“L’ultima pagina” debutta

L’ultima pagina” di Giulia Pretta
Ciesse edizioni

Buongiorno e buon inizio settimana. Post di servizio che (spero) sarà oggetto di aggiornamenti.

Chi pensa che il difficile dello scrivere un testo sia scrivere il testo, non sa che quella, nel totale, è quasi la parte più semplice. Perché una volta che il tuo testo ha un titolo, una copertina e quella copertina porta il tuo nome bisogna che lo si faccia vedere in giro.

Un testo, divenuto romanzo, è come una debuttante della buona società di Savannah negli Stati Confederati: deve presentarsi in società e, possibilmente, “mangiare tanto quanto uccellino”. Quindi mi sto dando da fare per trovarle qualche piccolo ballo perché si faccia conoscere da una cerchia (si spera) di gente che avrà piacere di leggere la storia di Mark e Judy. Ecco in primi appuntamenti

18 aprile, ore 18.30: Padova, alla libreria “Il mondo che non vedo“. Presenteranno Laura Liberale ed Heman Zed

6 maggio, ore 18.30: Ponte di Brenta, alla pasticceria “Tombolato“. Presenterà Renato Costa

7 giugno, ore 18.00 (all’incirca): Vercelli, alla libreria Mondadori. Presenterà Ilde Lorenzola.

Continuo a cercare ingaggi.

Jules

Ex Novo: per il cambio di stagione

Oggi è una giornata difficilissima: questo week end è cambiata l’ora. Certo, la sera c’è più luce, non serve bardarsi per uscire, ma non dimentichiamo che si dorme un’ora in meno. E con il cambio di stagione in agguato (non solo quello dell’armadio, anche quello personale) la fatica si fa sentire. La gravità del letto sembra aumentare.

Per contrastare il problema ci sono vari rimedi: chi si affida allo sport per aumentare endorfine e senso di energia. Chi inizia le diete detox per liberare il corpo dalla pesantezza dell’inverno data dalla polenta. Chi prova con la meditazione e chi si impegna a praticare il work-life balance. In Collegio Nuovo lo sanno bene, e i consigli rivolti soprattutto a chi si spostava per master o erasmus, (ma anche applicabili per il difficile transito primaverile) non sono mai mancati: prenditi cura di te stessa. Mantieni degli orari, delle abitudini e dei momenti piacevoli. In altre parole, non farti prendere dalla frenesia che finisce per ledere sia te stessa, che la tua produttività.

E poi c’è chi si affida ai ricostituenti, naturali o chimici che siano. Alcuni danno tali sferzate di energia da parere quasi dei rimedi miracolosi. Proprio su uno di questi ricostituenti si basa il romanzo “Il rimedio miracoloso” di H.G.Wells.

«Vedi», disse mio zio in un lento bisbiglio confidenziale, con gli occhi ben spalancati e la fronte aggrottata, «è gradevole per via di» (e qui nominò un ingrediente che aggiungeva sapore e un’essenza aromatica), «è stimolante per via di» (e qui nominò due tonici molto efficaci, uno dei quali ha una decisa azione sui reni). «E poi i» (e qui nominò altri due ingredienti) «lo rendono piuttosto inebriante. Fa rizzare la coda. E poi c’è» (ma qui sfioro il segreto essenziale). «Eccoti accontentato. L’ho preso da un vecchio libro di prescrizioni…»

L’Inghilterra vittoriana offre molte possibilità. Innovative tecnologie, persone energiche e con uno sguardo rivolto prepotentemente al futuro, la pubblicità, il nuovo che avanza sono un fertile humus per chiunque abbia abbastanza spregiudicatezza per approfittarne. George Ponderevo, figlio di una governante, viene colpito da questa “forza obliqua” del progresso che lo rapisce al suo ceto sociale e lo innalza a vette che mai avrebbe immaginato: essere il braccio destro di suo zio, farmacista e inventore di un tonico eccezionale, il Tono- Bungay. Da queste boccette di ricostituente scaturisce il loro successo e diventa inesauribile fonte di denaro, di progetti e nuove possibilità. Però, si sa, quando si sale così in alto e così in fretta, le cadute possono essere molto dolorose.

