Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Dedalus” di James Joyce

Anche la domenica ci si forma: il 3 ottobre si avvicina rapidissimo e sarebbe un peccato arrivare all’incontro della Fiera delle Parole non sufficientemente formati. Oggi è la volta di un autore che è stata la mia croce per gli anni del liceo, uno scrittore immenso e che, ancora adesso, continuo a non afferrare in pieno. Sono molto lieta quindi di lasciare la parola allo scrittore Renato Costa che si è preso carico di James Joyce e del suo “Ritratto dell’artista da giovane”, per gli amici “Dedalus”.

Copia di meals

Nel gennaio del 1904, James Joyce, allora ventiduenne, scrisse un racconto autobiografico intitolato Ritratto dell’artista. Da quello spunto si sarebbe sviluppato, attraverso una complessa elaborazione durata oltre dieci anni, il primo dei suoi tre grandi libri, che fu pubblicato a New York nel 1916, col titolo Ritratto dell’artista da giovane, e che resta una delle opere fondamentali del romanzo di formazione di tutti i tempi.
Il protagonista, Stephen Dedalus, ovvero “l’artista da giovane”, riproduce sulla pagina i tratti salienti di Joyce stesso, e non è difficile stabilire una corrispondenza precisa fra i dati biografici dell’autore ed episodi e personaggi del romanzo. Dedalus – come Joyce – vive un rapporto ambivalente con la Chiesa cattolica, con l’Irlanda e con la sua famiglia, e appropriandosi delle loro forme e dei loro linguaggi, consumerà la sua ribellione adottando tre precise modalità operative che diventeranno poi tanta parte della sua vicenda esistenziale: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.
Ma Dedalus – il protagonista – è anche un personaggio esemplare, una sorta di paradigma dello scrittore. E proprio in questa difficile mescolanza tra personaggio reale e letterario sta la sua ricchezza. Così, oltre che un resoconto lucidissimo delle lotte portate avanti dal giovane protagonista per uscire dal labirinto costituito dall’infanzia, dalla famiglia, dal collegio, dalla città, dalla religione e dalla patria (l’Irlanda che mangia i suoi figli), il libro esplica anche le idee dello scrittore sull’arte e sulla vita.
I fitti dialoghi sull’estetica che riempiono tante pagine del libro rivelano – oltre alla competenza filosofica dell’ex studente dai Gesuiti – alcuni caratteri che resteranno fondamentali nell’opera di Joyce. Si può leggere il Ritratto dell’artista da giovane come uno dei grandi romanzi di formazione del ‘900 letterario europeo, ma da certi scorci s’intuisce già la grandezza delle lontane e ben più famose opere della maturità: l’Ulisse e Finnegans Wake.

Renato Costa

Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Norwegian Wood” di Haruki Murakami

Terzo incontro con il salotto letterario di “Arrivederci ragazzi”. Siate pazienti, se già lo sapete saltate l’annuncio: l’incontro per discorrere più approfonditamente dei romanzi di formazione, sarà il 3 ottobre dalle 16.00 alle 18.00 al centro universitario di via Zabarella, Padova. Per ulteriori informazioni scrivete a atelierdellartista2018@gmail.com

Lascio la parola a Sandro La Gaccia, art director del progetto, che ci parlerà di “Norwegian wood” di Haruki Murakami.

Copia di meals

 

Di recente, ho letto il romanzo di Haruki Murakami, Norwegian Wood. Fin ad oggi, la mia conoscenza si limitava ai titoli di alcuni dei suoi romanzi e ai saggi più celebri (Kafka sulla spiaggia, Norwegian Wood, L’arte di correre e Il mestiere dello scrittore). Del resto, ignoravo più o meno tutto.
Per passioni letterarie comuni, avevo incrociato il nome di Haruki Murakami leggendo Raymond Carver, J. D. Salinger, Chandler, F. S. Fitzgerald e diversi autori europei, raccogliendo una certa curiosità nei confronti dello scrittore nipponico.

