vita, ci si guarda intorno per vedere chi c’è con noi. Chi fa colazione a un paio di sedie di distanza, chi abita nel nostro corridoio, chi studia nel nostro stesso corso di laurea e può darci suggerimenti o supporto. Ottobre è così: sia che si stia in un nuovo appartamento, in una nuova città o si sia appena entrate in Collegio Nuovo, si studiano i compagni di viaggio. Ce ne si fa un’opinione, giusta o sbagliata che sia, si incasellando e si cuciono le prime etichette. Ci si avvicina a persone che potrebbero diventare il tuo gruppo o che forse perderai per strada. Ma è importante incominciare a conoscersi. Come nelle foto di classe, dove da uno scatto si identificano i vari “tipi”, una lettura adatta per la classificazione dei nostri nuovi rapporti è “Non siamo che alberi” di Filippo Ferrantini ed edito da Effequ.

Dopo i primi giorni si osservano le nuove compagne, si classificano: chi sarà salice, chi un affidabile pino o una vezzosa betulla?

Eccoli lì. C’è la farnia, in seconda fila, riccioletta, vestita perbene, tutta in punto e virgola: la più carina della classe. C’è l’ontano, faccia da luna piena, con indosso per l’occasione la camicia senza buchi e i calzoni senza sbrendoli, che sorride un po’ per l’obiettivo, il resto per l’ultima diavoleria che sta macchinando sotto la ribalta del banco. C’è il pino, il perticone in ultima fila, con una grinta da brigante e due manone che chissà che cazzotti ci tira, ma che poi, quando può, passa il compito a tutti.

Questa raccolta nasce come progetto didattico per far scoprire la biodiversità della Macchia Lucchese nelle immediate vicinanze di Viareggio. Il posto gode di alterne fortune e recensioni: al suo interno si trova la Tenuta Borbone, ma pochi si avventurano in passeggiata. Vuoi perché si ritenga che non ci sia nulla da vedere, vuoi per pigrizia o per paura, il posto è molto meno visitato di quanto meriterebbe. Così Filippo Ferrantini, con le foto di Elisa Bresciani nella tasca interna del volume, ha messo insieme una raccolta di storie in cui si parla degli alberi presenti nella macchia come se fossero esseri umani, ciascuno con il proprio carattere, i propri punti di forza e di debolezza.

D’altra parte, gli alberi popolano, da sempre, il nostro immaginario. Nella mitologia norrena sono ispirazione per le rune; in “Harry Potter”, con il loro legno, determinano le bacchette e il mago che viene scelto; ne “Il Signore degli anelli” si fanno antropomorfi con la figura degli Ent, pastori di alberi della foresta di Fangorn. Inconsciamente diamo loro delle caratteristiche umane: nessuno pensa che una quercia sia da trattare con poco rispetto. Il salice ha un che di malinconico e può oscillare solo in modo lieve. La betulla è gentile e vezzosa. 

Scopriamo quindi, nelle parole di Ferrantini che usa uno splendido eloquio dal sapore dantesco, che la robinia, che tanto gentile e tanto onesta pare, appena può ruba tutto lo spazio che trova e scalza gli altri alberi. Il salice, alberello striminzito, riesce a rendersi bello e interessante (anche se un po’ melodrammatico) con i suoi rametti che si incurvano verso terra. Il pioppo, allegro e ridanciano, ha un legno meno robusto degli altri, ma è ne è quasi contento: si potranno fare falò per mangiare con gli amici. Queste narrazioni hanno un chiaro intento didattico non solo per bambini, ma anche per grandi in modo da fornire nozioni di botanica che altrimenti non si terrebbero mai a mente. Per non appesantire i racconti, le spiegazioni scientifiche sono inserite a fondo volume, ma sapendo che la robinia è così invadente, verrà più facile ricordare che è della stesso gruppo delle striscianti leguminose ed è una delle poche piante arboree della famiglia. Oppure che il pioppo ha un legno da un basso peso specifico.

Guardatevi intorno: ci sono robinie o salici sulla vostra strada? Qualche faggio o un pino affidabile? E voi? A che pianta pensate di assomigliare?

Jules

I luoghi dello shopping: una nuova eroina. La Volpe volante

Ha un musetto allungato, occhi grandi e plana dall’alto. Sembra una piccola superoina ed è purtroppo in via d’estinzione: l’animale di cui sto parlando è la volpe volante e in lei è racchiuso tutto il significato e l’energia che sta uscendo da una nuova libreria per bambini che sta per aprire a Padova.