Di imperi finanziari che si basano su una bevanda dalla composizione misteriosa ne abbiamo esempi concreti in ogni scaffale di un supermercato. “Il rimedio miracolosoha una composizione complessa: c’è analisi sociale, politica, amore, riflessioni filosofiche, autobiografia il tutto bilanciato da un pizzico di humor. Dickensiana a tratti, questa biografia narrata da George in prima persona si può leggere come un grafico di borsa, fatto di vertiginose salite e rovinose cadute. Tutta l’impresa commerciale del Tono- Bungay sarebbe impossibile senza lo zio di George, Edward Ponderevo. Edward è un visionario, un istrionico imbonitore di fiera che richiama le signore decantando le meraviglie di un prodotto che, a conti fatti, è inutile. Sfruttando una vecchia ricetta con qualche aggiustamento mette sul mercato un tonico miracoloso che è solo il primo mattone di un impero finanziario luminoso quanto falso. George di questo è ben consapevole e si esprime in maniera molto severa nei confronti dello zio: sa che non ha creato nulla di nuovo e di buono e senza la spinta propulsiva della pubblicità non avrebbe avuto tutto questo successo. George è proprio l’ingrediente di bilanciamento di questa avventura. Con studi solidi alle spalle, una simpatia per il socialismo e un certo cinismo nell’osservare la vita sin dalla prima infanzia, pur disprezzando questo commercio di acqua tinta e tutto il baraccone che si è creato sulle sue spalle, cerca di organizzare e gestire con metodo l’affare e le consociate del Tono- Bungay. Senza però mai trarne un reale piacere se non quello effimero che danno i soldi e che gli consentono di cercare la propria curva ascendente in un’attività molto più nobile del commercio: il volo. Spericolato avventuriero di quest’arte e ideatore di palloni aerostatici e deltaplani, si sforza in ogni modo di alzarsi da questa terra, di sorvolare su questa società disgraziata e senza valori.

Il rimedio miracoloso è una storia di salite e di discese. Tutti provano a modo loro a innalzarsi seguendo i valori che più si confanno ai loro interessi. Lo zio Edward con i soldi, George con il volo, Beatrice, la giovane e sempiterna passione di George, con l’amore. Tutti sembrano staccarsi dal suolo per poi rovinare. E la loro caduta dipende sempre dall’ingrediente segreto che non può mancare in un prodotto simile: questa bieca forza obliqua che strappa qualcuno dal proprio ruolo e dal proprio ceto sociale e lo costringe (o gli offre la possibilità a seconda dei punti di vista) a giocare in un ruolo che non è il suo non è ben chiaro quale sia. Potrebbe essere il destino, intraprendenza, fortuna, casualità, progresso. Ma se ne fossimo certi non sarebbe davvero un ingrediente segreto.

Dopo tutti questi rimedi suggeriti non potete che affrontare il cambio di stagione con le giusta energia.

Jules

I luoghi dello shopping: un breve week end lungo a Lione

Per una volta non mi faccio riprendere di spalle

C’è un pezzo del mio libro preferito dell’infanzia, “Vacanze all’isola dei gabbiani”, che mi ha sempre colpito l’immaginazione. Una delle ragazzine dell’isola, Fredrika detta Fred, legge talmente tanto da avere i pensieri stipati come sardine e ha quasi l’impressione che possano sprizzarle fuori dalle orecchie. Arrivata e Lione ho avuto l’impressione che la città sperimentasse la stessa sensazione di Fred e che avesse così tanti libri e tante parole da non sapere più dove metterli. Così, per risolvere il problema, Lione si è risolta a sistemare libri ovunque ci fosse spazio: lungo il fiume, fuori dalle librerie, sulle pareti.

Va fatta una premessa: Lione è una città ricchissima. È piena di scorci interessanti, di locali e ristoranti, di negozi e di librerie. Non farete fatica a trovare queste cose, ci inciamperete anche senza camminare 15 chilometri al giorno come ho fatto io. Quindi mi limito a suggerire alcuni luoghi che sono riuscita a visitare in questo breve week end lungo. La domenica è tutto chiuso (beati loro!) e le mie incursioni librarie si sono limitate alla giornata del sabato.

