Ex Novo: quanto è bella primavera che si fugge tuttavia

Marzo richiede che tiriamo fuori la testa dal piumone. Se anche (come la sottoscritta) non vi siete ancora liberati dell’influeza e se anche le prime avvisaglie del cambio di stagione si stanno facendo sentire, l’aria tiepida tira tentatrice verso l’esterno. Meglio ancora, verso l’estero in cerca di mete in cui potersi scrollare di dosso il grigiume e l’apatia che i mesi invernali ci lasciano in regalo.

Dai tropici al giardino del Collegio si assiste ai primi risvegli

Non che in Collegio Nuovo si stesse mai troppo in letargo: tra gente che andava e veniva, partiva e ritornava dalle varie mete di intership, Erasmus, scambi e viaggi studio non c’era periodo di restare troppo ferme: l’esotico ha sempre chiamato. Tendenza che non è cambiata con gli anni a giudicare dalle foto che arrivano da ogni angolo del globo. E anche chi è rimasta in un pezzetto di pianeta più vicino non mostra certo di aver bisogno di uscire dal torpore. Ma se ci fosse qualcuno con una certa necessità e motivazione a ripartire con la bella stagione, ecco il romanzo che può fare al caso suo: “Il club dei nevrastenici” di René Dalize.

Nei 135 articoli del regolamento del Club che aveva minuziosamente redatto, Archibald aveva esposto le sue idee al riguardo. E tra queste vi era la convinzione che per gli stanchi intellettuali e per gli artisti la vita notturna fosse preferibile a quella del giorno. La luce abbagliante del sole esasperava infatti un sistema nervoso che al contrario si schiudeva discretamente sotto i raggi della luna.

È il 1915 e, dalla Cina, arriva una violenta pestilenza. Parigi è nel caos. Chi cerca di emigrare, chi teme ogni colpo di tosse o vertigine. In mezzo a questo trambusto, c’è un gruppo di imperturbabili gentiluomini e gentildonne che non temono il morbo: il club dei Nevrastenici. Tutti non sposati, indipendenti, con sacro orrore delle responsabilità e di qualunque forma di movimento, si crogiolano nel languore e nel cinismo. Non fosse per una misteriosa missione affidata al loro segretario generale, Alain-Claude Morcœur, chissà? forse penserebbero addirittura al suicidio pur di non dover affrontare la peste. Dal vecchio continente fino alle Antille alla ricerca di una giovane creola, il raffinato gruppo affronta le vicissitudini più assurde, sempre con lo snobismo che distingue la buona società parigina. Una pestilenza, un vulcano o un naufragio non sono buoni motivi per perdere il controllo o per non cambiarsi di toeletta nel pomeriggio, che diamine!

Pubblicato nel 1912 a firma (sotto pseudonimo) dell’autore amico di Apollinaire, il romanzo d’avventura parte con un rifiuto verso la società e la natura. I Nevrastenici si isolano tramite oppiacei, l’alcol, con la razionalità filosofica, ma tutti si sentono a disagio nella moderna Parigi. La luce del sole li disturba e non consente loro di uscire, il movimento, fosse anche per attraversare una piazza, crea ansia, il lavoro e le responsabilità, come quello di crearsi una famiglia, possono causare l’espulsione dal club. La peste che travolge Parigi sembra offrire una buona scappatoia da questa vita che causa solo invincibile languore. Ma la missione di ritrovare una parente illegittima che vive nelle Antille è una buona via di fuga. I Nevrastenici decidono quindi di intraprendere questo viaggio rimandando il suicidio collettivo che avevano organizzato con cura.

Ma fuori Parigi li aspetta la natura. Una natura, da principio, rifiutata, visto che alla prima traversata oceanica il mal di mare li spinge a tornare indietro, ma poi affrontata e capita. I raffinati Nevrastenici passano attraverso un naufragio (causato in parte dal filosofo del gruppo che spinge il capitano dell’imbarcazione a dubitare di se stesso), a una traversata della foresta amazzonica, all’eruzione di un vulcano. Il crescendo di difficoltà, alle quali si intreccia anche la lotta contro un disonesto e truffaldino parente di Morcœuer, porta i Nevrastenici a sentirsi meglio. Le emicranie, le dipendenze e la spossatezza che li accompagnavano a Parigi, a contatto con la natura e con situazioni spartane, scompaiono e in loro si riaccendono desideri e passioni che cozzano con il ferreo statuto del club. Echeggiante con la filosofia di Rousseau, a tratti con sentori del Candido e con una deliziosa ironia che anticipa il migliore Wodehouse, Il club dei Nevrastenici inneggia all’armonia tra uomo e natura: solo in essa si può trovare la vera salvezza.

Con la stanchezza di stagione può coglierci un pericoloso languore. Ma se i Nevrastenici ce l’hanno fatta a superare la loro indolenza, allora per noi sarà una passeggiata fare il primo passo fuori dalla porta. Come diceva Bilbo, è sempre quello il più pericoloso ma promettente.

Jules

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...