Chi ha paura de… la Morte?

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Che uno se la immagini con falce e mantello, che la veda come una luce bianca, la Morte fa paura. Codificata come tanatofobia, è una paura molto diffusa. Visto che domani è Halloween, festa dedicata principalmente ai morti che in questa notte vagano sulla terra, vale la pena cercare un modo per affrontare questa paura.

Ed è sorprendente, ma una paura così radicata può avere tantissimi rimedi. Vi suggerisco ben tre titoli, da scegliersi in base alla propensione personale. Tre rapidi sorsi per ogni romanzo.

Il tristo mietitore di Terry Pratchett.

Un terzo fulmine saettò in cielo. E stavolta non ci furono dubbi. Sulla cima della collina c’era una figura a cavallo. Incappucciata, E con una falce, impugnata con orgoglio come una lancia. È IN POSA. Bill Porta si voltò verso la signorina Flitworth. IN POSA. IO NON HO MAI FATTO NIENTE DEL GENERE. CHE SENSO HA? A CHE SCOPO?

Morte è stata licenziata. L’infallibile mietitore di Mondo Disco è stato sostituito e mandato a vivere tra gli uomini. Anzi, rischia lui stesso di diventare preda della Morte che ha preso il suo posto. La Morte di Pratchett è galante, sa ballare, disquisisce di filosofia ed è affascinante anche da umano. La si deve rispettare (e ci si può anche un po’ invaghire), ma di sicuro non temere.

Rivincite di Woody Allen

La Morte: Sono salita su per la grondaia. Volevo fare un’entrata drammatica. Vedo le grandi finestre e tu sei sveglio a leggere. Immagino che valga la pena di tentare. Sarei salita e entrata con un po’ di – hai capito… (schiocca le dita). Nel frattempo mi si impiglia la caviglia in un rampicante, la grondaia si rompe e resto appeso per miracolo. Poi mi si cominci a strappare  il mantello. Senti, andiamocene e basta. È stata una nottataccia.

Nat: mi hai rotto la grondaia?

Dal più grande umorista tanatofobico del nostro secolo, Woody Allen, si può solo imparare a gestire la propria fobia. D’altra parte, una Morte che per fare l’ingresso drammatico alla Faust ti rompe una grondaia e poi si fa anche battere a carte non può essere più di tanto terrificante. È un lavoro faticoso anche per lei, cosa credete?

Planctus di Laura Liberale

Il giorno dell’incidente in moto, Marte transitava opposto al suo Saturno e al suo Mercurio di nascita, e si congiungeva ai suoi Marte, Urano e Plutone di nascita. La Luna di transito si opponeva al suo Marte di nascita e Mercurio transitava in quadrato a Marte natale. Come poteva la vita piena e triofale dei suoi ventisei anni uscire illesa?

Un romanzo breve dalla cadenza e l’eleganza poetica sull’elaborazione del lutto. Uno psicodramma in cui quattro personaggi, la Gotica, la Maliarda, il Sopravvissuto e la Vulnerata elaborano, ciascuno a modo loro, la perdita di vite, di amore. Quattro voci (cinque con quella del loro mentore in questo percorso) tutte molto diverse e ciascuna con un diverso dramma da affrontare. Ricco di richiami alle varie culture su e della morte, tocca i nodi profondi della mente. Anche se breve, va letto lentamente, interiorizzando e riflettendo su ogni passaggio. La morte farà ancora paura, forse, ma si sarà compresa un po’ di più.

Cosa scegliete? Quale titolo si avvicina di più a curare questa paura che nessuno ammette, ma che tutti abbiamo?

Jules

*Si ringrazia il Grande Nerd che ogni Haloween diventa scultore con zucche dai disegni sempre più complicati

I luoghi dello shopping: autumn in Stockholm

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Se giri per Stoccolma in autunno ti fai un’idea del perché la bandiera nazionale sia blu e gialla. Il cielo, nelle giornate di vento freddo e pulito, è di un turchese violento, quasi un pugno sulla spalla. Le betulle, flessuose e civettuole, agitano la chioma dorata e giocano con il cielo. Assisti a un’opera di seduzione tra cielo e terra.