Nella primavera di quest’anno, mentre me ne stavo seduto davanti alla libreria della mia ragazza, mi sono ritrovato tra le mani, Norwegian Wood. Ancora una volta incuriosito dalla fama di Murakami e dalla storia del romanzo, iniziai a leggerlo.
Raccontata in lungo flash-back da un narratore trentasettenne di nome Watanabe Toru, Norwegian Wood è la storia della difficile educazione sentimentale di un giovane studente universitario al tempo delle rivolte studentesche in Giappone, in un periodo che va dalla metà del 1968 all’ottobre del 1970.
I personaggi principali del romanzo, oltre a Watanabe, sono Naoki, Kizuki, Sturmtruppen e Midori una compagna di studi di Watanabe. In verità, il romanzo lungo la storia ci presenta molti altri personaggi, spesso passeggeri rispetto alla trama. Ma il vero “sugo della storia”, per usare l’espressione cara a Manzoni, è da rintracciarsi nella solitudine e nella malinconia del protagonista, oltre che, nell’amore provato prima per Naoki e poi per Midori.
Il giovane Watanabe vive molte delle difficoltà più comuni per uno studente universitario, lungo il romanzo. Quelle più comiche, come gli episodi in compagnia del compagno di stanza Sturmtruppen e della sua radio con la quale al mattino ascolta la musica e fa ginnastica o, ancora, quelle del collegio dove si ritrova a vivere con ragazzi a lui per lo più sconosciuti.

Io che la sera leggevo fino a tardi, in genere, la mattina dormivo come un sasso fino alle otto, e il più delle volte continuavo a dormire indisturbato anche durante la sua rumorosa attività mattutina e i suoi esercizi ginnici. Ma quando arrivava il momento dei salti, mi svegliavo immancabilmente.

A momenti pieni di ironia, Murakami unisce una nostalgia estesa a tutto il romanzo. La paura di dimenticare quanto è stato, di perdere i suoi ricordi e con essi i motivi per quali tanto aveva amato e creduto da giovane alle parole di Naoki, lo portano a ripercorre a ritroso tutto la sua vita, cercando nella memoria volta per volta i dettagli perduti.

Non c’è nessuno. Naoko non appare, io nemmeno. E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov’è lei e dov’è la persona che ero allora, il mio mondo? Ma è inutile, ormai non riesco nemmeno a ricordare facilmente il viso di Naoko. Quello che mi resta è solo lo sfondo: un paesaggio senza figure.

Resta da dire che Norwegian Wood è un romanzo inusuale nella narrativa di Murakami. Lo stile e i temi tratti – il realismo e i sentimenti – stupirono molti dei suoi lettori. Lontano dai suoi primi lavori Norwegian Wood divide a metà la carriera dello scrittore. L’influenza di quest’opera resterà infatti presente anche nei romanzi successivi, pur trattando temi differenti.

Curiosità. Ho da poco iniziato a leggere il saggio critico Il mestiere dello scrittore e, devo dire che per ora Murakami non perde un colpo. A quanto pare dovrò imparare a guardare più spesso nella libreria della mia ragazza, se non altro per non dimenticare di leggere Haruki Murakami.

Sandro La Gaccia

Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani

Secondo appuntamento con il salotto letterario di “Arrivederci ragazzi”. Ricordo che l’incontro per discorrere più approfonditamente dei romanzi di formazione, sarà il 3 ottobre dalle 16.00 alle 18.00 al centro universitario di via Zabarella, Padova. Per ulteriori informazioni scrivete a atelierdellartista2018@gmail.com

Finita la comunicazione di servizio da leggersi con il tono degli annunci in stazione, lascio la parola allo scrittore Renato Costa che ringrazio per aver voluto dare un assaggio di cosa poi si dirà durante il nostro incontro. Parliamo ora del giovane classico “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani

Copia di meals

 