Francesca e Olivera hanno una storia quasi favolistica alle spalle. Francesca con un passato da gestore di ludoteca e Olivera, dottorata a Venezia sulla letteratura dei Balcani, non si conoscevano prima di iniziare questo progetto. Un giorno Olivera scrive, sulla bacheca di un gruppo Facebook di offro/cerco lavoro, un messaggio: vuole aprire una libreria per bambini in zona Santa Rita a Padova e cerca qualcuno che voglia diventare sua socia nell’impresa. Francesca risponde che lei è interessata e il primo mattone della libreria è già piantato.

Una vera e propria chiamata all’avventura se vogliamo restare nel campo delle favole. Le due eroine quindi si incontrano e intraprendono un viaggio per realizzare questo progetto. Vanno a Roma per frequentare uno dei corsi di Centostorie, sul treno di ritorno ipotizzano il logo. La lista delle case editrici di interesse è preso fatta: Francesca ha dalla sua l’esperienza della ludoteca ed entrambe hanno figlie che si dimostrano molto entusiaste nell’aiutare le mamme nella selezione dei titoli. “Arianna” racconta Olivera “ormai si è così appassionata che adora sfogliare i cataloghi e li sa a memoria. Il suo preferito è quello di Lupo Guido“.

Oltre all’interesse sui titoli e le storie (la cui bontà è sottoposta alla lettura e rilettura da parte delle figlie), primario è l’interesse per l’ambiente. Perché la Volpe Volante è e sarà una libreria eco-sostenibile. “Appena fatta la lista” raccontano “Abbiamo scritto alle case editrici per sapere come producevano i loro volumi, la provenienza della carta, le loro politiche nel rispetto dell’ambiente. Sulla base di quello abbiamo iniziato la nostra selezione. Il primissimo arrivato di casa è stato Gallucci“. Oltre a ciò i testi privilegeranno i temi di “emergenza” cioè tutto quello che è importante nell’immediato per il pianeta: l’ambiente, la sostenibilità, l’immigrazione, la conoscenza e l’accettazione dell’altro e del diverso, il superamento degli stereotipi di genere. Perché se si cresce con questi valori, si costruirà poi un mondo migliore.

Oltre ai libri, la Volpe Volante offrirà anche uno spazio per i giochi che rispetteranno gli stessi valori. Saranno tutti realizzati con materiali eco friendly: giochi di legno riciclato, zainetti che danno nuova vita alle bottiglie… nello specifico guardate la ditta Affenzahn e i loro bellissimi animaletti.

Insomma, questa volpe volante ha un bel po’ di compiti da svolgere, ma pare non volersi fermare. Infatti, nel suo genere, è un negozio unico in tutta la zona. “Siamo arrivate mentre chiudeva anche un negozio storico di giocattoli e il quartiere rischiava di restare senza una realtà per bambini e genitori. Siamo tutte e due affezionate alla zona e abbiamo intenzione di “conquistarlo” raccontano. Con la cooperazione e la collaborazione dei negozi della piazza vorrebbero creare un orto sociale, migliorare l’accessibilità della piazza e lavorare in sinergia con tutti i negozi della zona: loro dirimpettaia è Laura Failla de “La Bottega sfusa” che da anni ormai diffonde i valori di ecosostenibilità e attenzione per l’ambiente. La piazza è quindi in ottime mani.

Ma, esistono favole su un’eroina come la volpe volante? Ancora no, ma Francesca e Olivera stanno pensando anche a questo. È in corso una campagna di crowfunding che servirà, in primis, a terminare la costruzione della caffetteria ecosostenibile che completerà l’anima della libreria e poi per finanziare la realizzazione della prima favola dedicata alla volpe volante con le illustrazioni di Francesca.

Intanto, il primo appuntamento è per domenica 15 settembre alle ore 16.30. Ci sarà l’inaugurazione ufficiale con il dispiegamento di tutti i libri e i giochi che stanno arrivando a fiume in questi giorni e si potrà ammirare la mostra dell’illustratore Marco Somà. Sarà solo il primo degli appuntamenti previsti. Ci saranno letture animate, giochi da tavolo, consigli di lettura nel futuro di questa volpina. Sarà tanto anche per un’eroina come lei, ma Francesca e Olivera le stanno fornendo tutta l’energia e lo slancio possibile per iniziare a salvare il mondo. A partire da una piccola piazzetta nel cuore di Padova.

