Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Norwegian Wood” di Haruki Murakami

Terzo incontro con il salotto letterario di “Arrivederci ragazzi”. Siate pazienti, se già lo sapete saltate l’annuncio: l’incontro per discorrere più approfonditamente dei romanzi di formazione, sarà il 3 ottobre dalle 16.00 alle 18.00 al centro universitario di via Zabarella, Padova. Per ulteriori informazioni scrivete a atelierdellartista2018@gmail.com

Lascio la parola a Sandro La Gaccia, art director del progetto, che ci parlerà di “Norwegian wood” di Haruki Murakami.

Copia di meals

 

Di recente, ho letto il romanzo di Haruki Murakami, Norwegian Wood. Fin ad oggi, la mia conoscenza si limitava ai titoli di alcuni dei suoi romanzi e ai saggi più celebri (Kafka sulla spiaggia, Norwegian Wood, L’arte di correre e Il mestiere dello scrittore). Del resto, ignoravo più o meno tutto.
Per passioni letterarie comuni, avevo incrociato il nome di Haruki Murakami leggendo Raymond Carver, J. D. Salinger, Chandler, F. S. Fitzgerald e diversi autori europei, raccogliendo una certa curiosità nei confronti dello scrittore nipponico.

Nella primavera di quest’anno, mentre me ne stavo seduto davanti alla libreria della mia ragazza, mi sono ritrovato tra le mani, Norwegian Wood. Ancora una volta incuriosito dalla fama di Murakami e dalla storia del romanzo, iniziai a leggerlo.
Raccontata in lungo flash-back da un narratore trentasettenne di nome Watanabe Toru, Norwegian Wood è la storia della difficile educazione sentimentale di un giovane studente universitario al tempo delle rivolte studentesche in Giappone, in un periodo che va dalla metà del 1968 all’ottobre del 1970.
I personaggi principali del romanzo, oltre a Watanabe, sono Naoki, Kizuki, Sturmtruppen e Midori una compagna di studi di Watanabe. In verità, il romanzo lungo la storia ci presenta molti altri personaggi, spesso passeggeri rispetto alla trama. Ma il vero “sugo della storia”, per usare l’espressione cara a Manzoni, è da rintracciarsi nella solitudine e nella malinconia del protagonista, oltre che, nell’amore provato prima per Naoki e poi per Midori.
Il giovane Watanabe vive molte delle difficoltà più comuni per uno studente universitario, lungo il romanzo. Quelle più comiche, come gli episodi in compagnia del compagno di stanza Sturmtruppen e della sua radio con la quale al mattino ascolta la musica e fa ginnastica o, ancora, quelle del collegio dove si ritrova a vivere con ragazzi a lui per lo più sconosciuti.

Io che la sera leggevo fino a tardi, in genere, la mattina dormivo come un sasso fino alle otto, e il più delle volte continuavo a dormire indisturbato anche durante la sua rumorosa attività mattutina e i suoi esercizi ginnici. Ma quando arrivava il momento dei salti, mi svegliavo immancabilmente.

A momenti pieni di ironia, Murakami unisce una nostalgia estesa a tutto il romanzo. La paura di dimenticare quanto è stato, di perdere i suoi ricordi e con essi i motivi per quali tanto aveva amato e creduto da giovane alle parole di Naoki, lo portano a ripercorre a ritroso tutto la sua vita, cercando nella memoria volta per volta i dettagli perduti.

Non c’è nessuno. Naoko non appare, io nemmeno. E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov’è lei e dov’è la persona che ero allora, il mio mondo? Ma è inutile, ormai non riesco nemmeno a ricordare facilmente il viso di Naoko. Quello che mi resta è solo lo sfondo: un paesaggio senza figure.

Resta da dire che Norwegian Wood è un romanzo inusuale nella narrativa di Murakami. Lo stile e i temi tratti – il realismo e i sentimenti – stupirono molti dei suoi lettori. Lontano dai suoi primi lavori Norwegian Wood divide a metà la carriera dello scrittore. L’influenza di quest’opera resterà infatti presente anche nei romanzi successivi, pur trattando temi differenti.

Curiosità. Ho da poco iniziato a leggere il saggio critico Il mestiere dello scrittore e, devo dire che per ora Murakami non perde un colpo. A quanto pare dovrò imparare a guardare più spesso nella libreria della mia ragazza, se non altro per non dimenticare di leggere Haruki Murakami.

Sandro La Gaccia

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