Sono pochi (anzi pochissimi) i romanzi pubblicati nella seconda metà del Novecento che – a mezzo secolo di distanza – sono un classico della letteratura italiana. Tra questi, di sicuro, c’è Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani.
È una piccola storia, comune a tante, costruita sui ricordi dell’autore. Un microcosmo della provincia italiana che fa i conti con la grande storia degli anni più bui del secolo scorso. Tutto accade in un’oasi di pace, dove i pomeriggi di un grumo di bravi ragazzi ebrei (e non solo) trascorrono monotoni al campo da tennis, chiacchierando di politica, di letteratura, di poesia e di arte. Un angolo appartato e protetto dove crescono le emozioni (e le frustrazioni) di una comunissima storia d’amore adolescenziale.
È uno spaccato di vita giovanile, un lento incedere sul filo della memoria che separa il mondo aristocratico e borghese di una Ferrara tanto inventata quanto riconoscibile, dal cataclisma che la Seconda guerra mondiale porterà nelle vite dei protagonisti. Un quadro idilliaco incastonato in una cornice di morte, di discriminazione, di violenza fascista e di deportazione nei lager nazisti.
Bassani dà spazio al passato e alla nostalgia, immerso in un presente che si consuma lento sulla soglia di un futuro a tinte fosche, reso ancor più buio dalla tragedia della guerra che s’avvicina.
Il giardino dei Finzi Contini è un vero e proprio romanzo di formazione, il cui protagonista sconta sulla propria pelle la forza dirompente di un primo amore narrato con la meravigliosa prosa di Bassani, fatta di subordinate e contro-subordinate, di parentesi e incisi, di lunghi periodi che s’incastrano alla perfezione come i pezzi di un puzzle. Un grande romanzo da leggere – o da rileggere – per apprezzare la sapiente architettura d’un classico d’altri tempi.

Renato Costa

Salotto letterario “Arrivederci ragazzi”: “Martin Eden” di Jack London

Comincia oggi il salotto letterario di “Arrivederci ragazzi”, progetto che ha l’obiettivo di promuovere la scrittura creativa come strumento di orientamento alla carriera universitaria e al mondo del lavoro e che vedrà poi lo svolgimento di un laboratorio nel corso di quest’autunno. Questo salotto si concentrerà sui romanzi di formazione: passando da London, a Murakami a Joyce, lo scrittore Renato Costa, Sandro La Gaccia art director del progetto, e la sottoscritta chiacchiereremo di alcuni personaggi iconici di questo genere letterario. Ne parleremo qui e poi di persona nel corso della Fiera della Parole, la kermesse letteraria di Padova, il 3 ottobre. Ma guardate qui per tutti i dettagli.

Pronti? Apro io le danze.

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Conosco due immensi personaggi che sono stati in Klondike nella leggendaria caccia all’oro: zio Paperone e Jack London.

London è autore che segna in genere l’adolescenza: Zanna bianca e Il richiamo della foresta, i due romanzi d’avventura a doppio senso sull’addomesticamento- ritorno alla natura, non sono mancati nella libreria dei ragazzi di tutti i tempi. Io li ho letti scavallati i vent’anni, ma si sa che ormai si vive l’adolescenza con ritardo. Forse meno conosciuto rispetto ai due giganti sopra citati, è Martin Eden, romanzo con una forte impronta biografica e che pesca a piene mani dalla vita avventurosa e poliedrica di London. Lungi dall’isolarsi dal mondo, London era uomo di forti passioni e inquieta vita lavorativa: è passato da essere assicuratore a cacciatore di foche, da corrispondente di guerra a avventuriero. Quando si dice che la vita di qualcuno sembra un romanzo, o parliamo di Chatwin o di London.

Anche London in qualche modo doveva pensarlo di se stesso perché Martin Eden, romanzo di formazione dalla genesi lunga una vita, vede la luce nel 1908, a puntate, e poi in formato librario l’anno successivo.

Doveva mangiare come non aveva mai mangiato prima, servirsi di strani strumenti, guardarsi in giro, senza farsi accorgere, per imparare a compiere azioni ignote, ricevere il cumulo d’impressioni, che ogni istante si affacciavano alla sua coscienza e prenderne nota mentale e classificarle. Intanto avvertiva un desiderio per lei, che lo turbava sotto forma di una irrequietezza sorda e dolorosa, sentiva il desiderio di vincere, di salire anche lui sul piano dove si svolgeva la vita di lei, e ad ogni istante abbozzava e condannava vaghi progetti e schemi sul modo più acconcio per raggiungerla.