Per curare la mia sempiterna nostalgia del nord Europa, mi sono concessa una mini fuga nella città del mio cuore, quella che mi ha definitivamente fatto innamorare della latitudini fredde: Stoccolma. Ci ero già stata in estate e portavo indietro l’azzurro dell’arcipelago e la scoperta dei kanelbullar. Sono tornata per respirare di nuovo l’aria piena di cannella e cibi fritti e per verificare che tutte le foto sulla pagina Facebook di Visit Stockholm non fossero fotomontaggi: un autunno così bello sembrava saturato apposta per le brochure turistiche.

Dopo aver toccato con mano che la città è bella come la ricordavo e fotogenica, mi sono messa a esplorare i tanti angoli che ancora mi mancavano con un’attenzione agli scaffali pieni di libri. Rispetto ad altri paesi nordici, le librerie non sono nascoste o difficili da trovare. Complice il fatto che circa il 12% della popolazione della nazione vive in questa città e visto il sapore internazionale degli abitati, le librerie (anche multilingua) non mancano. Vi riporto i luoghi testati con mano in un elenco molto poco esaustivo, ma in questo viaggio ho mangiato più girelle alla cannella di quante pagine abbia letto. E le girelle che mi sono azzardata a ordinare in svedese sono state le più buone di tutte.

La biblioteca pubblica

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Costruita dall’architetto Gunnar Asplund e inaugurata nel 1928, vista da fuori non prepara. Nessuno immagina di entrare e trovare un anfiteatro ospitante 2 milioni di volumi. Nessuno pensa di potersi sentire come Belle quando entra nella biblioteca della Bestia nel film Disney. Tre livelli e varie gallerie dal soffitto al pavimento che ti abbracciano e ti coccolano. Quasi tutto in svedese, va da sé, ma con alcune sezioni internazionali. L’ingresso è libero anche per i non abbonati, gratuito e la biblioteca è aperta tutta la settimana. Caffetteria inclusa, perché il caffè, lì, è uno stile di vita.IMG_0391

 

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Gli amanti di fantasy, manga, giochi e gadget non possono saltare  questa fermata nell’isola di Gamla Stan. Questa libreria organizzata su due piani è il paradiso dei nerd e simpatizzanti. Pareti intere di libri e manga (anche in inglese), un piano interno di giochi da tavolo, giochi di ruolo e miniature. Gadget, dvd di tutte le serie mai concepite da mente umana. Se state cercando una riproduzione della bacchetta di Harry Potter, il manuale di gioco di ruolo di Buffy (ebbene sì, c’è) o la versione onnicomprensiva di Carcassonne siete nel posto giusto.

Progetto senza titolo
Un libro per curare l’insonnia parlando di argomenti soporiferi (come la monarchia lituana), una parete di giochi e la sparaporte di Rick e Morty. Serve altro?

Se siete una coppia di nerd ciascuno con le proprie specifiche aree di interesse, accordatevi per trovarvi all’uscita. Tanto vi perderete.

Hedengrens

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Libreria indipendente in Stureplan: la via vi dirà poco, quindi specifico che è tra i quartieri di Östermalm e Norrmalm. Tutto più chiaro ora, giusto? Immensa. I negozi svedesi tendono a fregarti: da fuori sembrano piccoli e raccolti e poi si entra e si scoprono spazi inimmaginabili. La libreria è su due piani e al piano inferiore ci sono volumi in quasi tutte le lingue europee. La sezione italiana vanta le traduzioni di Astrid Lindgren, Umberto Eco, Italo Calvino e Elena Ferrante. Ricca, anche se un po’ disordinata, la sezione arte. La sezione cucina, una gioia per i turisti alla ricerca di ricettari. Lo dico da esperta.

Di tutto un po’, letteratura qui e lì

Stoccolma ama i libri. Oltre alle librerie, moltissime caffetterie sono attrezzate con scaffali carichi; persino i sotterranei dei pub hanno dei volumi appoggiati quasi per caso qui e lì. Un posto in cui non mi sarei aspettata delle letture è il Museo dell’Alcol. Ebbene, c’è un museo dell’alcol ed è molto divertente. Se avete curiosità da scoprire come si fa il sidro mentre sperimentate gli effetti dell’hangover, potete leggere qualche pubblicazione messa a disposizione. img_0484.jpg

Merita una sosta il Museo del Nobel. Le colonne interattive de “Il Nobel attraverso i decenni” hanno schede dedicate a tutti i vincitori e sono in esposizione anche una parte dei volumi della biblioteca privata di Nobel. Anche lui voleva diventare scrittore e poeta, ma finì a inventare la dinamite e a istituire il premio più prestigioso al mondo. Tu guarda i casi della vita.