Jules

La volpe volante SITO, FACEBOOK e CAMPAGNA CROWFUNDING

Ex Novo: scatoloni e nuove chiavi

Settembre, andiamo, è tempo di migrare. Non solo dalla terra d’Abruzzo, ma da ogni parte si verificano grandi spostamenti. Liceali freschi e maturi che abbandonano le case natie per nuovi lidi; universitari che lasciano vecchie stanze; neo laureati che scelgono altre dimore.

Per alcuni è la prima volta fuori casa, per altri è l’ennesima sistemazione, ma ogni volta è un po’ la prima volta. Ci sono scatoloni da preparare, oggetti da selezionare, capire cosa tenere e cosa buttare nella nuova vita. Perché uno spazio abitativo nuovo (che ancora non ha l’appellativo di “casa”) è pieno di possibilità, di ricordi da costruire, di progetti da svolgere al meglio. Sto traslocando proprio ora mentre scrivo l’Ex Novo del rientro e queste sensazioni sono ben vive e presenti in me. Mi fanno ripensare al mio primo trasloco, quello per andare in Collegio Nuovo: la macchina dei miei genitori carica, anche se avevo solo una stanza da occupare. Un letto al quale abituarsi, spazi e nuove convivenze. Perché il Collegio è stata una soluzione abitativa perfetta per chi, come me, non aveva mai vissuto fuori casa. La propria stanza e il proprio bagno privati, ma sale relax in comune. La possibilità di usare i cucinini, ma con la mensa a disposizione. Un assaggio di indipendenza, ma con confortevoli aiuti.

Eppure era ed è la prima volta in cui una ragazza vive da sola. E quindi, sia per chi si sta trasferendo per la prima volta, sia per chi affronta nuovi cambi, si consiglia la lettura di “Ricette per ragazze che vivono da sole” di Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati, edito da Zandegù.

Un pezzetto di Collegio Nuovo con il portachiavi per il nuovo mazzo di chiavi

Questo è un libro di ricette. Una raccolta di consigli, qualche volta semiseri, qualche volta serissimi, che nascono dalla nostra esperienza diretta. Esperienza di qualcosa che le nostre nonne nemmeno immaginavano fosse possibile e che le nostre mamme non si sognavano neppure, o forse sì ma i tempi non erano maturi. Qualcosa che per noi è diventato molto reale: vivere da sole.

Questo volumetto del 2015 ha come protagoniste Camilla e Rebecca, due ragazze con stili e interessi diversi che vivono da sole e si trovano ad affrontare tutti gli inconvenienti e le difficoltà che la gestione di una casa prevede. Quando l’ho letto per la prima volta (avevo appena iniziato a lavorare e vivevo da sola in un piccolo open space, cioè un monolocale) mi ci sono lanciata con il duplice sentimento di aspettativa e sospetto.
Sospetto perché le librerie traboccano di volumi sul tipo “Come vivere da sola”, “Come esorcizzare il tuo lavandino posseduto”, “Forno a microonde: il miglior amico della donna sola” e via di questo passo. Temevo quindi una lettura sul genere, sempre evitata come la peste. Con aspettativa perché vuoi mai che, tra tanti e tanti titoli sempre sulla stessa variante, questo non ti insegni veramente qualcosa di nuovo?
Il sospetto si è dileguato dopo le prime cinque pagine. Tutti i volumi sopra citati hanno come scopo quello di renderci un robottino multitasking. Ti si rompe il lavandino? Ecco in poche mosse come riparalo. Devi organizzare una cena per venti persone e non sai come fare? Ecco 100 ricette veloci ed economiche da fare in microonde. “Ricette per ragazze che vivono da sole” porta invece l’attenzione su situazioni che, a prima vista, possono sembrare banali, ma che in realtà hanno un valore importantissimo nella vita di tutti i giorni. Cosa fare in caso di insonnia quando Facebook mostra solo foto di gattini e tutti i vostri contatti dormono già beati da un paio d’ore? La risposta, ovviamente, è leggere un autore contemporaneo! La casa non vi sembrerà più vuota.

Come agire se internet salta improvvisamente e senza motivo apparente? Restate calme, fatevi una buona tisana al bergamotto, e spegnete e riaccendete il pc. Se questo collaudatissimo sistema non vi riporta nel mondo digitale semplicemente dedicatevi ad un hobby come sferruzzare sciarpe e cappelli (o qualunque cosa vi piaccia fare). 

Non siete riuscite a fare la spesa dopo essere rientrare da un viaggio? Basta “pucciare” del pane nel latte, farvi un ovetto alla coque e il problema è risolto con un certo stile.
Deliziosa la garbata autoironia che le due autrici spolverano su alcune situazioni. Perfette per il tocco d’insieme e come legante, un po’ come fanno le tende in ogni appartamento femminile, le illustrazioni di Ilaria Urbinati che rimandano con la mente alle pagine di Pinterest.