LIBRI

Il famoso ingresso de “Le bal des ardents”: spero non siate interessati proprio al titolo alla base dell’arco

Le bal des ardents: l’ingresso di questa libreria è giustamente famoso. Nelle varie pagine di appassionati bibliofili va spesso in coppia con la libreria Acqua Alta di Venezia in quanto a originalità. Quando si entra da questo piccolo ingresso non si è quasi preparati allo spazio che si sviluppa all’interno. Ambienti enormi con scaffali ordinatissimi e ogni sezione segnalata da una targa a mosaico. Le pubblicazioni sono in larghissima parte in francese.

La Bourse: poco distante c’è la libreria la Bourse, paradiso dell’usato garantito. Non solo libri, manga e fumetti (e una ricchissima e pervasiva presenza di Corto Maltese che è quasi più affascinante quando parla francese), ma anche cd e vinili. Il Grande Nerd ha trovato dei classici di musica metal che cercava da lustri mentre io e l’amica cicerone prendevamo in giro le copertine degli album.

La tradizione di bouquiniste

Il lungo Rodano: Lione è attraversata da due grandi fiumi, il Rodano e la Saona. Come nella migliore tradizione francese dei bouquiniste, sul lungo Rodano il sabato c’è il mercatino dei libri. Se volete un Asterix che parla gallico usato e in buone condizioni, dovete proprio passeggiare sul lungo fiume.

CIBO

Anche per i non amanti della cucina francese sappiate che a Lione si mangia davvero bene. I ristoranti tipici della città, detti bouchon, sono ovunque, sono buoni e affrontabili a livello di prezzo. Consiglio però due posti (che non sono bouchon) uno per la cena e uno per la colazione.

Le fromagivores: per amanti del formaggio, un ristorante che serve e vende solo formaggio. Al tavolo trovate la piastra, la cameriera vi porta circa tre etti di raclette (con vari sapori tra i quali scegliere. Quella al tartufo mi attirava così tanto, ma essendo sprovvista di primogenito da vendere per pagare il conto ho dovuto “accontentarmi” di quella al naturale) e ve la incastra sulla piastra. La raclette si scioglierà morbidamente sulle patate e voi finirete la cena desiderando di aprire un ristorante simile anche in Italia.

Anti cafè: si sta che il tempo è prezioso. Perché allora, in un caffè, non far pagare né cibo né bevande, ma chiedere una tariffa oraria? All’Anticafè si può mangiare e bere quanto si vuole: c’è un frigo ben rifornito di cibo, pane fresco, acque aromatizzate, tè e caffé. Si può lavorare, giocare a Scarabeo, studiare. Il prezzo è di 5 € all’ora, le marmellate sono molto buone e lo spazio non manca. Ottima soluzione per lavorare fuori da casa e lontano dalla confusione di Starbuks. È una catena quindi si trova anche in altre città europee.

Brioche con praline rosa: queste si trovano ovunque, in qualunque panetteria e pasticceria. Sono brioche costellate di praline di zucchero rosa Barbie. Buone senza essere stucchevoli e ti fanno sentire nel mondo della Mattel. Come non portarsi a casa qualche pralina per poi provare a replicare la ricetta?

ALTRI PUNTI DI VISTA

Per chi non lo sapesse, Lione è fatta di salite e discese. Non metaforiche, è una città piena di ripidi pendii e di scale vertiginose che consentono però una visuale stupenda sulla città. A parte un paio di grattacieli che sembrano piovuti lì per caso, la città dall’alto è molto ordinata, bianca e con tanti graziosi balconcini. Se non vi va di scarpinare, vicino al duomo si può prendere la funicolare (3€ biglietto a/r) e arrivare fino alla chiesa di, vicino alla zona romana della città. La vista è spettacolare.

La Confluence, coloratissima, divertentissima

Lione ha anche un’anima meno francese almeno all’apparenza. Alla confluenza di Rodano e Saona sorge il quartire della Confluence, un tempo zona industriale e negli ultimi quindici anni riqualificata con edifici di design. Passeggiate e vi trovate circondati da edifici moderni e cubi colorati sui quali spiccano il cubo arancione a firma Jacob e Mcfarlane architects e la sede verde di Euronews. I due fori sulla facciata sono gli occhi dell’emittente puntati sul mondo. Oppure sembra un gigantesco gufo.