Se avete il piacere di andare in questa stagione e un po’ di vento non vi spaventa troppo, approfittate di tutti i parchi per leggere qualche pagina all’aria aperta. State solo attenti: Stoccolma, quando decide di sedurre qualcuno, non smette fino a che non l’ha conquistato.

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Jules

Chi ha paura de… le galline?

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Alectorofobia: paura delle galline. Non sapevo nemmeno che esistesse. Pare non sia frequentissima e insorga a seguito di eventi traumatici e sia legata, in larga parte, alla paura di essere beccati. Spulciando sull’Internet ho scoperto che, in casi limite, c’è chi ha paura di essere addirittura divorato. Bridget Jones temeva di essere ritrovata mangiata dai pastori alsaziani: forse perché a Londra le galline non abbondano.

Quale che sia l’origine, ogni paura, per chi ne soffre può essere invalidante. Come cercare di curare questa fobia? Si consiglia La gallina che sognava di volare di Sun-Mi Hwang con le illustrazioni dell’artista Nomoco.

Gemma era il nome più bello del mondo. C’erano dentro la foglia e la gemma insieme. La gemma diventa foglia e abbraccia il vento e il sole prima di sbocciare in fiori profumati, per poi cadere e marcire e trasformarsi in pacciame. Gemma voleva fare qualcosa nella vita, proprio come le gemme dell’acacia. Ecco perché si era data quel nome. In realtà nessuno la chiamava Gemma, e lei sapeva bene che la sua vita non assomigliava affatto a quella delle gemme, ma la faceva sentire bene comunque.

Gemma è una gallina ovaiola che ha un grande sogno: poter uscire dalla gabbia in cui è costretta a vivere, poter covare un uovo e vederlo schiudere. Perché lei viene obbligata a fare uova tutti i giorni, ma non sa che fine facciano. La moglie del fattore, ogni mattina, le porta via e lei guarda con grande invidia la gallina e il gallo nell’aia che possono crescere i loro piccoli. Quando, un po’ per stanchezza e un po’ per volontà, smette di fare uova e i contadini decidono di eliminarla, inizia il suo viaggio: verso la libertà, la ricerca di appartenenza a un gruppo, la maternità.

Le favole vengono in aiuto per vedere gli animali in un’ottica più umana. Da sempre incarnanti vizi e virtù dell’umanità, ci ha consegnato animali “simpatici” e “antipatici”. Lupo, ingordo, cattivo; agnello, innocente, buono; corvo, mistificatore, cattivo; pettirosso, armonioso, buono. La gallina, che forse richiama più l’idea della stoltezza, in questa storia è la chioccia che ben si presta all’incarnazione della maternità. Con l’attenzione puntata sugli orrori degli allevamenti intensivi e dello stress a cui sono sottoposte le galline ovaiole in batteria, questa favola allegorica si riveste di un’ulteriore interpretazione moderna. Gemma deve lottare contro tanti nemici dai più materiali (come la donnola), alla società che le impedisce di realizzare il suo sogno: poter vedere schiudere un uovo, il suo uovo, e conoscere il piccolo che vi dimora e farlo crescere. Una “gallina in fuga” di una dolcezza e di uno struggimento, sottolineata dai disegni minimali di Nomoco, che potrebbe portare un nuovo sguardo e una nuova empatia nei confronti dell’animale temuto. Sempre che non vogliate rispolverare i vostri volumi di Esopo, dove le galline non fanno mai una bella fine.

P.S. per essere multimediali, potete provare la puntata 2×5 di Bojack Horseman dal titolo “Galline”. E sì, non smetterò mai di consigliare questa serie Netflix.

Jules

 

Chi ha paura de… i calabroni?

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Allargherei questa paura a tutte le cose gialle e nere che ronzano e volano. Lo so che non si dovrebbe fare di tutte le erbe un fascio. Le api sono fondamentali e non pungono se non in caso di estremo pericolo perché poi muoiono dopo aver perso il pungiglione: ma dopo Black Mirror non posso fare altro che guardarle con sospetto. E dell’Ape Maia non voglio nemmeno sentir parlare. I bombi non pungono e sono da ammirare perché per volare devono fare una fatica del demonio: però sono ributtanti, non c’è verso di cambiare idea. Se sento ronzare e intercetto un corpo a strisce o un ago minaccioso non faccio differenze. In base all’umore o esco dignitosamente dalla stanza o scappo con un urlo lacerante.