Ora la mia prospettiva è leggermente cambiata. Non vivo più da sola, c’è chi compensa alle mie mancanze tecnico/organizzative, ma rileggere queste pagine mi rimanda indietro con un po’ di nostalgia. E come consigli finale per tutte le nuove ragazze che vivono da sole

Vivere da sole è difficile. Vivere da sole è bello. Vivere da sole è un’avventura. Che voi siate single, fidanzate a distanza, facoltose, squattrinate, freelance, lavoratrici dipendenti, atlete, pigrone, chef provette, imbranate, solerti, nate stanche, iperattive, coraggiosissime o fragilissime non importa: vivere da sole è un’esperienza importante. Un’esperienza che in qualche modo cambierà la vita a tutte voi. E
vi regalerà nuovi occhi per osservare il mondo. Imparerete a cavarvela in ogni situazione, ma anche a saper chiedere aiuto quando è il caso.

E sappiate che “la soluzione abitativa” diventerà “casa” nel giro di pochissimo tempo. Buon inizio e buoni traslochi a tutti.

Jules

Oggi si consiglia… per vacanze brevi

Siamo ormai agli sgoccioli. Siete tutti in partenza. Ad agosto, nelle sue “lunghe e oziose ore”, non si lavora, è per eccellenza il mese di vacanza. Forse non avete in programma vacanze eleganti, lunghe o avventurose delle quali ci siamo occupati nei consigli precedenti: forse riuscite a ritagliarvi giusto qualche giorno, un week end lungo per piccole tappe non troppo lontane. Forse la maggioranza di noi si concede solo questo tipo di vacanze. Non fanno per voi lunghi romanzi e tomi voluminosi; serve qualcosa di piccolo e compatto, che si possa leggere anche poche pagine alla volta. Serve, in definitiva, una raccolta di racconti.

Le antologie di racconti non godono dell’attenzione che meriterebbero. Scrivere racconti è una delle attività più difficili in cui uno scrittore possa cimentarsi: richiede controllo, attenzione somma alle scelte linguistiche, perfetta calibrazione di tempi e snodi. Non sono semplici nemmeno per il lettore perché in poche pagine va mantenuta un’attenzione alta, si richiede un tipo di lettura attivo. Il lettore deve mettere in gioco intuito e comprensione molto più che nella lettura di un romanzo corposo. Come mi dicevano sempre anche a scuola, se un testo è breve non vuol dire che sia meno difficile o meno valido di uno lungo: anzi, molto spesso è vero il contrario. Non mi addentro qui in un’analisi più approfondita perché state finendo i bagagli e volete capire cosa mettere in valigia, ma se l’argomento vi interessa vi rimando a una bella inchiesta di Vanni Santoni pubblicata su Vice nel 2016. Scoprirete che la stessa parola “racconti” è vittima di damnatio memoriae.

Se parliamo poi di antologie di autori vari ed esordienti, il percorso si fa ancora più difficile. Difficile pubblicizzarle, difficile venderle. E così va a finire che si perdono vere e proprie chicche solo perché non si sa di doverle cercare e leggere. Quindi per il vostro viaggio breve mettete nello zaino l’antologia “Fuori dai margini”, autori vari, edita da Ciesse Edizioni e a cura di Laura Liberale, Giulia Pretta e Heman Zed. Gli autori, esordienti nella quasi totalità, hanno lavorato sul tema dell’integrazione.

Tematica tanto ampia quanto di difficile inquadramento e trattazione, sopratutto nell’attuale momento storico e politico. Si rischia di scadere negli eccessi e negli estremismi (sia da un lato che dall’altro) oppure, ed è peggio, nel banale. Ma gli autori della raccolta sono riusciti ad aggirare molto bene il pericolo e hanno ragionato sulla tematica da prospettive originali e per niente scontate.

Troverete ben poco della classica triade accoglienza-accettazione-inclusione ma ragionerete sulle differenze culturali che possono esserci, che so?, tra una cuoca e un gruppo di alieni che vuole imparare a cucinare il ragù alla bolognese. Oppure rifletterete sull’integrazione che possiamo avere noi stessi con le molte voci e inclinazioni che si annidano nel nostro animo. O quanto l’ombra maestosa di un toro possa sconvolgere gli spettatori di un'”innocente” corrida.

“Fuori dai margini” non resta tra le righe e non si adegua a un solo canone. Come una compilation musicale oscilla tra pezzi lenti e altri più ritmati, tra quelli scanzonati e semplici e quelli più onirici, tra veri e propri micro romanzi, esperienze di vita reale, e brevi squarci di situazioni più ampie.

