Oggi si consiglia a…chi è a dieta

Copia di meals

Gli “inizi anno” nel corso dei canonici mesi sono tanti. Con questa definizione intendo dei pit stop, dei momenti in cui si decide di iniziare qualcosa di nuovo, di dare il via ai buoni propositi. Settembre è uno di quei momenti. Appena finite le vacanze, ricaricati dal riposo e dai viaggi si è pronti a ricominciare con rinnovata energia. Lavoro, scuola, palestra, impegni paiono più sopportabili, si decide di imprimere una svolta alla propria vita e di cambiare.

Già, settembre è un mese infingardo. Non fatevi ingannare dalla luce più morbida del sole, dai primi freschi alla sera: settembre ha una guaina di velluto che ricopre un pugno irto di spunzoni. Ma state tranquilli: andrà tutto bene perché questo mese affronteremo il tema del “cambiamento” con libri adatti ad affrontare le grandi svolte che ci siamo messi in mente di fare. Partiamo dal primo step: la dieta.

Anche se è caratteristica più tipica di gennaio dopo gli importanti cenoni delle festività, settembre prevede impegno sul lato alimentare. Sia che si sia lasciati andare con aperitivi e grigliate, sia che il caldo ci abbia fatto perdere qualche chilo, siamo intenzionati a mantenere/riprendere una dieta sana ed equilibrata, ricca dei colori e dei sapori dell’autunno. Settembre è tentatore, oltre che infingardo. Per resistere e iniziare con il piede giusto i buoni propositi consiglio la lettura di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciotto anni e abito con mia sorella Costance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Costance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Thriller, horror, inquietante, tante sono le definizioni che si possono applicare a Shirley Jackson. In grado di creare il terrore con poche righe ben mirate, mai eccessiva, ma sempre al cuore del lettore, l’autrice ha creato alcune delle storie gotiche più belle di tutti i tempi. Abbiamo sempre vissuto nel castello racconta delle sorelle Blackwood, le uniche rimaste della famiglia: tutti gli altri membri sono stati avvelenati una sera a cena e, nonostante i sospetti, le accuse e le calunnie del paese, le sorelle sono state scagionate dall’omicidio. Mary, la più giovane, ha la limpidezza e la crudeltà tipica dei bambini. Ferocemente devota alla sorella e convinta sostenitrice della necessità del loro isolamento dal resto del mondo, ha messo in atto una serie di strategie che confinano con la magia: oggetti sepolti per creare un perimetro di sicurezza, parole sussurrate e poi mangiate per tenerle al sicuro poco possono quando il cugino Charles viene a rompere la loro solitudine; portando con sé l’odio e la paura del villaggio che ha solo bisogno di una piccola spinta per diventare violenza.

Mary, voce narrante, ci porta dentro il suo tortuoso mondo interiore e al suo rapporto con la sorella: come melo e vischio, avviticchiate l’una all’altra, si sostengono e si coprono per giustificare lo sterminio della famiglia che resta avvolto nel mistero, nonostante le accuse convergano su Costance. L’unica certezza che si ha è che l’omicidio è avvenuto durante la cena e il fatto che Costance abbia eliminato e lavato con cura la zuccheriera ancora prima di chiamare la polizia pare condannarla senza appello. Tanto che i bambini del paese ne hanno ricavato una filastrocca

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.

Fossi matta sorellina, se ci vengo m’avveleni.

Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?

In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Ogni volta che dovesse venirvi voglia di un dolce, pensate alla zuccheriera delle sorelle Blackwood mentre la filastrocca vi risuonerà in testa. La tentazione si allontanerà alla velocità della luce consentendovi di mantenere i buoni propositi.

Jules

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