Sconfiggere l’apifobia o melisofobia (specifica per le api, ma applicabile anche in questi casi) che nasconde anche un rischio per la salute non è semplice. Gli allergici quindi potranno leggere tutte le cose positive del mondo, ma continueranno a scappare a gambe levate ogni volta. Per provare a curare la parte irrazionale si consiglia come rimedio Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren

«Sei stato tu a mettere in tavola anche le vespe?» chiese Johan.

«No, quelle bestiacce hanno fatto tutto da sé. E pensare che dobbiamo sopportare quel vespaio anche quest’anno!»

Ma Pelle, benché tenesse in grembo il cucciolo più bello del mondo, serbava comunque nel suo cuore un posto anche per tutti gli altri animali (insetti compresi) che vivevano sotto la volta celeste. Così protestò:

«Lascia stare le mie vespe, papà! Anche loro desiderano abitare alla Vecchia Falegnameria, non lo capisci? Proprio come noi».

Questo romanzo dell’autrice di Pippi Calzelunghe è uno dei miei preferiti di sempre. È stato il primo romanzo che ho letto tutto da sola da bambina e partirà con me domenica per il piccolo giro di Stoccolma come libro dei Libri in Loco. A parte questo, racconta di una famiglia di Stoccolma che trascorre le sue estati in una delle isolette dell’arcipelago attorno a Stoccolma con tutte le avventure del caso sia per adulti che per bambini. Tra i figli della famiglia Melkerson c’è il più piccolo, Pelle, che è un vero animalista. Per lui tutti gli animali sono degni di affetto e di protezione. All’inizio del romanzo, anche se lo desidera disperatamente, non ha un animale da compagnia e guarda con invidia quelli delle amichette: il gigantesco cane Nostromo, di Melina, e il corvo Schizzo, di Stina. Così, per compensare, prende a benvolere delle vespe che hanno fatto il nido nella loro casa delle vacanze, la Vecchia Falegnameria. Certo, non può accarezzarle e fare loro “pat-pat” sulla testa e suo papà viene spesso punto, però le difende a spada tratta e offre sempre loro un po’ di marmellata alla mattina: chissà che un giorno non si accorgano di essere i suoi animaletti e non ricambino il suo affetto.

La dolcezza di questo romanzo mi rapisce ogni volta. Non scade nello stucchevole o nel patetico, ma con la sua semplicità porta sempre a sorridere e fa sentire quel caldo piacevole dato dalle narrazioni ben fatte. Da sempre, quando vedo una vespa, un calabrone o una cosa ronzante cerco di guardarla con gli occhi di Pelle e capire che non si meritano le mie urla o il mio ribrezzo e che se non vado a disturbarle dovrebbero lasciarmi in pace. Sono le volte in cui esco dignitosamente dalla stanza senza troppe tragedie, anche se non sono ancora arrivata a offrire loro la merenda.

Jules

 

 

 

Chi ha paura de…le bambole?

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Gli oggetti legati all’infanzia possono essere spaventosi. Sarà che per i bambini il confine tra divertente e grottesco è molto labile o forse perché, una volta adulti, guardiamo i giochi con occhio più smaliziato, però alcuni sembrano veramente vomitati dalla bocca della Giudecca (da intendersi con quartiere dantesco e non come tranquilla isola della Serenissima).

I pupazzi che sbucano dalle cassapanche con i loro sorrisi malvagi, i peluche con lo sguardo vitreo, le bambole… per le bambole si potrebbero aprire vasi di Pandora del terrore. Bambole possedute, assassine, senzienti, maledette: sbattono gli occhi, girano la testa di 360 gradi, hanno le manine con l’impugnatura perfetta per reggere un coltello da bistecca…

Non mi piacevano le bambole, da bambina. Ho scoperto che inquietano tante persone: casomai ve lo foste mai chiesto, la paura delle bambole si chiama pediofobia. Ora, come si combatte? Con la lettura de L’inventore di sogni di Ian McEwan.