Martin Eden è un marinaio di modesta estrazione, ma con in sé una forte sensibilità e un desiderio di innalzarsi al di sopra della propria condizione per via della ragione più vecchia del mondo: l’amore, maliziosi che non siete altro. Ruth, giovane acculturata della buona borghesia, ai suoi occhi è quanto di più puro e perfetto si possa desiderare. Martin, agli occhi di Ruth, è quanto di meglio ci sia per una donna: un rude uomo pronto a cambiare e farsi plasmare dalla propria donna. Per Martin il modo più nobile per innalzarsi è dedicarsi all’estenuante e difficile mestiere dello scrittore: in barba a chi dice che, nei romanzi, il protagonista non dovrebbe mai essere uno scrittore. Partendo dal nulla sia sulla propria educazione che sulla lingua e la cultura, lavorando nella maniera più brutale che si possa immaginare, scrive fiumi di romanzi, novelle, saggi. Diventa un gentiluomo, un uomo di profonda cultura e uno scrittore di successo, tanto da guadagnarsi l’amore di Ruth e arrivare alla pari con i signori che fino a poco tempo prima ammirava. E una volta giunto in cima, si accorge che Ruth è solo una scialba piccola borghese e tutti i suoi amici, pur avendo studiato una vita, sono dei perfetti imbecilli. A che pro quindi formarsi così tanto?

Sia romanzo di formazione che manuale sul difficile cursus honorum della scrittura, Martin Eden risponde a un’idea di controllo e a un proverbio vecchio come il mondo: attento a quello che chiedi, perché potresti ottenerlo.

Jules

Oggi si consiglia…a chi cambia lavoro

Copia di meals

Quando si cerca lavoro si dice sempre che i momenti migliori sono gennaio e settembre. In questi due mesi si avviano nuove attività e progetti e si dà un cambio al personale. Si liberano posizioni, le bacheche di annunci si ripopolano. Nell’ottica del desiderio di cambiamento che settembre scatena, anche il lavoro è un aspetto importante. Chi ha da tempo lo stesso lavoro, dopo la pausa estiva, potrebbe trovare intollerabili alcuni aspetti o alcuni colleghi; chi invece è alla ricerca, con settembre si trova motivato e pieno di energia. Soprattutto di questi anni non è di sicuro un compito facile e allora, per far vedere che tutti possono cambiare lavoro, si consiglia La sovrana lettrice di Alan Bennet.

Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri. Era un hobby e la natura del suo mandato non prevedeva hobby. Il jogging, il giardinaggio, gli scacchi, l’alpinismo, l’aeromodellismo, la decorazione delle torte… No. Gli hobby implicavano predilezioni e le predilezioni andavano evitate; prediligere significava anche escludere. Quindi lei non prediligeva.

Essere La Regina non vuol dire essere liberi di fare ciò che si vuole. La vita è scandita da impegni con orari precisi, bisogna rispettare un “code” in pratica per ogni cosa. La lettura non ha di sicuro spazio in una vita così organizzata. Dove potrebbe leggere la Regina? Forse di nascosto in carrozza quando si reca a qualche pranzo di gala? L’arrivo di un libraio ambulante dalle parti del palazzo innesca una vera e propria rivoluzione: di libro in libro, la Regina scopre che leggere le piace, e anche tanto! Diventa vorace, le parole scritte hanno per lei la precedenza su tutto, anche sul rispetto del protocollo e dei programmi giornalieri. Possono forse dei miseri libri minare le basi di una delle monarchie più longeve e famose del mondo?

Alan Bennet è tesoro nazionale britannico. Garbatamente divertente e di recente ancora più famoso per la trasposizione di The lady in the van con l’immensa Maggie Smith, con La sovrana lettrice ha conquistato i lettori di tutto il mondo. Una commedia divertente su quanto i libri possano essere fagocitanti e sul loro immenso potere: se possono deformare i muri, possono anche portare la Sovrana a scegliere di cambiare o abbandonare il suo lavoro. Non è facile, non è da fare a cuor leggero, nemmeno se sei la regina con il regno più lungo della storia del proprio paese alle spalle. Però si può fare se si è coadiuvati da buoni libri.