Ora, non mi nascondo dietro un dito: tra i nomi di copertina c’è anche il mio e in genere non faccio mai pubblicità per testi che mi riguardano. O comunque la limito molto, concedetemelo. Ma in questo caso, in cui il mio intervento si può definire marginale, ci tengo a far conoscere questa raccolta di racconti. Perché molti testi di valore rischiano di restare soffocati dalla mole di carta che esce ogni giorno. Perché il coraggio di pubblicare un’antologia di racconti brevi, che sempre di più abitano solo nelle riviste, va premiato. Perché le raccolte di racconti sono come i luoghi di vacanza breve: ti ci addentri con aspettative minori (come è capitato a me per Vilnius non più tardi di due settimane fa) e ne resti folgorata. Apprezzi i piccoli dettagli, la scelta attenta delle parole, l’originalità delle variazioni sul tema. E quello che ne esce fuori è una gran bella sinfonia.

Jules

I luoghi dello shopping: Vilnius e le chiavi cavatappi

La storia è iniziata a marzo: tardi per i miei standard di prenotazione delle vacanze. Per ragioni varie, legate a impegni, incertezze, mi sono ritrovata al 18 di marzo senza un’idea precisa su dove trascorrere le ferie. Faroe e Shetland erano ormai fuori portata perché i costi erano lievitati e quindi ho fatto una cosa che non faccio mai: ho lasciato decidere al Fato che, in questa storia, ha assunto il volto di Ryanair. Ho aperto l’applicazione e ho deciso, in accordo con il Grande Nerd, di cliccare “prenota” sulla prima destinazione che la compagnia ci avrebbe offerto.

«Vola a Vilnius a partire da 20 €»

«Prenoto?»

«Prenota!»

«Ok, fatto.»

«Fantastico. Esattamente dov’è che andiamo?»

«Estonialettonialituania?»

Perché per me, le tre repubbliche baltiche sono sempre state un ammasso confuso. Sin dai tempi delle elementari non ho mai saputo ben distinguerle, posizionarle e associare la giusta capitale alla giusta nazione: il mio Sapientino e le carte geografiche della scuola erano ante caduta URSS.

«Oh, guarda, è il Lituania.»

«Oh, guarda, Forbes la indica come meta imperdibile.»

E io nutro una grande fiducia nei consigli della bibbia del capitalismo. Finito il simpatico siparietto, vi faccio fare un mini giro di Vilnius. Perché è una chicca di città e mi ha sorpreso. Siamo partiti molto all’avventura e senza programmazione e siamo tornati più che mai decisi a recuperare anche Riga e Tallin (che ancora faccio fatica ad associare alle restanti repubbliche).

ARRIVO

Visto che non conoscevo la città, mi sono affidata a un’ottima mappa: una teiera sul muro.

Il volo è abbastanza breve, dura un paio d’ore. All’arrivo, in un aeroporto che sembra un normale palazzo governativo, il collegamento con il centro città è tra i più comodi ed economici che abbia mai visto. L’aeroporto è a pochi chilometri dalla città quindi basta prendere l’autobus n.1 che ferma in stazione dei treni o il n.88 che ferma in pieno centro a pochi passi dalla piazza con la cattedrale. Il biglietto costa 1 € e si può acquistare a bordo. Ah, ricordatevi di spostare l’orologio avanti di un’ora quando arrivate.

CIBO

Quando siamo arrivati, la nostra host di Airbnb ci ha consegnato le chiavi di casa con un utilissimo portachiavi: un cavatappi perché la birra sarà vostra fedele compagna per tutta la vacanza. Ovvietà a parte consiglio caldamente di assaggiare la Šaltibarščiai, una zuppa fredda di cetrioli e barbabietole che, a parte l’inquietante colore rosa bigbubble, è davvero deliziosa. La trovate un po’ ovunque, ma consiglio di andare a Forto Dvaras, un pub pieno di studenti dai prezzi davvero concorrenziali. Il raggiungimento della sazietà e del nirvana alimentare si può ottenere con un piatto di cepelinai, gnocchi grossi come patate ripieni di carne di maiale e conditi con panna acida e pancetta fritta.

Šaltibarščiai

Non ci siamo poi fatti mancare un dolce nel cat cafe di Vilnius. A nostra discolpa possiamo dire di aver sofferto la separazione dalla malvagia Madame Mim che ha approfittato delle nostre vacanze per andare in pensione a bullizzare gli altri gatti e a rubare loro le crocchette. I dolci sono molto buoni, i gatti educati e più che disposti a farsi adorare in maniera incondizionata.