Ed ecco Mr Thomas Fortune salire sopra la poltrona, e Peter salire in groppa ai suoi pensieri. A vederlo si sarebbe detto che non faceva nulla, ma in realtà era occupatissimo. Si stava inventando un modo emozionante di scendere dalle montagne con un attaccapanni e una corda ben tesa tra due pini. Continuò a pensarci mentre suo padre stava ritto sullo schienale della poltrona, ansimando e stirandosi per arrivare al soffitto. Come si poteva fare, pensava intanto Peter, per scivolare senza andare a sbattere negli alberi che tenevano la corda? Chissà, forse l’aria di montagna stuzzicò l’appetito di Peter. Fatto sta che in cucina c’era un pacchetto nuovo di biscotti al cioccolato. Non era bello continuare a ignorarli. Peter non fece in tempo ad alzarsi che sentì alle sue spalle un orrendo frastuono. E si voltò proprio mentre suo padre cadeva a testa prima nel buco tra la poltrona e il muro. Poi Mr Fortune riapparve, per prima la testa di nuovo. Sembrava deciso a fare Peter a pezzettini. Dall’altra parte della stanza, la mamma si teneva stretta la mano sulla bocca per non farsi sorprendere a ridere.
– Oh, scusa papà, – disse Peter. – Mi ero dimenticato che eri li.

Peter è un ragazzino di dieci anni molto fantasioso. Può perdersi per ore nelle sue fantasie che per lui prendono il posto della realtà. Può immaginare di salvare sua sorella da un branco di lupi, ma dimenticarla sull’autobus; essere maledetto e finire al posto di un neonato; entrare nella pelle del suo gatto e andarsene in giro a fare le fusa; essere attaccato dalle bambole di sua sorella.

Una delle avventure di Peter vede coinvolta la Cattiva, la bambola più brutta e zoppa della vasta collezione di sua sorella. Un pomeriggio, complice una scorpacciata di uovo al cioccolato, Peter ingaggia una discussione con la Cattiva: la bambola zoppa ritiene ingiusto che lui abbia una camera tutta per sé mentre loro sono costrette a stare in sessanta su una misera stanzetta. Come punizione, inizia a staccargli degli arti, a partire dalla gamba, per poterli indossare e Peter finirà sugli scaffali mentre lei potrà avere la stanza che tanto desidera.

Questa bambola me la sono sempre immaginata più o meno così

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Il punto, però, è che il romanzo si chiama The Daydreamer e non The Evil Doll. Peter è il creatore delle sue fantasie e lui può mettervi fine o quanto meno farsi richiamare alla realtà dalla sorella che lo prende in giro perché lo trova a giocare con le bambole. Siamo sempre noi a dare forza alle nostre fobie. Una bambola, per quanto cattiva e inquietante, si può gettare nel profondo della soffitta o il più lontano possibile in una discarica.

Tanto, come ogni horror insegna, sarà poi un problema della prossima incauta vittima che raccoglierà quell’oggetto segnando la sua condanna.

Jules

 

Chi ha paura de…gli specchi?

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Non so se l’ho già detto o lasciato intuire, ma io adoro Halloween. Sia nel suo senso tradizionale, sia nella variazione più carnevalesca degli ultimi decenni, sia nelle declinazioni in tutta Europa e nel mondo. Inevitabile, nel pensare a questa festa, a mostri e fantasmi, a Babau e vampiri. Il male occulto cammina sulla terra, si mostra con il suo vero volto e sta a noi affrontarlo, ridicolizzandolo o combattendolo. Ecco perché questo mese i libri consigliati saranno dedicati alle paure specifiche e alle letture adatte per combatterle. Un giro di interrogazioni su Instagram mi ha fornito un buon ventaglio di paure tra le quali scegliere. Mi metto in gioco per prima e confesso che una delle cose che mi inquieta sono gli specchi.

Gli specchi ci consentono di fronteggiare noi stessi in tutte le nostre imperfezioni. Lasciano immaginare infiniti mondi dietro di loro, mondi al contrario, dove le regole sono sovvertite. E poi, chi non controlla lo specchietto retrovisore della macchina temendo di trovare un serial killer sul sedile posteriore? Chi non teme, rialzando la testa e guardando lo specchio del bagno, di non vedere riflesso nulla e poi sentire un morso sul collo?

Spero ci sia qualcun altro con fantasie legate agli specchi o ci sto facendo una figura miserrima. Visto che la paura è codificata e prende il nome di eisoptrofobia, penso di trovare la compagnia di qualcuno.