Jules

Oggi si consiglia…per cambiare compagno

Copia di meals

Gli anni ’80 e ’90 ci hanno lasciato una pesante eredità: l’estate idilliaca. Tre lunghi mesi di giornate in spiaggia, tramonti con cuori di panna e serate intorno al fuoco in un tripudio di gioventù e felicità.

E io che ero ragazzina in quegli anni e stavo a casa a fare i compiti. Me misera!

L’estate idilliaca prevedeva anche, come obbligo non scritto, una storia d’amore folgorante, totalizzante, paralizzante che più che una storia d’amore sembrava un movimento nazionalista per tutti gli -ante che doveva avere tra le caratteristiche. Amiche che si lasciavano prima delle vacanze per non essere vincolate, altre che sognavano Raul Bova uscire stillante d’acqua salata e correre verso di loro.

E io che stavo a casa a leggere e sognavo che Sean Connery mi chiedesse informazioni stradali. Me misera!

Tra questo fuorviante substrato culturale e tutte le tentazioni date dall’estate, può essere che tra i vostri buoni propositi per settembre per imprimere una svolta alla vostra vita, ci sia anche quello di cambiare compagno; marito o fidanzato che sia. Una situazione di certo impegnativa: per aiutarvi consiglio la consultazione di Come ammazzare il marito senza tanti perché di Antonio Amurri*.

Questo piacevole libello di metà anni ’70 fornisce un’ampia casistica di mariti di difficile gestione e loro relativa eliminazione con una commovente attenzione al contrappasso dantesco.

Signore, siete intrappolate in una relazione con un uomo che ha malauguratamente smesso di fumare? Nessun problema, anzi, l’eliminazione si preannuncia molto semplice

Eliminazione del marito che ha smesso di fumare.

Indurlo a fumare. “Fumare” nel senso di andare in fumo. Insomma, dargli fuoco. Su un rogo di sigari. Accesi.

Siete per caso la compagna di un uomo con la sindrome di Peter Pan, altrimenti detta “cinquantennite”? Un uomo che desidera disperatamente sembrare più giovane per correre dietro alla segretaria (ok, il volume è del 1976 non dimenticalo)? C’è la soluzione anche per questo.

Eliminazione di un marito con la cinquantennite.

Ditegli improvvisamente “Ho trovato il chirurgo che ti fa gratis il lifting al viso! C’è solo una piccola difficoltà. Questo chirurgo opera solo nella sua clinica a Santiago del Cile. Ma caro, c’è la posta aerea: la tua testa gliela mandiamo par avion!” sibilate assestandogli una bella, forte, decisa, sacrosanta accettata sul collo.

Povere voi, non starete con un egocentrico? Uno di quelli che ritiene che per voi sia un onore poter stare al fianco di un uomo d’ingegno e bellezza come lui? Basta sfruttare la sua innata propensione all’egocentrismo.

Eliminazione del marito egocentrico.

Avvicinatevi a lui tutta carina e cominciate a dirgli: «Chi è la luce degli occhi miei?»

«Io!» dirà, senza un attimo di esitazione.

«E chi è il più bell’uomo del circondario?»

«Io!» ammetterà felice

«E chi mi fa delirare d’amore?»

«Io!»

«E chi è il più elegante del mondo?»

«Io!»

«E chi si becca una coltellata nella pancia?»

«Io!» urlerà gioioso.

«Ti accontento subito, caro!»

Per ogni fastidioso consorte (declinabile anche con i termini “fidanzato, moroso, ragazzo”), il rimedio e la pena adeguati. A volte si tratterà di piani semplici, a volte necessiterete di un po’ di preparazione, ma seguendo i suggerimenti sarete presto libere di correre incontro al bagnino dei vostri sogni.

Ah, e giusto per non essere di parte o sessisti, sappiate che, dello stesso autore, esiste anche la controparte femminile ovvero Come ammazzare la moglie e perché. Anche gli uomini, in vacanza, hanno sognato le avvenenti vicine di ombrellone.