Vietato tirare le code!

GENTE

Bastano davvero poche interazioni per rendersi conto che i lituani non sono molto gioviali. Non sono scortesi, ma ti lasciano intendere che qualunque cosa tu chieda, qualunque cosa tu faccia, in qualche modo li stai disturbando. Che sia d’esempio:

«Quale birra ci consiglia da abbinare a questo piatto?»

«Una qualunque.»

Non fa una piega perché le loro birre sono tutte effettivamente buone. Ah, e se provate a ordinare una birra piccola, vi porteranno sempre e comunque una media. Non c’è posto per i deboli in zona baltica.

LIBRI

A Vilnius i libri crescono sugli alberi, si trovano bene attaccati ai soffitti e gradiscono la compagnia delle birre. Si consiglia Knygynas Keistoteka nella repubblica di Uzupis (guardate più avanti per scoprire cos’è): ci sono libri sul soffitto, libri usati alle pareti anche in inglese e qualche rara chicca in italiano, e oggettistica varia. Un bazar artistico presidiato dalla cordialità lituana di cui sopra.

La Alaus Biblioteka è difficile da collocare. Se la guardi da un lato è biblioteca

se la guardi dall’altro è un birreria con una varietà infinita.

Su Instagram hanno suggerito il termine “birroteca” e “bibliobirra”. Riunire due delle mie più grandi passioni (e se si aggiunge il tagliere di salumi siamo a tre) nello stesso posto mi ha fatto innamorare. Le lampade verdi da lettura hanno dato il colpo di grazia.

MUSEI

Sono molto atletica o è un’illusione?

Non sono una grande amante dei musei. Lavorandoci tutto l’anno, non ci entro a meno di un interesse specifico per l’argomento o la mostra in questione. Questa volta ho però scoperto un museo molto divertente: Il museo dell’illusione . Giochi ottici, specchi, luci che impegnano per parecchio e personale molto disponibile (in contrasto alla legge di cui sopra) pronti ad aiutarti se non capisci cosa ti sta succedendo. Ed è molto probabile che non si scopra il “trucco” dietro l’illusione.

UZUPIS

Articolo 18: Tutti hanno il diritto di stare in silenzio

Lascio uno spazio apposta per la repubblica di Uzupis, una piccola comunità al centro di Vilnius. Un po’ Montmartre, un po’ Christiania, è una repubblica di artisti con tanto di festa nazionale (il 1 aprile), presidente, esercito e costituzione in 38 articoli tradotti nelle varie lingue e affissa in pubblica via. Lungo la Vilnia che scorre dolce lì a fianco ci sono installazioni artistiche con libri che crescono sugli alberi e vinili che fanno da scaletta per i gatti mascotte del quartiere.

La metterò all’ingresso della nuova casa

Vilnius non te la aspetti. O meglio, ti aspetti una città severa e un po’ grigia in memoria della storia recente. Invece scopri palazzi barocchi, tanti parchi, tetti rossi e una visione dall’alto che ti ricorda i plastici dei trenini, punteggiati di alberi e casette ordinate e luminose. E sei molto contenta di essere riuscita a darle un volto e una collocazione e averla fatta uscire dalla litania “estonialettonialituania” che ti perseguita fin dall’infanzia.

Se avete qualche curiosità, domanda o siete stati anche voi a Vilnius, fatemi sapere nei commenti.

Jules

Oggi si consiglia… per viaggi avventurosi

Da ragazzina andavo matta per il programma “Donna avventura”. Un gruppo di ragazze belle, toniche, sorridenti e vestite Alviero Martini andavano in giro per il mondo alla scoperta di luoghi un po’ fuori dai normali giri turistici*. All’epoca, quelle vacanze per me erano un sogno: avrei voluto fare un viaggio così avventuroso (anche se loro erano seguite da un fior di staff e la cosa più avventurosa era il make up anche in Papua Nuova Guinea), esplorare angoli remoti e stare via mesi interi. Con il passare degli anni e fattasi ‘na certa (età) mi sono resa conto di avere una predilezione più spiccata per i viaggi con qualche comodità. Non amo il campeggio, preferisco non condividere il bagno con estranei, voglio dormire in un letto la sera e non sono molto socievole o espansiva quando incontro persone nuove. Limite mio, certamente mi perdo un sacco di esperienze irripetibili.