Il libro consigliato per affrontare gli specchi è Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury

Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. È sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L’abisso tra le stelle. Scatenano il temporale umano per le anime, divorano la carne della ragione, riempiono le tombe dei peccatori.

Il romanzo di Bradbury, dal titolo originale Something Wicked This Way Comes, ha ispirato l’omonimo film della Disney negli anni in cui la Disney non aveva paura di terrorizzare sul serio i bambini. In una cittadina americana, Halloween, un anno, arriva prima del previsto. Il circo Pandemonio con le sue attrazioni così terrificanti da sembrare vere, arriva in una nube di zucchero filato e liquirizia bruciata. Porta con sé streghe, gallerie degli specchi, giostre dagli arcani meccanismi e il potere di realizzare i sogni più nascosti di ogni abitanti del paese. Tra i diabolici giostrai e lo scatenarsi delle forze del male si ergono due ragazzini, Will e Jim, e un bibliotecario (che non si chiama Rupert Giles*) che si opporranno alla venuta di questo malefico circo e lo respingeranno. Almeno fino alla prossima volta.

Il romanzo ha momenti di squisito terrore. L’inseguimento nella biblioteca oscura con il giostraio, il signor Dark, che cerca i bambini cantilenando il loro nome non è cosa da poco. Una delle attrazioni del circo è la galleria degli specchi dove chi entra perde la ragione e vi resta intrappolato. Il popolo dell’autunno trae la sua forza anche dalla sofferenza e dal pianto in essi riflessi. Come sconfiggerli allora? Con il sorriso.

Il sorriso inciso su un proiettile può trapassarli e ferirli, il sorriso in uno specchio ci rimanda un sorriso e non il terrore. Siamo noi a dare forza alle nostre paure. Allora ci rendiamo conto che le cose che ci spaventano le abbiamo messe noi lì dentro. Se ci facciamo una smorfia, la paura dovrebbe sparire.

Vi faccio sapere se smetto di controllare lo specchietto della macchina per cercare eventuali aggressori.

*chicca per gente che è stata giovane negli anni ’90

Jules

Cerebration: a head (and a week end) full of things

In quel di Padova ci piace concentrare. Seguiamo un po’ la logica dei futuri sposi che scelgono, per la data fatidica. un periodo compreso tra la tarda primavera e il dorato autunno. Con il risultato che le frotte di amici si trovano alcuni mesi con i week end impegnati da pantagruelici pasti e mesi di desolazione alimentare.

Sui festival e le attività cittadine, a Padova e non solo, si ragiona nella stessa maniera. Per fortuna non siamo come Stars Hollow, la cittadina di Gilmore Girls, con le centinaia di manifestazioni in ogni stagione. Week end traboccanti di eventi ci nutrono prima del letargo invernale. Presentazioni, incontri, aperitivi riempiono la testa in modo da essere ben satolli (e con una buona lista di libri da leggere) nei pigri pomeriggi novembrini.

Questo primo fine settimana di ottobre, Padova ci ha ben nutrito: si è tenuta la Fiera della Parole, la kermesse che ormai è appuntamento fisso della città ogni autunno, e il CeRebration Fest giunto ormai alla sua nona edizione.

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Il CeRebration è un festival, ma soprattutto è un contenitore di idee. Ospita laboratori, esposizioni d’arte, tanta e buona musica e tanto e buon cibo e birra. È uno spazio che lascia il campo a debuttanti ed esordienti accanto a nomi già più affermati. Quest’anno, l’ultima giornata è stata dedicata alla letteratura: Parole e libri, un caffè letterario ha occupato tutto il pomeriggio di domenica 7 al parco Milcovich, in quartiere Arcella. Una scoperta anche per me che a Padova ci vivo e non avevo idea che ci fosse questo parco pieno di ragazzi, cani che giocano e conigli selvatici che brucano sereni e con un certo sprezzo dei bambini che cercano di rincorrerli. Prima che vi parta in testa la Pastorale di Beethoven, vi dico che si sentivano telefoni sparare rap a tutto volume: un parco vivo, il che è molto meglio di idilliaco.

