Ex Novo: prime foto, primi gruppi

Passato settembre e stabiliti i primi punti di riferimento per immergersi nel nuovo anno e (in caso) in una nuova vita, ci si guarda intorno per vedere chi c’è con noi. Chi fa colazione a un paio di sedie di distanza, chi abita nel nostro corridoio, chi studia nel nostro stesso corso di laurea e può darci suggerimenti o supporto. Ottobre è così: sia che si stia in un nuovo appartamento, in una nuova città o si sia appena entrate in Collegio Nuovo, si studiano i compagni di viaggio. Ce ne si fa un’opinione, giusta o sbagliata che sia, si incasellando e si cuciono le prime etichette. Ci si avvicina a persone che potrebbero diventare il tuo gruppo o che forse perderai per strada. Ma è importante incominciare a conoscersi. Come nelle foto di classe, dove da uno scatto si identificano i vari “tipi”, una lettura adatta per la classificazione dei nostri nuovi rapporti è “Non siamo che alberi” di Filippo Ferrantini ed edito da Effequ.

Dopo i primi giorni si osservano le nuove compagne, si classificano: chi sarà salice, chi un affidabile pino o una vezzosa betulla?

Eccoli lì. C’è la farnia, in seconda fila, riccioletta, vestita perbene, tutta in punto e virgola: la più carina della classe. C’è l’ontano, faccia da luna piena, con indosso per l’occasione la camicia senza buchi e i calzoni senza sbrendoli, che sorride un po’ per l’obiettivo, il resto per l’ultima diavoleria che sta macchinando sotto la ribalta del banco. C’è il pino, il perticone in ultima fila, con una grinta da brigante e due manone che chissà che cazzotti ci tira, ma che poi, quando può, passa il compito a tutti.

Questa raccolta nasce come progetto didattico per far scoprire la biodiversità della Macchia Lucchese nelle immediate vicinanze di Viareggio. Il posto gode di alterne fortune e recensioni: al suo interno si trova la Tenuta Borbone, ma pochi si avventurano in passeggiata. Vuoi perché si ritenga che non ci sia nulla da vedere, vuoi per pigrizia o per paura, il posto è molto meno visitato di quanto meriterebbe. Così Filippo Ferrantini, con le foto di Elisa Bresciani nella tasca interna del volume, ha messo insieme una raccolta di storie in cui si parla degli alberi presenti nella macchia come se fossero esseri umani, ciascuno con il proprio carattere, i propri punti di forza e di debolezza.

D’altra parte, gli alberi popolano, da sempre, il nostro immaginario. Nella mitologia norrena sono ispirazione per le rune; in “Harry Potter”, con il loro legno, determinano le bacchette e il mago che viene scelto; ne “Il Signore degli anelli” si fanno antropomorfi con la figura degli Ent, pastori di alberi della foresta di Fangorn. Inconsciamente diamo loro delle caratteristiche umane: nessuno pensa che una quercia sia da trattare con poco rispetto. Il salice ha un che di malinconico e può oscillare solo in modo lieve. La betulla è gentile e vezzosa. 

Scopriamo quindi, nelle parole di Ferrantini che usa uno splendido eloquio dal sapore dantesco, che la robinia, che tanto gentile e tanto onesta pare, appena può ruba tutto lo spazio che trova e scalza gli altri alberi. Il salice, alberello striminzito, riesce a rendersi bello e interessante (anche se un po’ melodrammatico) con i suoi rametti che si incurvano verso terra. Il pioppo, allegro e ridanciano, ha un legno meno robusto degli altri, ma è ne è quasi contento: si potranno fare falò per mangiare con gli amici. Queste narrazioni hanno un chiaro intento didattico non solo per bambini, ma anche per grandi in modo da fornire nozioni di botanica che altrimenti non si terrebbero mai a mente. Per non appesantire i racconti, le spiegazioni scientifiche sono inserite a fondo volume, ma sapendo che la robinia è così invadente, verrà più facile ricordare che è della stesso gruppo delle striscianti leguminose ed è una delle poche piante arboree della famiglia. Oppure che il pioppo ha un legno da un basso peso specifico.

Guardatevi intorno: ci sono robinie o salici sulla vostra strada? Qualche faggio o un pino affidabile? E voi? A che pianta pensate di assomigliare?

Jules

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