Sembrano scene reali

Infine, ma li ho tenuti per ultimi perché mi hanno incantata, i murales. Lione è città ingannevole: si contano oltre un centinaio di muri dipinti a trompe l’oeil dove si possono ammirare scene di vita quotidiana cristallizzate dalla pittura. Non sono semplici da trovare perché sono così realistici da ingannare al primo sguardo distratto. Il famoso Mur des camus riproduce scale, macchine gente che osserva gli annunci immobiliari con così tanta cura da sorprendere che si tratti di un dipinto. La prima versione è stata fatta nel 1987 e guardando le foto si vede come, invecchiando, il dipinto migliori. Essendo nato in un anno simile non c’era da aspettarsi altro.

Da bibliofila non potevo perdere il murales de la biblioteque de la cité dove il dipinto arriva fino al cielo con citazioni che incombono e accolgono. È uno dei luoghi più fotografati e imperdibile per gli amanti dei libri e di tutti i loro corollari. Le citazioni, ovviamente, sono solo di scrittori francesi: si sa quanto ci tengono alla loro lingua e alla loro superiorità morale. D’altra parte, sono forti di una millenaria democrazia 😉

Jules

Oggi si consiglia… per iniziare la primavera “Somnium”

Il nostro pianeta è in pericolo. Non è l’inizio di un film di supereroi, non è una dichiarazione ad effetto: è la verità. Stiamo spingendo la Terra sempre più verso un punto di non ritorno tanto da sembrare all’inizio di un film post apocalittico quando tutti prendono sottogamba le dichiarazioni degli scienziati e gli allarmi sempre più frequenti. Ma sì, in fondo, cosa volete che succeda veramente? Oggi inizia la primavera, la natura si risveglia e siamo tutti preda di un sentimento d’amore per il pianeta che ci fa da casa. Per cercare di mantenere questo sentimento non c’è nulla di più adatto di “Somnium” romanzo fantasy a firma di Feliscia Silva (alias Il Lettore curioso) e Gloria Credali.

«Tu non sei un’umana, sei un Blazon. Sei un Uomo-Animale. Il tuo compito è quello di mantenere l’equilibrio naturale nel mondo e svolgere i doveri che ti verranno assegnati.»

Doli è una nativa americana scappata dalla propria famiglia per non dover fare i conti con il proprio pesante retaggio. Ha studiato, si è costruita una carriera e vive solo per il proprio massacrante lavoro che non le lascia spazio per altro. Un giorno, in ritardo per andare a prendere un illustre cliente della propria azienda, incontra un personaggio eccentrico che si presenta come Dex Folives e le rivela che lei è un Blazon, un essere metà umano e metà animale che ha come scopo quello di proteggere la Terra. Doli incarna il potentissimo spirito dell’Aquila, un Blazon che non si vedeva da centinaia di anni. Dovrà seguirlo e andare con lui su Somnium per iniziare il proprio addestramento. Doli, che ha lavorato sodo per lasciarsi alle spalle tutto il misticismo della sua gente, marchia la cosa come follia. Eppure non può ignorare le ali che le lacerano la maglietta; non può fingere che il suo vicino di casa l’abbia attaccata per portarla dalla parte di una misteriosa Fazione; e non può liquidare come follia il mondo di Somnium che, come un primigenio Eden, si apre ora sotto i suoi occhi.

Scrivere romanzi a quattro mani e tutt’altro che semplice. Riuscire a rendere fluida la narrazione amalgamando gli stili è lavoro complesso, ma le autrici sono riuscite benissimo nell’intento. “Somnium” è un fantasy che mescola l’avventura, il romanzo di formazione e il significato allegorico in maniera ben calibrata.

