Ex Novo: rituali di Natale

Il presepe si faceva anche in Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei e ci si sentiva a casa prima di rientrare per le vacanze

Tutti, con l’arrivo delle feste natalizie, abbiamo i nostri rituali. C’è chi, come i protagonisti di Ricordo di Natale di Capote, fanno il panfrutto; c’è chi fa l’albero rigorosamente l’8 dicembre, non prima e non dopo; c’è chi mangia Pan di Stelle solo a dicembre; chi fa i regali in anticipo e chi corre frenetico la sera della vigilia. Quando ero in collegio, dicembre voleva dire programmare il rientro a casa: hai già prenotato il volo/treno? Cosa facciamo l’ultima sera? erano domande che si rincorrevano di frequente. Dicembre era poi il mese delle feste danzanti (e sì, sono demodé apposta) e quindi ci si accordava a quale andare, quanti biglietti comprare, chi si sperava di incontrare. I rituali ci aiutano a sentire l’appartenenza a un luogo o a un periodo particolare. 

Sono passati gli anni e le feste danzanti non sono più parte della mia routine natalizia anche perché, come direbbe la Marchesa Colombi, alla mia età si è troppo vecchi per ballare*.  Però se c’è una costante che non viene mai meno durante il periodo natalizio è quella di avere tra gli autori in lettura Luisa May Alcott. Jo March borbottava che “un Natale senza regali non è Natale” e io esclamo che un Natale senza la Alcott non è veramente Natale. Questo dicembre, per restare in compagnia dell’autrice, ma per allentare un po’ la simbiosi con la famiglia March, è consigliata la lettura di Hospital Sketches edito da L’Iguana Editrice. 

Mi precipitai a casa attraversando la poltiglia di neve dicembrina come se fossi inseguita dai ribelli e, come molte altre reclute, feci irruzione tra i miei familiari con l’annuncio:
-Mi sono arruolata!-
Seguì un silenzio impressionante. Tom, l’incorreggibile, lo interruppe con una manata sulla spalla e l’aggraziato complimento.
-Vecchia Trib, sei un asso!-

Ho sempre pensato fosse un peccato che le opere “spurie” della Alcott restassero nell’ombra di casa March.
Hospital Sketches, ad esempio, non ha avuto edizioni italiane fino ad oggi e il volume, con il testo inglese a fronte, è appena stato pubblicato da Iguana Editrice. Si tratta di una raccolta di lettere scritte durante il servizio sotto le armi. Utilizzando la figura fittizia dell’infermiera Tribulation Periwinkle tra il maggio e il giugno del 1863 la Alcott pubblicò le sue scenette di vita militare sul giornale Boston Commonwealth.  Per tutte le ragazzine ormai diventate donne, ritrovare la penna ironica e scanzonata della Alcott è puro piacere soprattutto per una ragione: vedere Jo March affrontare la guerra, non solo tagliandosi i capelli, ma andando fisicamente incontro al pericolo.L’infermiera Trib è Jo March e la lettura di queste lettere spinge a ricercare i tratti della piccola donna preferita di tutti. I sondaggi non mentono sulla vittoria di Jo rispetto alle altre sorelle. Troviamo quindi una donna con un certo senso dell’umorismo: se in Piccole donne non aveva paura ad indossare un enorme cappello di paglia anche a costo di sembrare uno spaventapasseri, qui appena arruolata assume, in maniera divertente e applicato ai suoi vestiti, il modo di parlare militaresco. Se Jo viveva la guerra da lontano sferruzzando calze e preoccupandosi per le sorti del padre, qui si sporca le mani e si lancia nel pieno dell’azione, mostrando l’empatia riservata alla sola Beth ora applicata a tutti i giovani di ritorno dal fronte. 

Che Natale sarebbe senza la Alcott? Posso continuare la mia tradizione iniziata quando ero ancora bambina. Quali sono i vostri rituali in preparazione alle feste?

Jules

*mi ha sconvolto rendermi conto di questa realtà