Se invece voi amate o avete in programma un viaggio avventuroso, zaino in spalla e treni presi al volo – forse il mio immaginario si è fermato ai primi anni Ottanta – ecco la vostra lettura da buttare in borsa e da consumare e maltrattare: “Cosmic bandidos” di Allen C. Weisbecker.

Ho letto più volte il paragrafo a High Pockets, poi ho messo giù il libro, mi sono fumato una canna, ho mandato giù un po’ di rum distillato in casa, e ho letto di nuovo quel passaggio.

Fino a questo punto non avevo preso il libro molto seriamente. In realtà pensavo che fossero un mucchio di cazzate, ma devo ammettere che questo ultimo concetto mi ha fatto pensare.

…esistono contemporaneamente differenti versioni di noi stessi in differenti mondi… e ognuno di questi è reale. 

Se sei un avventuriero-bandido-signore della droga e tutte le agenzie del mondo con la CIA in testa ti stanno cercando, puoi solo nasconderti nel cuore della Colombia e aspettare che passi la buriana. Così pensa il nostro che, in compagnia del cane dalla lingua lunghissima High Pockets e il pitone Legs che ama dormire attorno alla canna fumante di un M16, ha come unico contatto con il resto del mondo il signore della droga decaduto a bandido, Josè. Ma Dio, che non gioca certo a dadi o domino con l’universo, un giorno fa sì che Josè derubi una famiglia americana. Tra le valigie si scopre un bottino interessante: anzitutto, la corrispondenza segreta di Tina, un’adolescente che pare essere molto attiva sul fronte sessuale. E poi libri su libri di meccanica quantistica. Se sei un avventuriero-bandido-signore della droga in clandestinità con poco da fare capisci che questo è il momento giusto per addentrarsi a fondo nella teoria dei quanti. Sicuramente, la quantità illimitata di droghe e alcol a disposizione possono solo facilitare il processo di apprendimento.


Questo romanzo è fatto di rapporto causa-effetto. Risaliamo insieme i passaggi. Allan C. Weisbecker, sceneggiatore di cult come Miami Vice, molla il suo lavoro cinematografico e si mette a girare l’America in camper. Prende ispirazione dal suo cane che nella finzione letteraria diventa High Pockets, cane bandido e ricercato tanto quanto il suo padrone. Saliamo di un gradino e incontriamo il suo padrone, l’elusivo Mister Quark che, nonostante un’infanzia normale da bravo ragazzino che andava ai campi estivi, come lui stesso dichiara, a un certo punto e non si sa bene a che svincolo della vita, si è ritrovato immerso nel commercio di armi e stupefacenti, passando dall’essere ricchissimo alla miseria nello spazio di una giornata e via così. Insieme ai suoi compari, un ex dipendente di Nixon con la passione per le granate, un farmaceutico che soffre il mal di mare, e un aviatore che vola solo a filo degli alberi e ha un cane come secondo pilota, ha vissuto avventure psichedeliche ed è ricercato in quasi tutto il continente americano, arcipelaghi e isole incluse. Una di queste avventure lo porta a doversi rifugiare in Colombia.Qui saliamo di ancora un gradino nella catena e arriviamo all’interesse per la meccanica dei quanti. Se Tina, la figlia del professore, non fosse stata così ninfomane da attirare l’attenzione di Mister Quark chissà se quei tomi sui quanti sarebbero mai stati aperti. Da lì non sarebbero partite le missive per il povero professore, non sarebbe stato necessario rapire un bibliotecario mandandolo in coma per lo spavento e la tequila e nemmeno intraprendere una vera e propria crociata dei pezzenti per risalire fino in California a chiedere spiegazioni al professore, evangelizzando alla fede quantica tutti i bandidos sulla strada. Questo caotico e surreale insieme di elementi si fonde in un’opera esilarante. Saltando tra il passato, con le avventure che hanno portato Mister Quark all’esilio, e il presente con lo studio dei quanti intervallato da alcol e droga a volontà, qualche nozione passa in testa anche a noi. Perché qui viene applicato ogni principio fisico e quantistico alla società bandido. Un bandido imprigionato con una bombola di gas nervino che aspetta che il colonnello finisca di sbattersi la propria donna prima di scoprire se sia vivo o morto, rende il felino di Schrödinger di certo meno interessante.

Prendete fiato, bevete un sorso di tequila e provate a risalire questa catena di eventi. Riderete, parecchio. C’è il piccolo rischio che le vostre avventure reali diventino un po’ scialbe rispetto alla folle cacofonia di Mister Quark, ma non preoccupatevi: in un altro universo parallelo di certo state vivendo la più strampalata delle vicende.