Lo scontro di valori che si svolge in “Somnium” è strettamente legato alla Terra. Come ne “Il Signore degli Anelli” dove la selvaggia industrializzazione di Saruman si scontra con le forze degli Ent, nel romanzo a quattro mani di Feliscia e Gloria la vita in comunione con il pianeta è il punto di partenza. I Blazon esistono per aiutare la Terra Umana a mantenere la sua armonia e, d’altra parte, vivono su Somnium in piena simbiosi con il mondo che li circonda. Simbiosi accentuata dal legame che ciascun Blazon ha con il proprio Incarnato, l’animale guida. Un mondo che può essere feroce, una Madre Natura Matrigna, ma che fornisce sempre il rimedio, la cura e tutto ciò che può servire ai propri abitanti. Esattamente come la Terra Umana se ci si desse la pena di ascoltarla. In contrapposizione a questa difesa che si riunisce sotto la guida del saggio per eccellenza Cole Sowl (l’Uomo Gufo e Mentore Supremo) si schiera la Fazione, Blazon ribelli che vogliono solo portare distruzione attorno a loro. Composta da animali tradizionalmente giudicati malvagi o ambigui (l’Uomo Coccodrillo, l’Uomo Squalo, l’Uomo Serpente), la Fazione genera caos e mira alla rottura di tutti gli equilibi.

Per quanto Doli sia considerata la più potente e la più rara dei Blazon, senza la cooperazione degli altri ciascuno portatore di un potere speciale legato alla propria forma animale, non può trionfare. Non è un’Eletta in senso stretto, anche se il suo marchio a forma di saetta fa scattare un’associazione, ma è un tassello importante nel mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia. Perché di questo parla Somnium: di bilanciamento ed equilibrio. Senza la pretesa di sradicare del tutto il male perché anche con la sconfitta tornerà sempre a ripresentarsi, ma sulla comunione d’intenti e sul far fronte comune.

In questa giornata ci piacerebbe forse pensare che possa esistere un gruppetto di predestinati che veglia su di noi e ci impedisce di attraversare quel punto di non ritorno. Ma forse è meglio pensare che possiamo essere parte di quel gruppetto e cercare di fare fronte comune per salvaguardare il nostro pianeta. Non c’è un pianeta B, non ci sono Blazon pronti a salvarci: ma ci siamo noi.

Jules

L’ultima Pagina di Giulia Pretta [RECENSIONE]

Condivido la prima recensione su “L’ultima pagina”. Cos’è? Il mio romando uscito fresco fresco per Ciesse Edizioni. Roba romantica, ambientata a Londra, da leggere nei momenti di svago.
Grazie a Il lettore curioso per la lettura e la recensione.

Il Lettore Curioso

Buongiorno lettori! Oggi per voi la recensione di un libro che ho avuto il piacere di leggere di recente e che mi è stato fornito dalla scrittrice emergente Giulia Pretta (che ringrazio): L’ultima pagina, edito Ciesse Edizioni.

41aqEGmNIEL._SX350_BO1,204,203,200_.jpgMark Holden, scrittore londinese di una celebre serie di thriller, si risveglia in ospedale in seguito a uno scippo. Nonostante la paura di essere rimasto vittima di un’amnesia, Mark si rende conto di ricordare tutto quanto e in breve tempo ritorna alla vita di tutti giorni.
La sua quotidianità viene però ravvivata da una novità, la sua nuova vicina di casa Judy Morgan, che si chiama come la protagonista femminile della sua trilogia letteraria. Judy è attraente, simpatica e ben presto i due legano, anche grazie alle chiacchiere sulla loro vicina impicciona, Mrs Mills.
Quando la donna apprende che Mark ha persona la sua preziosa borsa di pelle durante lo scippo, gli presenta un…

View original post 324 altre parole

Ex Novo: quanto è bella primavera che si fugge tuttavia

Marzo richiede che tiriamo fuori la testa dal piumone. Se anche (come la sottoscritta) non vi siete ancora liberati dell’influeza e se anche le prime avvisaglie del cambio di stagione si stanno facendo sentire, l’aria tiepida tira tentatrice verso l’esterno. Meglio ancora, verso l’estero in cerca di mete in cui potersi scrollare di dosso il grigiume e l’apatia che i mesi invernali ci lasciano in regalo.

Dai tropici al giardino del Collegio si assiste ai primi risvegli

Non che in Collegio Nuovo si stesse mai troppo in letargo: tra gente che andava e veniva, partiva e ritornava dalle varie mete di intership, Erasmus, scambi e viaggi studio non c’era periodo di restare troppo ferme: l’esotico ha sempre chiamato. Tendenza che non è cambiata con gli anni a giudicare dalle foto che arrivano da ogni angolo del globo. E anche chi è rimasta in un pezzetto di pianeta più vicino non mostra certo di aver bisogno di uscire dal torpore. Ma se ci fosse qualcuno con una certa necessità e motivazione a ripartire con la bella stagione, ecco il romanzo che può fare al caso suo: “Il club dei nevrastenici” di René Dalize.

