Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Dedalus” di James Joyce

Anche la domenica ci si forma: il 3 ottobre si avvicina rapidissimo e sarebbe un peccato arrivare all’incontro della Fiera delle Parole non sufficientemente formati. Oggi è la volta di un autore che è stata la mia croce per gli anni del liceo, uno scrittore immenso e che, ancora adesso, continuo a non afferrare in pieno. Sono molto lieta quindi di lasciare la parola allo scrittore Renato Costa che si è preso carico di James Joyce e del suo “Ritratto dell’artista da giovane”, per gli amici “Dedalus”.

Copia di meals

Nel gennaio del 1904, James Joyce, allora ventiduenne, scrisse un racconto autobiografico intitolato Ritratto dell’artista. Da quello spunto si sarebbe sviluppato, attraverso una complessa elaborazione durata oltre dieci anni, il primo dei suoi tre grandi libri, che fu pubblicato a New York nel 1916, col titolo Ritratto dell’artista da giovane, e che resta una delle opere fondamentali del romanzo di formazione di tutti i tempi.
Il protagonista, Stephen Dedalus, ovvero “l’artista da giovane”, riproduce sulla pagina i tratti salienti di Joyce stesso, e non è difficile stabilire una corrispondenza precisa fra i dati biografici dell’autore ed episodi e personaggi del romanzo. Dedalus – come Joyce – vive un rapporto ambivalente con la Chiesa cattolica, con l’Irlanda e con la sua famiglia, e appropriandosi delle loro forme e dei loro linguaggi, consumerà la sua ribellione adottando tre precise modalità operative che diventeranno poi tanta parte della sua vicenda esistenziale: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.
Ma Dedalus – il protagonista – è anche un personaggio esemplare, una sorta di paradigma dello scrittore. E proprio in questa difficile mescolanza tra personaggio reale e letterario sta la sua ricchezza. Così, oltre che un resoconto lucidissimo delle lotte portate avanti dal giovane protagonista per uscire dal labirinto costituito dall’infanzia, dalla famiglia, dal collegio, dalla città, dalla religione e dalla patria (l’Irlanda che mangia i suoi figli), il libro esplica anche le idee dello scrittore sull’arte e sulla vita.
I fitti dialoghi sull’estetica che riempiono tante pagine del libro rivelano – oltre alla competenza filosofica dell’ex studente dai Gesuiti – alcuni caratteri che resteranno fondamentali nell’opera di Joyce. Si può leggere il Ritratto dell’artista da giovane come uno dei grandi romanzi di formazione del ‘900 letterario europeo, ma da certi scorci s’intuisce già la grandezza delle lontane e ben più famose opere della maturità: l’Ulisse e Finnegans Wake.

Renato Costa

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