Jules

*Ho anche tentato il provino, una volta. Mi sono fermata alla seconda selezione.

Oggi si consiglia… per vacanze lunghe

Il mito dell’estate italiana fatta di mesi al mare, compagnie di amici, falò sulla spiaggia e cuori di panna è vivo nel nostro immaginario. Vivo come lo potrebbe essere una vacanza di due mesi in giro per il mondo. Vivo quanto la Terra di Mezzo perché ormai sappiamo tutti che queste tipologie di vacanze non esistono per molti di noi.

Forse però c’è ancora qualche fortunato che sta per partire per lunghe settimane di puro relax lontano dalla città e dal proprio lavoro. Se ci siete, se siete queste creature mitologiche, allora vi servono letture adatte*.

L’unico inconveniente che riesco a individuare in questa tipologia di vacanze è la nostalgia. Può essere che, a stare lontani così a lungo, manchino le abitudini di tutti giorni e che serva ricostruire la vostra routine fuori dagli schemi normali. La cura per la nostalgia è di circondarsi di persone amiche e alle quali affezionarsi giorno dopo giorno. Ecco perché dovreste mettere in valigia “La famiglia Aubrey” di Rebecca West.

Ascoltate, ascoltate, dovete cercare di capire. Vedete, Cordelia e voi allo stesso modo avete avuto un’infanzia spaventosa. Ma voi tre, Mary, Rose e Richard Quin – non mi sono sbagliata, vero? Bambini dovete essere onesti e dirmi se mi sbaglio – anche se il senso di colpa per avervi dato un’infanzia così mi fa arrossire, penso che voi tre l’abbiate apprezzata.

La saga, adesso al secondo volume edito da Fazi Editore, presenta una famiglia che interpreta, a suo modo, l’inizio del Ventesimo secolo in Gran Bretagna. La ricchezza degli Aubrey non sta nei bei mobili, nei vestiti alla moda o nel sostanzioso conto in banca. Gli Aubrey, tutti, dal primo all’ultimo, sono musicisti, scrittori, filosofi, sensitivi. La madre, pianista con un passato di vera gloria sui teatri europei; il padre, acceso scrittore di pamphlet politici con il vizio del gioco in borsa; i figli, Cordelia, Mary, Rose e Richard Quin con talento per la musica, attraversano, nel primo capitolo della trilogia loro dedicata, la loro infanzia per poi continuare nel secondo romanzo “Nel cuore della notte” con la loro maggiore età e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Gli Aubrey non sono una saga di immediata lettura. Le vicende della famiglia, narrate in prima persona da Rose, paiono a volte scorrere lente. Dietro ogni evento c’è riflessione, pensiero, filosofia: una semplice rissa da pub riflette sulle differenze culturali dei litiganti. Una chiacchierata notturna è presagio del destino dell’oratore. C’è dietro uno studio dell’immagine e una scelta così calibrata di ogni singolo termine che rende la lettura una contemplazione. Ogni singola pagina merita la nostra piena attenzione e lascia un senso di sazietà che si può avere nell’ammirare per ore un quadro alla ricerca di ogni singolo dettaglio che lo rende così perfetto.

E dietro tutto risuona la musica, vera chiave di interpretazione del mondo per questa eccentrica famiglia. Mary e Rose, le figlie minori, seguono le orme della madre come pianiste e sono dotate di talento e impegno. Per loro, il mondo è musica e provare interesse per persone che non suonano sembra quanto di più lontano dal loro sentire: la cugina Rosamud è all’inizio guardata con sospetto perché non suona alcuno strumento e gioca a scacchi e le sorelle si domandano come sia possibile affezionarsi a chi vive senza musica. Chi suona male è etichettato come nemico. La sorella maggiore, Cordelia, suonatrice di violino, il cugino Jock, flautista, musicisti ritenuti senza talento, sono considerate persone sgradevoli. Non a caso suonano strumenti tradizionalmente attribuiti al Diavolo. Soprattutto tra sorelle, la distinzione genera una netta separazione: Cordelia è entità a parte rispetto a Mary e Rose e anche rispetto alla madre che quasi non ci capacita di aver generato qualcuno senza talento musicale e la compatisce.

Gli Aubrey vanno conosciuti con calma, giorno per giorno, e diventa impossibile non affezionarsi a loro, una volta superato lo scoglio della loro riservatezza. Saranno ottimi compagni di viaggio, anche per le lunghe vacanze che vi accingete ad intraprendere.

Jules

*Se ci siete battete un colpo. Anzi diteci quanto e dove andate in vacanza. Sono valide quelle dai 20 giorni in su.