Nei 135 articoli del regolamento del Club che aveva minuziosamente redatto, Archibald aveva esposto le sue idee al riguardo. E tra queste vi era la convinzione che per gli stanchi intellettuali e per gli artisti la vita notturna fosse preferibile a quella del giorno. La luce abbagliante del sole esasperava infatti un sistema nervoso che al contrario si schiudeva discretamente sotto i raggi della luna.

È il 1915 e, dalla Cina, arriva una violenta pestilenza. Parigi è nel caos. Chi cerca di emigrare, chi teme ogni colpo di tosse o vertigine. In mezzo a questo trambusto, c’è un gruppo di imperturbabili gentiluomini e gentildonne che non temono il morbo: il club dei Nevrastenici. Tutti non sposati, indipendenti, con sacro orrore delle responsabilità e di qualunque forma di movimento, si crogiolano nel languore e nel cinismo. Non fosse per una misteriosa missione affidata al loro segretario generale, Alain-Claude Morcœur, chissà? forse penserebbero addirittura al suicidio pur di non dover affrontare la peste. Dal vecchio continente fino alle Antille alla ricerca di una giovane creola, il raffinato gruppo affronta le vicissitudini più assurde, sempre con lo snobismo che distingue la buona società parigina. Una pestilenza, un vulcano o un naufragio non sono buoni motivi per perdere il controllo o per non cambiarsi di toeletta nel pomeriggio, che diamine!

Pubblicato nel 1912 a firma (sotto pseudonimo) dell’autore amico di Apollinaire, il romanzo d’avventura parte con un rifiuto verso la società e la natura. I Nevrastenici si isolano tramite oppiacei, l’alcol, con la razionalità filosofica, ma tutti si sentono a disagio nella moderna Parigi. La luce del sole li disturba e non consente loro di uscire, il movimento, fosse anche per attraversare una piazza, crea ansia, il lavoro e le responsabilità, come quello di crearsi una famiglia, possono causare l’espulsione dal club. La peste che travolge Parigi sembra offrire una buona scappatoia da questa vita che causa solo invincibile languore. Ma la missione di ritrovare una parente illegittima che vive nelle Antille è una buona via di fuga. I Nevrastenici decidono quindi di intraprendere questo viaggio rimandando il suicidio collettivo che avevano organizzato con cura.

Ma fuori Parigi li aspetta la natura. Una natura, da principio, rifiutata, visto che alla prima traversata oceanica il mal di mare li spinge a tornare indietro, ma poi affrontata e capita. I raffinati Nevrastenici passano attraverso un naufragio (causato in parte dal filosofo del gruppo che spinge il capitano dell’imbarcazione a dubitare di se stesso), a una traversata della foresta amazzonica, all’eruzione di un vulcano. Il crescendo di difficoltà, alle quali si intreccia anche la lotta contro un disonesto e truffaldino parente di Morcœuer, porta i Nevrastenici a sentirsi meglio. Le emicranie, le dipendenze e la spossatezza che li accompagnavano a Parigi, a contatto con la natura e con situazioni spartane, scompaiono e in loro si riaccendono desideri e passioni che cozzano con il ferreo statuto del club. Echeggiante con la filosofia di Rousseau, a tratti con sentori del Candido e con una deliziosa ironia che anticipa il migliore Wodehouse, Il club dei Nevrastenici inneggia all’armonia tra uomo e natura: solo in essa si può trovare la vera salvezza.

Con la stanchezza di stagione può coglierci un pericoloso languore. Ma se i Nevrastenici ce l’hanno fatta a superare la loro indolenza, allora per noi sarà una passeggiata fare il primo passo fuori dalla porta. Come diceva Bilbo, è sempre quello il più pericoloso ma promettente.