Jules

*Quando l’ho preso in prestito, il bibliotecario mi ha chiesto se fosse previsto un fatto di cronaca nera di lì a breve e se avrebbe dovuto coprirmi cancellando la mia cronologia utente. Perché il mio bibliotecario ha la faccia da Chiarchiaro e il cuore di Groucho Marx

Oggi si consiglia a…chi è a dieta

Copia di meals

Gli “inizi anno” nel corso dei canonici mesi sono tanti. Con questa definizione intendo dei pit stop, dei momenti in cui si decide di iniziare qualcosa di nuovo, di dare il via ai buoni propositi. Settembre è uno di quei momenti. Appena finite le vacanze, ricaricati dal riposo e dai viaggi si è pronti a ricominciare con rinnovata energia. Lavoro, scuola, palestra, impegni paiono più sopportabili, si decide di imprimere una svolta alla propria vita e di cambiare.

Già, settembre è un mese infingardo. Non fatevi ingannare dalla luce più morbida del sole, dai primi freschi alla sera: settembre ha una guaina di velluto che ricopre un pugno irto di spunzoni. Ma state tranquilli: andrà tutto bene perché questo mese affronteremo il tema del “cambiamento” con libri adatti ad affrontare le grandi svolte che ci siamo messi in mente di fare. Partiamo dal primo step: la dieta.

Anche se è caratteristica più tipica di gennaio dopo gli importanti cenoni delle festività, settembre prevede impegno sul lato alimentare. Sia che si sia lasciati andare con aperitivi e grigliate, sia che il caldo ci abbia fatto perdere qualche chilo, siamo intenzionati a mantenere/riprendere una dieta sana ed equilibrata, ricca dei colori e dei sapori dell’autunno. Settembre è tentatore, oltre che infingardo. Per resistere e iniziare con il piede giusto i buoni propositi consiglio la lettura di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciotto anni e abito con mia sorella Costance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Costance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

Thriller, horror, inquietante, tante sono le definizioni che si possono applicare a Shirley Jackson. In grado di creare il terrore con poche righe ben mirate, mai eccessiva, ma sempre al cuore del lettore, l’autrice ha creato alcune delle storie gotiche più belle di tutti i tempi. Abbiamo sempre vissuto nel castello racconta delle sorelle Blackwood, le uniche rimaste della famiglia: tutti gli altri membri sono stati avvelenati una sera a cena e, nonostante i sospetti, le accuse e le calunnie del paese, le sorelle sono state scagionate dall’omicidio. Mary, la più giovane, ha la limpidezza e la crudeltà tipica dei bambini. Ferocemente devota alla sorella e convinta sostenitrice della necessità del loro isolamento dal resto del mondo, ha messo in atto una serie di strategie che confinano con la magia: oggetti sepolti per creare un perimetro di sicurezza, parole sussurrate e poi mangiate per tenerle al sicuro poco possono quando il cugino Charles viene a rompere la loro solitudine; portando con sé l’odio e la paura del villaggio che ha solo bisogno di una piccola spinta per diventare violenza.

Mary, voce narrante, ci porta dentro il suo tortuoso mondo interiore e al suo rapporto con la sorella: come melo e vischio, avviticchiate l’una all’altra, si sostengono e si coprono per giustificare lo sterminio della famiglia che resta avvolto nel mistero, nonostante le accuse convergano su Costance. L’unica certezza che si ha è che l’omicidio è avvenuto durante la cena e il fatto che Costance abbia eliminato e lavato con cura la zuccheriera ancora prima di chiamare la polizia pare condannarla senza appello. Tanto che i bambini del paese ne hanno ricavato una filastrocca

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.

Fossi matta sorellina, se ci vengo m’avveleni.

Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?

In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Ogni volta che dovesse venirvi voglia di un dolce, pensate alla zuccheriera delle sorelle Blackwood mentre la filastrocca vi risuonerà in testa. La tentazione si allontanerà alla velocità della luce consentendovi di mantenere i buoni propositi.

Jules