Incontri serrati, quasi speed date con libri e autori. Nell’ordine: Saverio Tommasi con Siate ribelli, praticate la gentilezza di Sperling & Kupfer, Roberta Della Fera con Cristalli di Saremo Alberi, Francesco Mascia con Uomini onda- Vite alla deriva di Scorpione Editrice e Elena Lazzaretto con L’arte delle gocce rosse di Ciesse Edizioni. Per chi non c’è stato, vi faccio rivivere lo speed date. Suonerà una campanella alla fine e potrete decidere se passare all’autore successivo. Via!

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Saverio Tommasi e l’innamorarsi delle storie di lato

Saverio Tommasi, giornalista per Fanpage, ha bisogno di meno presentazioni di altri. Siate ribelli, praticate la gentilezza è una lettera alle sue figlie, usate come gancio narrativo per raccontare storie sotto un’altra prospettiva. Già la copertina ribalta la prospettiva: in un’epoca egoriferita e fatta di selfie, una bambina di spalle di cui non vediamo il volto ci invita a valutare ogni storia e ogni vicenda sotto una luce diversa. Si parte da una storia per arrivare a mettere in luce sentimenti che non pensavamo di trovare in quel contesto. Chi immaginerebbe di trovare dolcezza e nomignoli teneri in un club BSDM? O allegria in una camera d’ospedale dove il marito va a trovare la moglie in coma da anni e le mette musiche abruzzesi ballabili per ricordarle le loro giovinezza? Invece di favole alla La Fontaine, Tommasi parte da storie del quotidiano per arrivare a farci vedere tutto sotto una prospettiva ribaltata.

DIN DIN *sarebbe la campanella*

Roberta Della Fera: non abbiate paura nel far sentire la vostra voce

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Roberta, sin dai tempi della scuola, aveva paura a far sentire la sua voce. Poi, in prima media, la professoressa le fa leggere un suo tema in classe e tutta la classe si perde nelle sue parole. La sua paura si trasforma nella comprensione che avere attenzione alle sue parole è una cosa importante e positiva. Nasce così il primo romanzo, Cristalli. Giorgia, la protagonista, inizia l’università con alle spalle il peso di un’infanzia difficile, segnata da abusi scolastici. L’incontro con altre persone, a loro volta ferite, le farà trovare la bellezza anche nel diverso e capirà come riparare le fratture che crepano il suo vissuto. Roberta sta imparando a usare la sua voce e ha inframmezzato la sua presentazione con un paio di canzoni accompagnata dalla chitarra.

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Francesco Mascia alla ricerca di direzione

La novella di Francesco Mascia tratta, in maniera allegorica, dello straniamento e della mancanza di direzione precisa che vive la nostra generazione. Complice il momento socio-economico, molti non sanno che strada intraprendere, consapevoli di non poter avere la vita dei loro genitori. Di questo parla il viaggio di Paolo, il protagonista, che si imbarca su un veliero alla ricerca di quello che vuole e che amerebbe fare nella vita.

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Elena Lazzaretto e l’ambientazione steam punk Cover_Arte_Gocce_Rosse-693x1024

Elena, autrice padovana, ha appena esordito con il romanzo L’arte delle gocce rosse edito da Ciesse Edizioni. La splendida ambientazione steam punk in una città che ricorda la Londra vittoriana, fa da sfondo alle vicende di Malinka, giovane dei bassifondi con una passione per la scienza e in particolare per la preparazione di un preparato allucinogeno, la miraggina, in grado di far avere visioni applicandola come collirio sugli occhi. Un preparato che è spartiacque tra il sapere popolare dato dalle vecchie erboriste e il sapere scientifico del sistema accademico. Tutti i suoi personaggi sono accomunati da crepe psicologiche che li rendono a tratti inquietanti (Diana su tutti è un piccolo spettro maligno) e sfaccettati. L’ambientazione è uno sfondo di tale accuratezza e con echi al Salgari fantascientifico che incantano. C’è da augurarsi altre opere in questo mondo che catturerà anche chi non è sfegatato ammiratore dello stile steam punk.

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Speed date finito! Anche se non siete venuti ora avete un assaggio del ricco buffet del week end padovano. Spero stiate facendo scorta per l’inverno con libri e idee. Il letargo è ancora lontano, ma è meglio apparecchiare una buona dispensa.

P.S. ho preso più appunti che foto, anche perché inizia la stagione dei guanti e il maneggio telefono all’aperto mi risulta difficile. Che blogger d’assalto! Per fortuna sulla pagina Facebook del festival trovate video e scatti.

Jules