Jules

Ex Novo: quante maschere a febbraio

Febbraio è il mese del Carnevale. Febbraio vola via veloce. Febbraio ha i primi soli malati. Febbraio ti vizia con le frittelle e le chiacchiere. Febbraio è burlone e anche se vestito in maniera variopinta ti tormenta con le ultime influenze. Febbraio è poliedrico e multisfaccettato, indossa una maschera per ogni occasione. Febbraio, quando sei all’università, ti accoglie sfinito dopo la sessione di esami, ma ti aspetta con l’apertura dell’anno accademico e le nuove lezioni. Febbraio è come l’insegnante sorridente che ti appioppa tre versioni di greco per il giorno dopo. Insomma, io di febbraio non mi fido: ha troppi aspetti, troppe personalità. Devi far fronte a molte cose, devi essere guitto e anche santo, godereccio e morigerato. Ci vorrebbe quasi la capacità di essere in più posti contemporaneamente, di avere una borsa sempre pronta con dentro il necessario per ogni avventura, pronta a fronteggiare la nuova testa dell’Idra di Febbraio. Per fortuna c’è un’eroina che sembra fatta apposta per entrare nella giusta atmosfera per gareggiare con questo mese: sto parlando di Lily Bells e delle sue straordinarie bilocazioni uscite dalla penna di Valentina Ferri ed edito per L’Iguana Editrice.

Anche le Nuovine si bislocano 😀 un po’ qui nei corridoio del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei e un po’ nell’antica Roma con il toga party

Lily Bells disegna tappezzerie e tessuti a tema volatili che purtroppo nessuno vuole acquistare; organizza ogni giorno feste di compleanno per dei bambini immaginari; si prende cura dei gatti di tutto il vicinato; adora indossare la guêpière (e da qualche parte ha anche nascosto il frustino); ha questo straordinario potere delle bilocazioni, ovvero di essere in due posti allo stesso momento. Influenzata dalle sue letture serali e dalla sua passione per le vite delle sante, può sdraiarsi a letto e trovarsi catapultata nella Spagna di Filippo IV; essere rinchiusa in un sotterraneo e rischiare di il rogo come strega dopo aver ballato un fandango in un’equivoca taverna. Lily ha un borsa che fa invidia a Mary Poppins con all’interno

Una bussola. Ah, questa è fondamentale, sa. Di questi tempi, di quando in quando (ma solo di quando in quando) mi perdo. Deve essere il cambio di stagione, con queste luci che variano dal mattino al pomeriggio e che mi lasciano un poco disorientata. Così, ecco la bussola. […] «Spago, un bel gomitolo grosso. Un maglione di lana di pecora scozzese. Due scatole di fiammiferi lunghi. Un coltello da cucina (avrei preferito un coltellino di quelli svizzeri, con le lame che escono, scattano e poi spariscono, ma non l’ho trovato da nessuna parte). Un astuccetto di seta gialla ricamata a ideogrammi con set di aghi, filo lilla e verde muschio, spille da balia e un ditale di plastica made in china. Poi le spiego a che mi servono. Una confezione di brioches alla marmellata a lunga conservazione (queste sono per me: io sono di una golosità irrefrenabile) una scatoletta di dadi vegetali senza glutammato, un quaderno a quadretti di 4 mm con la copertina rigida, due penne a sfera blu. Poi… vediamo… ah, sì: una giacca impermeabile rossa, utilissima in caso di pioggia, con chiusura a doppia fascia elastica e velcro superadesivo. C’è anche un piccolo mappamondo di cartapesta, guardi un po’ qua se non è carino. E poi… Ah, ecco. Tre bustine di tè al bergamotto e quattro scatole di croccantini al fosforo per gatti in crescita.

Lily Bells è il prototipo dell’eroina stramba, la vicina un po’ pazzerella che sembra agire spinta dal vento dispettoso di Carnevale, ma che in realtà è molto più preparata di noi ad affrontare situazioni impreviste. Febbraio richiede immaginazione e adattamento e leggere un po’ di Lily può solo che aiutarci. Prendete esempio da lei nel buttare in borsa le cose che vi servono per la giornata.

Per fortuna, anche al Collegio Nuovo, non manca quel pizzico di fantasia e di multisfaccettatura che permette di correre attraverso febbraio: un mese che passa alla velocità della luce e comincia a ricordarti che il letargo sta per finire. State pronti.

Jules