Ex Novo: una strana estate

Alla domanda: “Vai in ferie o quest’estate ci sei?” la risposta è un sospiro carico di pazienza e rassegnazione*. Certo, nell’ordine delle cose e in prospettiva, il non poter andare in vacanza è un problema minimo e trascurabile. Ma dopo i mesi che abbiamo passato e già preoccupati per quanto forse potrebbe avvenire in autunno, l’idea di dover comunque lavorare nelle settimane consacrate al mare ha il suo peso. Sia che si lavori e si vedano sfumare le ferie, sia che si studi ancora e si debba affrontare la sessione estiva sostenendo gli esami a distanza.

La cosa migliore che possiamo fare, dal punto di vista della lettura, è allontanarci un po’ dal nostro mondo, sprofondare in un fantasy inusuale che parte da un’intrigante premessa: e se tutti gli orribili eventi della storia del Novecento non fossero altro che il frutto di una disarmonia tra il nostro mondo, quello della terra, e quello degli elfi, il mondo delle brume? Ecco da cosa parte Uno strano paese, secondo romanzo della saga degli elfi di Muriel Barbery, già autrice dell’Eleganza del riccio.

Anche in Collegio Nuovo ci si adatta a questi tempi strani e si studia al fresco del giardino però mantenendo le giuste distanze 🙂

Nel cielo vivono gli elfi del mondo delle brume, esseri cangianti e polimorfi, per un terzo animali, per un terzo cavalli e per un terzo in forma umana. Traggono dal tè la loro linfa vitale e le loro vicissitudini sono molto più intrecciate al nostro mondo di quando non possiamo immaginare. La disarmonia di uno dei regni può portare, di riflesso, terrore e scompiglio anche nell’altro.  

Muriel Barbery in Uno strano paese ci cala in un mondo che è magico non in virtù degli incantesimi che ci si aspetterebbe di trovare in un fantasy, ma per la forza pittorica delle sue descrizioni che pescano molto dall’immaginario orientale. Già nell’Eleganza del riccio l’autrice aveva inserito molto del Giappone, sia nelle parti di Renée che in quelle di Paloma, ma in quest’ultimo romanzo sembra quasi di riuscire a “leggere” un’incisione di Hiroshige.

Come a Nanzen, le verande giravano tutto intorno alle case di tegole grigie, alcune minuscole, altre più vaste e simili a templi. Ce n’era in particolare una che attirava lo sguardo. Era preceduta da un grande cortile rettangolare coperto di neve in cui crescevano alberi disseminati di fiocchi caduti a casaccio sui rami scuri. Su quei rami d’inverno, contorti e nodosi come quelli dei vecchi alberi da frutto, si erano schiusi fiori delicati rosa o rossi con stami chiari e petali rotondi striati di scarlatto e di bianco.

Un mondo che, nonostante la preziosità delle descrizioni, non è idilliaco e non è esente da intrighi politici e, in particolare, dallo scontro di due fazioni in cui una dichiara che gli umani sono il male e inneggia alla purezza della razza. E vista la stretta connessione tra i due mondi, non è difficile vedere il riflesso dei governi e delle guerre del nostro secolo scorso. 

Scopriamo che ci sono elfi che hanno scelto di vivere nel mondo umano. Alcuni, come Petrus, l’elfo che assomiglia più a un fauno per la sua goffaggine e la sua smodata passione per il cibo, il tè e per il vino umano, sono agenti di collegamento che vagano per il nostro mondo portando e ricevendo informazioni. Altri sono invece arrivati a ruoli di potere e influenzano l’andamento del nostro mondo. Altri ancora sono a metà strada, non del tutto elfi e non proprio umani, come nel caso di Maria e Clara, le bimbe “di novembre e di neve”.

La commistione dei due mondi è ulteriormente rafforzata dalla “normalità” che viene inserita nel mondo delle brume e dalla “magia” del mondo della terra. Il mondo delle brume è reso più concreto da Petrus che si ingozza di paté e tè prima di una traversata sulle brume con conseguenze poco piacevoli o dagli stessi intrighi politici che fanno cadere il popolo degli elfi dall’inarrivabile piedistallo. Di contro, nel mondo di terra, il giovane stratega Alajendro de Yepes ha un forte legame con il mondo dei morti e con la più alta poesia, argomenti che mai ti aspetteresti nella mente di un soldato durante un conflitto mondiale. 

L’idea è effettivamente stuzzicante, ma la sua forza viene sminuita dal lungo capitolo descrittivo della vita di Petrus che, sebbene ci dia un’idea approfondita del mondo degli elfi e ci incanti con l’ambientazione, fa nascere un guizzo d’impazienza nel lettore. Inoltre, i vari capitoletti che intervallano la narrazione, quasi piccole incursioni nella filosofia orientale, danno vita a un romanzo con un ritmo molto diverso da quanto la premessa lascia intendere. C’è guerra, ci sono tradimenti, c’è amore e avventure come in ogni fantasy che si rispetti, ma bisogna essere pronti ad andare con calma e non saltare nemmeno una riga per gustarsi il viaggio. E va letto nelle calde sere d’estate, immaginando che tutto quanto è successo e potrebbe ancora succedere sia frutto di una scollatura tra noi e mondi al di là del cielo e delle nebbie.

Jules

*Nello specifico, in questi giorni dovrei essere in Grecia, ahimè.

Qui vi lascio anche il video consiglio che trovate su LuciaLibri